Salerno, piazza Alario diventa un parco. Il comitato: «Ci hanno snobbati»

di Andrea Pellegrino

Ancora piazza Alario, ancora uno scontro tra amministrazione comunale e residenti della zona. Dopo il naufragato progetto del parcheggio interrato – che avrebbe dovuto nascere nel “ventre” della storica piazza che si trova oltre via Indipendenza -, ora è il nuovo “Parco Alario” a far discutere. Ieri mattina la presentazione del progetto presso la sede del Partito Democratico di via Manzo, perché – ha spiegato il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli – «abbiamo preso spunto da un’iniziativa del Pd che, in questa circostanza, ha svolto un vero e proprio servizio pubblico». In sostanza, il progetto di Parco Alario sostituirà quello del parco giochi per bambini la cui realizzazione era stata prevista alle spalle del teatro Verdi: un’area di gioco che non ha mai visto la luce a causa del diniego della Soprintendenza. IL NUOVO PARCO ALARIO. Un investimento da 140mila euro di fondi comunali per attrezzare un’area di 1405,90 metri quadrati, con un’area verde di 986,30 metri quadrati di cui 632, 70 con tessuto anti trauma. Inoltre è prevista una pavimentazione in gomma colata anti trauma per 394,40 metri quadrati. Sulla nuova area saranno installate 7 panchine, 11 giochi a molla, una struttura plurigioco a due torri, 3 altalene, 2 scivoli, 2 giostrine girevolie 2 dondoli a bilico. L’inizio dei lavori è previsto per il prossimo mese di luglio e l’amministrazione conta di poter mettere a disposizione della cittadinanza il nuovo parco giochi prima della fine dell’anno. «Abbiamo un sistema di parchi cittadini assolutamente interessante», ha sottolineato il sindaco Napoli, ricordando come in ognuno di essi «sia prevista un’area destinata ai bambini». «Siamo contenti – ha aggiunto, poi, l’assessore al Commercio, Dario Loffredodi regalare un parco a misura di bambino alla città e nei prossimi mesi andremo avanti con il recupero delle aree urbane». «Quella di Parco Alario è un’operazione – ha spiegato il segretario provinciale del Pd, Enzo Luciano – «mirata al recupero di una zona dedicata ai più piccoli al centro della città, dopo la rimozione del parco giochi che si trovava alle spalle del Jolly hotel molti anni fa». Per il deputato Piero De Luca, il «Pd cercherà sempre di pungolare e stimolare l’amministrazione comunale. Siamo una spina nel fianco propositiva di un’amministrazione già attenta alle esigenze del territorio. Salerno, per noi, non ha periferie». L’ESCLUSIONE DEL COMITATO. «I cittadini della zona mi hanno consegnato 41 firme per condividere con noi il progetto del nuovo parco»: queste le parole del sindaco Enzo Napoli in conferenza stampa. A quanto pare, però, tra quei residenti non c’erano i componenti del comitato civico “Salviamo piazza Alario” che, di fatto, hanno appreso della nuova iniziativa urbanistica solo a decisione assunta. Eppure, lo stesso comitato, solo due giorni prima, aveva inviato al comune una nota con la quale si chiedevano incontri atti proprio a condividere iniziative di questo tipo, volte a una riqualificazione di diverse zone della città, compresa quella di piazza Alario. Un progetto che – scrive il portavoce del comitato, Giuseppe Bojano – «non è mai stato condiviso con i liberi cittadini che hanno più volte manifestato in pubblico, con assemblee, iniziative e segnalazioni, di voler partecipare attivamente alla riqualificazione dei giardini e di tutta la zona occidentale della città. Siamo stupiti – scrive ancora Bojanoperché la nostra voce è rimasta inascoltata, nonostante l’impegno profuso dal nostro comitato per salvaguardare l’integrità della piazza, dopo averla restituita ai cittadini, evitando un intervento devastante. Rivendichiamo il dirittoad essere ricevuti e coinvolti quali legittimi rappresentanti della comunità del quartiere e portatori di una idea progetto condivisa da gran parte dei residenti. Ci opporremo pertanto a qualunque decisione unilaterale che escluda il nostro comitato dal confronto su questi temi». Ad appoggiare la battaglia di “Salviamo piazza Alario” è il consigliere comunale di Salerno di tutti, Gianpaolo Lambiase: «Il progetto viene annunciato alla stampa nella sede di un partito politico da un deputato, dal sindaco e da un assessore comunale, come se fosse “donazione” alla collettività da parte di un privato ricco imprenditore. Il sindaco e l’assessore hanno dimenticato il proprio ruolo, quello di rappresentanti dell’intera cittadinanza. Credo che l’iniziativa sia vicina al limite della correttezza istituzionale, se non al limite della legalità». Dello stesso pensiero anche il parlamentare di Forza Italia, Gigi Casciello. «Salerno non è del Pd e i salernitani lo hanno ribadito elettoralmente già un anno fa». «Dispiace che il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli sia sempre più prigioniero della famiglia De Luca»- sottolinea Casciello che parla di «grande confusione di ruoli visto che erano presenti anche il segretario provinciale Pd, Vincenzo Luciano che è pure capostaff del primo cittadino e il parlamentare Piero De Luca, figlio del governatore, eletto in provincia di Caserta dopo la bocciatura salernitana. Considerato che su piazza Alario da tempo ci sono istanze di cittadini e comitati, logica avrebbe voluto che la presentazione del progetto avvenisse in altro luogo, senza sottrarsi al confronto con la gente. Evidentemente non si è capito ancora che Salerno non è del Pd. Eppure i salernitani già un anno fa hanno dato la propria sentenza elettorale, bocciando il candidato Pd».




Fusandola, il torrente non poteva essere deviato «Rischio per i cittadini salernitani»

di Andrea Pellegrino

Tutti responsabili: dalla magistratura alla politica. Accuse durissime dall’avvocato Oreste Agosto del comitato No Crescent, commentando l’ultima inchiesta sulla deviazione del torrente Fusandola (con dodici indagati) a Santa Teresa. Dieci anni di battaglie – il primo ricorso al Tar è del 2009 – con nuovi sviluppi sulla costruzione del Crescent e dell’opera pubblica di piazza della Libertà. Costruzioni consentite grazie alla “deviazione del torrente Fusandola”. Il cuore dell’ultima inchiesta del pm Rinaldi è tutta qui: «Quel torrente non poteva essere deviato». «Lo diciamo da anni – spiega l’avvocato Agostoora c’è una perizia che accerta che quell’intervento è stato compiuto per consentire la realizzazione delle opere. Un torrente può essere deviato solo per motivi di sicurezza e non ci sembra che questo sia il caso». Agosto, così come Pierluigi Morena, Vincenzo Strianese e Alberto Alfinito, chiede che si fermi tutto con il contestuale «ripristino dell’alveo originario del torrente». C’è il pericolo esondazioni, così come scritto nero su bianco dal perito della Procura della Repubblica di Salerno. Pericolo che parte da via Fusandola e arriva fino alla costruenda Piazza della Libertà, il cui completamento dei lavori finirà ben presto nelle mani della Rcm dei fratelli Rainone, gli stessi che hanno realizzato gran parte del Crescent, dopo l’esclusione della Sacco Costruzioni dalla gara d’appalto del Comune di Salerno. Anche in questo caso, l’avvocato Agosto avverte: «Il dirigente del settore, che è anche il Rup (Luca Caselli), non può affidare i nuovi lavori perché è indagato nell’ambito dell’ultimo procedimento. Abbiamo diffidato gli enti preposti affinché questo non avvenga, per motivi di conflitto di interesse e di opportunità». Tutto da rifare, per l’architetto Enzo Strianese che ricorda anche le verificazioni che all’epoca dispose il Consiglio di Stato nel giudizio amministrativo sull’autorizzazione paesaggistica, rilasciata attraverso un silenzio assenso dall’allora soprintendente Giuseppe Zampino. «Quello che abbiamo sollevato durante le verificazioni è quello che oggi solleva il Ctu della Procura della Repubblica. Se ciò fosse vero allora le stesse cose dovevano valere anche all’epoca». Un problema idrogeologico serio, avverte il geologo Alfinito: «Non sono bastati i morti del ’54. Probabilmente ne servono altri prima di aprire gli occhi definitivamente». Tutti responsabili tuona Agosto che ricostruisce ancora una volta dieci anni di attività, fatta di amici e nemici: «Scriveremo al presidente della Repubblica, al ministro delle infrastrutture e dell’ambiente e chiederemo un incontro con il sindaco di Salerno e con il presidente della Regione Campania ma chiediamo una massima mobilitazione, a partire dai residenti di via Fusandola. Dalle carte si legge che i primi ad essere danneggiati potrebbero essere proprio loro». Una conferma, dunque, di quanto denunciato nel corso degli ultimi dieci anni: «Di fatto – ha sottolineato Pierluigi Morenail consulente della Procura ha fatto propri i concetti che abbiamo espresso nei nostri esposti. Un torrente non può essere assolutamente deviato per finalità legate a mera speculazione edilizia. Insomma, tutta l’operazione Crescent è abusiva e insanabile». L’INCHIESTA Rispondono, appunto, anche di azione o omissione colposai dodici indagati dell’inchiesta sulla deviazione del Fusandola. Secondo la Procura di Salerno avrebbero modificato il regime idraulico del torrente Fusandola, riducendo la pendenza allo 0.30%, così facendo sorgere e persistere il pericolo di inondazione, in particolare, in corrispondenza del tratto iniziale dell’alveo tombato del torrente ubicato a monte all’altezza di via Fusandola, quale conseguenza di insabbiamento della foce. Questo sarebbe emerso da un sopralluogo effettuato il 5 ottobre 2017 da un consulente tecnico nominato dal pm. Ad essere iscritti nel registro degli indagati sono: l’allora direttore dei lavori di Piazza della Libertà, Paolo Baia; il dirigente comunale Luca Caselli; l’ex dirigente comunale Lorenzo Criscuolo; l’amministratore del consorzio Tekton, Salvatore De Vita; il responsabile dell’ufficio tecnico di progettazione ed esecuzione dei lavori pubblici, Antonio Ragusa e i funzionari dello stesso ufficio, Ciro Di Lascio e Benedetto Troisi; Vania Marasco della Lotti associati; il responsabile ufficio impianti elettrici del Comune di Salerno, Luigi Pinto; il direttore dei lavori della Piazza, dal 2012, Marta Santoro; Antonio Ilario e Massimo Natale. Per alcuni c’è l’accusa di falso, contestata, in particolare a Criscuolo, Baia, Santoro, Di Lascio, Troisi,  Natale e Pinto. Per la Procura avrebbero attestato falsamente l’acquisizione di alcuni pareri, tra cui quello dell’autorità di Bacino e del Genio Civile – demanio fluviale. Ancora, tra le accuse mosse c’è quella di “invasione di terreni” per aver utilizzato aree demaniali nel tratto del torrente Fusandola interessato dall’intervento urbanistico di Santa Teresa. Il torrente poteva essere deviato così. Tant’è che il pm Carlo Rinaldi ha ipotizzato per gli indagati il reato specifico alla deviazione del corso d’acqua pubblico, compiuto per consentire l’intervento di riqualificazione dell’area di Santa Teresa, quindi la realizzazione di Piazza della Libertà e del Crescent.




Comune di Salerno: autorizzazioni da rifare, salta anche l’evento Logos

di Erika Noschese

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Un vecchio detto che sembra calzare a pennello per i vertici di Palazzo di Città che, ancora una volta, costringono gli organizzatori degli eventi a fare un passo indietro. E’ il caso, questa volta, di Enzo Iannece, organizzatore di Logos, la manifestazione giunta alla sua quinta edizione che si occupa,nello specifico, di liveset, djset, performance di musica elettronica e arti audiovisive, intrattenimento, workshop informativi e progetti creativi d’avanguardia. Un grande evento che si sarebbe dovuto tenere domani e domenica 21aprile presso Palazzo Genovese, come già accaduto per quattro anni consecutivi. La specialità di Logos è, infatti, proprio quella di esibirsi in palazzi storici. Ad annunciare lo stop imposto ancora una volta dall’amministrazione comunale è proprio l’organizzatore dell’evento, attraverso un post pubblicato su Facebook: «Salerno è morta – ha scritto – Oggi è stato dato un altro schiaffo a chi per passione, e solo per passione, lavora duramente mesi e mesi per offrire un momento di aggregazione, di arte, cultura e musica». A poche ore dall’inizio di Logos, da Palazzo di Città hanno chiesto agli organizzatori di ripresentare tutta la documentazione necessaria per avere l’ok definitivo, a causa di alcune integrazioni che – al momento della presentazione della domanda – non erano state menzionate. Impossibile, per mancanza di tempo, rifare l’iter burocratico (lo stesso presentato gli anni precedenti, senza avere mai problemi), ragion per cui l’evento è stato annullato. Per rimediare, Logos si terrà presso il B-Side, ma in un’unica data e concedendo solo ai deejay di esprimersi, rinunciando – per ovvie ragioni – alla parte artistica, alle proiezioni e alla parte culturale di un evento che avrebbe portato in città un cospicuo numero di appassionati. Solo qualche mese fa, l’amministrazione guidata da Enzo Napoli, è finita nell’occhio del ciclone per la scelta di concedere le autorizzazioni ma con severe restrizioni ad una manifestazione che si sarebbe dovuta tenere il giorno successivo, costringendo anche in questo caso gli organizzatori ad annullare l’evento. «Un’altra occasione perduta per Salerno e la sua amministrazione, come sempre miope ed arrogante», ha aggiunto Iannece, sempre tramite social, e che non sarebbe intenzionato a prendere provvedimenti contro il Comune nonostante i non pochi disagi creati, tanto agli organizzatori quanto agli artisti che avrebbero dovuto prenderne parte.




Viadotto Gatto al buio, il consigliere comunale di Davvero Verdi Ventura scrive al sindaco

di Erika Noschese

Un intervento urgente per procedere con l’illuminazione pubblica sul viadotto Gatto. Il consigliere comunale nonché capogruppo di Davvero Verdi Giuseppe Ventura ancora una volta chiede all’amministrazione guidata dal sindaco Enzo Napoli di procedere in tempi brevi alla realizzazione di un impianto di pubblica illuminazione sul tratto di strada che collega la città di Salerno e Vietri sul Mare. «E’ inammissibile che nel 2019 esistano ancora strade urbane completamente prive di luce», ha attaccato ancora una volta il consigliere Ventura. Tra le altre richieste che il capogruppo di Davvero Verdi ha inoltrato ai vertici di Palazzo di Città anche il rifacimento dell’intero manto stradale della città capoluogo che versa in condizioni pessime. Insomma, viadotto Gatto e manto stradale sembrano essere ancora una volta motivo di discordia all’interno della maggioranza guidata da Enzo Napoli, con il consigliere Ventura che in più occasioni ha chiesto di procedere con interventi urgenti per la sicurezza degli automobilisti che in non poche occasioni hanno “denunciato” danni alle automobili proprio a causa delle condizioni in cui versano le strade cittadine.




Dieci anni fa l’addio a Giordano Il sindaco (dimenticato) della svolta

di Andrea Pellegrino

Sono trascorsi dieci anni dalla morte dell’ex sindaco socialista Vincenzo Giordano. Una figura legata a questo giornale, non solo per i suoi editoriali, ma anche per la considerazione che non è mai mancata rispetto ad un lavoro che è stato compiuto durante il suo sindacato. Tant’è che nel 2013 da queste colonne partì la forte e sostenuta battaglia per l’intitolazione di una piazza o di una strada che lo ricordasse. Battaglia che in parte convinse l’allora sindaco Vincenzo De Luca, che al suo predecessore ha riconosciuto uno spazio pubblico a pochi metri dalla sua storica residenza a Mariconda. Giordano, oltre ad essere stato protagonista di una stagione amministrativa e politica della città di Salerno (che vide tra gli altri anche l’attuale primo cittadino Vincenzo Napoli), fu drammatico protagonista della tragica stagione della tangentopoli salernitana, conclusasi poi con le assoluzioni. Una pagina buia, uno stop di un percorso politico e amministrativo, ripreso da Vincenzo De Luca che negli anni non si è mai voltato indietro, riconoscendo meriti ed onori anche quando la giustizia aveva appurato l’estraneità del suo predecessore. Oggi – a distanza di dieci anni – la figura di Giordano viene ricordata e omaggiata. «Fu il sindaco della svolta», dichiara l’ex governatore Stefano Caldoro. Fu il sindaco, infatti, che consentì il miracolo socialista a Salerno, mettendo, per la prima volta, nonostante i numeri a suo sfavore, all’opposizione la Democrazia Cristiana. Fu colui che a capo di un laboratorio urbanistico disegnò la nuova Salerno: a partire dall’ormai famoso “Corso da Re” oggi completamente abbandonato tra buche e assenza di manutenzione, perfino quella più ordinaria. Poi l’intuizione della lungoirno e di una cittadella giudiziaria che doveva nascere, però, fuori dalle mura cittadine. La visione era quella di una Salerno metropolitana, che uscisse fuori dai confini cittadini ponendosi al centro di un’area vasta. Un progetto in parte ripreso da Vincenzo De Luca senza mai svelarne la vera e propria paternità. Progetto che nel tempo è stato sostenuto – dimenticando il passato – dagli stessi socialisti o da quanti in quell’epoca erano parte integrante della giunta Giordano. Oggi i socialisti uniti ricordano il professore. «Ricordare la figura di Vincenzo Giordano è rendere omaggio all’amministratore galantuomo e lungimirante e deve essere l’occasione per rilanciare il metodo socialista e riformista», scrivono Silvano Del Duca, segretario provinciale del Psi, Massimiliano Natella, consigliere comunale del Psi a Salerno città, Marco Lamonica, segreteria provinciale del Psi, Carmine Romaniello del Nuovo Psi di Salerno, Gennaro Rizzo presidente del Nuovo Psi della provincia di Salerno ed ancora il giornalista Gaetano Amatruda. «Metteremo in campo – dicono – ogni utile iniziativa per ricordare il sindaco socialista, per recuperare il progetto e le ragioni della stagione socialista. Per unire e per crescere, oltre gli steccati ed i perimetri delle organizzazioni politiche. Giordano fu la sintesi di un grande gioco di squadra, in quella stagione, ed in tutti gli anni 80, si avviarono le più importanti trasformazioni della città, si gettarono le basi per la Salerno della modernità e del futuro». Per il prossimo venerdì 19 aprile è in programma, infatti, un incontro presso la sede della provincia di Salerno per ricordare Vincenzo Giordano e presentare alcuni progetti. Al ricordo si è unito anche il professore Aniello Salzano, sindaco democristiano della città. «Ricordare Enzo – ha detto – è ricordare un amico e soprattutto una stagione, quella del confronto sulle idee. E nostalgia per la politica capace di discutere e riflettere sui grandi temi». Ancora Gaetano Amatruda che negli anni è stato il ‘delfino’ del professore e fu lui, con Fulvio Bonavitacola, a ricordarlo nel giorno della sua scomparsa. «Per me un secondo padre, è costruire futuro, è recuperare un metodo. Spiace per la solita stitichezza della amministrazione comunale. Enzo Napoli aveva il dovere di fare qualcosa ma è, ormai da anni, fra i socialisti della sottomissione. Siamo in attesa di una piazza e di parte del Corso da intitolare ad Enzo Giordano, perché una città senza memoria non ha futuro. Una battaglia che portiamo avanti con Cronache. Non abbiamo digerito la scelta al ribasso di immaginare di risolvere il tema con l’androne di un palazzo. Enzo Napoli sappia che serve altro».




La maggioranza cade a pezzi: molti assenti al vertice, Consiglio a rischio

Brigida Vicinanza

Consiglio comunale a rischio. La maggioranza “cade a pezzi” e nell’aria a Palazzo di Città c’è la sensazione che i voti durante l’assise comunale del 2 agosto, non saranno abbastanza. Ieri quasi tutti assenti durante il vertice di maggioranza al Comune di Salerno (le presenze erano soltanto 6) per parlare dei punti all’ordine del giorno. Un clima di pesantezza e non è per il caldo estivo, ma a quanto pare non proprio tutti sono d’accordo con le ultime scelte messe in campo dall’amministrazione comunale a partire proprio dai consiglieri comunali di maggioranza, tra cui il gruppo Davvero Verdi, con il leader del gruppo che nei giorni scorsi ha fortemente criticato il primo cittadino di Salerno, “reo” secondo quest’ultimo di essere assente sul territorio. In bilico infatti anche la presenza dei consiglieri comunali che fanno parte di Davvero Verdi, tra cui Peppe Ventura e Antonio Carbonaro. Intanto i punti all’ordine del giorno per il 2 agosto sono sette, a partire dai provvedimenti finanziari, che comprendono: variazioni di bilancio, il documenti unico di previsione del 2018 l’assestamento del bilancio di previsione con il riconoscimento dello stato dei programmi e la verifica degli squilibri di bilancio e ancora i debiti fuori bilancio. Ancora una volta in Consiglio comunale torna lo statuto delle società partecipate, con una modifica che dovrà essere approvata all’interno dell’assise. Si deciderà anche sui provvedimenti e sul passaggio dei servizi dal Consorzio di Bacino Sa2 alla società in house del Comune, Salerno Pulita. Ultimo punto nell’odg è la ristrutturazione della parrocchia Santa Croce e San Bartolomeo a Giovi. Ma “ufficialmente” molti consiglieri comunali saranno in vacanza, mentre probabilmente la vacanza sarà soltanto per una pausa lontano da Palazzo Guerra.




De Luca “sollecita” Enzo Napoli: «Bisogna correre per il ripascimento»

Brigida Vicinanza

«Sto sollecitando il comune di Salerno per definire i progetti esecutivi che riguardano il fronte di mare a cui è legato il destino della città». Il Governatore della Campania, “bacchetta” nuovamente Palazzo di Città nonostante poi l’elogio sul ripascimento di tutte le spiagge della zona orientale. Ma il diktat dell’ex primo cittadino è sempre lo stesso: “bisogna muoversi” per rendere il tutto fruibile da subito perchè al turismo è legato il destino della città. Con l’arrivo della stagione estiva, dunque, il governatore durante il consueto appuntamento del venerdì su Liratv non le manda a dire. Dalla situazione nazionale e al nuovo Governo, fino all’attacco spudorato al Comune di Napoli, De Luca trova sempre lo spazio per sottolineare quello che a Salerno viene fatto e paragonarlo invece con l’amministrazione napoletana, non omettendo però anche i suggerimento per il primo cittadino Enzo Napoli e soprattutto le nuove iniziative che verranno messe in campo proprio sul fronte mare.«È in corso un intervento di ripascimento sulla litoranea orientale, ho visto le foto è una cosa splendida, questo intervento partirà entro l’anno soprattuttp nell’area che va dal lido dei carabinieri fino a Mercatello – ha sottolineato De Luca – poi da Mercatello fino alla foce Irno, per cui sono pronti progetti esecutivi a luglio, da Torrione fino a tutta la litoranea orientale avremo più 100mt di spiaggia nuova. Dal prossimo anno da Santa Teresa fino all’Irno ci sarà tutta spiaggia e sarà lunghissima. Però bisogna correre – ha sottolineato il presidente della Regione Campania – sto sollecitando l’amministrazione perchè si producano in fretta i progetti esecutivi. Nelle prossime settimane ci sarà intanto un’iniziativa sulla presentazione di ulteriori opere pubbliche». Dunque non si arresta il lavoro del Governatore che a quanto pare tiene sempre un “piede” in più nella sua città di appartenenza di cui reggeva l’amministrazione comunale e detta le regole, sollecitando anche la nuova amministrazione a prendere provvedimenti in fretta. In più un plauso alle Forze dell’Ordine per quanto riguarda il blitz effettuato sul lungomare cittadino che ha visto l’arresto di senegalesi e bengalesi che spacciavano durante tutte le ore del giorno e della notte. Anche questa operazione secondo De Luca, sarebbe stata richiesta fortemente da lui. E da qui il passaggio sul nuovo rimpasto in Giunta con l’entrata come assessore alla sicurezza di Franco Roberti. Un passo importante, secondo l’ex primo cittadino di Salerno, in quanto soprattutto a Napoli esiste un’emergenza sicurezza e legalità soprattutto tra i più giovani. E chi meglio di Roberti potrebbe dare una mano forte e autorevole alla questione. Sulle polemiche innescate nei giorni scorsi con l’entrata di Roberti in Giunta regionale, Vincenzo De Luca non accenna nemmeno ad una sua solita risposta.




Per non dimenticare la tragedia di Sarno

Erika Noschese

Era il 5 maggio 1998, un giorno come tanti, almeno apparentemente. Pioveva, tanto, ma nessuno si sarebbe aspettato una tragedia di quelle dimensioni. Eppure, in pochi secondi tutto è cambiato. Sarno si è improvvisamente trasformata in una valanga di fango che ha trascinato con sé tutto, dalle abitazioni alle persone: 137 morti solo nella cittadina sarnese, 160 in totale tra Siano, Quindici, Bracigliano e San Felice a Cancello. Una tragedia come poche che, a distanza di 20 anni, non si dimentica. 0A presentare un dossier dettagliato “Fango – il modello Sarno vent’anni dopo” è Legambiente, con un approfondimento per analizzare le cause di quella tragedia, le conseguenze e gli sviluppi giuridici, ma soprattutto per capire cosa è successo in questo lungo lasso di tempo, quali sono state le soluzioni messe in campo per fronteggiare il rischio – non solo nelle aree interessate ma più in generale nell’intero Paese – e se le cause che hanno contribuito all’amplificazione della tragedia sono state estirpate o meno. Secondo Legambiente, appare evidente che Sarno ha insegnato poco o nulla ad un paese come l’Italia che presenta un elevato rischio sia idrogeologico che sismico. Dopo la tragedia è stata realizzata una rete di circa 20 km di canalizzazioni e un sistema di 11 enormi vasche di raccolta costato oltre 400 milioni di euro, quasi 2,5 la spesa iniziale prevista di 161 milioni di euro e oggi, causa il vuoto legislativo, sono lasciati senza senza manutenzione e ostruiti da fango, terreno e dove si sono accumulati rifiuti di ogni genere. Appare inoltre evidente come il solo ricorso al mero calcolo idraulico per la realizzazione delle opere e degli interventi di mitigazione non è più sufficiente ma anzi potrebbe rivelarsi addirittura controproducente. «La tragedia di Sarno ha fatto da spartiacque in Italia anche rispetto alla legislazione in materia, ma purtroppo ci ha insegnato poco – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – C’è ancora una forte discrepanza tra le evidenze, la conoscenza, i danni, le tragiche conseguenze del rischio idrogeologico nel nostro Paese e la mancanza di un’azione diffusa, concreta ed efficace di prevenzione sul territorio nazionale. A vent’anni da quella tragedia è ormai evidente che occorre un approccio diverso basato su politiche urbanistiche e territoriali di adattamento al clima per ridurre gli effetti devastanti che frane e alluvioni continuano ad avere sul nostro territorio, come ad esempio la delocalizzazione degli edifici più a rischio. Ma serve anche un’efficace azione di prevenzione che passa inevitabilmente attraverso la diffusione di una cultura della convivenza con il rischio, attraverso piani comunali di emergenza di Protezione Civile adeguati e aggiornati e attività di formazione e informazione per la popolazione sui comportamenti da adottare in caso di allerta». Nel dossier di Legambiente viene messo in luce come le piogge che si erano abbattute in quelle ore su quei territori, seppur intense, non erano tali da giustificare un disastro del genere. Cos’è allora che ha contribuito all’innescamento di una colata di circa due milioni di metri cubi di fango? Forse il fatto che le pendici delle montagne nell’area di Sarno erano state soggette a continui incendi nel corso degli anni oppure che i canali di impluvio della montagna erano quasi completamente scomparsi. Già nel 1993 Legambiente aveva denunciato il rischio di frane che incombeva su tutta l’area. Una tragedia come quella di 20 anni fa non può essere prevedibile, come tutti i fenomeni naturali, ma l’abusivismo edilizio certo grava ancor di più per un territorio, come quello di Sarno o dell’Agro nocerino sarnese, in generale, martoriato dal sacco edilizio e dall’abusivismo. «Il piano di protezione civile è uno strumento necessario per la corretta pianificazione e gestione dell’emergenza e dovrebbe essere uno strumento largamente diffuso e conosciuto dalla popolazione, ma non è affatto così», ha dichiarato Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, sottolineando come solo in 14 comuni il piano sia visibile e accessibile. «Non c’è nessun alibi per le amministrazioni campane, visto che sono state beneficiarie di oltre 15 milioni di fondi comunitari destinati alle emergenze idrogeologiche con gli strumenti di prevenzione: piani di emergenza, strutture operative comunali, attività di informazione e addestramento delle comunità», ha aggiunto la presidente.

“Era la notte tra il 5 e 6 maggio 1998” Convegno per ricordare le vittime

Era la notte tra il 5 e 6 maggio 1998 quando una vasta colata di fango causava la morte di 160 persone nei comuni di Sarno, Siano, Bracigliano Quindici, ad Avellino. Da quel tragico giorno sono passati 20 anni e, nella giornata di ieri, presso il Grand hotel di Salerno studiosi e istituzioni si sono riuniti, insieme ai rappresentanti delle principali forze politiche per fare il punto della situazione, in materia di difesa del suolo e per consegnare alla politica idee e proposte per la messa in sicurezza del Paese. Tra i presenti Francesco Peduto, presidente del Consiglio dei Geologi che ha presieduto il convegno “20 anni dopo Sarno: cosa è cambiato”, organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi, dall’ordine dei Geologi della Regione Campania e dall’associazione Italiana di Geologia Applicata. «Quel 5 maggio – ha dichiarato Peduto – costituì una svolta nella lotta al dissesto idrogeologico e nella percezione, anche a livello istituzionale, della vulnerabilità del territorio italiano. In questi anni sono state fatte cose importanti e altre meno, ma sono ancora tante le azioni da mettere in campo per conseguire compiutamente l’obiettivo della messa in sicurezza dei territori e della tutela della pubblica incolumità, anche attraverso la realizzazione di opportune misure di ‘prevenzione civile’, non più derogabili, tenuto conto anche dei cambiamenti climatici in atto. Il Paese ha già pagato un tributo notevole in termini di perdita di vite umane, di distruzioni e di degrado del territorio, dunque, è necessario ottenere, oltre a una forte responsabilizzazione collettiva, delle risposte più mature e concrete dalla classe politica», ha concliso il Presidente del CNG. Al centro del convegno c’è il tema del rischio alluvioni e frane nel nostro Paese, oltre a quello della politica di gestione e mitigazione del rischio idrogeologico. «I drammatici eventi di Sarno, Bracigliano, Siano e Quindici del 1998, paradigma di quello che viene definito ‘rischio idrogeologico’, hanno all’epoca dimostrato e confermato la fragilità di un territorio, quello campano, ma in generale quello italiano, di cui non si è tenuto in considerazione nelle attività di pianificazione e nell’uso del suolo», ha dichiarato Francesco Maria Guadagno, presidente dell’associazione Italiana di Geologia Applicata e Ambientale (AIGA). Tra i presenti anche il sindaco Napoli: «Credo che il rapporto tra comunità scientifics e politica vada messo a profitto», ha dichiarato il primo cittadino. Tra gli alti interventi quello dei parlamentari Piero De Luca, Angelo Tofalo e lo stesso Casciello. Assenti giustificati Federico Conte e Mara Carfagna che hanno voluto far sentire la loro vicinanza in un momento come questo perchè dopo due decenni il ricordo è ancora vivo in ogni singola persona che ha assistito alla colata di fango che ha inghiottito centinaia di persone e una squadra di vigili del fuoco.

De Luca: «Bisogna completare gli interventi»

«Vent’anni dalla tragedia di Sarno. Oggi abbiamo ricordato quel giorno e quei giorni terribili insieme ai cittadini, alle istituzioni e ai corpi dello Stato che furono in prima linea nei soccorsi. Abbiamo ricordato l’impegno straordinario dei volontari, e gli anni che seguirono in cui tanto è stato fatto». Lo ha dichiarato il presidente della Regione Campania in occasione del ventennale della tragedia che ha colpito Sarno e altre zone della provincia di Salerno. «Bisogna completare gli interventi: come Regione Campania abbiamo ripreso il vecchio grande progetto Sarno rimasto fermo negli anni scorsi. Abbiamo superato tante difficoltà burocratiche. Ora un cronoprogramma ci offre la certezza di scadenze e realizzazioni», ha dichiarato ancora il governatore. «È un dovere per noi dare sicurezza, realizzare infrastrutture e dare certezze per la manutenzione. Fatti non parole. E grande cordoglio e solidarietà alle famiglie coinvolte nella tragedia, a chi ha perso i propri cari a Sarno, Quindici, Bracigliano, Siano e San Felice a Cancello», ha detto infine. Anche il Movimento Nazionale per la Sovranità ha voluto esprimere la sua vicinanza alle popolazioni colpite: «E’ necessario lanciare un allarme sul rischio del territorio e nello stesso tempo, intende far riflettere su tutto quello che è successo e invitare gli enti preposti a eseguire al più presto, uno studio sulla vulnerabilità dei versanti a rischio». Per Lope e Catapano si rende necessario valorizzare l’ambiente, il patrimonio arboreo e boschivo-costituire nell’immediato con le istituzioni regionali e governative una commissione d’esperti per monitorare i cambiamenti del clima, studiare le contromisure e promuovere un sistema assicurativo all-risks a tutela degli agricoltori,cittadini ed imprese colpiti dalle calamità. «La Campania non può più permettersi di perdere parti di territorio, anzi deve riattivare quelle aree che sono considerate passive restituendole all’ambiente ed all’economia locale», ha dichiarato il Movimento nazionale per la Sovranità.

Mattarella: «Tragedia immane favorita da uno sconsiderato sfruttamento del suolo e incuria nell’affrontare i pericoli»

«E’ stata una tragedia immane, innescata da eventi meteorologici di portata eccezionale, tuttavia favorita e ingigantita da uno sconsiderato sfruttamento del suolo, da incuria e superficialità nell’affrontare i pericoli derivanti dall’assetto idrogeologico». Lo ha dichiarato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un messaggio inviato ai sindaci dei comuni coinvolti nell’alluvione che venti anni fa, spazzò via uomini e case in tutta la valle del Sarno. «Il comune di Sarno – sottolinea Mattarella – pagò il tributo più elevato di vite umane. Ma le frane e le spaventose colate di fango del 5 maggio 1998 portarono lutti anche nei comuni di Quindici e di Siano e non risparmiarono quelli di Bracigliano e San Felice a Cancello. A tutti questi nostri concittadini va un pensiero commosso. Le immagini di quelle ore drammatiche sono ancora impresse nella nostra memoria e restano monito per l’intera nazione». Anche il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha voluto ricordare la tragedia, il dolore delle famiglie e l’impegno dei soccorritori, che vide «gesti di concreta solidarietà e atti di autentico eroismo». Il Comune di Sarno ha onorato la memoria delle vittime con una serie di eventi distribuiti su tre giorni. «E’ il momento di ricordare, commemorare e onorare le vittime di quei tragici eventi», ha detto il presidente della Provincia e sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora, parlando di «immane disastro ambientale». «Dal 1998 ad oggi – ricorda Canfora – sono state avviate e realizzate numerose opere di messa in sicurezza per mitigare il rischio idrogeologico. Complessivamente per le opere di messa in sicurezza sono stati spesi finora 150 milioni di euro. Ma, soprattutto, la manutenzione dei canali e la salvaguardia dell’ambiente sono obiettivi da perseguire con perseveranza». Nel giorno del ricordo e del dolore, tante le iniziative organizzate nel salernitano per testimoniare che tragedie del genere non devono e possono più accadere. A Sarno, dopo la manifestazione commemorativa tenutasi nella mattinata di ieri, messa nel Duomo e corteo della memoria, nella serata di ieri nel Duomo di Episcopio concerto della Fanfara con il soprano Gilda Fiume. Oggi altra giornata di eventi con una mostra, la sfilata della fanfara dei bersaglieri, alcune esibizioni canore e la consegna dei premi ai vincitori del concorso artistico “Mario Mancusi”. Iniziative sono previste anche a Siano, altro territorio colpito dalla frana.

Medaglia d’oro al valor civile per l’infermiere Amatruda

Il Sindaco di Roccapiemonte Carmine Pagano e i componenti dell’amministrazione comunale, a venti anni dal tragico evento franoso che il 5 maggio 1998 devastò i territori di Sarno, Siano, Bracigliano e Quindici, intendono ricordare tutte le sfortunate vittime di quel disastro e la figura di Aldo Amatruda, figlio di Roccapiemonte, infermiere all’ospedale Villa Malta di Sarno, struttura che fu completamente inghiottita dal fango assassino. Ad Amatruda è stata conferita dalla Presidenza della Repubblica Italiana la Medaglia d’Oro al valor civile e Medaglia d’Oro al merito della Sanità Pubblica. Amatruda, in occasione della catastrofica frana, nonostante fosse terminato il proprio turno di lavoro, era rimasto in servizio per soccorrere i feriti e nel tentativo di trasferire, insieme ad altri colleghi, i ricoverati in luoghi più sicuri, fu sommerso dalla valanga di fango. «Nobile esempio di elette virtù civiche e altissimo senso del dovere», questo uno dei passaggi della motivazione del conferimento dell’onorificenza firmata dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

Casciello: «Serve nuova “legge quadro” per la tutela del territorio»

«Una mamma che stringe in un abbraccio una bara piccola, troppo piccola per dare un senso ad una tragedia che forse poteva essere evitata. Ma noi siamo il Paese che sa gestire le emergenze, non prevenirle: venti anni fa 160 morti tra Sarno, Bracigliano, Quindici, Siano, di cui 137 nella sola Sarno». Lo ha dichiarato l’onorevole Gigi Casciello intervenuto al convegno organizzato dall’Ordine dei Geologi organizzato ieri mattina a Salerno, in occasione dei vent’anni dalla tragedia del 5 maggio 1998 che ha colpito Sarno e altri comuni della Campania. Il deputato di Forza Italia ha portato i saluti istituzionali all’incontro, proseguendo: «Oggi (ieri per chi legge ndr) il dibattito è servito anche a fare il punto, con degli esperti, su quanto è accaduto nel “dopo Sarno”, in termini sia di conoscenza sui fenomeni di frana sia di evoluzione normativa e di gestione del cosiddetto “rischio idrogeologico”. Serve una nuova “legge quadro” sulla materia della tutela del territorio che possa riordinare tutta la normativa per una maggiore efficacia nell’impiego delle risorse destinate all’ambiente, per la riduzione del dissesto idrogeologico nel Mezzogiorno e per attuare specifici interventi prioritari e urgenti volti alla mitigazione di questo stesso rischio. Porterò questa idea, emersa anche dal Convegno di questa mattina con l’Ordine dei Geologi, in Parlamento per dare vita proprio a questa necessaria legge quadro». «A Sarno – ha poi ricordato l’onorevole Casciello – la ricostruzione non è ancora terminata, tantissime le difficoltà per gli espropri, problemi di gestione acuiti con il passaggio delle competenze dal Commissariato di Governo all’agenzia regionale Arcadis, ed ancora non si completa la messa in sicurezza del territorio. A preoccupare a vent’anni dalla tragedia è la manutenzione delle opere realizzate in parte e soprattutto a chi spetta questo compito. La Regione Campania dovrebbe intervenire con un piano triennale per la manutenzione delle opere, l’incuria e la cattiva gestione del territorio determinano ancora oggi una situazione di rischio idrogeologico molto grave. E’ dovere della Regione investire molto di più in azioni di prevenzione in modo da ridurre al minimo gli interventi in emergenza. Le risorse per gli interventi strutturali sono insufficienti e spesso vengono utilizzate anche male. Occorre anche l’attivazione dei presidi territoriali sull’intero territorio, valorizzando proprio l’esperienza di quei tragici giorni del 1998, in modo da garantirne l’operatività non soltanto nelle fasi emergenziali. Infine bisogna fare meglio e molto di più in termini di previsione, prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico, ecco perché emerge impellente la necessità di una norma quadro». Dunque, necessario dar vita a nuove leggi per tutelare il territorio e prevenire una nuova strage. Sono trascorsi 20 anni esatti da quel giorno ma Sarno non dimentica. L’Italia non può dimenticare quelle persone morte a causa di fenomeni naturali non prevedibili ma l’uomo, con i suoi “comportamenti” ha certamente contribuito a rendere ancora più debole un territorio come quello dell’Agro nocerino.




Inchiesta Sma, Napoli: “Roberto De Luca non è più assessore al Bilancio. Noi vittime di un’aggressione”

Erika Noschese

“Roberto De Luca non è più assessore al Comune di Salerno”. Lo ha dichiarato il sindaco Vincenzo Napoli, nel corso dell’inaugurazioni dell’avvio dei lavoratori per la realizzazione dell’oratorio a Giovi, frazione collinare di Salerno. “I nostri avversari politici usano tutti gli strumenti per una facile propaganda scadente. Roberto De Luca con un gesto di grande signorilità e grande onestà intellettuale e di grande responsabilità ha rassegnato le dimissioni da assessore. Non credo si debba discutere oltre e ringrazio Roberto per la sua grande sensibilità. Lo dico con grande dispiacere perchè sono fieramente convinto della totale innocenza – se è lecito usare questi termini – in questa torbida vicenda che è stata costruita ad arte, con la consapevolezza dei fini. Questa è una campagna di diffamazione rispetto alla quale poi vedremo quali saranno le posizioni da dover assumere in tutte le sedi possibili”, ha dichiarato ancora il primo cittadino.  “Le dimissioni sono un atto millaterale che viene protocollato e finisce qui. Roberto non è più assessore, purtroppo. E sottolineo purtroppo ma non è più assessore della mia giunta”. Il sindaco Napoli ha annunciato, inoltre, l’intenzione di trattenere per sè le deleghe “poi con calma verificheremo quali possono essere le possibilità di eventuali decisioni da prendere. C’è bisogno di fermezza e lucida calma perchè noi siamo vittime di un’aggressione che squalifica chi la fa. Quindi, dobbiamo capire fin dove arriva la protervia di alcuni, anche in termini più vari. Dunque, a mente fredda e razionalità analizzeremo la situazione e valuteremo.




De Luca “chiude” le Pisano

Erika Noschese

L’incontro tanto atteso tra il presidente del comitato e associazione Salute e Vita, Lorenzo Forte ed il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per discutere della vicenda che riguarda le fonderie Pisano si è tenuto. Nella giornata di ieri, Forte insieme ad alcuni membri di Salute e Vita, quali Anna Risi, Ernesto Langella, Salvatore Milione e l’avvocato Franco Massimo Lanocita, ha discusso con il numero uno di Palazzo Santa Lucia in merito alla grave emergenza ambientale dello stabilimento di Fratte. Alla riunione hanno partecipato anche il vice presidente Fulvio Bonavitacola, il direttore dell’Istituto Zooprofilattico Antonio Limone ed il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli. Stando a quanto riferito dal presidente De Luca, agli inizi del mese di febbraio dovrebbe concludersi l’iter amministrativo relativo alla Via (valutazione impatto ambientale) che, sentiti i responsabili del procedimento, dovrebbe concludersi con la conferma del parere negativo. Inoltre, sono stati presentati i primi risultati dello studio Campania trasparente e Spes Valle dell’Irno che hanno evidenziato la presenza nel sangue dei metalli pesanti, zinco e selenio superiori alla norma nei 400 cittadini sorteggiati, rispettando protocolli scientifici. Lo studio sarà concluso e presentato entro il mese di marzo. «Purtroppo con l’amaro in bocca (a causa dei colpevoli ritardi degli Enti che dovevano fare tali studi già decenni fa), tali risultati scientifici confermano le ragioni fondanti del comitato sostenendo il grido di dolore che si eleva dalla valle dell’Irno», hanno dichiarato dal comitato, attraverso il portavoce Lorenzo Forte. «In attesa che nei prossimi giorni venga emanato il decreto della Via negativa e vengano pubblicati dagli Enti e dalla stessa Procura gli atti conseguenti, ovvero chiusura definitiva delle stabilimento, annunciamo che il Comitato Associazione Salute e Vita andrà avanti fino a quando non verranno accertate tutte le responsabilità degli Enti e dell’imprenditore Pisano e fino a quando quell’area non sarà restituita alla comunità con la bonifica a carico degli inquinatori ovvero dei Pisano come previsto dalla Legge», ha dichiarato ancora Forte al termine dell’incontro con De Luca. Per il governatore sarebbe arrivata l’ra di mettere un punto decisivo sulla vicenda «che non può essere trascinata oltre. Come Regione Campania abbiamo deciso nei mesi scorsi l’avvio dell’indagine “Spes” nell’area della Valle dell’Irno, a cura dell’Istituto Zooprofilattico e dell’Istituto Superiore di Sanità, proprio con l’obiettivo di avere e dare serenità e certezze. Il lavoro è pienamente in corso ed è quasi concluso», ha spiegato il presidente. «Si può già dire – ha poi detto – che siamo in presenza, grazie ai 400 prelievi di sangue effettuati a campione, di una presenza sopra la media di zinco e selenio. E’ uno studio rigoroso. Attendiamo i risultati finali, ma quello che ci interessa è fare un’operazione-verità, a tutela innanzitutto della salute dei cittadini. E in questo senso è opportuno secondo noi, seguendo i tempi amministrativi, chiudere questa vicenda prima possibile, e crediamo che già entro la metà di febbraio ci saranno le condizioni anche tecniche, per quello che riguarda la Regione, di pronunciare una parole definitiva con la conferma del parere. Contestualmente occorre attivarsi a tu- tela dei lavoratori dell’impianto. Ci sono tutte le possibilità per garantire il lavoro in condizioni di tutela per tutti». Dunque, la vicenda che riguarda le Pisano sta per giungere a conclusione anche in virtù degli studi effettuati dall’istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. A sostenere con forza l’impegno del presidente De Luca in verito alle Pisano anche il sindaco di Salerno, Enzo Napoli che ha partecipato all’incontro con l’assessore all’Ambiente, Angelo Caramanno. «Il Comune di Salerno condivide e sostiene con forza l’impegno del Presidente De Luca per la soluzione dell’annosa vicenda, a partire in primo luogo dalla tutela della salute pubblica e dell’ambiente. A tal proposito siamo pronti, una volta completate le indagini sanitarie disposte dalla Regione Campania, ad assumere con urgenza tutti i provvedimenti necessari a salvaguardare la salute dei cittadini. Allo stesso modo, in coerenza con tutte le iniziative assunte in passato, il Comune di Salerno è pronto a tutto quanto necessario per il prosieguo dell’attività produttiva ed il mantenimento dei livelli occupazionali. Salute, produzione ed occupazione possono procedere congiuntamente.