Una quarantena nella Quaresima

Scritto da , 31 Marzo 2020
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Simboli e tradizioni di due periodi le cui essenze si intrecciano cavalcando i secoli nel numero 40

Di GIULIA IANNONE

“Da settimane sembra sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città. Si sono impadronite delle nostre vie, riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante”. Sono le intense parole, del discorso di Papa Francesco, le più adatte ad introdurre il tempo della quarantena che però stranamente, e forse, non senza un significato, stanno andando a coincidere, con il tempo della quaresima che conduce alla Pasqua, di morte e resurrezione di Cristo. Quarantena e Quaresima, due termini, di cui uno ha a che fare con la scienza e la medicina, ideato  per salvare la società dal male fisico, mentre la quaresima è una preparazione attraverso la mortificazione simbolica  e purificazione del corpo, per rinnovare e salvare lo spirito. Forse un percorso simbiotico, di forte sentimento salvifico e di rigenerazione nella forte sofferenza e desolazione ed isolamento dal e del mondo. La Quarantena (dal veneto quarantina)  o contumacia, si riferisce ad uno stato di isolamento forzato, in genere impiegato per limitare la diffusione di uno stato pericoloso ( spesso una malattia). Il termine indica 40 giorni, la durata temporale tipica dell’isolamento cui venivano posti gli equipaggi delle  navi provenienti da zone del mondo colpite da epidemie, come la peste del XIV secolo. Si trattava dunque di una misura di prevenzione, che fu usata in seguito anche per il dilagare di altre e nuove pandemie. Possiamo citare,   tutti i soggetti affetti da lebbra, storicamente già isolati dalla società; tutti i tentativi atti a contenere l’invasione della sifilide nell’Europa del Nord nel 1490 circa; l’avvento della febbre gialla in Spagna all’inizio del XIX secolo; l’insorgere del colera asiatico nel 1831; la spaventosa Spagnola del 1918-1920 che è dilagata in due ondate, una primaverile ed una autunnale, seguita forse in America da due altre ondate minori fino al 1925. Sono seguite l’influenza asiatica del 1956, nel 2003 la Sars, prima epidemia da coronavirus del ventunesimo secolo, molto contagiosa ma poco letale  ed ora la propagazione di questo maledetto COVID-19 , di cui siamo, purtroppo drammaticamente testimoni, partito dalla Cina, nel 2019. Venezia per prima emanò provvedimenti per bloccare la diffusione della peste, nominando tre tutori della salute pubblica nei primi anni della peste nera nel 1347, alla serenissima fece seguito Reggio Emilia nel 1374. Possiamo ancora dire che i primi astronauti che hanno visitato la Luna, furono poi messi in quarantena al momento del loro ritorno, in un Laboratorio di Ricezione Lunare, appositamente costruito, mentre alcuni periodi di quarantena, di breve durata, possono essere impiegati nel caso di un sospetto attacco di antrace, in cui però le persone sono autorizzate ad andare via, non appena tolti di dosso gli abiti, potenzialmente contaminati, e si sottopongono ad una doccia di decontaminazione. Ricordiamo Ellis Island come luogo di quarantena di immigrati, isolotto alle porte di New York, usata  tra la fine dell’800 e la prima  metà del mille e novecento. Erano intere famiglie in fuga dalla povertà, uscivano a migliaia dalle pance delle navi dalla terza classe, malsana e sovraffollata, per allinearsi verso i controlli sanitari ed anagrafici. Dotata di un ospedale interno, a Ellis Island, i malati rimanevano in quarantena, mentre gli abili rimanevano solo pochi giorni, prima di raggiungere le rispettive destinazioni per ferrovia. Molti di quegli immigrati erano italiani, irlandesi e africani.  La “Quaresima” indica una delle ricorrenze che, la Chiesa cattolica ed altre Chiese cristiane, celebrano lungo l’anno liturgico. Appunto designa un periodo di 40 giorni che precede la celebrazione della Pasqua. Secondo il rito romano, inizia il mercoledì delle Ceneri e si conclude il giovedì santo. E’ un periodo caratterizzato dall’invito alla conversione a Dio. Sono pratiche tipiche della quaresima: il digiuno ecclesiastico e altre forme di penitenza, la preghiera più intensa e la pratica della carità. E’ un cammino interiore, spirituale, di attesa alla celebrazione della Pasqua, che rappresenta il culmine delle festività cristiane. Nel determinare la Quaresima, ha un ruolo centrale il numero 40, che ricorre frequentemente nelle sacre scritture, come nella mitologia greca “divorata”, per usare un termine caro a Pearson dai Padri della Chiesa.  In particolare, nel nuovo testamento: i 40 giorni che Gesù passò digiunando nel deserto; i 40 giorni in cui Gesù ammaestrò i suoi discepoli tra la resurrezione e l’Ascensione. Numerosissimi, invece, i riferimenti, contenuti, nell’Antico Testamento: i 40 giorni del Diluvio Universale; i quaranta giorni passati da Mosè sul Monte Sinai; i 40 giorni che impiegarono gli esploratori ebrei per esplorare la terra in cui sarebbero entrati; i 40 giorni di cammino del profeta Elia, per giungere al Monte Oreb; i 40 giorni di tempo che durante la predicazione di Giona, Dio dà a Ninive prima di distruggerla; i 40 anni trascorsi da Israele nel deserto. Il senso pregnante originario di questo tempo religioso, fu riposta nella penitenza di tutta la comunità cristiana e dei singoli, protratta per 40 giorni. In Quaresima la liturgia propone alcuni segni che nella loro semplicità aiutano a comprendere meglio il significato di questo tempo. Come già accaduto nelle settimane che precedono il Natale, in Quaresima i paramenti liturgici del sacerdote diventano viola, colore che sollecita a un sincero cammino di conversione. Durante le celebrazioni, inoltre, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l’“Alleluia”. Tuttavia la quarta domenica di Quaresima, quella chiamata del “Laetare”, vuole esprimere la gioia per la vicinanza della Pasqua: perciò nelle celebrazioni è permesso di utilizzare gli strumenti musicali, ornare l’altare con i fiori, le vesti liturgiche sono di colore rosa. Dal viola quaresimale anche la superstizione degli artisti musici e teatranti, infatti,  sin dal MedioEvo, tutte le rappresentazioni teatrali e ogni tipo di spettacolo pubblico erano vietati nel periodo quaresimale, quindi nei quaranta giorni precedenti alla Pasqua, e ovviamente la cosa era deleteria per gli attori e per tutti coloro che lavoravano in teatro, perché in quei giorni era difficile guadagnarsi da vivere, le compagnie teatrali non avevano guadagni e senza lavoro la pancia restava vuota, quindi, da allora è assolutamente vietato utilizzare abiti o oggetti di questo colore in teatro. E adesso, come spiegare che  la nostra quarantena si è inserita esattamente durante il tempo di quaresima? Personalmente, l’ho interpretato, sin da subito, come un segno divino, anche alla luce delle parole del discorso di Papa Francesco, in occasione della Benedizione urbi et orbi, di venerdì sera. “Siamo stati presi alla sprovvista” questo l’incipit del testo e continua”  da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca”.   La Primavera, la Pasqua, tornano annualmente e si ripetono da anni. In genere pensiamo ai segni esteriori, ai simboli ed al mondo commerciale ed ordinario, fatto di piacere, svago divertimento senza impegno e senza responsabilità. Ora una forza superiore ci richiama quasi all’ordine, ci mette di fronte alle priorità ed alla scelta, siamo in preda alla tempesta, ci siamo accorti che “da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle”. Ecco allora seguiamo il monito, affidiamoci alla forza spirituale di volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte.  Dio porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con lui la vita non muore mai. In questa pandemia, tragica, drammatica, gravissima, possiamo cogliere, tanti inviti, tante possibilità, tante occasioni, sia pur pesantissime e dolorosissime. Oggi non vediamo prospettive e la speranza viene meno, giorno dopo giorno, di poter uscire da questo tunnel di morte, desolazione e malattia. Lasciamoci ispirare dalla Pasqua e proviamo a viverla nel cuore, nell’intangibile, nel silenzio, nella solitudine, nel raccoglimento, nella lentezza di una vita senza agenda, senza fretta, senza frenesia. Credo che non appena questo virus avrà assolto il “suo” compito, non solo  Cristo si risveglierà e risorgerà, ma buona parte di noi, dei nostri cuori, delle nostre anime, delle nostre identità più profonde risorgeranno e tutto avrà un significato ed un sapore rinnovato e rinato: anche un semplice gesto, come un abbraccio od una stretta di mano, ci sembreranno non essere così formali ed insignificanti, come lo sono stati, fino a questo marzo 2020.

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