Videosorveglianza, in 10 a rischio processo

Scritto da , 6 Marzo 2020
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di Pina Ferro

Con le accuse di turbata libertà degli incanti e dei procedimenti di appalto e corruzione in atti contrari ai doveri d’ufficio i capi d’imputazione oltre ad abuso, peculato, concussione, falso ideologico e materiale, il sostituto procuratore Silvio Marco Guarriello ha chiesto al Gup, Giandomenico D’Agostino il rinvio a giudizio per: Massimo Cariello, sindaco di Eboli; Fabio Ciaglia, tecnico informatico; Ennio Ginetti, assessore con delega alla manutenzione; Achille Pirozzi, dipendente comunale presso l’ufficio manutenzione; Gerardo Avallone, titolare della ditta Dock Group; Lucia Rossi, dirigente e responsabile del Settore Patrimonio del Comune; Gennaro Mastrolia, titolare della ditta Tecno Eco Ambiente; Enzo Giangregorio, direttore generale ed amministratore della ditta Meridiana; Giuseppe Lieto, amministratore delegato della System managment; Giovanni Bardascino, legale rappresentante della ditta Sarim. Tutti e dieci il prossimo 22 aprile compariranno dinazi al Giudice per le indagini preliminari. Al centro dell’inchiestavi è l’istallazione delle telecamere di videosorveglianaza. Un sistema, quello voluto dal primo cittadino Massimo Cariello che ha avuto un costo di circa 170mila euro. Nell’idea del primo cittadino vi era l’intento, poi realizzato, di sostituire le vecchie telecamere (circa venti, il cui costo, circa 210mila euro, era stato coperto da finanziamenti comunali e regionali). I lavori di rimozione del vecchio sistema e l’installazione delle nuove telecamere avvenne sotto il controllo dell’assessore Ginetti con delega alla sorveglianza, di Pirozzi responsabile del procedimento e di Rossi nelle vesti di dirigente del patrimonio. Successivamente il Comune si sarebbe avvalso sia nella progettazione che nell’installazione del tecnico esterno Fabio Ciaglia. Nel 2018, pochi mesi dopo l’installazione ci si trova di fronte ai primi problemi: il sistema si oscurò e il sindaco attribuì la cosa ad un pericoloso hacker aveva violato il sistema che aveva smesso di funzionare. La situazione divenne incandescente, quando Ciaglia affermando di non aver ricevuto alcun compenso per il lavoro svolto, presentò una dettagliata denuncia alla Procura che successivamente aprì il fascicolo d’indagine. Ora la parola passa al Gup chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio.

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