Traffico di rifiuti tra Salerno e l’Africa: arrestati 3 imprenditori

Scritto da , 13 febbraio 2018

di Pina Ferro

Il porto di Salerno sarebbe stata la base logistica del traffico internazionale di rifiuti scoperto dai carabinieri del Comando Forestale di Bari. Dallo scalo salernitano partivano pezzi di veicoli fuori uso senza essere sottoposti a nessun trattamento.di bonifica o messa in sicurezza. Tre le persone che sono finite in manette, si tratta di altrettanti imprenditori. Quattro le aziende di trasporto a cui sono stati posti i sigilli. Arresti e sequestri, effettuati con il supporto dei militari dei vari comandi territoriali delle città interessate, sono stati posti in esseere in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia. Le manette sono scattate con l’accusa di gestione illecita e traffico transfrontaliero di rifiuti, falso e favoreggiamento, ai polsi degli imprenditori Domenico Cassetta di Andria, Domenico Montaruli di Ruvo di Puglia e l’egiziano Deyab Ashraf. Sette le persone denunciate a piede libero per i reati di traffico illegale organizzato internazionale di rifiuti pericolosi condotto tra Italia, Egitto, Iran e Libia. Si tratta di ingegneri ambientali che avrebbero aiutato le imprese coinvolte a predisporre documentazione falsa. Sequestrate quattro aziende situate a Palo del Colle, Ruvo di Puglia e Andria oltre a diverse decine di mezzi pesanti e a beni per un totale di oltre un milione e settecentomila euro.Secondo gli inquirenti gli indagati avrebbero esportato illegalmente circa 3.500 tonnellate di rifiuti pericolosi e non, tutti pezzi di auto fuori uso, per un valore accertato di profitti illeciti pari a oltre 1,7 milioni di euro. Stando alle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Renato Nitti, le persone finite nei guai avrebbero spedito per anni – almeno a partire dal 2014 – dai porti italiani di Bari, Genova e Salerno, ingenti quantitativi di veicoli fuori uso e parti di essi, rimorchi, serbatoi, motori, pneumatici, non preventivamente sottoposti a trattamenti, bonifiche e messa in sicurezza (nonostante falsi documenti lo attestassero), ma semplicemente tagliati (cannibalizzati). Così avrebbero risparmiato milioni di euro di spese di smaltimento dei rifiuti. Erano gli stessi indagati, nelle intercettazioni, a definirli «munnizz», consapevoli di commettere attività illecita tanto che, in una conversazione, uno di loro dice «uccidi il forestale». I rifiuti erano prevalentemente destinati in Iran, Libia, Egitto, Giordania, Afghanistan, Togo, Somalia, Iraq, Nigeria e atri Paese di Africa e Asia. L’attività di indagine è stata eseguita dai Forestali in collaborazione con il Servizio nazionale Antifrode dell’Agenzia delle Dogane. «La cattiva gestione dei rifiuti in Europa produce effetti duraturi sull’ambiente di Africa e Asia, dove interi territorio sono ormai discariche con la nostra immondizia» hanno detto gli inquirenti spiegando in conferenza stampa i dettagli dell’operazione, ribattezzata «Cannibal Cars».

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