Europee: la lista di Europa Verde per la circoscrizione Italia meridionale

Tutti i candidati della lista Europa Verde per il sud Italia: Eliana Baldo, Amodeo Orlando, Emanuela Trimarchi, Luigi Esposito, Ascenza Loredana Fasano, Giuseppe Lacicerchia, Filomena Pollinzi, Giuseppe Barbaro, Emma Chiaia, Crocifisso Aloisi, Adriana Colacicco, Giuliana Farinaro, Vincenzo Giordano, Maurizio Pendenza, Francesco Quartarone, Innocenza Anna Starace, Giuseppe Ventura, Valeria Votano.




Dieci anni fa l’addio a Giordano Il sindaco (dimenticato) della svolta

di Andrea Pellegrino

Sono trascorsi dieci anni dalla morte dell’ex sindaco socialista Vincenzo Giordano. Una figura legata a questo giornale, non solo per i suoi editoriali, ma anche per la considerazione che non è mai mancata rispetto ad un lavoro che è stato compiuto durante il suo sindacato. Tant’è che nel 2013 da queste colonne partì la forte e sostenuta battaglia per l’intitolazione di una piazza o di una strada che lo ricordasse. Battaglia che in parte convinse l’allora sindaco Vincenzo De Luca, che al suo predecessore ha riconosciuto uno spazio pubblico a pochi metri dalla sua storica residenza a Mariconda. Giordano, oltre ad essere stato protagonista di una stagione amministrativa e politica della città di Salerno (che vide tra gli altri anche l’attuale primo cittadino Vincenzo Napoli), fu drammatico protagonista della tragica stagione della tangentopoli salernitana, conclusasi poi con le assoluzioni. Una pagina buia, uno stop di un percorso politico e amministrativo, ripreso da Vincenzo De Luca che negli anni non si è mai voltato indietro, riconoscendo meriti ed onori anche quando la giustizia aveva appurato l’estraneità del suo predecessore. Oggi – a distanza di dieci anni – la figura di Giordano viene ricordata e omaggiata. «Fu il sindaco della svolta», dichiara l’ex governatore Stefano Caldoro. Fu il sindaco, infatti, che consentì il miracolo socialista a Salerno, mettendo, per la prima volta, nonostante i numeri a suo sfavore, all’opposizione la Democrazia Cristiana. Fu colui che a capo di un laboratorio urbanistico disegnò la nuova Salerno: a partire dall’ormai famoso “Corso da Re” oggi completamente abbandonato tra buche e assenza di manutenzione, perfino quella più ordinaria. Poi l’intuizione della lungoirno e di una cittadella giudiziaria che doveva nascere, però, fuori dalle mura cittadine. La visione era quella di una Salerno metropolitana, che uscisse fuori dai confini cittadini ponendosi al centro di un’area vasta. Un progetto in parte ripreso da Vincenzo De Luca senza mai svelarne la vera e propria paternità. Progetto che nel tempo è stato sostenuto – dimenticando il passato – dagli stessi socialisti o da quanti in quell’epoca erano parte integrante della giunta Giordano. Oggi i socialisti uniti ricordano il professore. «Ricordare la figura di Vincenzo Giordano è rendere omaggio all’amministratore galantuomo e lungimirante e deve essere l’occasione per rilanciare il metodo socialista e riformista», scrivono Silvano Del Duca, segretario provinciale del Psi, Massimiliano Natella, consigliere comunale del Psi a Salerno città, Marco Lamonica, segreteria provinciale del Psi, Carmine Romaniello del Nuovo Psi di Salerno, Gennaro Rizzo presidente del Nuovo Psi della provincia di Salerno ed ancora il giornalista Gaetano Amatruda. «Metteremo in campo – dicono – ogni utile iniziativa per ricordare il sindaco socialista, per recuperare il progetto e le ragioni della stagione socialista. Per unire e per crescere, oltre gli steccati ed i perimetri delle organizzazioni politiche. Giordano fu la sintesi di un grande gioco di squadra, in quella stagione, ed in tutti gli anni 80, si avviarono le più importanti trasformazioni della città, si gettarono le basi per la Salerno della modernità e del futuro». Per il prossimo venerdì 19 aprile è in programma, infatti, un incontro presso la sede della provincia di Salerno per ricordare Vincenzo Giordano e presentare alcuni progetti. Al ricordo si è unito anche il professore Aniello Salzano, sindaco democristiano della città. «Ricordare Enzo – ha detto – è ricordare un amico e soprattutto una stagione, quella del confronto sulle idee. E nostalgia per la politica capace di discutere e riflettere sui grandi temi». Ancora Gaetano Amatruda che negli anni è stato il ‘delfino’ del professore e fu lui, con Fulvio Bonavitacola, a ricordarlo nel giorno della sua scomparsa. «Per me un secondo padre, è costruire futuro, è recuperare un metodo. Spiace per la solita stitichezza della amministrazione comunale. Enzo Napoli aveva il dovere di fare qualcosa ma è, ormai da anni, fra i socialisti della sottomissione. Siamo in attesa di una piazza e di parte del Corso da intitolare ad Enzo Giordano, perché una città senza memoria non ha futuro. Una battaglia che portiamo avanti con Cronache. Non abbiamo digerito la scelta al ribasso di immaginare di risolvere il tema con l’androne di un palazzo. Enzo Napoli sappia che serve altro».




La svolta di De Luca: memoria recuperata

di Andrea Pellegrino

Il patrimonio di una città è dato anche dalla sua memoria. Probabilmente sabato sera la città di Salerno si è riconciliata con la sua memoria riconoscendo a Vincenzo Giordano quel ruolo di sindaco, politico onesto e persona perbene che meritava già da tempo. La proposta di Cronache di intitolazione di una piazza all’ex primo cittadino socialista è andata in porto, suggellata dall’annuncio di Vincenzo De Luca. Probabilmente nessuno si sarebbe aspettato questo epilogo così veloce e determinato da parte del sindaco in carica, seppur fin dall’inizio la proposta di Cronache è entrata prepotentemente nei cuori dei cittadini e di gran parte delle persone che con Giordano hanno condiviso un percorso politico, culturale, amministrativo o semplicemente d’amicizia. Una piazza intitolata a Vincenzo Giordano significa tante cose: innanzitutto riconoscere quel laboratorio socialista quale punto di svolta nella crescita e nello sviluppo della città di Salerno; riconoscere, altresì che alcune opere concluse negli anni successivi trovano una paternità riconosciuta nell’opera di Giordano; cancellare, invece, una pagina buia, quale è stata la cosiddetta “tangentopoli salernitana” ed ancora riconoscere un politico onesto e dall’alta moralità. Infine un riconoscimento anche per la famiglia che al fianco di Giordano ha combattuto, difeso e sostenuto tutte le sue battaglie. Piazza Giordano sarà a Mariconda (Alta), il suo quartiere che lo ricorda con affetto e stima. Sarà anche la piazza dei socialisti che proprio sotto il nome di Giordano si sono ritrovati nell’ultimo periodo. Come la comunità “Salerno Socialista”, fondata da Fabiano Farina (presidente dei giovani socialisti) da Filippo Trotta e Nicola Vacca. A loro il merito di aver promosso un convegno (tenutosi giovedì scorso al punto Einaudi), durante il quale si sono succeduti esponenti vecchi e nuovi. «La fulminea dichiarazione di intenti del sindaco Vincenzo De Luca nel corso dell’inaugurazione della nuova piazza a Mariconda alta è, per noi, soddisfacente – dicono i Giovani Socialisti salernitani – E’ stata riconosciuta dal sindaco, pur non essendo mai intervenuto direttamente nel dibattito di questi ultimi giorni, l’importanza di una più che dovuta intitolazione di una piazza al suo predecessore, Vincenzo Giordano, in un quartiere che fu a lui caro. Siamo certi che il convegno da noi organizzato giovedì presso il Punto Einaudi, dal titolo “Vincenzo Giordano, il sindaco galantuomo”, ha dato all’iniziativa successiva dell’amministrazione comunale una spinta decisiva. Il convegno, in cui sono intervenuti vecchi e giovani socialisti, ha visto la partecipazione di numerose personalità istituzionali e autorevoli (come i consiglieri Petillo e Bernabò, l’assessore Maraio e l’ex ministro Conte), caricando di valore la proposta già lanciata dal quotidiano “Cronache del salernitano”, a cui va tutto il nostro ringraziamento. Tuttavia ripetiamo anche in questa sede, così come affermato nel corso del convegno, che questo è solo un primo passo verso un riconoscimento più ampio ad un’epoca che fu decisiva per la città. L’epoca della svolta salernitana, che ha ancora molto da dire. E’ per questo motivo che Salerno Socialista si impegnerà a porre in essere altre iniziative che si muoveranno su due direttrici: la giustizia storica e la proposta condivisa. Proprio come è accaduto con l’intitolazione di una piazza a Vincenzo Giordano». Un risultato unico nel suo genere dalla duplice sfaccettatura per la città: la prima, naturalmente, l’intitolazione della piazza; la seconda: per la prima volta De Luca (nell’ultimo ventennio) ha recepito una proposta giunta dall’esterno, piegandosi ad una iniziativa (dai caratteri anche politici) che arriva da fuori le mura di Palazzo di Città.




Carmelo Conte: «Con Giordano, Salerno aveva concezione di area metropolitana»

Grande capacità di attuazione del programma, alto profilo morale. L’ex ministro Carmelo Conte ripercorre tutte le tappe, senza trascurare nulla. Pensa che l’intitolazione di una piazza o una strada a Vincenzo Giordano sia un «atto dovuto» ma sia soprattutto l’occasione «per ricordare ciò che è stato fatto all’epoca e per riprendere alcuni fili di quel discorso». Conte, infatti, tiene a precisare che quella famosa delibera «programma Salerno» – approvata in seduta comune di Consiglio comunale e provinciale alla presenza dei parlamentari campani – non riguardava solo «la città capoluogo, bensì poneva la stessa quale centro di area metropolitana». Insomma un progetto quasi diametralmente opposto a quello di Salerno oggi. L’ex ministro non nasconde infatti considerazioni sull’attuale trasformazione urbanistica, sì frutto della gestione Giordano ma che comunque ha chiuso i suoi confini tra le mura cittadine. «La Cittadella Giudiziaria? Era già stata appaltata ed la sua ubicazione originaria (nei pressi della Centrale del Latte, ndr) era stata scelta dagli stessi magistrati nell’ambito di tre progetti. Poi – ricorda Conte – De Luca decise di annullare quell’appalto e di procedere alla nuova collocazione della Cittadella Giudiziaria». Poi la Metro. «La nostra – spiega – era una vera e propria circumsalernitana che doveva integrare quella di Napoli. Siamo stati i primi ad inaugurare il tratto ferroviario da Salerno a San Severino. Da lì ci doveva essere il collegamento con Sarno e quindi l’interconnessione con la circumvesuviana. Questo era il concetto di metropolitana: non il trenino cittadino, bensì un mezzo di collegamento con le aree limitrofe». Oggi, invece – conclude Conte: «Ci stiamo facendo scippare anche l’Alta Velocità che non arriverà dunque a Battipaglia ma bypasserà questa tratta giungendo direttamente da Napoli a Bari».




Giordano avrà il suo riconoscimento. Parola di assessori e consiglieri

di Andrea Pellegrino

Forse Vincenzo Giordano così come ricordato tra le lacrime da Franco Petraglia (ex segretario provinciale della Cgil) ad un certo punto del convegno di ieri sera al Punto Einaudi avrebbe detto: «Basta non perdiamo altro tempo» ma sicuramente avrebbe apprezzato con soddisfazione e anche con un pizzico d’orgoglio l’iniziativa dei Giovani socialisti di Salerno. Tra ricordi, emozioni ed anche lacrime di commozione ieri sera è stata la giornata di Vincenzo Giordano. L’impresa della “Comunità Salerno socialista” creata da Fabiano Farina, Nicola Vacca e Filippo Trotta, ha avuto il suo battesimo con tutti gli onori del caso. E con un pizzico d’orgoglio, ci sia consentito affermare che la proposta di Cronache di intitolazione di una strada o una piazza all’ex sindaco socialista, ha colpito nel segno. Che sarà un punto di partenza, come affermato dall’onorevole Carmelo Conte o che sia la base per un ragionamento politico più complesso, come auspicato da Gaetano Amatruda, dopo ieri sera si può certificare, quasi al 99 per cento (fonte assessore comunale – socialista, Enzo Maraio) che Salerno riconoscerà una strada o una piazza a Vincenzo Giordano. Dunque da Palazzo di Città, l’atteso segnale c’è stato. Tant’è che lo stesso Maraio ha annunciato: «Ho incontrato la figlia Rita (tra l’altro presente ieri sera alla sala Einaudi) al Comune e un riconoscimento a Giordano ci sarà». Ma ieri sera in molti hanno aperto lo scatolone dei ricordi. Come Gaetano Amatruda che con il professore Giordano ha condiviso un suo percorso di crescita culturale e politico. Lui, oggi portavoce del presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, ricorda quella sera quando Giordano venne arrestato ripercorrendo tutta la tragedia dell’uomo e della sua famiglia. Oggi vuole che si «chieda scusa per gli errori commessi», e nel contempo esorta i ragazzi «a rendere viva la Salerno socialista», rendendola «luogo fisico di incontro e dibattito». In prima fila c’è il consigliere comunale (socialista) Marco Petillo che non nasconde il suo disappunto per la “raccomandazione” avanzata in Consiglio comunale, durante l’ultima seduta, da Roberto Celano, sull’intitolazione di una strada o una piazza a Vincenzo Giordano, tanto da stuzzicare lo stesso consigliere comunale dei Fratelli d’Italia che intervenuto a chiusura di convegno ha replicato: «Non ci sono colori politici dietro queste proposte. Sarei onorato se l’altra parte proponesse l’intitolazione di una strada a Carlo Falvella o Giorgio Almirante. Tra l’altro io nutro stima nei confronti di Giordano, ritenendolo vero sindaco della svolta». Ancora dai banchi consiliari giunge il supporto di Ginetto Bernabò che al Punto Einuadi ha ricordato le sue origini socialiste, il suo trascorso di giovane nella federazione e la sua convinzione che un riconoscimento a Vincenzo Giordano debba essere dato. «Anche se fosse solo la mia mano ad essere alzata in Consiglio comunale io condivido pienamente la proposta di intitolazione di una strada e sono pronto a sostenerla fino alla fine». Poi gli interventi di Sandro Livrieri e di Attilio Naddeo, quest’ultimo ex sindaco di San Cipriano Picentino, all’epoca della giunta laica e di sinistra salernitana, segretario provinciale del Psi. «Un innovatore – ha detto Naddeo – anche nella sua giunta: con lui è nato Alfonso Pecoraro Scanio, primo assessore all’ambiente dei Verdi». Poi il ricordo: «Nonostante la sua esperienza nel centrodestra, sostenne Fulvio Bonavitacola quando venne candidato nel Pd. Mi disse: Fulvio mi è stato vicino ed è stato il mio vicesindaco, per un amico questo si fa». Ancora ci sono i ricordi di Petraglia che racconta di una cena al ristorante don Franco, insieme a Giordano e a Radetich, all’epoca assessore alle finanze. Ribadisce la sua proposta di intitolazione di un’ala del carcere di Fuorni, ed in particolare quella che ospitò proprio Vincenzo Giordano, il responsabile dei Radicali Donato Salzano, che nel suo intervento ricorda il no di Giordano alla candidatura al Parlamento nella lista Pannella, offerta dallo stesso Marco. «Disse – ricorda appunto Salzano – non mi candiderò fino a quando ci sarà anche solo un dubbio su di me».




Vincenzo Giordano, giovedì il convegno

Giovedì 3 ottobre, alle ore 17:00, presso il Punto Einaudi di Salerno (Corso Vittorio Emanuele – Largo Barracano) si terrà un incontro pubblico dal titolo:
“Vincenzo Giordano, il sindaco galantuomo”.
La comunità Salerno Socialista, fondata da Fabiano Farina, Filippo Trotta e Nicola Vacca, ha deciso, in seguito al dibattito sull’intitolazione di una strada al sindaco socialista di Salerno, di organizzare tale evento per rafforzare la proposta di modifica della toponomastica salernitana. Infatti, anche mediante l’analisi del libro di Vincenzo Giordano, “Salerno Socialista”, si dibatterà sull’importanza di quel periodo storico, sulle prospettive ancora valide da cui prendere spunto per nuove iniziative di rilancio, sulla vicenda umana di Vincenzo Giordano, su un possibile raffronto con l’attualità della città. Insomma, su tutti gli argomenti utili a far riaffiorare memoria storica e politica.
All’incontro, oltre ai fondatori della comunità socialista, prenderanno parte socialisti giovani e vecchi, cittadini semplici, giornalisti e tutti gli interessati degli altri partiti, instaurando un dibattito aperto a chiunque abbia intenzione di dare un contributo.




«Fu Giordano a convincere Ragosta a votare De Luca sindaco»

di Andrea Pellegrino

«A seguito delle dimissioni da sindaco per gli avvisi di garanzia che gli piovevano quotidianamente addosso, Giordano fu costretto ad inseguire i suoi consiglieri comunali socialisti affinché votassero De Luca sindaco. Ad esempio Michele Ragosta non voleva ciò». I ricordi sono tanti di quell’epoca e Gabriele Cavallaro, dirigente Psi di allora e collaboratore del sindaco Giordano ricostruisce quel tempo. «Ricordo ancora – dice – la guerra che Giordano dovette combattere per la pedonalizzazione del Corso con i commercianti che si opponevano. Ricordo, ancora, Carmelo Conte contrario alle dimissioni di Giordano, che fu convinto, invece, dall’amico e compagno avvocato Lorenzo De Bello, noto penalista, che aveva intuito ciò che stava accadendo. Fu lo stesso De Luca – prosegue Cavallaro – ad avvertici davanti alla federazione provinciale di via Conforti che erano in arrivo provvedimenti giudiziari gravi».
E non mancano nuove adesioni all’iniziativa di Cronache. Sì all’intitolazione di una strada o una piazza all’ex sindaco socialista anche dal consigliere comunale Luigi Bernabò, le cui origini politiche sono proprio socialiste. «Ha rappresentato la vera svolta a sinistra di Salerno. Ha lasciato un segno tangibile e tracciato un percorso poi ripreso da Vincenzo De Luca. Penso che un riconoscimento gli sia dovuto quale atto di memoria e di riconoscenza. Ricordare Giordano ma così anche Menna (mio nonno è stato vicesindaco del commendatore, ricorda Bernabò), è un atto indispensabile per la città di aiuto anche per la memoria delle future generazioni che hanno il diritto di conoscere la storia e gli uomini di Salerno».
C’è anche Sergio Valese, storico esponente della Destra, già consigliere comunale che ricorda Giordano, e dice: «Non sono in disaccordo con la proposta di intitolazione di una piazza o una strada a Vincenzo Giordano. In fondo il professore Giordano avrebbe meritato maggiore considerazione per il suo impegno e la passione civile profusa nel suo lavoro di amministratore, da parte delle istituzioni pubbliche. E, probabilmente, anche dai salernitani che lo hanno dimenticato in fretta». Inoltre, prosegue Valese: «Ho e c’è nostalgia per il tempo in cui le divisioni nascevano da visioni diverse della politica e dai programmi amministrativi che avevano direttrici coerenti con quelle visioni. I personalismi non erano determinanti. Giordano anche in questo fu coerente e per questo merita rispetto anche da parte di chi, come me, appartenevo ad un altro schieramento».




Iannone: «Ricordare Giordano non deve avere colori politici»

di Andrea Pellegrino

L’iniziativa di Cronache raccoglie nuove adesioni. Il sì arriva anche dal presidente della Provincia di Salerno Antonio Iannone che condivide la proposta di intitolazione di una strada o una piazza all’ex sindaco socialista Vincenzo Giordano. «Assolutamente favorevole – dice il presidente Iannone – ed aggiungo: con Giordano si pensi anche ad un riconoscimento per Carlo Falvella. L’uno (Giordano) ha rappresentato il momento più alto della politica salernitana, l’altro (Falvella) quello più triste, di maggiore criticità. Credo che la memoria rappresenti il patrimonio più importante per una comunità. Dunque, reputo indispensabile che si rendi omaggio a Vincenzo Giordano, anche in considerazione dei torti che ha subito, e alla memoria di Carlo, affinché nelle coscienze dei salernitani sia impresso che certe metodologie di lotta politica basata sulla violenza non debbano mai più tornare». «L’eredità politica che ha lasciato Giordano – dice ancora Antonio Iannone – è indubbia. Il ricordo e l’affetto che i salernitani nutrono è tanto ma purtroppo è una figura che non è stata valorizzata in via istituzionale. Sicuramente a Giordano vada una strada che sia all’altezza del sindaco più importante che avuto la città di Salerno». «Reputo che debba essere data visibilità anche a Carlo Falvella ed aggiungo ancora – sottolinea Iannone – anche a coloro che sono state vittime del terrorismo. Penso allo stesso Giacumbi». Quanto ai colori politici della proposta, Iannone dice: «Questa è una iniziativa partita da un quotidiano. Ma comunque penso che ricordare Giordano o Favella non abbia colori politici, né primogeniture partitiche. La città è di tutti, il patrimonio della memoria è di tutti. L’amministrazione comunale di Salerno dovrebbe sforzarsi di riconoscere valori oggettivi». Sostegno alla proposta anche dall’avvocato Fabrizio Murino, già candidato alla camera dei deputati con “Scelta Civica”, ed ex componente del consiglio d’amministrazione dell’Asi: «È una proposta sacrosanta che restituirebbe, almeno in via postuma ed almeno in piccola parte, dignità politica ed umana ad un uomo ed a un politico la cui vita e la cui storia è stata orribilmente mutilata».




La Dc finì all’opposizione a Salerno e nevicò in marzo

di Andrea Pellegrino

Il suo voto fu determinante in Consiglio comunale ma in giunta entrò solo l’anno dopo. Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro all’ambiente, ricorda gli anni in cui a Salerno era consigliere comunale, poi assessore. Proprio con Vincenzo Giordano fondò la prima giunta “rossa e verde” e del sindaco socialista conserva un ricordo affettuoso. «Una persona mite – dice l’onorevole Scanio – che si prestò ad una svolta di Salerno. Fu un periodo storico, importante per Salerno: per la prima volta la Dc passò all’opposizione».
Con il suo voto determinante
«Ero uno dei primi consiglieri comunali Verdi d’Italia. Io volevo favorire un ricambio ma non mi fidavo dei partiti tradizionali, così nonostante l’offerta rinunciai all’immediato ingresso in giunta, bensì accettai di essere delegato del sindaco all’ecologia. Solo un anno dopo, al concretizzarsi di alcune miei iniziative, entrai in giunta (1988) varando così la prima giunta rosso – verde»
Un ricordo dell’epoca
«Era marzo, anzi l’8 marzo. Già un buon giorno perché si festeggiano le donne. Ma la vera curiosità è che quel giorno nevicò a Salerno. Insomma ci voleva una nevicata a marzo per mandare la Dc all’opposizione»
Ha detto che non si fidava dei partiti tradizionali, cosa chiedeva in particolare
«La pedonalizzazione del corso, l’apertura del depuratore, il rifacimento del lungomare e la chiusura del cementificio. Giordano sostenne queste battaglie, stando al mio fianco anche scontrandosi con il no di alcuni suoi assessori».
Tutte iniziative andate in porto
«Certo. Anche se fu dura. Si pensi che io, all’epoca della proposta della pedonalizzazione del Corso, non potevo oltrepassare quella zona. Ci fu una dura presa di posizione da parte dei commercianti. Ma Giordano fu al mio fianco. Stessa cosa per la riqualificazione del lungomare, con l’installazione della lunga panchina che chiudeva le aiuole (che spesso veniva utilizzate per il passeggio). Ed ancora l’avvio del depuratore, l’apertura dell’ufficio consumatori ed ecologia e la chiusura del cementificio. Anche se lì avrei voluto realizzarci un parco».
Ed invece oggi sorge un albergo
«Non solo. Un albergo ed un parcheggio mentre la mia proposta era di restituire quell’area alla città realizzando un parco nel cuore di Salerno».
Giordano voleva anche riconvertire il porto commerciale in turistico
«Una proposta che mi vedeva favorevole. Un porto turistico alle porte di Salerno era qualcosa di ottimale. Anche se mi rendo conto delle difficoltà tecniche legate alla riconversione. Ma al di là di tutto, l’amministrazione Giordano segnò la vera svolta di Salerno, poi portata avanti da De Luca e dalle varie amministrazioni che si sono succedute».
Come vede oggi la città di Salerno?
«Una città indubbiamente bella. Vorrei solo maggiore attenzione sul problema del mare. Vorrei un mare sempre pulito e balneabile. Quindi maggiore attenzione sul sistema fognario e sulla pulizia delle acque»
E sulla cementificazione?
«E’ un dibattito abbastanza aperto in città. Dico solo che io preferisco ristrutturare e restaurare. Avrei così privilegiato un’attività di recupero».
Il futuro di Pecoraro Scanio (politico naturalmente)?
«Insegno all’Università turismo, una materia che rappresenta una vera e propria prospettiva per il futuro dell’Italia. Al momento non ho intenzione di candidarmi. Sono contento dei risultati raggiunti. Oggi attraverso la mia Fondazione proseguo alcune battaglie e sono presente sui problemi che più mi stanno a cuore».
E i Verdi?
«Hanno rappresentato una grande forza e hanno contribuito in maniera determinante in molte circostanze. Ora in Parlamento ci sono 200 deputati ambientalista. Questo il grosso risultato. Quanto a me, io ho votato (alle scorse elezioni politiche, ndr), Sel al Senato e Movimento 5 stelle alla Camera dei Deputati. Sento questi due movimenti vicino a me».




Il “modello Giordano”

di Alfonso Conte*

Vincenzo Giordano fu il sindaco della prima giunta del Comune di Salerno “laica e di sinistra”, ma anche l’ultimo ad essere nominato dalla Giunta (Vincenzo De Luca, che gli subentrò in piena tangentopoli, assunse l’incarico ad interim in qualità di vicesindaco), prima che nel 1993 una delle poche riforme degli ultimi decenni affidasse tale compito direttamente agli elettori. Dopo di allora iniziò la “stagione dei sindaci”, prematuramente salutata come una fase di svolta della vita pubblica italiana, viceversa destinata a vita breve e a risultati contraddittori: maggiore stabilità dei governi municipali e rafforzamento della capacità decisionale, ma anche personalizzazione dell’esecutivo, svuotamento di competenze dell’organo consiliare ed indebolimento della dialettica democratica attraverso l’esautoramento di partiti ed associazioni.
Certo, ricordando le vicende immediatamente precedenti al periodo del sindaco Giordano (1987-1993), anche a Salerno nel 1993 furono in molti ad entusiasmarsi per l’elezione diretta del sindaco: dal 1974 (fine della sindacatura di Gaspare Russo) al 1987 (nomina di Giordano), ben quattordici sindaci si erano alternati, durando in carica mediamente meno di un anno. E la precarietà delle giunte, quasi sempre vittime dei giochi di correnti in casa democristiana, aveva contribuito molto al drammatico declino della città, coincidente in gran parte con la mancata soluzione dei problemi del dopo-terremoto. Eppure, prima di allora, non era stato così: nell’immediato dopoguerra, la città aveva superato con successo le difficoltà della ricostruzione grazie a Luigi Buonocore, sindaco dal 1947 al 1952, mentre aveva conosciuto una forte crescita demografica ed economica con Alfonso Menna (1955-70) e Gaspare Russo (1970-74). Sicché, durando in carica quasi per l’intero mandato, Giordano si era riagganciato alla tradizione virtuosa del passato, riuscendo anch’egli a coniugare efficacia dell’azione amministrativa e confronto democratico, a dimostrare che il buongoverno suscita consenso senza bisogno di demonizzare critici ed oppositori, a negare l’assunto secondo il quale solo un uomo dal polso duro può guidare la comunità salernitana.
Giordano interpretò con successo tale modello di sindaco soprattutto perché restituì ai salernitani la consapevolezza di essere partecipi di processi decisionali orientati all’utile collettivo, liberandoli dall’incubo di dover restare sudditi di gruppi di potere portatori di interessi particolari. In questi ultimi giorni mi ha particolarmente impressionato il commento di Salvatore Memoli, consigliere comunale di opposizione durante la sindacatura di Giordano, a proposito di un articolo pubblicato da un notiziario online, nel quale si annunciava con enfasi il completamento della Lungoirno nel quadro della “nuova Salerno, la città che De Luca tempo fa ha immaginato e in gran parte realizzato”; Memoli ha precisato come in realtà l’idea di realizzare l’opera in questione nacque da un gruppo di abitanti di Matierno e da egli stesso presentata a Giordano, il quale l’accolse favorendo l’avvio della progettazione e del finanziamento. Allora, evidentemente, addirittura i consiglieri comunali di opposizione svolgevano un ruolo significativo, perché ascoltati e valorizzati da chi aveva la responsabilità delle decisioni, perché ritenuti interlocutori credibili dai cittadini. Oggi, ricordare Giordano può significare ringraziare chi quella ed altre opere mai rivendicò o inaugurò, ma soprattutto può aiutare a ricordare che, a prescindere dai sistemi elettorali e dai ruoli istituzionali, il governo delle città non può essere competenza di un solo uomo, per quanto illuminato e straordinario possa essere.

*docente universitario della Facoltà di Scienze politiche