Vesuvius jazz con Marco Zurzolo

Scritto da , 12 Agosto 2021
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di Olga Chieffi

Non sarà difficile stasera, nel corso del secondo appuntamento della XVIII edizione dell’Ispani Jazz Festival, affidata al sassofonista Marco Zurzolo, insieme ad, Alessandro Tedesco al trombone, Antonio Mambelli alla batteria, Carlo Fimiani alle chitarre Gigi De Rienzo al contrabbasso, intuire l’evocazione del canto dei fujenti, il tritus, quella modalità che viene da lontano, o la contaminazione araba, o quella latin, stilemi che segnano da anni la ricerca, del musicista napoletano che va a cercare nella stratificazione profonda della cultura partenopea, in alcuni quartieri di Napoli i colori , le influenze, le atmosfere, i suoni tipici dei paesi dell’altra sponda del mediterraneo, arricchendo così il suo lavoro di infiniti elementi, un lavoro di mille colori, di diverse situazioni timbriche, musicali, sulle tracce di una commistione tra la musica delle due rive del mediterraneo, che da sempre offre mille spunti per l’esplorazione di ambiti sonori originali. Sulla via Roma del comune, ad Ispani, Marco e i suoi fedelissimi, proporrà un florilegio di brani dei suoi ultimi progetti, spaziando per i suoni del commissario Ricciardi, una passeggiata nella Napoli del Ventennio, sulle tracce del personaggio di Maurizio De Giovanni. Brani come “Sempre Libera” di Verdi riarrangiata con la sua verve, seguita da “I suoni della città” , “I Suoni del mare” e la magia di brani poetici, seguito da “Vicaria” e da “Tamburriata nera” sapientemente miscelata con brani della tradizione napoletana come “’O surdat ‘nnamurat”, la Bandita Bagnoli, che frugando soprattutto nella sua memoria, contribuisce un poco a ricreare un’atmosfera, una tradizione, le cui melodie rappresentano la storia di un popolo che attraverso altissimi versi e musica immortale, si è posto in cammino, cantando il suo amore, aprendosi ad ogni contaminazione, pur mantenendo intatta la propria inconfondibile identità, misteriosa e sfuggente, fino ad evocare il fratello contrabbassista Rino Zurzolo, scomparso quattro anni or sono, attraverso le note di «È la mia musica», «Danda», Falero», «Flou», «Samadhi», «Megaride», «Porta di mare» e «Fuorlovado», arriva a «Rino», in una storia infinita fatta di incroci sonori, che fanno suggello a musica che afferra il presente, lo ripartisce e ci costruisce un ponte che conduce verso il tempo della vita. Colui che ascolta e colui che canta vi ci troverà un amalgama perduto di passato, presente e futuro. Su questo ponte, finchè la musica persiste, si andrà avanti e indietro.

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