Un velo di silenzio sulla questione greca

Scritto da , 4 novembre 2015
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Abbiamo raggiunto Andreas Andreou che ci ha aggiornato sul ritorno al governo della sinistra di Syriza e sulla sempre attiva solidarietà di Salerno Tra breve verrà in visita in città Stathis Panagoulis deputato appena rieletto di Syriza, fratello di Alekos  Panagoulis, l‘eroe della resistenza greca contro la dittatura dei colonelli, amato da Oriana Fallaci che gli dedicò il volume Un Uomo  

Davide Naimoli

Una riflessione intorno al ritorno della sinistra al governo della Grecia con Andreas Andreou, esponente della Comunità Ellenica di Napoli e Campania e attivista della neocostituita Coalizione Sociale Salerno. Dopo le elezioni di un mese fa circa si parla poco della Grecia.  Perché? Forse perché chi ci domina in Europa è interessato a non far conoscere le vere dimensioni dell’ignominia che inonda il mare greco,  con le bellissime spiagge di alcune isole come Lesbos   Kalymnos e Rodi trasformate in cimiteri per i profughi. Come se non bastasse la dura trattativa che comunque continua con la Troika, che richiede la veloce adozione dei provvedimenti concordati per poter accedere ai finanziamenti,  il governo greco già provato dalla grave crisi umanitaria di casa è praticamente lasciato solo nell’affrontare la tragedia dei profughi che l’egoismo dell’ Europa del Nord preferirebbe morti anziché ospiti. E’ di poche ore fa la denuncia di Tsipras davanti al parlamento greco,  che ha dichiarato di vergognarsi in quanto leader europeo,  “perché l’Egeo non trascina via solo i bambini ma anche la stessa civiltà europea”. Torniamo alla vittoria di Syriza e al ritorno del governo di sinistra. Quale è il suo commento? Una bellissima vittoria che riconferma Syriza come rivelazione politica e sociale della Grecia e dell’ Europa. La sinistra radicale (come recita l’acronimo SY.RIZ.A che vuol dire appunto “federazione della sinistra radicale”),dopo otto mesi di governo trascorsi nell’ estenuante trattativa con una feroce e ricattatoria Troika, torna a vincere e fa sopravvivere il primo e l’unico governo antiliberista d’Europa. Il popolo greco non ha solo regalato la vittoria a Syriza ma, rieleggendo il governo di sinistra antiliberista, ha mantenuto aperta la breccia contro le politiche della governance europea e globale che intende dominare i popoli con l’ imposizione della sovranità limitata, con la distruzione del welfare state e delle conquiste del Novecento e svilendo perfino la democrazia formale occidentale. La vittoria di Syriza è appunto di portata storica perché storica è la sfida e i suoi contenuti. Tsipras in questo momento non difende solo la piccola Grecia ma l’intera Europa,  immersa in una crisi post-democratica e post-parlamentare, come avvertono tanti solerti intellettuali. Alla vigilia delle elezioni  quasi tutti i sondaggi prevedevano un testa a testa,  un derby fra Syriza e Nuova Democrazia,  a causa forse della capitolazione di Tsipras che ha accettato il compromesso con la Troika,  cosa che ha portato alla spaccatura di Syriza con l’ala sinistra del partito presente alle elezione con la nuova formazione dell’ Unità Popolare. Poi invece la netta vittoria di Syriza con quasi otto punti di distacco. Come è potuto accadere? Lasciando da parte i sondaggi di gran parte delle agenzie che rispondono a precisi interessi dei loro committenti e manipolano i dati a piacer loro e che,  giusto per la cronaca, ricordo che sono per lo più le stesse agenzie che prevedevano la sconfitta dell’OXI al referendum di luglio, risultato invece vittorioso col 62 per cento, effettivamente le elezioni del 20 settembre si presentavano insidiose: in primis la popolazione veniva invitata alle urne per la terza volta in otto mesi, un fatto straordinario che in sé può comportare rischi e anomalie imprevedibili. Ancora più difficile per Syriza risultava inoltre spiegare in un mese di campagna elettorale e solo due mesi dopo il plebiscitario OXI all’ austerità,  l’accettazione  dei diktat del vile memorandum e del compromesso con la Troika, di fatto una sconfitta nonostante l’eroica resistenza di Tsipras che evidentemente le masse popolari hanno apprezzato oltre ogni attesa. L’ardua impresa di Tsipras si è presentata immediatamente irta di ostacoli soprattutto all’ interno del partito e non tanto all’esterno: la stessa minoranza dei trenta deputati che ha provocato la caduta del governo e le elezioni anticipate procedeva alla scissione e alla formazione dell’Unità Popolare, che non ha esitato a usare colpi bassi durante la campagna elettorale, denigrando con calunnie il primo ministro dimissionario. Da parte sua Tsipras solo ai primi comizi ha citato i dissidenti e la loro deludente scelta scissionista ed ha  subito dichiarato che era comunque avverso alla “guerra civile” fra compagni scegliendo la sobrietà e procedendo “senza curar di loro” e senza più nominarli nei grandi popolosi comizi. Non va sottaciuto ovviamente il doloroso trauma della scissione che ha lasciato sul terreno circa il 10 per cento delle tessere di partito restituite da più di 3000 membri, mentre è stata dimezzata l’organizzazione giovanile di Syriza. In più va sottolineato che la percentuale degli abbandoni fra i quadri medio-alti del partito è stata anche più alta e che la minoranza che ha capeggiato la scissione non rappresentava l’ala sinistra del partito, come viene comunemente purtroppo riportato. Costituiva piuttosto un gruppo ideologizzato del partito ampiamente dimostratosi tale  durante la campagna elettorale di Unità Popolare, tutta centrata sulla retorica dei falsi dilemmi del tipo Euro No -Euro Sì , Unione Europea Sì – No , Euro o Dracma, quando poi il vero problema non è quale moneta nè se stare o uscire dall’ Unione Europea ma se accettare o meno di combattere il modello socio-economico del neoliberismo stando al governo nonostante le mille contraddizioni da gestire. Un contesto quindi molto insidioso dentro cui hanno dovuto  districarsi Syriza ma soprattutto Tsipras, questa volta avendo contro non solo l’intero establishment della Grecia conservatrice che controlla partiti, mass media, economia e Stato, ma anche parte del proprio partito che evidentemente considera il processo del mutamento sociale non un processo ma un vuoto da colmare riempendolo con rigide ricette dottrinali. L’ azzardo di Tsipras ai limiti della “follia solitaria” di chiedere la terza consultazione popolare in otto mesi si basava su una poderosa convinzione confessata in un’intervista alla radio del partito poche ore prima di formalizzare le sue dimissioni poi risultata vincente: la maggioranza del popolo greco era più matura e consapevole di quanto si potesse pensare e “più avanti” del governo dimissionario del parlamento sciolto e del partito stesso. Tsipras e i compagni vicini a lui da attenti conoscitori della realtà sociale del loro paese hanno scommesso sulla maturità di un blocco sociale maggioritario del centrosinistra consapevole della sfida. Ecco perchè ha vinto Syriza nonostante la scissione. In Italia molti attivisti della sinistra specie extraparlamentare hanno sottoscritto un appello Nomemorandum e a favore di Unità Popolare e contro Syriza e Tsipras.  Si tratta di un pamphlet ideologico basato su convinzioni politiche astratte, in cui in centinaia purtroppo si schierano su un film che non hanno visto, come se la lotta politica potesse mai consentire di partecipare senza cognizione di causa. Ci sono state tante firme, moltiplicate grazie anche alle nuove tecnologie, di  persone che non conoscono minimamente i fatti ma che firmano per  un atto di fede,  cosa assurda che sfiora il ridicolo. “Grave, ma  non  seria”, direbbe Ennio Flaiano. La responsabilità maggiore grava ovviamente sui redattori e primi firmatari supponenti presunti detentori della verità che sentenziano non tanto sulla base della dialettica politica in atto di una realtà sociale greca che evidentemente ignorano ma secondo i loro schemi mentali precostituiti sul cambiamento sociale a cui la realtà dovrà conformarsi. Unità Popolare, guidata per lo più da un ceto politico che come tale si comportava anche all’interno di Syriza,  aveva scambiato il “successo” della scissione del partito con un analogo consenso nella società: un delirio ideologico sintomatico dei settari. Personalmente avevo previsto, nell’intervista del 30 agosto al vostro giornale, che alle elezioni “il danno a Syriza da parte di Unità Popolare  sarebbe stato minimo” come fortunatamente è avvenuto. Salerno come risponde invece all’appello di Tsipras di solidarietà internazionale al suo paese? Vi anticipo, in qualità di rappresentante della costituenda associazione politico-culturale IPAZIA, che in collaborazione con la Comunità Ellenica, è in corso di preparazione un evento straordinario a sostegno del popolo greco: avremo come ospite Stathis Panagoulis deputato appena rieletto di Syriza, fratello di Alekos  Panagoulis, l‘eroe della resistenza greca contro la dittatura dei colonelli, amato da Oriani Fallaci che gli dedicò il volume Un Uomo,  contribuendo alla diffusione della sua fama in Italia. Alekos, a 40 anni dalla sua morte avvenuta il primo maggio del ‘76 in un “misterioso” incidente automobilistico, tornerà vivo nella nostra città con la sua Lezione di Democrazia.    Per l’occasione sarà allestita anche una mostra, con documenti custoditi presso l’Archivio di Stato di Napoli, sui 500 anni di storia dei Greci in Campania mentre l’amministrazione comunale si è pronunciata disponibile ad offrire sostegno e supporto logistico per la celebrazione migliore dell’evento.

Consiglia

2 Commenti

  1. nicola sergio

    6 novembre 2015 at 18:09

    giusto, condivido in pieno! Bisognerebbe interessarsi di più a questa questione perchè bisogna tenere ben presente che il governo di Syriza non sta cercando di difendere solo il popolo greco, ma TUTTI i popoli europei!

  2. Valerio Torre

    9 novembre 2015 at 16:39

    L’analisi che il compagno Andreou fa della situazione in Grecia dopo le nuove elezioni è totalmente infondata e fa a pugni con la realtà. Una realtà che ho cercato di affrontare con quest’articolo pubblicato sul sito http://www.alternativacomunista.it/content/view/2218/45/ e che riproduco qui per comodità, ringraziando per l’ospitalità.

    Dopo le elezioni greche. Un bilancio necessario per una diversa prospettiva

    di Valerio Torre

    Nove mesi. Nel tempo occorrente per far nascere un bambino, Alexis Tsipras ha messo in campo, per le ragioni che abbiamo evidenziato nell’articolo che apre questo speciale, tutte le sue risorse per soffocare nella culla il processo rivoluzionario greco. Ma che ci sia riuscito non è dato al momento di sapere: solo la lotta di classe potrà dare una risposta. Intanto, però, al giovane leader di Syriza è riuscita la spregiudicata manovra che ne ha sancito la rielezione e gli ha consentito di riprendere il controllo del partito.

    L’esito elettorale

    Come avevamo infatti segnalato sul precedente numero di questo giornale (1), le ragioni delle repentine dimissioni di Tsipras e della rapidissima convocazione di nuove elezioni (2) erano piuttosto evidenti: trasformare definitivamente il NO popolare espresso nel referendum, che costituiva pur sempre un pericoloso fantasma che aleggiava sulla realtà politica greca turbando i sogni del premier, in un rotondo SÌ istituzionale al nuovo pacchetto di feroci misure di austerità; ottenere un mandato popolare per portare avanti le misure imposte dall’UE; liberarsi per sempre della fastidiosa opposizione interna.
    D’altro canto, le istituzioni europee avevano in mente un astuto calcolo: l’influenza di Tsipras e Syriza sulla classe lavoratrice e le masse popolari li rendeva i più “legittimati” ad applicare il memorandum molto meglio dei gravemente screditati Nea Dimokratia e Pasok. Ecco perché doveva essere proprio l’affidabile Tsipras a portare avanti questa partita, come non si faceva scrupolo di confermare, incontrando la presidente del Brasile Dilma Rousseff, la cancelliera tedesca Angela Merkel: “Le dimissioni di Tsipras sono parte della soluzione, non della crisi” (3). Il che stava chiaramente a significare che la mossa del premier greco era stata concordata con le autorità europee, da cui era venuto il via libera.
    Ed ecco anche perché, subito dopo il risultato elettorale, sono piovute le congratulazioni degli avvoltoi dell’Ue, da Juncker a Dijsselbloem (4), mentre lo stesso giornale vicino a Syriza, Avgi, segnalava con enfasi il giudizio del direttore dell’Istituto tedesco dell’Economia, Michael Chiter, secondo cui il risultato elettorale indicherebbe che l’uscita della Grecia dalla crisi è più vicina (5). Dal canto suo, la stampa italiana evidenziava con soddisfazione che la vittoria di Syriza aveva rassicurato le borse europee (6), rimarcando che «dopo aver debuttato al potere da estremista di sinistra, Tsipras è riuscito a farsi rieleggere … nei panni del perfetto realista. Addirittura con un mandato a governare dai contenuti diametralmente opposti al primo: cioè per fare le riforme delle pensioni, del mercato del lavoro, della pubblica amministrazione e della giustizia, privatizzazioni a tappeto e per aumentare le tasse» (7).

    Chi ha vinto davvero le elezioni?

    Torneremo in seguito sull’aspetto delle misure che dovranno ora essere adottate in Grecia. Ma è importante per il momento soffermarsi sul dato elettorale. Perché, se è vero che Syriza ha ottenuto quasi la stessa percentuale di voti di gennaio, il risultato numerico dei consensi va approfondito per comprendere le possibili dinamiche della prossima fase.
    Il 35,46% di settembre rappresenta, rispetto al 36,34% di gennaio, non (come parrebbe) un modesto arretramento di un punto percentuale ma una perdita secca di oltre 320.000 voti. Così come Nea Dimokratia ne ha persi quasi 193.000; Alba Dorata quasi 9.000; To Potàmi quasi 152.000; il Kke 36.500; Anel (partito nazionalista di destra in coalizione con Syriza sia nel precedente che nell’attuale gabinetto Tsipras) 93.000. Gli unici ad aver guadagnato sono stati il Pasok (+ 52.000 voti) e l’Unione di centro (+ 76.000) che è riuscita a superare la clausola di sbarramento del 3% entrando per la prima volta in parlamento con 9 deputati, a differenza invece degli scissionisti della sinistra di Syriza – costituiti in Unità Popolare – che ne sono rimasti fuori con 155.242 voti e il 2,86%.
    Ma a dispetto del risultato elettorale – e delle lodi cantate dalla stampa borghese e da quella della sinistra riformista – il vero vincitore di questa tornata non è Tsipras, ma ce ne sono invece altri due. Uno è il partito dell’astensione, passato dal 36% di gennaio al 44% di settembre: rispetto alle precedenti elezioni, oltre 750.000 greci che avevano allora votato si sono oggi astenuti. È del tutto evidente che la capitolazione di Tsipras culminata nell’accettazione del terzo Memorandum ha prodotto un effetto di demoralizzazione sia sull’elettorato di Syriza che su quello di altri schieramenti politici, determinando una diffusa disillusione e un rifiuto del sistema politico.
    L’altro “vincitore” è un partito che non si è presentato alle elezioni, ma agiva dietro le quinte: quello dei creditori internazionali e delle loro istituzioni. Un partito che, avendo vinto nei fatti, ha già insediato il suo primo ministro a Megaro Maximou (8). Si chiama Maarten Verwey ed è un economista olandese installato ad Atene direttamente dalla Troika addirittura da un mese prima delle elezioni. È a capo di uno staff di 20 membri e avrà il compito, attraverso i poteri straordinari che gli sono stati conferiti, di porre il governo greco sotto la stretta supervisione di Bruxelles. La task force diretta da Verwey avrà il compito di scrivere i provvedimenti relativi ai più importanti settori di politica di governo in Grecia: in materia di imposte, welfare, sistema sanitario e mercato del lavoro (9). Qualsiasi atto dell’esecutivo a guida Syriza dovrà essere preliminarmente sottoposto al controllo di Verwey (10) che avrà accesso diretto all’ufficio di Tsipras, come espressamente richiesto da Juncker (11). Ed è curioso notare che non si tratta di una sorpresa per il neoeletto capo del governo, visto che è una misura già prevista nel Memorandum approvato dal precedente governo Tsipras.

    Il luogotenente e il proconsole

    È chiaro che aver trasformato da parte di Tsipras le elezioni in un dibattito su quale partito e quale premier dovessero applicare il Memorandum già approvato in parlamento lo scorso agosto, presentandolo come qualcosa di inevitabile e lasciando all’elettorato la sola scelta tra lui e il leader di Nea Dimokratia, Meimarakis, ha ridotto il voto alla scelta del male minore e ha ritagliato per lo stesso Tsipras il ruolo di premier “facente funzioni” (verrebbe quasi da dire “facente finta”), cioè di luogotenente della Troika sotto il severo e occhiuto controllo del proconsole Verwey.
    Ecco perché, subito dopo il risultato elettorale, Anthimos Thomopoulos, amministratore delegato della più grande banca greca, la Piraeus Bank, ha dichiarato: “Essenzialmente ci troviamo allo stesso punto in cui eravamo circa cinque anni fa riguardo a ciò che deve essere fatto. Solo che ora disponiamo di un primo ministro entusiasta e dinamico, con un mandato popolare per farlo. E questo è positivo” (12).
    Cioè, è positivo per la borghesia che “l’entusiasta e dinamico” Tsipras, eletto una prima volta con un programma che voleva rompere con l’austerità e porre fine alle politiche di tagli e privatizzazioni, sostenuto poi dalla schiacciante volontà popolare che aveva espresso il suo NO al Memorandum, ne abbia alla fine firmato uno molto più duro e selvaggio dei precedenti, che prevede maggiori privatizzazioni, la cessione completa della sovranità alla Troika, più tagli ai diritti, e che porterà – come sostengono tutti gli economisti – più miseria alle classi popolari. Non solo: è ancor più positivo per i capitalisti che il ministro delle Finanze del governo provvisorio uscente, Geor­gios Chou­la­ra­kis (graditissimo ai creditori e al quale sarà assegnato il compito di sovraintendere all’applicazione del Memorandum e di intrattenere i rapporti con la Troika: una sorta di “superministro”) abbia passato le con­se­gne al rien­trante Tsa­ka­lo­tos per portare a termine l’attuazione del Memo­ran­dum stesso; e che proprio il solerte Tsipras, partendo per New York, abbia sollecitato i propri ministri a darsi da fare per quest’obiettivo, più che partecipare ai programmi televisivi della mattina.
    Una solerzia mostrata anche dal ministro dell’Economia, Giorgos Stathakis, che ha dichiarato che la priorità del nuovo governo è quella di “rispettare il piano di riforme concordato con i creditori” (13).

    Le prospettive della prossima fase

    Il Memorandum – è noto – rappresenta un condensato di misure “lacrime e sangue” (14). Proprio per questo, il neoeletto premier si è guardato bene dal citarlo nel discorso di festeggiamento della vittoria la sera del 20 settembre, benché esso costituisca l’ombra che si proietterà sulla Grecia per i prossimi anni, la “Costituzione materiale” che determinerà l’asservimento definitivo del Paese agli avvoltoi capitalisti dell’Unione europea.
    Il documento delinea nei minimi dettagli i compiti del nuovo esecutivo a cui viene assegnato un ruolo puramente notarile: dovrà, già nel mese di ottobre, presentare un bilancio suppletivo per il 2015, un progetto di bilancio per il 2016 e un “percorso di bilancio” fino al 2019, sostenuto da un pacchetto di misure parametriche e di riforme strutturali di grande ampiezza. Il testo prevede, in particolare: entro il 1° gennaio 2016, una nuova riforma delle pensioni attraverso l’aumento dei contributi e la riduzione degli assegni, oltre all’abolizione delle prestazioni pensionistiche supplementari per i pensionati più poveri; nel mese di dicembre 2015, drastici tagli al sistema sanitario e la revisione del sistema delle prestazioni sociali; annualmente, fino al 2018, raggiungimento di consistenti avanzi primari di bilancio, rilevanti tagli di spesa e misure per far fronte a entrate fiscali inferiori alle attese (15); disponibilità del governo a “prendere tutte le misure che possano apparire appropriate se le circostanze cambiano” (16).
    È evidente che quando le misure del Memorandum entreranno in vigore si determinerà un ciclo di ulteriore pesante recessione con l’ulteriore impoverimento di ampie fasce della popolazione. Continueranno allora Tsipras e Syriza a godere del consenso popolare?
    La lotta di classe non è un esperimento in laboratorio e non obbedisce a leggi meccaniche; non necessariamente la recrudescenza di una crisi porta a processi rivoluzionari. Eppure, non è escluso che le condizioni materiali di una rottura nella società greca possano accumularsi come fascine, pronte ad accendersi con una sola scintilla.
    È necessario, però, che, a partire dalle organizzazioni del movimento operaio, si cominci da subito una lotta aperta contro il nuovo governo Tsipras, con mobilitazioni popolari contro le misure imposte dal Memorandum, e si percorra la strada obbligata di un fronte unico che si ponga come il catalizzatore del profondo, radicale e generalizzato rifiuto dell’austerità e del ricatto da parte dei Paesi imperialisti, oggi però soffocato da una cappa di disillusione e rassegnazione di quegli ampi settori di massa che, pur costituendo la base elettorale che ha proiettato Syriza al governo del Paese, saranno quelli che per primi e più profondamente verranno colpiti dalle sue misure, adottate quale agente della Troika.
    Nel vivo di queste mobilitazioni dovranno porsi le basi per l’edificazione del partito rivoluzionario che rappresenti i lavoratori e le loro aspirazioni di reale cambiamento. È necessario, insomma, costruire un’opposizione di massa sulla base dell’indipendenza di classe dal governo borghese uscito dalle urne per trasformare, con la protesta generalizzata nelle piazze, il NO espresso nel referendum in un processo rivoluzionario che punti apertamente alla presa del potere, all’espulsione della Troika e alla realizzazione in Grecia di un governo dei lavoratori e per i lavoratori, primo passo per la costruzione di un’autentica Europa dei lavoratori e dei popoli.

    Note

    (1) “Cronaca di una vittoria referendaria tradita”, Progetto Comunista n. 53, settembre 2015.

    (2) La fretta nel convocare le elezioni si giustificava anche col fatto che i crudeli provvedimenti del memorandum entreranno in vigore in ottobre. È facile immaginare che una campagna elettorale nel pieno vigore di nuove misure lacrime e sangue sarebbe stata tutt’altro che vincente!

    (3) http://tinyurl.com/nm5kvko.

    (4) “EU welcomes Tsipras victory, says no ‘time to lose’ on reforms”, E Kathimerini, 21/9/2015.

    (5) E Avgi, 21/9/2015.

    (6) La Repubblica, 21/9/2015. Ancora più esplicito è Il Sole 24 Ore, 24/9/2015, con l’articolo “Grecia, è proprio un altro Tsipras. I tassi dei bond scendono sotto l’8%”.

    (7) “Cinque lezioni dal successo inatteso di Tsipras”, Il Sole 24 Ore, 22/9/2015.

    (8) La residenza del capo del governo greco.

    (9) “Eurozone’s enforcer ready to keep Greece’s new leader in line”, The Guardian, 18/9/2015.

    (10) Secondo il Memorandum, infatti, il governo greco dovrà “consultarsi e accordarsi con le istituzioni europee su tutti i disegni di legge nelle aree sensibili, con il giusto anticipo prima che queste vengano sottoposte all’attenzione pubblica o al Parlamento”.

    (11) “A Dutchman ‘in control’ of the Greek government”, in http://tinyurl.com/py5avu3.

    (12) “Tsipras victory fails to allay doubts on Greece bailout reforms”, Financial Times, 21/9/2015.

    (13) “Si riparte da banche e privatizzazioni”, Il Sole 24 Ore, 22/9/2015.

    (14) Così Il Sole 24 Ore nell’articolo citato nella nota precedente; mentre persino il quotidiano tedesco Der Spiegel non si è fatto scrupolo di definirlo “un catalogo di crudeltà”.

    (15) E nel caso di ingressi fiscali superiori alle aspettative, il 30% delle maggiori somme incassate dovrà essere posto a riserva per il rimborso del debito.

    (16) Il che significa essere alla completa mercé della Troika.

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