Security e monopolio ordinanza annullata Cortiglia accusa tutti: chiede di collaborare

di Pina Ferro

Monopolio della sicurezza nei locali della movida: il tribunale del Riesame annulla l’ordinanza per i buttafuori arrestati nelle scorse settimane. La decisione è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri. A ricorrere al Riesame erano stati i legali degli indagati colpiti dall’ordinanza di custodia. Nello specifico i giudici hanno dichiarato l’inammissibilità per Vincenzo Cortiglia, già scarcerato qualche tempo fa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno. Disposti, invece, gli arresti domiciliari per Walter Castagna (detenuto in carcere) il quale ora risponde solo della detemzione di arma. Annullata per tutti gli indagati l’accusa di illecita concorrenza. Oltre a Castagna e Cortiglia che finirono in carcere, l’ordinanza di custodia cautelare fu notificata anche a: Salvatore Lo Bosco, Salvatore Fedele, l’agente di polizia penitenziaria, in servizio presso il carcere di Secondigliano, Massimiliano D’Ambrosio Secondo l’impianto accusatorio il gruppo aveva conquistato il monopolio della security nei locali della movida. Secondo quanto sarebbe emerso dalla indagini portate avanti dalla Procura di Salerno, pare che il gruppo non si creassero troppi scrupoli e pur di difendere il monopolio del servizio che espletavano erano giunti fino a pianificare “l’eliminazione” di Nino Quaranta , titolare di un’altra agenzia di security. L’omicidio, non fu mai eseguito. Doveva essere Vincenzo Cortiglia ad uccidere Nino Quaranta, titolare di una palestra a Salerno in via Irno. A decretare l’omicidio sarebbe stato, per gli istato Castagna il quale aveva anche consegnato a Cortiglia una pistola calibro 7,65 con relativo munizionamento. Cortiglia in più occasioni si era recato nei pressi dei luoghi frequentati dal “bersaglio” ma quando lo aveva avuto di fronte non aveva avuto il coraggio di sparare. Successivamente la pistola fu restituita a Castagna. Successivamente, come riferisce lo stesso Cortiglia, Walter Castagna lo aveva continuato a contattare per organizzare estorsioni al fine di imporre ai gestori dei locali commerciali il servizio di sicurezza e proprio per questo motivo Quaranta andava eliminato i quanto costituiva un ostacolo alla sua volontà di dominare quel settore. Secondo alcune indiscrezioni, sembra che Cortiglia, nei giorni scorsi, abbia chiesto di parlare comn il magistrato titolare dell’inchiesta e con il giudice per le indagini preliminari che a suo tempo firmò le ordinanze di custodia cautelare. Secondo alcuni voci, al momento non confermate, sembrerebbe che l’indagato abbia puntato il dito contro Walter Castagna. Inoltre, sembra anche che lo stesso abbia chiesto al magistrato di iniziare un percorso di collaborazione.




Maltrattamenti alla convivente, torna in carcere Walter Castagna

di Pina Ferro

Non perdeva occasione per spintonare, maltrattare e generare uno stato di paura nei confronti dell’ex convivente. A mettere la parola fine all’incubo che stava vivendo la donna, originaria della Sardegna e da qualche tempo rifugiatasi ad Agropoli, sono stati i militari della locale compagnia, coordinati dal capitano Fabiola Garello, che hanno fatto scattare le manette ai polsi del 40enne, ex collaboratore di giusitizia, attualmente residente a Baronissi, Walter Castagna. L’uomo è stato assicurato alla giustuzia e rinchiuso nella casa circondariale di Vallo della Lucania, nella serata di venerdì. Nel dettaglio, Walter Castagna è stato sorpreso dai militari a bordo di una vettura con alla guida un amico, un 40enne di Pollica già noto alle forze dell’ordine, successivamente denunciato all’autorità giudiziaria per detenzione abusiva di armi. La donna, dopo aver subito per lungo tmpo i maltrattamenti di Castagna, è riuscita a ribellarsi e dopo essersi allontanata dall’abitazione del convivente, si è recata presso la stazione carabinieri di Agropoli per denunciare reiterati episodi di maltrattamenti in famiglia subiti nel corso della convivenza, segnalando, nel contempo, la presenza dell’ex convivente nei pressi della caserma unitamente ad un amico. Immediatamente, i carabinieri raccolta la denuncia si sono posti alla ricerca dei soggetti che sono stati rintracciati e trovati in possesso di diversi coltelli a serramanico, un tirapugni metallico e un bastone animato. Walter Castagna, espletate le formalità di rito, è stato ammanettato, mentre l’amico è stato deferito in stato di libertà. Walter Castagno nei panni di collaboratore di giustizia rivelò gli scenari delle nuove leve della criminalità salernitana, in particolare del clan Villacaro-D’Andrea a cui fu attribuito l’omicidio, nel febbraio del 2007, di Donato Stellato. A Vincenzo D’Andrea e Vincenzo Villacaro (detto Ciro) fu notificata anche un’ordinanza per l’omicidio, nell’agosto dello stesso anno, di Fabio Petrone, legatissimo Castagna, che secondo la Dda fu ucciso proprio perché si temeva che potesse seguire l’amico nella scelta collaborativa. Dopo la morte di Petrone anche Castagna fece marcia indietro, affermando tra l’altro di aver parlato sotto l’effetto di sostanze psicotrope, ma finì in carcere.




Omicidio Fabio Petrone: mai fine pena per Vincenzo Villacaro

di Pina Ferro

Lo uccisero per farlo tacere. I giudici della suprema Corte hanno confermato l’ergastolo e, la pena a trenta anni di reclusione per il mandante e l’esecutore dell’omicidio di Fabio Petrone. Non vi sarà mai fine pena per Vincenzo Villacaro, detto Ciro, mentre Vincenzo D’Andrea dovrà scontare 30 anni. I giudici della Cassazione hanno confermato la sentenza emessa dai colleghi della Corte di appello di Salerno. Nel collegio difensivo tra gli altri gli avvocati Massimo ed Emiliano Torre. Vincenzo D’Andrea insieme a Ciro Villacaro secondo l’accusa sarebbero il mandante (Villacaro) e l’esecutore materiale (D’andrea) dell’omicidio di Fabio Petrone avvenuto nel corso della notte tra l’11 e il 12 agosto 2007, all’uscita dello svincolo autostradale di Baronissi. Secondo le indagini della Direzione distrettuale antimafia, Petrone fu ucciso per chiudergli la bocca. Il clan Villacaro-D’Andrea temeva che rivelasse agli inquirenti inomi degli assassini di Donato Stellato, trucidato sei mesi prima dinanzi al Tribunale di Salerno. Per quell’agguato D’Andrea è già stato condannato a 30 anni, anche in quel caso in abbreviato. Era lui uno dei killer che affiancò nel traffico l’auto di Stellato, insieme a Ciro Villacaro che ha scelto il rito ordinario ed è stato condannato all’ergastolo. I due sono entrambi coinvolti anche nell’omicidio di Petrone. Sarebbe stato Villacaro, secondo le indagini, aordinare la morte dell’affiliato Petrone, irritato da qualche esternazione sull’omicidio Stellato e preoccupato della scelta fatta dall’amico Walter Castagna, che in quel periodo aveva iniziato a collaborare con la giustizia. D’Andrea raggiunse la vittima poco dopo lo svincolo autostradale di Baronissi. Sapeva che aveva lasciato da poco la casa di Villacaro, con cui aveva cenato, e sapeva che sarebbe arrivato in moto per raggiungere l’abitazione della sorella ad Antessano, dove si era trasferito proprio per il timore di essere ucciso.