Terremoto in Albania, docente Unisa: «Rafforzare relazioni tra lo Stato e Ue»

Scritto da , 4 Dicembre 2019
image_pdfimage_print

di Giovanna Naddeo

Sospensione delle attività accademiche e chiusura degli uffici giudiziari ancora per qualche giorno, mentre le scosse di assestamento continuano a far tremare la terra. Riprende, dunque, lentamente la quotidianità albanese dopo il violento fenomeno sismico dello scorso 26 novembre. Ancora migliaia gli sfollati in attesa di una sistemazione temporanea o di seppellire coloro che non ce l’hanno fatta, eppure da più parti si levano ringraziamenti ai soccorritori europei per quell’abbraccio solidale nelle ore più buie della storia albanese. «Sono rientrata in Italia da Tirana lo scorso 16 novembre, esattamente dieci giorni prima del terremoto» – racconta Teresa Russo, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche Unisa, titolare delle cattedre di “Organizzazione internazionale” e “Diritto dell’Unione Europea e delle migrazioni”, da anni promotrice del dialogo tra l’Ateneo salernitano e l’Università albanese di Vlore. «Colleghi e amici albanesi, fortunatamente, stanno bene. Il popolo albanese» continua Russo «ripone grande speranza nell’ingresso nell’Unione Europea. Il rifiuto da parte di alcuni Stati rappresenterebbe un “errore storico”, come ha affermato anche il nostro Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Dopo quasi vent’anni dall’Agenda di Tessalonica, non stati fatti passi avanti significativi». Rimandi su rimandi, da ultimo il Consiglio europeo dello scorso 18 ottobre 2019 ha deciso di tornare sulla questione dell’allargamento prima del vertice UeBalcani occidentali, in programma a Zagabria a maggio 2020. «C’è instabilità all’interno del Paese, diviso ormai in tre fasce generazionali sempre più distanti tra loro» – specifica Russo. «Da un lato, la fascia conservatrice dei propri usi e costumi; dall’altro, i professionisti che si sono formati nei nostri Atenei e che parlano fluentemente l’italiano; dall’altro ancora i giovanissimi, l’ultima generazione, proiettata già verso l’Europa e gli Stati Uniti e che predilige l’utilizzo dell’inglese». Tre generazioni lontane per età, lingua, costume. «Non mancano coloro che tornano a casa per rispetto delle proprie radici, seppur con grandi difficoltà nell’inserimento nel tessuto socioeconomico del Paese». Eppure, l’adesione dell’Albania all’Ue gioverebbe ad entrambi i contraenti. «L’abbraccio solidale di questi giorni eccezionali deve fungere da mediatico per rafforzare le relazioni tra Ue e Albania». In cantiere, il lancio del programma del modulo Jean Monnet “EU-Western balkans cooperation on justice and home affairs” nell’ambito del programma Erasmus+ per il triennio 2019-2022. Ai partecipanti la possibilità di prender parte (gratuitamente) a un corso triennale di specializzazione sulla cooperazione in materia di giustizia e affari interni con i Balcani occidentali in vista della loro prossima adesione all’Unione. L’offerta formativa del Modulo, rivolta agli studenti universitari (italiani e stranieri), ai laureati, ai dottori e dottorandi di ricerca ed a tutti gli stakeholders che operano nell’ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia, costituirà, inoltre, un’opportunità unica di formazione e orientamento sul futuro dell’Unione europea per gli studenti e professori albanesi che già beneficiano della mobilità Erasmus nell’ambito dell’International Credit Mobility (Icm) presso l’Ateneo Salernitano. Le attività formative saranno, altresì, affiancate da attività di ricerca e iniziative socio-culturali organizzate con il coinvolgimento attivo anche degli stakeholders albanesi e degli altri paesi dei Balcani occidentali.

Consiglia

Lascia un commento

Puoi eseguire il login con Facebook

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per completare inserire risultato e prosegui * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->