Voci dal Serraglio:    Il Fumo rubrica a cura di Olga Chieffi

Scritto da , 13 Marzo 2020
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All’ Orfanotrofio Umberto I  una cosa era certa imparavi a fumare, e con questo dimostravi di essere grande, un capo, il 99,99% dei serragliuoli ha preso  il vizio in orfanotrofio

Di VINCENZO SICA

Il luogo di fumo erano i bagni, quelli vicino alla scuola di musica verso la sala prove, oppure dietro gli angoli della villetta, sopra le scale, ovunque ci si poteva nascondere e fumare. Per poter recuperare le sigarette c’erano diversi “serragliuoli” che si industriavano a venderle, diventando dei veri Tabaccai, vari i prezzi a seconda della marca, come si potrà evincere da questi episodi di vita vissuta qui raccontati da ospiti di diverse generazioni ospiti dell’Orfanotrofio Umberto I. Una pratica che prevedeva anche la condivisinone della stessa sigaretta o mozzicone che latrice in qualche caso di patologie quali la tubercolosi, l’herpes e alcune malattie respiratorie come l’influenza Alberto Moscariello propone la discussione “All’epoca, “62/”64 circa, ricordo, con esattezza,  che fumavo a metà con Franco Pericotti “Franctiell” fratello minore di Tonino. Ebbene dal “rivenditore” (se non sbaglio) Franco Battimelli conpravamo a 50 lire, un giorno io l’altro lui, quattro nazionali senza filtro, che fumavamo durante la giornata, mentre lui le comprava a 9 lire l’una. In quegli anni un pacchetto di nazionali senza filtro costava 180 lire. Secondo il tuo ricordo un pacchetto da 20 sarebbe costato 400 lire. Un po’ troppo per l’epoca. Preciso sempre che i miei interventi mirano  a dare un contributo alla memoria collettiva”. Di rimando risponde Orazio Corrado: “Alberto sì il costo era 180 lire al pacchetto le nazionali, però vendendole di  contrabbando a 20 lire si guadagnava 220 lire al pacchetto. Poi, le esportazioni costavano 210 lire al pacchetto e non conveniva commerciarle. Con l’esportazione facevamo a metà, cioè chi fumava prima arrivato alla fine della scritta sulla sigaretta “esportazione” si passava ad un altro ragazzo. Perché la fine della scritta, equivaleva a mezza sigaretta”. Aggiunge Giuseppe Petraglia: “Il guaio di tutto ciò è che molti di noi hanno imparato a fumare proprio tra le mura del serraglio…mi ricordo di un cornista che avevamo sopranominato ” mozzicone”, perchè era capace di arrivare alla fine di una nazionale senza filtro con l’aiuto di uno spillo per non scottarsi le dita”. Continua Gaetano Camarda “50 lire 4 nazionali e una esportazione nella carta argentata, E si fumava col lo spillk (uno spillo). Infatti, – aggiunge Alberto Moscariello – c’era il caro Umbertino Galeotalanza che, evidentemente, povero fra i poveri, non potendo permettersi di comprare le sigarette sostava nel bagno della villetta per tutto il tempo della ricreazione e li aspettava il fumatore di turno per fumare il mozzicone. S’arrangiava. Peppe non so se ti riferivi a lui perché lui suonava la tuba. Vittorio Pironti chiude la conversazione “Cari amici anche io ho venduto per un periodo le nazionali col filtro, con un ragazzo della banda. Lui  comprava le sigarette quando usciva per suonare, io ci mettevo i soldi e le vendevo. Poi, fumavano una sigaretta al giorno a metà e il resto si vendevano. Un giorno in villetta ci sorprese il maestro Faiella e mi sequestrò tutto, così finì la storia”. Una emozione di vita che ha contribuito anche se in maniera poco positiva, a farci crescere ad industriarci ma fondamentalmente a sopravvivere.

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