Una Stagione lirica particolare

Scritto da , 26 Marzo 2020
image_pdfimage_print

Lira Tv apre i suoi archivi e offre cinque titoli andati in scena sul palcoscenico del teatro Verdi tra il 2008 e il 2015. Sabato alle ore 22,30 la Traviata firmata da Franco Zeffirelli con la coppia Massis e Bruson

Di OLGA CHIEFFI

Il mondo della musica classica non si arrende e non si ferma, nonostante il coronavirus. Teatri grandi e piccoli, in Italia e all’estero, stanno trasferendo i loro concerti online e invitando a partecipare, gratuitamente, un pubblico virtuale. Dalla Metropolitan Opera House di New York alla Filarmonica di Berlino fino alla Fenice di Venezia: tante le opere e gli spettacoli fruibili comodamente dal divano di casa. Un modo per combattere l’isolamento e sentirsi meno soli.  “Anche il teatro Verdi di Salerno – ha affermato il M° Antonio Marzullo – ha pensato di mettere in onda un florilegio delle più applaudite produzioni andate in scena sul palcoscenico del massimo cittadino tra il 2008 e il 2015. A pochi giorni dal 10 aprile, in cui si sarebbe risollevato il sipario del Morelli sulla grande musica, la decisione da parte della direzione artistica del Teatro Verdi di donare una stagione “televisiva” ai melomani salernitani, con la messa in onda di alcune opere liriche che l’emittente Lira Tv aveva ripreso ed ha disponibili nei propri archivi. Un augurio affinchè ci si possa riabbracciare al più presto nel salotto culturale di Salerno”. Il debutto è in programma domani alle ore 22.30 e replica domenica 29 marzo alle ore 18.00  con la indimenticabile edizione de’ “La Traviata” firmata dal binomio Zeffirelli-Oren, datata 2008. Riprendendo un’idea già sperimentata, Zeffirelli fa alzare il sipario sullo struggente preludio mostrandoci la morente Violetta che nel letto del dolore rivive in un lungo flashback la propria esistenza. Di qui il doppio binario su cui scorre visivamente l’opera: da un lato le scene festose, di massa, dall’altro quelle intime, dell’amore vero, tanto nude e spoglie quanto le altre sono rutilanti, gremite, movimentate e volutamente volgari, forse perché nel ricordo tutto si esalta e si ingigantisce. Ecco perciò l’eccesso di comparse, di figuranti, di luci, di cuscini, di candelabri, di tendaggi nella casa di Violetta al primo atto e, nel secondo, in quella di Flora, affollata sapientemente non soltanto da matadori e zingarelle, ma anche da maschere della Commedia dell’Arte, giocolieri, funamboli, spiantati nobiluomini, ricchi borghesi, donnine allegre e compiacenti in fantasiosi costumi, il tutto in una luce rossiccia diffusa da una fantasmagoria di globi rutilanti e caleidoscopici. Qui rivive la Violetta immersa “di voluttà nei vortici” mentre l’altra, la santa per amore, si purifica nella spoglia semplicità della casa di campagna, fino ad apparire, quasi estatica, vestita di una candida tunica ed immersa in una luce celestiale nel finale del secondo atto, dopo il violento insulto di Alfredo. Ma è ancora il letto del dolore ad accoglierla nell’ultimo atto dell’opera e della sua esistenza, con taglio oreniano secco sulla caduta in terra di Violetta sulla parola “oh gioia!”. La Violetta di Annick Massis ci riporterà vicino all’arte del prendere i fiati, di governarli più per segreta intelligenza che per tecnica, per il senso, l’espressione corporea della sua voce, per il suo gioco d’emissione, le difficili colorature. Non manca ad Alexey Dolgov, il quale indossa i panni di Alfredo, la baldanza tenorile, ma non la coloritura delle ombre, tristemente presaghe nelle dolorose riflessioni cromatiche sin dall’inizio. La Traviata vivrà il suo momento più alto certamente nel secondo atto, in cui troneggerà su tutto e tutti il Giorgio Germont di  Renato Bruson, che rinnoverà il sempre più raro piacere di sentir cantare sui fiati, facendo veleggiare la voce sul respiro, rendendola duttile e docile ad ogni sfumatura espressiva, che avrà il suo picco in “Piangi…..piangi!”. Daniel Oren ha l’ istinto e la razionalità dei giusti tempi sia in senso strettamente musicale sia sotto il profilo drammatico sia, infine, nel rapporto con la tradizione; la sua tendenza alla sobria o concitata serratezza si accompagna alla rara capacità di dar aria al canto, nel rallentare e impellere in ciò che è accompagnamento solo di nome. Il complesso salernitano ha acquisito sotto la sua guida e, con i dovuti rinforzi esterni, il rango di grande orchestra sinfonica; di rifinitissimo suono le prestazioni dell’ oboe e clarinetto soli, come dei flauti. Il cartellone di Lira Tv ci accompagnerà fino al 26 aprile con altri quattro titoli. Il 4 e il 5 aprile, si potrà assistere la Tosca del 2015, l’ 11 e il 12 aprile, Cavalleria e Pagliacci del 2011, il 18 e il 19 aprile il Barbiere di Siviglia 2010 e gran finale, il 25 e il 26 aprile con la  Carmen del 2010.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->