Viggiani: «Basta con i viaggi della speranza. Dobbiamo invertire i flussi di mobilità passiva»

Scritto da , 26 marzo 2014
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«Basta con i viaggi della speranza! Nella nostra Azienda ospedaliera, abbiamo competenze, tecnologie e capacità per poter invertire i flussi di mobilità sanitaria passiva. Dobbiamo fare in modo che il nostro territorio, che perde il 40% dei ricoveri, perchè la popolazione della provincia salernitana va a ricoverarsi altrove, non subisca quest’onta. Dobbiamo far esprimere al meglio le eccellenze che abbiamo». Lo ha affermato con fermezza il dottor Vincenzo Viggiani, direttore generale del San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona che, al Grand Hotel Salerno, è stato ospite della conviviale rotariana, organizzata dal presidente del Club Rotary Salerno Est, il dottor Ernesto Levi, per fare il punto sullo stato di salute della sanità a Salerno.«Dobbiamo recuperare la mobilità passiva, che affligge il nostro territorio e addirittura diventare polo di attrazione per la mobilità transfrontaliera», ha spiegato Viggiani, ricordando i punti di forza presenti al Ruggi: «Uno è l’integrazione fra Università e Azienda Ospedaliera. Un altro punto di forza è il lavoro che stiamo facendo con il dottor Squillante, ossia l’integrazione tra le attività ospedaliere e le attività territoriali, proprio per garantire la continuità assistenziale, soprattutto per quelle categorie di pazienti affetti da patologie cronico degenerative. Ho assoluto entusiasmo! Con il direttore sanitario, Domenico Della Porta, e il direttore amministrativo, Salvatore Guetta, abbiamo messo su una squadra di sicuro valore. Ho riscontrato un entusiasmo e una voglia di fare anche tra i dipendenti e questo è un altro punto di forza importante». Le priorità di Viggiani sono: «Procedere alla ristrutturazione della rete dei Pronto Soccorso che versano in condizioni disastrose: quello del Ruggi di Salerno , di Cava e di Mercato San Severino, nei quali abbiamo 120.000 accessi all’anno. Redigere l’Atto Aziendale entro il 30 aprile».Viggiani ha centrato l’attenzione su una serie di prospettive future legate ai grandi mutamenti demografici di questi anni che condizioneranno molto l’assetto del sistema sanitario nazionale nei prossimi anni: «Nel 2050 una persona su tre sarà 65enne. La popolazione invecchia, ma invecchia in buona salute? Molti anziani purtroppo, per la loro sopravvivenza, dipendono da altri. L’assistenza sanitaria sarà il problema dei prossimi decenni». Alla luce di queste tendenze evolutive, Viggiani ha spiegato cosa accade in Provincia di Salerno: «Nel censimento del 2010, è risultato che il 18% della popolazione della provincia di Salerno, circa 200mila persone, ha più di 64 anni: una media inferiore a quella nazionale, superiore a quella regionale». Viggiani ha anche spiegato le dinamiche che hanno prodotto la crisi della sanità in Campania: «Una Regione sottoposta a piano di rientro per oltre sette anni è una Regione che, per quanto riguarda le risorse, è in ginocchio, soprattutto se facciamo riferimento al noto problema del blocco del turnover del personale. Bisogna anche avere però l’onestà di dire che qualcuno, nel passato, ha un po’ esagerato». Come uscire da questa crisi? «Ne stiamo uscendo perchè i significativi risultati in termini di razionalizzazione delle spese, ottenuti in questi anni di sacrifici, hanno prodotto risultati importanti tanto da poter parlare oggi di un sostanziale bilancio in pareggio a livello regionale. E’ fondamentale però un punto di svolta. E’ urgente immettere nuove risorse, nuovi investimenti e nuovo personale, giovane, che vada a sostituire quello che non ce la fa più per i turni massacranti a cui è sottoposto. Siamo alla vigilia di un punto di svolta importante che potrebbe consentire di rilanciare un modello campano di assistenza sanitaria, basato sull’ integrazione fra le attività specifiche delle aziende ospedaliere territoriali, che possa diventare elemento di attrazione per la mobilità sanitaria transfrontaliera. La sanità non è solo un enorme assorbitore di risorse, ma può essere un incredibile fattore di sviluppo». Aniello Palumbo

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