Una due giorni di grande spettacolo al Conservatorio “G.Martucci”

Scritto da , 17 Ottobre 2019
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Nella sala concerti della massima istituzione musicale cittadina sono andate in scena le lauree triennali e specialistiche di canto lirico

 Di OLGA CHIEFFI

Quante persone avranno mai assistito alle lauree del dipartimento di canto al di fuori di amici e parenti? Eppure, sono un vero e proprio spettacolo di musica, con scene e costumi che andrebbero realizzati in un teatro, magari nel fantasmatico auditorium, e aperte al pubblico. Il 14 e il 15 ottobre si è svolta la sessione autunnale di esami e, oltre che vedere in commissione personalità della lirica internazionale come il basso- bariton Lorenzo Regazzo, seduto a fianco di Filippo Morace e Annarita Gemmabella e pensare già che il prossimo titolo dei giovani (e non solo, e per questo lanciamo accorato appello a Daniel Oren e Antonio Marzullo) possa essere la Cenerentola di Gioacchino Rossini, anche perché Don Ramiro è principe di Salerno, in modo da far riuscire veramente  tutto più semplice agli allievi, con i loro maestri in palcoscenico, abbiamo potuto apprezzare la serietà, anche nella votazione finale, di uno dei magisteri, certamente fiore all’ occhiello del Martucci. Tra i ragazzi che si sono lasciati il triennio alle spalle, il già “rotto all’arte” Salvatore Minopoli, il quale si è ri-calato nei panni e nelle bottiglie del Conte Danilo, con la partecipazione quasi per intero del primo cast applaudito al teatro Verdi, e in più del balletto di Pina Testa, che ha rivelato anche un inedito FortuNjegus (Fortuna Capasso), da 110 cum Laude e ancora un conte Danilo stavolta impersonato da Ciro Maddaluno, la Mimì e il Rodolfo di Maria Romano e Andrea Calce, e ancora  la Nannetta del Falstaff di Valeria Feola e la performance di Jessica Apolito, da applauso. Il giorno successivo il biennio ha presentato un ventaglio di ruoli e interpretazioni ancora più ampio, a cominciare dall’omaggio a Lenny Bernstein di Marta De Marino, con danza e canto per West Side Story, figlia d’arte di papà Espedito, e ancora la follia di Lucia di Lammermoor con tanto di dialogo col flauto di Monica Ding, l’intensa Desdemona di Teresa Ranieri col suo moro di Venezia Achille Del Giudice, le forti muse nere del verismo evocate dal mezzosoprano Clarissa Piazzolla, la vivace Norina di Alice D’Agostino, e ancora Maria Rosaria Catalano, Elisabetta Vilny e Giusy Bruno. Spettacolo completo ha offerto il controtenore Pasquale Auricchio, per una mise en place de’ La Damoiselle Elue di Claude Debussy. Sua una lettura particolare e un’idea di regia, che lo ha trasformato in Vincent Van Gogh e nel suo sogno di immedesimarsi nell’arte, trasformando la danzatrice Anna Chiara Merola, coreografata da Eleonora Santoro, nella sua musa che lo prende per mano, in quel flou il cui segno musicale lussureggiante debussiano (peccato l’esecuzione con solo pianoforte) incrocia quello di Mallarmè e di Valery : “Ma cos’è il contrario di un sogno, se non qualche altro sogno? Un sogno di rigore e di tensione, nato dalla ragione stessa! Un mondo d’esatte energie e di studiate illusioni? Sogno, sogno, ma un sogno interamente pervaso d’ordine, di sequenze e di simmetrie”. E’ giusto il sogno dell’arte cui applaudiamo unitamente ai Maestri Maria Paola De Luca, Irma Irene Tortora e Marilena Laurenza, emozionate e commosse più degli allievi, cui hanno in-segnato indelebilmente.

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