Una città sull’orlo del suicidio, parla il direttore Antonio Zarrillo

Scritto da , 27 giugno 2018
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Adriano Rescigno

Un’altra ondata funesta di suicidi nelle ultime 72 ore ha travolto Salerno ed i territori della provincia, un fenomeno nero che secondo il direttore del centro di igiene mentale di Salerno, Antonio Zarrillo: “A Salerno manca l’educazione alla sensibilità, manca l’ascolto e tutto viene accentuato da un uso e abuso dilagante di alcol e droghe, se a tutto questo si aggiunge famiglie assenti o incapaci di osservare cogliendo i comportamenti ed i segnali di figli depressi, non curati, anche perchè ci si vergogna di rivolgersi ad uno psichiatra, si ha un quadro chiaro di quanto ci accade sotto gli occhi”. Come è possibile evitare, prevenire tali fenomeni che ormai si susseguono con troppa frequenza? “Il suicidio è un qualcosa di imprevedibile, soprattutto nei casi di persone affette da depressione. Chi ha deciso il suicidio prima di compierlo vive sensazioni di benessere, lo vede come un qualcosa che pone fine a tutti problemi e così si giustificano anche i messaggi di ringraziamento alle persone care o amici. Quel ragazzo avrà lanciato segnali che nessuno ha raccolto. Manca una sensibilità al malessere, si sottovaluta la depressione che già è difficile da inquadrare, comportamenti, parole, passano nel silenzio. Quello che sento di dire è di rivolgersi allo psichiatra di superare questa mancanza di cultura. Si pensa allo psichiatra come quello che somministra pillole, ma non è così, noi parliamo con le persone, le persone si curano prima parlando, poi eventualmente si passa alla cura farmacologica. La vita è fluida, noi raccogliamo i cambiamenti della società, delle persone, non siamo matematici, e siamo costretti invece a combattere con l’idea che noi siamo quelli dei malati mentali”. Ci sono modi per avvicinarsi a queste persone cercando di salvarli da questa fine indotta? Salerno è pronta ad avviare questo procedimento? “Innanzitutto c’è da riconoscere che questa città fa schifo. Si è pensato ad abbellirla, a migliorarla architettonicamente ed infrastrutturalmente ma non si è pensato a chi vive la città, alle persone. Salerno è una città che isola, senza luoghi di incontro per i giovani, si vivono stress di ogni tipo e sollecitazioni emozionali difficili nelle famiglie con i problemi quotidiani e familiari, poi ci si aggiunge l’alcol, la droga, l’indifferenza e le patologie come l’obesità. Al Cim abbiamo in cura oltre 3000 persone affette da schizofrenia, bipolarismo, forme di depressione. Un cittadino su tre non sta bene, ha sintomi diffusi di malessere, ma noi facciamo finta di assistere. E’ un bluff. Quando le persone arrivano qui, evitando il settore privato che pensa a monetizzare, già sono in uno stato avanzato di problemi, bisogna intervenire prima, quindi bisogna che l’Asl metta in campo iniziative di sensibilizzazione, occasioni di incontro e discussione nei luoghi di lavoro, nelle scuole e poi mettere in campo un organico maggiore, con solo undici medici non si può assistere una città intera. Le persone hanno bisogno di sapere, vanno informate, è importante insegnare a riconoscere i sintomi per rivolgersi agli specialisti, imparare a riconoscere i sintomi delle malattie mentali significa spesso salvare vite. Questo chiedo all’Asl, come chiedo alla città di imparare a non vergognarsi, di rivolgersi a noi psichiatri abbandonando il cliche falso dei cura matti”.

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