Un mondo “lavatrice”: Alessia

Scritto da , 26 marzo 2018
image_pdfimage_print

Intensa l’opera “Oblò” di Giuseppe Stellato, rappresentata sul palcoscenico di Santa Apollonia, ospite del cartellone “Out of Bounds”

Di ARISTIDE FIORE

Con “Oblò”, ideato e diretto da Giuseppe Stellato della compagnia stabilemobile Antonio Latella, la rassegna “Out of bounds” firmata da Licia Amarante e Antonella Valitutti ha sondato un punto di incontro tra il teatro e altre forme di espressione. Martedì scorso, il palco dello spazio Santa Apollonia a Salerno era tutto per “Alessia”, una lavatrice. L’effetto alienante della rotazione dei panni nel cestello catturava lo sguardo del pubblico e ne avrebbe forse monopolizzato l’attenzione, senza la contemporanea azione di Domenico Riso in veste di performer, il quale accompagnava l’azione della macchina dipingendo una banda rossa su un lungo pannello di plexiglass: un simbolico schermo, nella doppia accezione di veicolo di immagini, che rende partecipi di eventi lontani, e di barriera rassicurante, che separa da essi. La banda rossa che si allunga è una chiara allusione all’interfaccia grafica di Youtube, la piattaforma ormai entrata nell’uso comune. Dai tanti filmati tragici, che portano quotidianamente immagini e suoni da zone di guerra, è stata tratta infatti la traccia sonora che si sovrapponeva e si intrecciava al suono captato dai microfoni collocati di fronte e dentro la macchina, opportunamente manipolato attimo per attimo da Franco Visioli. L’esito di tale interazione sonora è ogni volta diverso innanzitutto perché influenzato dalle caratteristiche dell’ambiente nel quale viene captato e dalla reciproca interazione con la traccia audio emessa dagli altoparlanti. Il gioco di un folto gruppo di bambini è interrotto da spari e esplosioni. Poi si sentono rumori di automezzi, sirene, lamenti, grida, un respiro affannoso e infine quello di un natante in navigazione. Corroborato dall’uso sapiente delle luci di Simone De Angelis, l’insieme di stimoli uditivi, inizialmente caratterizzato dalle reciproche interferenze, finisce col conferire una drammaticità sempre maggiore allo scenario sonoro, riuscendo perfino a compensare l’assenza di immagini, che culmina nello squotimento finale della centrifuga, un momento di grande intensità emotiva che segna la fine dell’azione della macchina, suscitando un comprensibile effetto liberatorio su almeno una parte del pubblico. L’accostamento tra la lavatrice e i nuovi media, che a prima vista potrebbe sembrare motivato dalla ricerca di un effetto straniante di matrice surrealista, è in realtà la rappresentazione del distacco con il quale spesso si vive la fruizione di contenuti di per sé dotati di forte impatto emotivo, ma al tempo stesso neutralizzati in qualche modo dalla modalità di quella fruizione, ovvero dall’opportunità di assistere agli accadimenti documentati avendo l’illusione autoassolutoria di parteciparvi, paragonabile a un lavaggio della coscienza, e conservando tuttavia la possibilità di allontanarsene nettamente in qualunque momento, con un semplice click. Si tratta quindi di una riflessione sull’esperienza soggettiva dell’utente dell’informazione multimediale. L’evidente analogia tra lo schermo del pc e l’oblò della lavatrice permette di operare una sostituzione tra elettrodomestici dall’effetto quasi caricaturale e tuttavia rivelatore di una falla, che può essere colmata solo dal grado di consapevolezza dello spettatore, al quale spetta la scelta tra la pura soddisfazione di una curiosità morbosa e la rielaborazione costruttiva dei contenuti che gli vengono proposti. L’azione prevede infatti un’ultima parte. Il performer oltrepassa la barriera e sale sul palco. Tira fuori dalla lavatrice degli indumenti bagnati. Strizza una maglietta e ne vien fuori un liquido rosso, che potrebbe servire a prolungare idealmente l’estensione della banda rossa: allude all’apporto che ognuno può dare approfondendo la propria conoscenza di ciò che viene mostrato, oltrepassando consapevolmente il limite dello schermo e rendendosi, per quanto possibile, davvero partecipe degli eventi che osserva. Il performer, e con lui lo spettatore, ormai è parte della scena e la contempla, completandola con le proprie nozioni a riguardo. Posa a terra il suo smartphone, che emette il rumore della risacca in riva al mare. La lavatrice ha restituito gli indumenti bagnati di un bambino: stesi sul pavimento-battigia ci sono una maglietta rossa e un paio di blue jeans. Tutto il mondo sa di chi si tratta.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->