Usurai e topi d’appartamento, scacco alla gang.rubavano nelle abitazioni anche quando le vittime erano al funerale di un familiare

Scritto da , 14 Luglio 2021
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Scacco alla gang dei furti in appartamento, delle estorsioni e dell’usura. Quattro arresti, di cui tre in carcere, uno ai domiciliari e due divieti di dimora nella provincia di Salerno. Il gruppo era specializzato soprattutto a ripulire appartamenti della provincia di Salerno e dell’Avellinese: senza scrupoli metteva a segno colpi anche quando le vittime erano a un funerale di un familiare. Su richiesta del sostituto procuratore Davide Palmieri, il gip del Tribunale di Nocera Inferiore Gustavo Danise ha firmato l’ordinanza eseguita dai carabinieri della Compagnia di Mercato San Severino a carico di Antonio Cerrato 24 anni, Pasquale Iannone 36enne e Gerardo Iannone 53enne, tutti di Mercato San Severino e finiti in carcere a Fuorni. Ai domiciliari invece Sabino Ingenito 58enne domiciliato a San Severino mentre Mario Damato 33 anni e Adrian Turica, residenti a Montoro, devono sottostare al divieto di dimora in provincia di Salerno. Un’attività, nata nel 2019, particolarmente complessa poiché i sei indagati, per eludere i controlli, non avevano esitato a ricorrere all’intestazione fittizia di schede telefoniche. Mettevano a segno furti con merce rivenduta a commercianti ricettatori loro amici (su cui c’è un’inchiesta parallela) e sono responsabili di numerosi colpi all’interno di case della provincia di Salerno e dell’Avellinese: in una circostanza non esitava a compiere il reato approfittando del fatto che i proprietari dell’abitazione fossero impegnati per il funerale di un loro familiare. Il gruppo di Cerrato e dei due Iannone, ritenuti i promotori, si rendeva inoltre responsabili di molteplici episodi estorsivi durante i quali non esitavano a percuotere in pubblico le vittime. Con riguardo ai reati di usura gli inquirenti hanno appurato che i tassi applicati raggiungevano anche il 400% sulla somma di denaro prestata. E in alcuni casi le vittime avevano il timore di denunciare le vessazioni subite proprio per timore di subire ritorsioni. Per tre di loro si sono spalancate le porte del carcere di Fuorni ma l’inchiesta non è del tutto terminata.

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