Voci dal Serraglio: Matteo Trapanese rubrica a cura di Olga Chieffi

Scritto da , 29 Giugno 2020
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                                        Dall’amaro dell’Orfanotrofio a creatore di felicità

Dopo i nove anni di “Serraglio”, Matteo è divenuto un affermato Maestro pasticciere e insegna ai giovani l’arte del dolciere

Di Matteo Trapanese

I miei ricordi del periodo trascorso nell’Orfanotrofio Umberto I non sono certo felici, ma mi hanno molto aiutato ad andare avanti nella vita, a non mollare mai, rialzarsi sempre e continuare a combattere. Il più grande rammarico è che ero molto piccolo quando venni accolto, ci sono stato dal 1969 al 1978, dai sei ai 14 anni. Sembrava di essere in una caserma e i grandi la facevano da padrone. Io me la cavavo abbastanza bene ma, gli altri due miei fratelli, mal sopportavano questo tipo di educazione rigidissima e le angherie che, bene o male, subivano un po’ tutti. La parola fine al nostro soggiorno al Serraglio la scrisse uno dei miei due fratelli, che arrampicatosi sulla torre dell’ orologio, il punto più alto dell’Istituto, minacciò di lanciarsi, se nostro padre non fosse venuto di corsa, per firmare l’uscita definitiva, cosa che avvenne. Io, comunque, sarei rimasto a studiare lì, nel bene e nel male, capivo che era importante e avrei avuto un futuro. Uno dei ricordi più intensi che porto nel cuore è l’amicizia con Pietro Sellitti, eravamo come fratelli, stavamo sempre insieme e condividevamo tutto. Oggi impazzirei di gioia nell’ incontrarlo,  nel rivederlo e spero che questo mio desiderio si possa avverare visto che con la moderna tecnologia e FB oggi tutto è possibile. Anche se eravamo tre fratelli io portavo il cognome Taddeo mentre e i miei congiunti Trapanese e quando annunciavano dal microfono “I fratelli Trapanese in parlatorio visita parenti”, io ero puntualmente bloccato dagli istitutori ed essendo piccolino non capivo il perché, poi col tempo le cose sono cambiate e oggi anch’io porto il cognome Trapanese.  In istituto ho studiato solfeggio, non mi sono diplomato in nessun strumento, ma ho imparato il basso elettrico, che   suonavo in un gruppo, allietando matrimoni e feste di piazza e aprendo anche concerti importanti a Cava de’ Tirreni, facevo parte della Compagnia Felix. La pratica con il basso l’ho fatta con Rino Zurzolo il grande e indimenticato bassista di Pino Daniele e Mercalli, e ho avuto anche la fortuna di conoscere, colui che ha stravolto il basso, Jaco Pastorius, quando suonò qui in Italia. Nel mio cuore, comunque, c’è sempre l’orfanotrofio che addolcisce i ricordi, anche se tante volte la lacrima scende ma subito dopo il sorriso la fa da padrone, facendomi  ritornare bambino. La vita, purtroppo, non è sempre, come la vorremmo, l’orfanotrofio mi ha insegnato il rispetto per le persone per la vita donata, per la fratellanza e l’amicizia, il volersi bene gli uni con gli altri, e credo, che quel tipo di educazione da collegio, farebbe ancora bene oggi a tanti giovani. Il lavoro e la vita mi ha portato fuori  dalla mia città, Salerno: sono un affermato e riconosciuto maestro  Chef di pasticceria dove preparo, con la disciplina ricevuta da piccolo, i giovani  pasticcieri del futuro.

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