Un anno che pare sognato

Scritto da , 30 Agosto 2021
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Teatri in blu ha affidato la sua terza serata  al cantautore Pacifico  in scena in piazzetta Grotta alle ore 21.00 in duo con il violista Antonio Leofreddi

 

Di Olga Chieffi

Tutto pronto, a Cetara, per il terzo appuntamento con Teatri in Blu, il festival di teatro e musica ideato e diretto da Vincenzo Albano, giunto quest’anno alla sua quinta edizione. Stasera sarà protagonista il cantautore Pacifico (piano, chitarra, voce), in scena in piazzetta Grotta alle ore 21.00  con il live Un anno che pare sognato, in duo con la voce umana della viola di Antonio Leofreddi. Luigi De Crescenzo è un cantautore e un autore (la sua firma è su brani di Celentano, Vanoni, Ayane, Zucchero e molti altri). E’ uno che sa maneggiare le parole. Gino De Crescenzo è un uomo pacifico, ma nel senso proprio dell’Oceano, a cui ha dato il nome Magellano. Pacifico in quanto agitato da bufere interiori apparentemente insanabili (“Acqua , fuoco, onde cento metri,/ vento di burrasca che fa tremare i vetri e che mi batte”). Non fosse, poi, che tale “pacificità” diviene una vera e propria cifra stilistica e poetica per l’artista Pacifico. Per dirla, fuor di metafora: quella che ci canta magistralmente il cantautore milanese è un’eterna e unica canzone fin dal suo primo album. Una canzone dall’andatura calma (appunto) e quasi sommessa, che racconta, spesso, un tormento interiore. Se fosse letteratura, ci muoveremo probabilmente nel campo dell’antimodernismo. Pacifico ha una capacità davvero unica di muoversi su diversi fronti, dalla realtà quotidiana del piccolo gesto minimalista, della piccola storia vissuta, sul fronte di certo lirismo interiore, per descrivere ciò che avviene dentro. Dentro di lui e naturalmente di noi, ovvero la conoscenza del coacervo umano,  le grandi canzoni d’amore. Si avverte da una parte un ripiegarsi verso un passato che non può tornare dall’altro la visione di un futuro tanto incerto, quanto umanamente affascinante e fonte di ulteriori paure,  il tutto reso efficacemente attraverso le sue intenzioni a livello linguistico. “Farò qualche concerto questa estate – spiega il cantautore – Sarò da solo in scena, solo per modo di dire. A fianco a me avrò la viola colta ed esploratrice di Antonio Leofreddi. Sparpagliate sul palco un paio di chitarre, un pianoforte. Naturalmente la canzoni e anche le chiacchiere. Porterò il quaderno spiegazzato su cui ho appuntato pensieri e moccoli, in questa annata che pare un sogno collettivo e faticoso. La musica, costretta in una stanza, finalmente torna in giardino, in terrazza. Sarà completa con il rumore di chi verrà, il trascinamento dei sandali sulla ghiaia per arrivare alle sedie, gli applausi, i colpi di tosse, gli schiaffi sulla pelle per allontanare le zanzare”.

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