Via Diego Cacciatore

Scritto da , 17 novembre 2018
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di Giovanni Falci

Venerdì è stato, per me, un bellissimo giorno perché, con l’intestazione di una strada di Salerno, prospiciente il nuovo palazzo di giustizia, si è onorata la memoria di una persona per bene della quale sono amico: Diego Cacciatore. …Non a caso uso il tempo presente per definire il mio rapporto con Diego perché se hai voluto bene a una persona continui a volergliene anche dopo la sua scomparsa. Uso, inoltre il presente, perché ieri mi è capitato un fatto singolare: un giornale mi ha ricordato che Diego era morto nel 1999 cioè circa venti anni fa; se qualcuno mi avesse domandato da quando tempo Diego non c’era, gli avrei risposto “da cinque sei anni”; questo è avvenuto perché la relatività del tempo si confronta con lo spazio, come ci ha insegnato Einstein, ma anche con i sentimenti. Si dice infatti di una persona che si detesta a da cui si riceve del male “ti voglio cancellare dalla mia mente e dalla mia vita”, quindi, all’inverso, se si vuole bene si vuole che resti per sempre nella propria vita e nella memoria. Del resto il senso della intestazione di una strada è quello di non dimenticare quella persona, ma io voglio, invece, ricordare Diego. Sembra una ripetizione inutile, un rafforzativo, ricordare e non dimenticare. In effetti non è così: se esistono due parole ciò è segno che ci sono due significati. E questo lo si ricava dalla etimologia delle parole stesse: “ricordo” deriva dal latino “re-cordor” e significa “richiamare al cuore”; è quindi un termine attinente al campo semantico dei sentimenti più che della ragione, ed è decisamente individualistico e soggettivo; implica inoltre una sorta di filtro (conscio o inconscio), in base al quale alcune esperienze del passato rimangono vividamente impresse o riaffiorano quando meno ce l’aspettiamo, o se le rievochiamo per trarne conforto. Dimenticare, dis – mens, equivale, invece, a “non mantenere nella mente”, sia per distrazione che per incuria o precisa volontà di cancellazione. In questo caso, quindi, non è il “cuore”, luogo del sentimento ad essere preso in considerazione, bensì la mente, il “cervello”, luogo della razionalità. Per me è breve la sensazione del distacco da Diego perché gli voglio ancora bene e quindi vorrei che fosse ancora nei corridoi del Tribunale e specialmente in quel tratto di corridoio in cui c’è l’armadietto delle toghe n. 10. Ora in quell’armadietto c’è la toga di Cecchino e la mia che è stata lì anche insieme a quella di Diego, n. 10 come si addice a un fuoriclasse come sicuramente lo è stato il mio amico. Io voglio ricordare quella bella persona così diversa tra le sue manifestazioni pubbliche in cui era un leone che affrontava battaglie e insorgeva contro i soprusi, e le sue manifestazioni private dove era di una delicatezza, sensibilità ed eleganza della stessa intensità della forza in pubblico. Proprio così, mi piace ricordare, con il cuore, il Diego innamorato, padre, fratello, amico, quello che ho avuto il privilegio di conoscere, lascio agli altri non dimenticare, con il cervello, Diego avvocato e uomo pubblico.

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