Un baraccone contro gli odiatori

Scritto da , 23 Maggio 2021
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di Olga Chieffi

Claudio Lardo è un uomo di teatro da ascoltare con l’acre sorriso dell’intelligenza, che si confonde con il divertimento puro e travolgente. Ieri, il contenitore virtuale “Palcoscenico Cronache” ha ospitato l’artista salernitano, che si è raccontato, ai followers del nostro format. Si è passato dall’evocazione della gavetta nei villaggi turistici, un lavoro faticoso, che gli ha permesso di compiere una pratica e infinita ricerca sociologica, al passaggio al palcoscenico del Cabaret e della Stand-up Comedy, dal cui registro è stata tratta una chicca quale “Storia di cultura e di corna”, un vero e proprio Pantheon, di personaggi, allestito con la soave ferocia dell’ironia che si dispongono, giocati e presentati sotto il segno della satira. Claudio Lardo, infatti, nei suoi siparietti live, ponendosi sulle tracce del nostro rider “scemo” e “nero”, dei Campanile e dei Flaiano, non esita ad adibire qualsiasi tecnica o modo d’approccio, racconto filato, divagazione assolutamente gratuita, costruzione di micromiti comici, witz, del motto. Ma Claudio Lardo non possiede solo il lato comico. Abbiamo ricordato, guarda caso proprio alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci, l’opera “Falcone e Borsellino, ovvero il muro dei martiri”, che chiuse la 69ª Stagione Lirica dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, frutto della collaborazione tra due autori siciliani, Antonio Fortunato, il compositore e Gaspare Miraglia, il librettista. A dar vita alle voci di Falcone e Borsellino, gli attori Edoardo Siravo e il nostro Claudio. “Interpretare un personaggio realmente esistito è sempre una sfida – ha detto – perché mette l’attore a confronto con l’originale. In questo caso, mi sembra di avere la sensazione di essere uno strumento per ridargli vita”. Un altro spettacolo di narrazione – del quale è interprete e coautore – è «Il pallone di pezza» nel quale si rievocava una strage di bambini compiuta a Buccino all’indomani della firma dell’armistizio, nel 1943. L’opera è basata sul libro Vite in gioco di Enzo Landolfi, in cui sono raccolti racconti dedicati a persone, avvenimenti, imprese, che esaltano lo sport come valore assoluto. L’opera si apre proprio con l’episodio di immotivata crudeltà che colpì Buccino, quando un aereo dell’Air Force aprì il fuoco su dei bambini impegnati nell’abituale partitella di pallone della controra. Diversi i progetti che vedranno Claudio Lardo in scena, dalla Fiction “Noi”, adattamento italiano della serie americana This is us diretto da Luca Ribuoli e ha come protagonisti Lino Guanciale e Aurora Ruffino, e ancora, la partecipazione ad un cortometraggio dedicato ad Antonio Guidi. In autunno Claudio sarà protagonista di una riduzione teatrale, realizzata da Andrea Carraro de’ Le relazioni pericolose, il celebre romanzo epistolare di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, e certamente, di una ripresa autunnale de’ “Il baraccone dell’Amore”, del quale ieri ci è stato donato un estratto. “Il Baraccone dell’amore”, scritto da Giampiero Moncada e Claudio Lardo. Una partitura a tre voci in cui Claudio si ritrova in trio con il flauto di Annamaria Conte e la chitarra di Francesco Langone, che si svolge in un baraccone, da cui quali novelli saltimbanchi escono fuori Neruda e Di Giacomo, Schubert e Giuliani, Jimenez, Brecht, Vincenzo Monti, in difesa dell’amore contro gli “odiatori” che stanno invadendo pian piano la società, con la voce umana usata come strumento, per incontrare e cercare l’amalgama intorno alla parola con le “voci” del flauto e della chitarra. Il lavoro più impegnativo, infatti, è stato proprio quello di selezionare le partiture giuste e di riadattarle successivamente, affinché testo e musica respirassero insieme, con le stesse emozioni e i medesimi colori, che ha portato Claudio Lardo anche a scrivere due brani originali, che lo hanno poi, convinto a tentare, con successo, la formazione al conservatorio per la composizione di colonne sonore per audiovisivi. Il baraccone, ci fa scoprire che l’indicibile, cui l’uomo sempre aspira, non si lascia dire nel dire umano, ma in esso si mostra, di un mostrarsi che spegne la voce e lascia un’ombra (una mancanza, un rado) nel linguaggio stesso, ombra che abbaglia chi si muove e intensamente cerca nel linguaggio, giungendo alla musica, che nasce e finisce nel silenzio. E nel dire le cose, nel dire il silenzio presente nei suoni delle cose, la parola nel suo domandare deve riaccendere la meraviglia . Meraviglia che non è solo incanto o superamento estatico della ragione, ma è e continua ad essere riflessione: la riflessione del cogito che prova insieme l’angoscia del silenzio – ossia della morte – e la gioia della parola nel suono delle cose. Rivedi la puntata cliccando sul link: https://youtu.be/tRSvEKPl5Ok

 

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