Un aperitivo musicale con Klaus Broz

Scritto da , 20 maggio 2018
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Il violoncellista, in duo con Jole Barbarini, sarà ospite, questa mattina alle ore 11,30, nella Sala Pasolini del penultimo appuntamento di “AperiMozart”

 Di OLGA CHIEFFI

 Penultimo appuntamento, oggi, alle ore 11,30 nella cornice della Sala Pasolini, per la rassegna AperiMozart, firmata dal Presidente dell’Associazione Mozart Italia Enza Maria Ottoveggio e dalla giovanissima pianista Jole Barbarini, il cui incasso andrà in beneficenza, a sostegno di due associazioni volte a svolgere attività d’intrattenimento per i bambini ospiti dei reparti di oncologia pediatrica degli ospedali campani. Ribalta per il violoncellista Klaus Broz che farà duo con la stessa direttrice artistica della rassegna, la pianista Jole Barbarini. Il violoncellista di Rovereto ha scelto di iniziare il recital con la sonata opera 5 n°2 in Sol Minore di Ludwig van Beethoven. Quest’opera, presenta rispetto alla sorella in fa maggiore, caratteri di maggiore interesse. Anche in essa, naturalmente, permangono le ipoteche storiche della sudditanza del violoncello, non ancora completamente emancipato dal ricordo dell’antico ruolo di basso continuo, rispetto al pianoforte, vero dominatore della composizione perché veicolo principe delle istanze espressive, destinatario del maggior peso virtuosistico e colonna portante dell’intero discorso musicale. Ma è indubbio che, in questo secondo confronto con il duo violoncello-pianoforte, Beethoven prova di aver compiuto più di un passo avanti sul piano dell’integrazione cameristica, anzitutto, perché fra i due strumenti tende sempre più a instaurarsi un dialogo attivo, attribuendo maggiore importanza sia costruttivamente che espressivamente alle proposte del violoncello. I due strumenti collaborano con pari impegno nel raggiungimento d’una espressione unica più melodicamente fluida della Sonata precedente. L’ampio Adagio che introduce il primo tempo, scandito sul solenne incedere dei ritmi puntati e su brevi effusioni cantabili, è pagina di grande intensità espressiva e di un patetismo composto e severo. L’Allegro vero e proprio non tradisce il carattere annunciato dall’introduzione lenta, limitandosi ad alleggerirne l’intensità, e ampliandone semmai la gamma espressiva con la grazia di certe pieghe melodiche. Brillante, scorrevole, variato negli episodi, dal sapore agreste e gaio il Rondò è fra le pagine umoristiche più compiute del giovane Beethoven; è in piena coerenza con il clima del primo movimento, pur orientandosi in diversa direzione, con i larghi spazi dedicati alle sortite virtuosistiche sia del pianoforte che del violoncello, cui si propongono, almeno qui, non lievi difficoltà tecniche, e con l’adozione di un andamento decisamente brillante, con una manierata eleganza quasi popolaresca. Seguirà una trascrizione di Kol Nidrei di Max Bruch, una composizione per violoncello e orchestra datata 1881 scaturita nell’ambito delle ricerche sul canto tradizionale centro-europeo. Kol Nidrei è formata da una serie di variazioni su due antiche melodie ebraiche risalenti al VII – VIII secolo. Yom Kippur, il giorno ebraico della penitenza, ha inizio con la recita del Kol Nidre, che in aramaico significa “tutte le promesse”; spesso questa melodia è stata utilizzata dai compositori come tema per brani vocali con accompagnamento. Bruch, scrivendo questo Adagio per violoncello e orchestra, assegna al solista il compito di rappresentare la voce rapsodica del rabbino che intona il canto nella sinagoga, utilizzando come motivo principale il tema Kol Nidre; peraltro la melodia mantiene il suo carattere originario soltanto all’inizio, poiché, affiancata da un secondo motivo parimenti antico, con una serie di variazioni si trasforma in uno splendido concerto per violoncello. Finale affidato al Fantasiestucke op.73 composti da Robert Schumann nel 1849. I Fantasiestücke sono pensati come un unico, ininterrotto discorso musicale, condotto sul filo di un Lied suggerito dalla voce del violoncello e del pianoforte; i movimenti in realtà sono tre, concepiti come una progressiva accelerazione, a partire dal tono elegiaco delle battute del primo movimento, continuando nello Scherzo del secondo, fino al gioco di variazioni brillantemente innescate dall’ultimo movimento. In quest’opera, l’arte di Schumann si eleva e sublima in un fuoco sacro dell’anima, nei tre pezzi in successione, il successivo sempre più veloce del precedente, in un crescendo continuo di tensioni e di conflitti, non solo musicali. Nel corso del matinée verrà consegnato il Golden Mozart Award, seguito da un aperitivo offerto dagli eccellenti barman dell’ Istituto Alberghiero Roberto Virtuoso di Salerno.

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1 Commento

  1. Enza Maria Ottoveggio

    20 maggio 2018 at 16:05

    Grazie Olga Chieffi per la tua bella recensione! Ti aspettiamo Domenica prossima col jazzista Chris Jarrett ad AperiMozart Sala Pasolini ore 11:30

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