Un documento inviato ai vertici di Banca d’Italia, a tutte le BCC ed al Parlamento per non snaturare il sistema BCC

Scritto da , 9 giugno 2016
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Non si ferma la battaglia intrapresa dalle BCC virtuose per affermare il principio dell’autonomia e del rispetto del sistema del Credito Cooperativo in Italia. Ben 15 BCC dal Veneto alla Sicilia, tra cui la BCC di Aquara di cui è direttore generale Antonio Marino, hanno sottoscritto un documento inviato ai vertici di Banca d’Italia, a tutte le BCC italiane ed al parlamento affinché la riforma non snaturi il sistema consolidato delle BCC e premi le banche virtuose. Sono BCC di Aquara (SA), BCC Monte Pruno (SA), BCC di Buonabitacolo (SA) , BCC di Civitanova (MC), BCC di Viterb, CRA Borgo S. Giacomo (BS), BCC di S. Marzano di Taranto, BCC di Pisa e Fornacette (PI), BCC Marcon – Venezia , BCC di Regalbuto (EN) , BCC di Mazzarino (CL), BCC di Monopoli (BA), BCC Credito Etneo Catania, BCC Castagneto Carducci (LI) e BCC di Messina: Banche virtuose che hanno chiuso il bilancio tutte con utili importanti. Ora si stanno raccogliendo tutti i bilanci. Al momento dodici lo hanno già trasmesso evidenziando un patrimonio di 674 milioni di euro ed un attivo di 8miliardi di euro. Mille dipendenti; 143 sportelli; 4.3miliardi di impieghi e 5,9 miliardi raccolta. banche virtuose con un utile superiore ai 30 milioni di euro e ct1 del 16.5%.

Ecco il testo integrale inviato a tutte le BCC , alla Banca d’Italia, ai membri del Parlamento.

Premesso che siamo tutti preoccupati dal fatto che, se questa riforma non viene bene sviluppata, ci porterà solo problemi del tipo: compressione dell’autonomia con perdita di creatività cooperativa; costi eccessivi del sistema cooperativo; perdita dell’immagine localistica delle BCC sul territorio; perdita di redditività delle singole aziende. Per evitare danni maggiori, che potrebbero compromettere la stabilità del sistema, noi chiediamo semplicemente che: vi sia un cambio di mentalità della classe dirigente, come ha chiesto di recente anche il Ministro Padoan, e che vi sia un “periodico ricambio degli amministratori”, cosa ben lontana da quello che si va prefigurando, in modo molto autoreferenziale; vi sia una concreta autonomia per le BCC che finora hanno fatto bene e NON hanno mostrato alcuna criticità, soprattutto nella governance e negli indici di rischio. Dovranno poter continuare a coniugare autonomia e responsabilità, come diceva don Luigi Sturzo; vi siano alla guida della capogruppo solo persone che provengano dalle BCC senza criticità altrimenti diamo un pessimo segnale ai mercati e alla logica della meritocrazia; la capogruppo deve rappresentare solo delle opportunità per tutti: per migliorare i bilanci, per avere più redditività ma non deve assolutamente essere, anche velatamente, una camicia di forza o un commissariamento per chi produce buoni risultati in termini di redditività e di basso rischio creditizio, altrimenti anziché progredire avremo il risultato opposto se solo andiamo a comprimere la libertà e la creatività delle persone. L’entusiasmo è il vero motore della crescita economica. I primi passi di questa riforma stanno purtroppo togliendo entusiasmo e certezze al mondo del credito cooperativo. Non vorremmo veder scomparire il credito cooperativo inteso come piccole repubbliche del credito disseminate sul territorio e amate dalla clientela, a tutto vantaggio di un credito stile industriale. Questo andrebbe al di là delle intenzioni del legislatore che ha sempre affermato che l’opera delle BCC è preziosa e tutte le dichiarazioni dei Partiti in Parlamento sono state positive sul credito cooperativo ed hanno auspicato la continuazione della nostra preziosa opera mutualistica al servizio delle comunità locali. Il documento si conclude con un appello. Al Parlamento affinché voglia tutelare il Credito Cooperativo contro una inesatta applicazione della filosofia della riforma che porti a trasformare le BCC in semplici sportelli al servizio della Capogruppo centrale. Alla Banca d’Italia affinché voglia dettare norme precise sulla composizione qualitativa degli Organi di governo delle BCC e soprattutto della capogruppo, affinché non si applichi il manuale Cencelli del credito cooperativo. Agli Amministratori delle BCC affinché prendano coscienza dello scippo che si sta perpetrando ai danni delle economie locali e del modello di business delle BCC da cooperative autonome a sportelli di una capogruppo. Alle BCC affinché prendano atto che da questa situazione – tipo Corea del Nord – si esce solo creando una seconda Capogruppo in grado di realizzare competitività ed efficienza nel rispetto della sana e prudente gestione. Il mercato si regge sulla concorrenza non sul monopolio. Chi dice il contrario è in malafede. Nè Banca d’Italia né il Ministro Padoan hanno mai parlato di gruppo unico. Noi firmatari di questo documento siamo disponibili ad aderire ad un secondo Gruppo Bancario Cooperativo.

“Proseguiremo la nostra battaglia fino alla fine – ha affermato il direttore generale della BCC di Aquara, Antonio Marino non cancelleremo la nostra storia, i nostri valori e soprattutto il nostro modo di fare banca verso i territori ed i cittadini. Il governo dovrà tenere conto di ciò che siamo e come operiamo. Noi non siamo in vendita”.

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