Traffico di rifiuti, assolto l’imprenditore Vincenzo Calce

Scritto da , 29 Marzo 2013
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 Processo “Ultimo atto-Carosello” su traffico illecito di rifiuti e frodi fiscali: condannati solo sei imputati dei 27 iscritti. Il pm aveva chiesto complessivamente 230 anni di reclusione, ma la sesta sezione penale del tribunale di Napoli ha assolto 21 imputati e per gli altri pene ridotte. Tra i condannati  tre appartenenti all’Arma dei carabinieri. Tra gli assolti, invece,  l’imprenditore paganese Vincenzo Calce, riconosciuto innocente con formula piena, perchè i fatti lui addebitati non sussistono. L’inchiesta, curata dal pm Cristina Ribera e avviata nel 2002, nel 2006, aveva avuto il suo momento culminante con l’esecuzione di 14 ordinanze cautelari con arresti e sequestri di otto impianti per la gestione dei rifiuti. l’operazione fu condotta dai carabinieri del nucleo operativo  per la tutela ambientale e coinvolse quattro province della Campania.
Dopo 102 udienze e sette anni di processo, il tribunale di Napoli ha condannato: i fratelli Giovanni e Cuono Pellini a sei anni di reclusione, un terzo fratello Salvatore (50enne maresciallo dei carabinieri) a quattro anni di reclusione, un altro maresciallo dell’Arma Giuseppe Curcio (già comandante della stazione di Acerra) a quattro anni di reclusione e l’appuntato Vincenzo Addonisio a tre anni e sei mesi di reclusione, Giuseppe Bottone (detto Pino) a quattro e sei mesi di reclusione. Esclusa per i fratelli Pellini l’aggravante, solo loro contestata, del aver agito con fare camorristico o per favorire un clan.
Molti degli altri 21 imputati sono stati assolti o il loro reato è stato considerato prescritto.
Completamente insussistente l’accusa rivolta a Calce, ingiustamente accusato,  tanto che i giudici della sesta sezione penale del tribunale di Napoli lo hanno assolto con formula piena da tutti i reati ascrittigli perchè il fatto non sussite. Era stato lo stesso pm a chiedere l’assoluzione per l’imprenditore paganese. 102 udienze per sette anni di travaglio giudiziario per l’imprenditore di Pagani, prima di essersi riconosciuta la totale estraneità dell’ipotesi accusatoria. E’ la fine di un calvario giudiziario per Calce e la sua famiglia, coinvolto ingiustamente in una vicenda processuale.
L’indagine aveva sgominato un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di illecito di rifiuti per un gito di un milione di tonnellate e 27 molioni di euro di valore, con imputazioni anche di frode fiscale, disastro ambientale e falso ideologico. Al centro dell’inchiesta c’erano aziende collegate ai fratelli Pellini di Acerra,  noti imprenditori acerrani del settore dei rifiuti.
Secondo l’accusa della procura, i rifiuti tossici provenienti dal Nord Italia sarebbero stati scaricati nell’agro acerrano grazie all’intermediazione di diverse società di Bacoli, Giugliano, Qualiano ed Acerra. Proprio ad Acerra operava la ditta dei Pellini. In più ci sarebbe stato un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti che avrebbero consentito una ingente frode fiscale.

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