Tosca. Sussurri in platea: La fiera della superficialità

Scritto da , 29 Maggio 2019
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Abbiamo raccolto gli umori della platea dopo la prima e la replica, un’incursione salernitana di Daniel Oren che lo ha visto ospite anche all’Università

“Ho sempre amato la “Tosca” – ci dice la Prof.ssa Stella Ciampa, dopo la premiere – per la sua straordinaria capacità di coinvolgimento emotivo: la vicenda è inoltre attualissima, dato che le donne hanno spesso subito ricatti dai potenti e hanno dovuto affrontare da sole situazioni che non si augurerebbero al peggior nemico. Ero, dunque, estremamente ben disposta verso la riproposta al Teatro Verdi di un’opera che ha sempre qualcosa di nuovo da dirmi.  Considero però, a dir poco vergognoso l’allestimento di stasera. Perché ricorrere a trucchi da baraccone adatti agli analfabeti funzionali? Forse perché un regista non può fare a meno di lasciare il proprio segno, anche incorrendo nel ridicolo? Possibile che lo spettatore meriti di essere sottovalutato in questo modo?  Non dico che si debba avere nei confronti dell’autore un timore reverenziale, perché a quel punto non sarebbe possibile nessuna evoluzione scenica, ma esasperare un’atmosfera o il comportamento di un personaggio non può che sottrarre credibilità a quello a cui si sta assistendo. L’elemento musicale e scenografico dovrebbero fondersi in maniera coerente, in modo che il pubblico partecipi all’azione con ogni fibra. Se invece la dissonanza tra melodia e resa scenica è tanto stridente, è chiaro che si è persa una grande occasione, ma quel che è peggio è che è stata tradita l’essenza di un capolavoro”. Claudio Macrino è rimasto entusiasta del manto di stelle che ha caratterizzato la scena tra i merli di Castel Sant’Angelo. “Ero al terzo piano e mi sono ritrovato avvolto da queste lucine. Lucciole, stelle, ma è stato un modo di far partecipare anche il pubblico, di farlo entrare nella scena della celebre aria. Il tenore, però non ha convinto, nell’esecuzione, poiché forse è venuta meno l’eguaglianza di colore tra i suoni, mentre l’applauso certamente va a Tosca per la voce, che è risultata la migliore tra i diversi protagonisti dell’opera”. “Ho assistito all’opera ed ho accompagnato anche mio nipote alla lectio magistralis di Oren all’università – ha affermato la Sig.ra Citelli -, toccando con mano come tanto è cambiato da quando io andavo a scuola. La mia era la Scuola e l’educazione famigliare proprio del Maestro Oren, si studiava tanto, ci si divertiva parimenti con poco, si facevano le marachelle, ma si aveva rispetto dei luoghi, si era educati al silenzio. Noto ora una grande, inattesa, superficialità e quell’impressione che si voglia eternamente scherzare, alleggerire, essere “social”, con official page, selfie, per piacere ed essere simpatici a tutti. Quella di Daniel Oren non la si poteva definire una lectio magistralis. Su quale argomento? Su se stesso? E la Tosca è risultata uguale, una regia nulla, la preoccupazione di fare, comunque e di lasciare il segno, magari col “Quarto Stato di Pellizza da Volpedo”, massa che a Roma non ha mai acceso alcuna rivoluzione e il diavolo che illumina la lingua come un qualsivoglia carro del carnevale di Viareggio, sotto le stelle di una notte romana, uno sberleffo alla cultura e all’arte”.

Red.cult.

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