Tariffe idriche alle stelle, il Tar boccia i sindaci pro-acqua

Scritto da , 27 ottobre 2018
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di Red. Cro.

Nuovo scacco matto all’acqua pubblica, stop del Tar di Milano. Le tariffe per la gestione dell’ambito territoriale ottimale Sarnese Vesuviano dal 2012 al 2015 creano ancora querelle giudiziarie e l’amministrazione comunale di Angri insiste ancora, dopo il rigetto del ricorso proposto davanti al TAR Lombardia. L’autorità Arera aveva infatti in quegli anni approvato le tariffe idriche per il distretto Sarnese Vesuviano. Queste tariffe però secondo il comune di Angri che fa parte della rete dei sindaci per l’acqua pubblica dell’ato 3 Campania, erano in apparente violazione con l’articolo 21 della legge regionale Campana 15 del 2015. Il Tar Lombardia ha rigettato questo ricorso deducendo sul che l’Autorità avrebbe operato sulla base delle informazioni in suo possesso per stabilire le tariffe dei singoli comuni. Inoltre i giudici del Tar hanno anche sostenuto la formulazione delle tariffe come corretta e “l’unica possibile”. E’ per questo motivo che il ricorso dell’Ente è stato respinto. Il comune di Angri però appartiene alla rete dei sindaci dell’acqua pubblica e sostiene, ancora oggi, che l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di affidare il servizio idrico integrato ad un’azienda di diritto pubblico in modo tale da superare la gestione attuale che non risulterebbe – a loro avviso soddisfacente. Ecco perchè il comune ha deciso di non arrendersi e quindi ha affidato all’avvocato Francesco Miani la richiesta di effettuare un nuovo Appello legale. Secondo l’avvocato incaricato, infatti non sarebbero stati presi in considerazione gli effetti della legge regionale sul procedimento di approvazione della tariffa e quindi sulla competenza dell’ente idrico Campano. Inoltre non è stata presa neanche in considerazione l’inutilizzabilità dei dati contenuti in delibere inefficaci che hanno ritenuto legittimo l’operato dell’Autorità in merito allo stato delle informazioni in possesso per stabilire le tariffe idriche. Quindi si è deciso di proseguire per vie giudiziarie. L’ente vuole tutelare gli interessi dei cittadini utenti a non corrispondere tariffe superiori a quanto dovuto. Sarebbero – secondo l’ente – tariffe che superano la qualità del servizio e quindi si è determinata l’opportunità di ricorrere in Appello contro la sentenza del Tar Lombardia. Per un incarico di circa mille e 500 euro, adesso il comune resisterà nelle sedi opportune, davanti al Consiglio di Stato, per far velere questo diritto. Quella dell’acqua pubblica è una battaglia che il comune di Angri, così come anche altri comuni dell’ambito Sarnese-Vesuviano, sta portando avanti da diverso tempo e che vuole continuare a promuovere in modo tale da stabilire un principio che possa risultare utile per eliminare, una volta e per tutte, questa gestione molto discussa, di un bene prezioso come l’acqua.

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