Vigili del fuoco, omaggio ai medici del Ruggi

Scritto da , 3 Aprile 2020
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di Cinzia Ugatti

Le sirene risuonano nel silenzio del Ruggi mentre tanti camici bianchi, piano piano, fanno capolino nel piazzale. Schierati, in picchetto d’onore, i Vigili del Fuoco di Salerno che, con la loro presenza nell’ospedale cittadino, hanno voluto testimoniare anzitutto la stima nei confronti di un esercito di professionisti che quotidianamente lotta contro un nemico oscuro, insidioso, molto, molto pericoloso. Una sfida a viso aperto, come quella che i caschi rossi son soliti affrontare quando la natura si rivolta contro. Schierati sul fronte di fuoco, però, oggi ci sono i sanitari, con il loro camice bianco, le loro mascherine e il loro coraggio, la loro determinazione, ma anche la loro compassione. Non si lascia dietro nessuno: tutti i pazienti meritano la stessa attenzione, la stessa cura. Medici ed infermieri, un’unica squadra che ieri mattina al suono delle sirene si è fermata per comprendere cosa stesse accadendo. “Guardate fuori – ha sussurrato qualcuno – andate a vedere che bello”. I Vigili del Fuoco, sull’attenti, hanno affidato il loro “Grazie” al vento attraverso il suono che li contraddistingue, e per una volta quelle sirene non hanno annunciato emergenza e dolore, ma hanno gridato “Coraggio, non siete soli: noi siamo qui, al vostro fianco”.

Sirene spiegate, assordanti, perché tutti ieri le dovevano sentire: dovevano essere ascoltate da chi, in queste settimane, si è prodigato fino allo sfinimento, anche mettendo a rischio la propria salute perché magari le mascherine ancora non erano arrivate e occorreva utilizzare la tuta del giorno prima, perché il turno era finito ma il cuore diceva di rimanere in ospedale, perché c’era ancora tanto da fare e il personale a disposizione era veramente poco. Dovevano essere udite da chi troppo spesso non riesce più ad addormentarsi perché gli occhi di quel nonnino intubato, lì, solo, impaurito che tendeva una mano per provare ancora l’ultimo contatto umano, ritornano a svegliare anche il più profondo dei sonni. Ma sirene spiegate ed assordanti anche per loro, per tutti quei malati che dopo aver lasciato i familiari sulla soglia di casa mentre l’ambulanza li portava via o dinanzi ad un pronto soccorso divenuto inspiegabilmente solitario, non hanno più potuto vedere moglie, marito, figli, ed ora sono lì, chiusi nelle stanze dell’ospedale, alcuni intubati, tutti a vivere la malattia nella solitudine dell’anima. Il suono delle sirene li ha raggiunti: alcuni infermieri sono entrati nelle loro stanze. “Ascoltate – hanno detto sorridendo ai pazienti isolati – questo è per voi, perché vi ricordiate che non siete soli”. Ed è vero: quelle sirene ringraziavano i medici e gridavano ai pazienti “Forza, non lasciatevi andare. Noi siamo qui, combattiamo insieme a voi”. Lacrime liberatorie hanno solcato i volti, ieri, al Ruggi di Salerno. La commozione e l’emozione per una volta hanno potuto manifestarsi senza remore. Poi le sirene si sono zittite. Le lacrime sono state asciugate. Forza, si torna a lottare.

 

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