Tringali e il flop della Fondazione Menna

Scritto da , 17 novembre 2018
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di Michelangelo Russo

Colgo l’occasione per chiedere a Tringali la restituzione, posto che
sono d’accordo con Rinaldi per quanto concerne la prescrizione, di 70
euro che ho pagato in primavera chome amico della Fondazione Menna,
sia per l’inaugurazione della sla che per il dibattito non ho ricevuto
nemmeno un invito che però so essere stato spedito personalmente a
molte altre persone.
All’ inaugurazione sono comunque andato e all’ incontro di ieri
probabilmente non avrei comunque partecipato. Non entro nel merito del
dibattito ma non mi interessano questi dibattiti di carattere
generale. Tringali è stato messo a capo della fondazione Menna per
valorizzare lo studio e la diffusione esclusivamente dell’arte,
secondo lo Statuto e lo spirito della Fondazione stessa. Nella visione
di Filiberto Menna e la funzione dell’arte sia classica che
d’avanguardia era di coinvolgimento, della fonte sensibile dei
cittadini e soprattutto dei giovani alla visione utopistica della
realtà come affinamento delle emozioni e del miglioramento della
qualità della vita sociale. Temo che l’esordio salottiero che c’è
stato sia esattamente il contrario dello spirito antagonista e
libertario che è la linfa dell’arte, materia che mi pare del tutto
assente per il momento nella vita pur stentata della fondazione Menna.
Tanto vale concedere la sala per i matrimoni e le comunioni, che
probabilmente hanno qualcosa di più artistico e di dibattiti
interessanti ma stantii, e per nulla capaci di coinvolgere la
cittadinanza.
Ho saputo che al dibattito l’età media era di circa sessant’anni, e
devo dire che c’è stato un ringiovanimento dei presenti rispetto all’
inaugurazione dove l’età media era di qualche anno in più. E non è
colpa dei giovani che si assentano dalle iniziative culturali. E’colpa
di chi è incapace di coinvolgerle. Sui muri della piazza principale di
Bologna, città abitata da oltre centomila giovani studenti
universitari, campeggia una scritta che è la seguente: “VI PUNIREMO
CON LA NOSTRA FUGA”.
Di questo passo prima o poi sui muri di Salerno apparirà una scritta
simile, a spiegazione di un fenomeno che già risulta evidente.
I giovani scappano! Una massa enorme di giovani intellettuali è
scappata via dalla città, senza lavoro e senza speranza, mentre i
vecchi ingrassano e i potenti, servi di un monolitico blocco di
potere, sono incapaci di creare opportunità perché nemmeno gli
interessa. Nella desertificazione della gioventù migliore sta il
fallimento non solo della politica ma di tutta la vecchia generazione
a cui devo dire purtroppo che il presidente Tringali rischia di
accodarsi con la scelta di dare voce a una vecchia generazione che non
si è interrogata e non lo farà sulle proprie responsabilità. Tringali
rischia di dare anziché una valvola di sfogo che il potenziamento
dell’arte, un salotto di conversazione ad una borghesia che cerca
comode poltrone per i suoi riti sociali. Questa è la grande delusione
rispetto alle straordinarie promesse fatte da Tringali all’atto dell’
insediamento. E’ stato bravo a piantare l’albero dei giusti ma ha
anche seminato l’erba voglio di desideri impossibili. Finquando non si
distaccherà dagli schemi modesti della borghesia di convenienza, e da
vecchio magistrato quale è,  non avrà la pietà verso le umili
generazioni dei giovani che non hanno voce, suggellerà la conduzione
della fondazione con il marchio del fallimento della missione che si
era data con grande enfasi appena un anno fa.
P.S. L’ indirizzo per inviarmi i 70 euro il dottor Tringali lo conosce!

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