Vanni e Antonia Avallone: teatro di famiglia

Scritto da , 11 Aprile 2021
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Tra verso, musica e scenografia, il regista è stato ieri ospite con la figlia attrice del palcoscenico virtuale di “Le Cronache”, presentando un estratto di “Femmene cu’ e mmane int’ ‘e capill”

di Olga Chieffi

Teatro strettamente famigliare, famiglia strettamente teatrale, ieri sera a “Palcoscenico Le Cronache”, il nuovo contenitore virtuale del sabato, che ha la particolarità di presentare l’estratto di uno spettacolo, parlandone con i protagonisti, che ha salutato quali ospiti Vanni Avallone e sua figlia Antonia. E’ stato avvicinato in parrocchia al teatro Vanni Avallone, come tantissimi, in un quartiere, come il Torrione, che vanta una moltitudine di artisti, creativi, musicisti, forse perché ha sempre mantenuto il senso del legame, dello scambio, del riunirsi. “Non dimentico certo la mia prima volta in palcoscenico – ricorda simpaticamente Vanni – avevo dodici anni e la pièce era “L’uccellino dell’Imperatore”. Poi, le collaborazioni con Aldo Bianchini, Il Sipario, che poi divenne Teatro San Genesio. Il mio pallino era il teatro di Eduardo De Filippo e, naturalmente, incontrare il mio mito. Andai a Flash da Mike Bongiorno, presentandomi sul teatro di Eduardo, vinsi due puntate, riuscendo a recitare un monologo che Eduardo, che inaspettatamente mi chiamò nella sua compagnia. Avevo acquisito un po’ di esperienza con Alessandro Nisivoccia e recitai in “Ditegli sempre di sì” e in una farsa di Vincenzo Scarpetta “La donna è mobile”, che ebbi la fortuna di recitare anche qui a Salerno. Il sogno di donarmi per intero al teatro, durò, però, appena due anni. Mio padre mi richiamò all’ordine, ma non ho mai sotterrato il mio daimon”. Tante le collaborazioni un po’ con tutti i gruppi teatrali salernitani, in particolare con il teatro Il Ridotto dell’indimenticato Gigino Esposito. “ Poi ho voluto portare avanti la mia personale recherche – continua Vanni – e sono venuti spettacoli come “Carnale”, “Occhio del Novecento” e appunto quello, il cui estratto andremo a vedere “Femmene cu’ ‘e mmane ‘int ‘e capill’”, ispirata alla canzone “Femmena” di Pino Daniele”. “Anche io – dice Antonia – ho debuttato a dodici anni a Montecatini Terme con la compagnia Les Amis e da allora non sono più scesa dal palcoscenico, concedendomi, qualche strambata al cinema, lo spot della Polizia di Stato al fianco di Lino Banfi, Luca Argentero fino all’ indimenticabile matinée al San Carlo per il decennale della prima edizione del romanzo, Il senso del dolore, l’inverno del Commissario Ricciardi, di Maurizio De Giovanni, con il ritorno dell’amato personaggio nel teatro più bello del mondo”. Seguitissima la pièce “Femmene cu’ ‘e mmane ‘int ‘e capill’”. “Uno spettacolo intenso – ci scrive Mimma Virtuoso – dove le donne sono protagoniste con le loro fragilità forti, la loro dolcezza e la tragicità di vite spezzate. La voce di fortuna e la musica dal vivo ha creato un’atmosfera sognante nelle scene di Paola. Poi la nota più bella è la capacità di vanni di cucire uno spettacolo con testi bellissimi tra tradizione e modernità e aver unito il dramma al sorriso dell’ultimo brano. Io mi sono sentita troppo felice di essere coinvolta perché innanzitutto ho lavorato con amici e persone perbene, poi per la sintonia con Antonia nel brano tra la moglie tradita e l’amante innamorata e soprattutto per aver parlato recitando della bellezza dell’essere donna”. Una interessante ricerca di testi, che hanno come protagoniste le donne, anzi le femmine, in un mediterraneo sabba plurilinguistico a cominciare dall’esecuzione di “Femmene” da parte dalla voce groove di Fortuna Imparato. Appuntamento a teatro, speriamo presto, con gli Avallone, con l’esilarante commedia “Si chiude da sé”, liberamente tratta dal lavoro ”Come si rapina una banca” di Samy Fayad. Per rivedere la puntata cliccare sul link: https://youtu.be/TQNG5HnStvQ

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