Tommasetti: «De Luca dovrà pagare il conto di questi cinque anni di nulla»

di Erika Noschese

«Qualcuno pagherà il conto di questi 5 anni di nulla dell’amministrazione De Luca». A parlare così Aurelio Tommasetti, ex rettore dell’Università di Salerno e recentemente nominato responsabile del dipartimento Università per la Lega che fa il punto della situazione sulle regionali 2020. La coalizione di centro destra ha scelto Stefano Caldoro come candidato alla presidenza di Palazzo Santa Lucia. Secondo lei, è il nome giusto per riportare il centro destra al governo di Palazzo Santa Lucia? «Sicuramente, è una persona che dal punto di vista umano e professionale ha dato prova delle proprie qualità; è una persona coerente, competente ed è il nostro candidato. Ha la fortuna di appoggiarsi su partiti seri, solidi e non su aggregazioni di lista in nome del presidente per cui credo che avrà tutto il supporto dei partiti, in questa direzione e ce la giochiamo. Il tempo giocherà a nostro favore perché le promesse non verranno mantenute e poi c’è qualcuno che pagherà il conto di queste promesse non mantenute». Da dove bisognerebbe ripartire? «Dai temi, dai contenuti, dai programmi. Enzo De Luca non risponde a domande sulla sanità, sul perché in Campania, mediamente, si vive due anni di meno rispetto alle altre regioni; perché ci sono ancora 140mila campani che, ogni anno, vanno a curarsi nelle famose regioni del nord; perché paghiamo 400 milioni l’anno di mobilità passiva; perché così tante chiusure degli ospedali e altri che non funzionano. Poi, sui rifiuti, i 5 milioni e 300 mila ecoballe che c’erano nel 2015 e ci sono oggi, nonostante i 500 milioni di Renzi; sui trasporti, perché la circumvesuviana è la peggiore d’Italia, secondo la classifica Legambiente, per quanto riguarda i trasporti; l’economia con i piani lavoro fasulli; su quelli che sono gli indicatori sui giovani disoccupati; il tema della scuola e la situazione in cui versano gli istituti scolastici. Noi partiremo da quelli che sono i temi, giocando rispetto ai 5 anni di nulla, per carità molto scherzosi, gioviali e cabarettistici ma qualcuno pagherà il conto di 5 anni di nulla dell’amministrazione De Luca». Post emergenza, il presidente uscente sembra aver riconquistato consensi. Oggi, si parla di “vittoria a mani basse”… «No, non credo. I campani sono troppo intelligenti per lasciarsi circuire da questi mezzi ed affermazioni estemporanee. Io credo invece che ci sarà il modo e il tempo per portare avanti con serietà la nostra campagna elettorale, nonostante le difficoltà che ci sono. Durante l’emergenza è naturale che ci si affida a quello che è il condottiero perché si ha paura, è accaduto anche con il governo Conte che, invece, probabilmente non arriverà al mese di settembre ed è accaduto a livello regionale con il governo De Luca ma è chiaro che, quando si torna alla normalità, il problema vero sono i dati dell’economia, le risposte non date sul turismo e sappiamo che oggi registriamo -70% rispetto agli accessi sulle spiagge in Campania; i risultati che non arrivano sull’agricoltura, elemento trainante e non abbiamo un assessore all’agricoltura. Ecco, tutte queste risposte non date riporteranno sulla terra De Luca che non potrà sfuggire al confronto sempre perché ormai da tre mesi mette la mascherina e non fa più conferenze stampa. Alla fine, dovrà rispondere sui temi come invece ha fatto Stefano Caldoro che ha risposto su tutto, come accade in democrazia. Dovrà rispondere anche dei problemi giudiziari che si profilano all’orizzonte per la sua coalizione e, ovviamente, scelte oggetto di inchieste giornalistiche che stanno portando avanti quelle giudiziarie e che, alla fine, lo porteranno a quelle che sono le sue responsabilità». Uno dei cavalli di battaglia della Lega è stato quello relativo alle candidature. Salvini ha chiesto liste pulite, provando ad impedire la candidatura di Cesaro che ha poi scelto di fare un passo indietro. Tra l’altro, anche il Movimento 5 Stelle ha presentato il patto “liste pulite”. Quel patto, secondo lei, andrebbe firmato? «La Lega ha fatto della legalità la sua battaglia e vedremo la qualità quando presenteremo le nostre candidature, passate al vaglio di ogni possibile valutazione sia giudiziaria sia politica perché poi esiste una dimensione di opportunità politica rispetto alle scelte. Questa, per noi, resta la battaglia e non è contro una persona ma per l’affermazione di un nostro principio che non è negoziabile; noi abbiamo dimostrato con i fatti di essere persone ragionevoli, dando il via libera alla candidatura di Caldoro in Campania piuttosto che di Fitto in Puglia perché riteniamo quello della coalizione un valore superiore ma su alcuni principi non c’è, secondo me, spazio per le negoziazione e quella delle liste pulite resta una nostra priorità. Sul discorso della Ciarambino e dei 5 Stelle io faccio un ragionamento molto semplice: questa è la nostra linea e noi alzeremo l’asticella il più possibile e, nel mio piccolo e nel mio ruolo, seguirò questa linea. chiaramente, non sottoscriviamo un patto scritto dai 5 Stelle anche perché non ha nessun senso, visto che è quello che proponiamo noi. Che lo propongano loro e se lo firmino anche perché quello che scrivono i 5 Stelle, visto quanto accaduto anche durante la produzione del governo Conte: tutto è un po’ confuso e contraddittorio. Meglio le nostre regole, portano risultati più precisi». Crede che la Ciarambino possa essere il nome giusto per il Movimento 5 Stelle? «Io rispetto tutte le candidature anche perché la Ciarambino ha fatto il suo percorso fino ad oggi in consiglio regionale. Io ho stima degli elettori dei 5 Stelle perché alcune delle loro istanze le condivido ma chiaramente tutto dipende da chi le interpreta. Auguro buona fortuna alla Ciarambino ma non credo posso risultare vincitrice in questa competizione. Vincerà Caldoro, almeno è ciò che mi auguro ma ovviamente è una proposta politica che ha una sua coerenza e io credo che in Campania abbiamo bisogno di qualcosa in più: maggiore coerenza, maggiore concretezza; maggior rapporto con il territorio, riscoperta dei valori identitari che servono per andare avanti nella nostra regione ma soprattutto di competenze». Nei giorni scorsi, il sindaco di Roscigno Pino Palmieri ha lasciato la Lega mentre oggi (ieri per chi legge ndr) ha detto addio al partito anche il coordinatore di sala Consilina. Cosa sta accadendo, secondo lei all’interno del partito? «Non sta accadendo niente, assolutamente. E’ un partito che ha una dimensione nazionale e ci sono persone che fanno scelte diverse, preferiscono percorsi diversi. C’è anche un po’ di fibrillazione elettorale, di posizionamento rispetto alle prossime regionali ma, francamente, mi sembra sia nella natura delle cose. Il vero mondo leghista che stiamo strutturando in Campania è quello che resisterà nel tempo e che rappresenterà l’ossatura della nostra classe dirigente, nel tempo ma se qualcuno fa scelte diverse non abbiamo nulla da recriminare. Noi rispettiamo le scelte degli altri, le cose le diciamo in maniera diretta senza affidarci ai social o ai comunicati ma capita che, con qualche nuovo ingresso, c’è qualcuno che non condivide. Bisogna tener presente che le regionali sono un momento importantissimo perché si parla del nostro futuro, per i prossimi 5 anni e saranno 5 anni di lacrime e sangue ed è normale che qualcuno aderisca a scelte differenti». Recentemente, è stato nominato responsabile del dipartimento Università. Su cosa intende lavorare? «Si riparte, come fatto durante gli anni da rettore, con la concretezza, ascoltando quelli che sono gli studenti, le esigenze, quello che serve alle università per rafforzarsi e alle imprese. Non il comportamento del ministro Manfredi che si sta nascondendo, rispetto ai problemi del sistema universitario che è fermo, le università sono chiuse; si può fare di tutto ma non andare all’università e, ad oggi, non ci sono regole chiare e precise ma i rettori sono soli nelle loro decisioni. Questa è una cosa gravissima, il crollo delle immatricolazioni è un rischio certo, non lo possiamo arginare attraverso la promessa di attività didattica a distanza o di esami a distanza. Bisognerebbe capire che perdere tanti immatricolati significa portare il sistema universitario a 20 anni indietro ed è una responsabilità politica gravissima che il ministro si sta assumendo, decidendo di non decidere. Questo, per noi, è una cosa sulla quale vigileremo e tutti i giorni ricorderò al ministro di prendersi le sue responsabilità e riaprire le università». L’ipotesi Dante Santoro candidato con la Lega ha creato non poche polemiche. Lei è favorevole? «Dante Santoro non è stato ufficializzato nella Lega e non sono state presentate le liste. Aspettiamo, vediamo se ci sarà o meno questa comunicazione ufficiale e sarà lui, con il coordinatore provinciale, a spiegare le ragioni di questa possibile scelta. Penso che per la prima volta la Lega avrà una rappresentanza in consiglio regionale, indipendentemente dai soggetti e potrà emergere la qualità della nostra proposta politica». Ci sono tanti esponenti della Lega che, invece, vorrebbero lei candidato alle regionali… «Sono lusingato, sono una risorsa a disposizione del partito. Mi sono candidato alle europee, non ho tirato indietro la gamba. Per me è molto gratificante il ruolo nazionale ma qualunque sarà la scelta del partito io ci sarò».