Voci dal Serraglio a cura di OLGA CHIEFFI

Scritto da , 17 Marzo 2020
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Antonio Rainone e l’incontro con Giovanni Menna

Continua il racconto degli ospiti dell’Orfanotrofio Umberto I. Il ricordo del portinaio che andava in bicicletta con una sola gamba

 Di ANTONIO RAINONE

 Anno 1978 -79 all’Orfanotrofio Umberto I. Il Serraglio ci entrai facendo tappa dinanzi alla guardiola della portineria. Lì c’era Giovanni Menna,  il quale aveva una sola gamba. Ma quella mancanza spariva quando inforcava la bicicletta sulla quale sfrecciava veloce con grande passione, su e giù per quella ripida salita di Via de’ Renzi e Canalone. L’altro portinaio era Francesco Monetti il quale aveva la mano con una protesi e la cosa mi stupì non poco per il lavoro che svolgeva. Dalla portineria, su per le scale si accedeva ad un piccolo spazio dove c’era la cappella della Madonna, mentre sulla sinistra un’altra scalinata portava dal Rettore e dal suo ragioniere. Il Rettore  dell’ intero periodo che trascorsi in istituto era Domenico De Roberto integerrima persona, molto umana e sempre disponibile con tutti noi. Il ragioniere era  Serretiello colui il quale dispensava dietro ordine del rettore beni di prima necessità, shampoo, dentifricio, quaderni, penne, presentando una richiesta scritta dall’ istitutore di servizio. Il ragioniere dopo diverse richieste era finalmente costretto a consegnare il materiale ricordandoti di non sciuparlo, poiché avevano un costo ben preciso. Dato che era il primo giorno al Serraglio dovevo essere accolto dal direttore ma quel giorno era assente, se ne sarebbe riparlato il giorno dopo, quindi dallo studio del direttore attraverso  una piccola galleria ebbi accesso alla famosa “villetta”. Un panorama mozzafiato: da lì si vedeva l’intero Golfo di Salerno, ne rimasi affascinato, ieri come oggi. Poi fui accompagnato dal fratello di Enrico Piombino alla Camerata dei bambini: erano 4 stanzoni e, quando entrai conobbi anche Enrico Piombino. Lì c’era un professore che guardava la Tv e stava assistendo ad un incontro di pugilato. Con mio grande stupore vidi che mimava il pugile, scagliando pugni contro un avversario ideale. Quella goffa danza mi fece sorridere, ma il professore, con un non certo rassicurante cipiglio, mi lanciò uno sguardo che immediatamente mi fece intendere dove fossi capitato. I giorni trascorsero tra studio e il lavoro in tipografia, e ho conosciuto tanti amici, con i quali non ho mai interrotto relazioni: una famiglia i miei compagni di corso, soprattutto per me che è stata l’unica che ho avuta.

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