Usura e racket, arrivano le condanne

Scritto da , 16 novembre 2017
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Pina Ferro

Racket ed estorsione nella Piana del Sele e nei Picentini, è di quasi due secoli di reclusione la pena inflitta ai componenti il sodalizio criminale che avevano raccolto l’eredità del clan Pecoraro – Renna imponendo la loro egemonia sul territorio. Ieri mattina, il Gup Vincenzo Pellegrino ha emesso le condanne a carico dei 15 imputati che avevano scelto di essere giudicati con il rito dell’abbreviato. Paolo Maggio dovrà scontare 24 anni e 8 mesi. Le pene inflitte sono cumulative di più condanne. Il Biagio Giffoni dovrà scontare 21 anni; Roberto Benicchi 16 anni, Gerardo Citro 7 anni e 10 mesi; Mario Donnarumma 10 anni, Pasqualino Garofalo 10 anni, Carmine Izzo 8 anni, Pierpaolo Magliano 12 anni, Cosimo Melillo 8 anni e 2 mesi, Lucia Noschese 18 anni; Antonio Piscopo 5 anni e 2 mesi, Massimiliano Testa 10 anni, Carmine Viscido 17 anni e 3 mesi. I due collaboratori di giustizia, per i quali sono state tenute in conto le attenuanti, dovranno scontare la pena di 12 anni Sabino De Maio e 8 anni Paolo Podeia. Secondo gli inquirenti il sodalizio capeggiato da Giffoni si sarebbe federato con quello dei Pecoraro stringendo accordi con i gemelli Sergio ed Enrico Bisogni. Un patto che aveva portarto ad avere l’egemenonia criminale nella Piana e a imporre il pizzo a decine di attività commerciali e imprenditoriali. Due le vittime costituitesi parte civile: il battipagliese Antonio Campione, che nel suo distributore di carburante in località Taverna Delle Rose avrebbe subìto estorsioni periodiche per decine di migliaia di euro, e Antonio Lombardi, ex patron della Salernitana calcio, a cui nel 2001 furono danneggiati betoniera ed escavatore in un cantiere per il rifacimento di marciapiedi, sempre a Battipaglia. Nel corso dell’attività investigativa sono stati ricostruiti gli affari del sodalizio e i metodi posti in atto per raggiungere gli scopi prefissati e convincere le vittime a non rifiutare quanto chiesto. Minacce ed attentati per essere convincenti. In particolare è stato appurato che che il racket era la principale fonte di reddito del clan. Gli emissari arrivavano puntuali, a ridosso delle festività, chiedevano sostegno economico per detenuti e latitanti, imponevano consistenti versamenti periodici a imprese casearie, centri medici, titolari di autofficine e negozi di telefonia. Capitolo a parte i cantieri pubblici: nei primi anni del Duemila vi fu una sequela di attentati incendiari a ditte impegnate sulla Salerno- Reggio o nella realizzazione di lavori urbani.

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