La morte di una nonnina rende triste il bomba day

di Adriano Rescigno

Alle 18.50 il lungo applauso al momento dell’esplosione della spoletta. E’ cessato dunque il pericolo bomba ed i 36.177 battipagliesi hanno potuto far rientro nelle proprie abitazioni immediatamente dopo i controlli anti sciacallaggio messi in campo dalla prefettura di Salerno con circa 500 agenti tra polizia, carabinieri e guardia di finanza a pattugliare le strade deserte della zona rossa mentre gli artificieri del 21esimo reggimento guastatori di Caserta faceva brillare la spoletta dell’ordigno che per 24 ore ha fatto tenere il fiato sospetto a tutto il Meridione vista la sospensione del trasporto su strada ferrata ed autostradale. Supporto straordinario all’operazione è stato dato dei droni dei vigili del fuoco coordinati dall’ingegnere Antonio Viscito che hanno contribuito alla sorveglianza del territorio.mentre un manipolo di uomini ed una autobotte è stato dedicato agli artificieri nella resa inerme della bomba. Si è conclusa l’evacuazione più impegnativa dal secondo dopoguerra con nessun intoppo tecnico e logistico con addirittura due ore di anticipo rispetto al cronoprogramma stilato nei mesi passati in Prefettura. Grazie e complimenti per tutti mentre il primo cittadino di Battipaglia, Cecilia Francese: «Ci saranno riconoscimenti ufficiali per tutti coloro che hanno preso parte all’operazione che senza l’organizzazione capillare non sarebbe stata possibile. Battipaglia ha riscoperto il senso di appartenenza ed il mio più sentito grazie va a tutti i battipagliesi che in modo cosciente e responsabile hanno permesso tutto questo in maniera ordinata». Questa mattina riapriranno anche i reparti del Santa Maria della Speranza mentre tutti coloro che erano ospiti dell’istituto “Sandro Penna” adibito ad ospedale sono stati tutti fatti rincasare con il prezioso ausilio delle ambulanze della croce rossa. Nel primo pomeriggio al “Sandro Penna”, dove esemplare è stato il lavoro delle equipe di psicologi ed il padre spiriturale don Franco al fianco dei degenti, purtroppo una 86enne A. C. è venuta a mancare a seguito di una complicanza respiratoria e successivamente un anziano sempre 86enne è stato trasporato d’urgenza all’ospedale di Eboli per via di un infarto, adesso fuori pericolo grazie ad uno stend arterioso. Il prefetto di Salerno, Francesco Russo al termine delle operazioni e quindi all’apertura dei varchi della zona rossa: «In primis occorre ringraziare i cittadini per la collaborazione straordinaria, tutti gli enti, le forze di polizia, il Comune di Battipaglia, l’Asl – rappresentata per tutta la giornata in città dal direttore generale Iervolino – per aver evacuato con successo ed attenzione l’ospedale e per come ha gestito le criticità della giornata, al genio militare di Caserta per il lavoro eccezionalmente svolto, a tutte le polizie municipali . Sono emozionato, quando i Meridionali lavorano bene siamo eccezionali in più l’abbiamo fatto con il cuore». Immediatamente dopo l’esplosione della spoletta sono stati riattivate tutte le utenze mentre alle 15.50 è stata riaperta l’A2 viste le lunghe code di oltre otto chilometri formatesi all’altezza di Eboli in quanto la circolazione sulle arterie alternative era paralizzata. «Sembrava di lavorare insieme da 20 anni», conclude Russo al fine di una lunghissima giornata.

Palloncini colorati per scacciare la paura

Mentre gli artificieri erano al lavoro e le forze dell’ordine presidiavano il territorio nei centri di ricovero e nell’istituto “Sandro Penna” adibito ad ospedale da campo i volontari, medici e paramedici della croce rossa italiana e della protezione civile hanno intrattenuto i bambini non solo con giochi per esorcizzare la paura ma insegnato loro anche le tecniche base di protezione civile. Un lavoro enorme per un dispiegamento di forze imponente che ha permesso di superare la giornata al meglio, grazie anche al supporto degli psicologi che hanno assistito soprattutto gli anziani nelle due criticità registrate nel pomeriggio al “Sandro Penna” dove sono stati prestati cure e supporto anche ad anziano signore di 103 anni. Insieme ai dirigenti dell’Asl, al direttore Iervolino ed ai volontari al “Sandro Penna” c’era anche Cosimo Taurone, presidente della croce rossa di Salerno: «Siamo stati impegnati già da dieci giorni per il trasferimento dei degenti dall’ospedale di Battipaglia ai plessi circostanti. Abbiamo guidato la procedura di evacuazione per le persone alletate dalle 05.00, abbiamo allestito in tutti i centri di accoglienza dei posti medici avanzati e messi in campo 100 volontari e mezzi anche per il trasporto disabili. E’ andato tutto bene con il “Penna che ha retto agli arrivi dei degenti che hanno occupato 82 degli 86 posti letto previsti». Per i più piccoli palloncini colorati e giochi di società mentre Iervolino assicura che già nella serata di ieri tutti gli allettati sono rientrati nelle proprie abitazioni mentre da questa mattina verrà riaperto l’ospedale.

Sei ore di lavoro per la normalità

«Ci abbiamo impiegato due ore in meno rispetto alla tabella di marcia prevista». Queste le prime affermazioni del colonnello Giuseppe Schierati dopo la detonazione della spoletta alle 18.03. Il comandante del reggimento che si è occupato della resa inerme della bomba da aereo ha poi spiegato i motivi: «In primo luogo abbiamo trovato l’esplosivo più malleabile di quanto avevamo previsto, in secondo luogo chi ha svolto l’operazione ha già all’attivo il disinnesco di 29 bombe da aereo quindi un’esperienza che sul campo ci ha avvantaggiato moltissimo». Le caratteristiche della bomba hanno imposto che l’intervento fosse svolto sul luogo del ritrovamento in quanto un congegno anti rimozione ne impediva il trasporto per le operazioni di brillamento e quindi si è dovuto procedere nel seguente modo: «L’attività si è articolata in quattro fasi: nella prima fase gli artificieri, tramite l’ausilio di attrezzature tecniche, hanno praticato un foro sul corpo dell’ordigno; nella seconda fase si èproceduti alla “lisciviatura”, ossia allo svuotamento dell’esplosivo tramite un getto acqua; nella terza fase l’esplosivo estratto è stato bonificato tramite combustione libera e nella quarta fase, alle ore 18:03 si è proceduto al brillamento della spoletta con l’ausilio di una carica esplosiva in una zona di campagna del territorio battipagliese», termina il colonnello. Un’operazione imponente che ha visto sul luogo impegnati 15 militari artificieri più il personale di collegamento, supportato all’esterno dell’area protetta da rinforzi campali da circa 500 unitàdelle forze dell’ordine, della croce rossa della prefettura di Salerno e del comune di Battipaglia, nonché 500 volontari della protezione civile regionale più i vigili del fuoco.

Sono gli anziani quelli a prova di bomba

Nonostante il calore, nonostante lo stress, nonostante le piccole disfunzioni dovute all’età, quelli a prova di bomba rimangono sempre gli anziani, quelli che le bombe le hanno patite per davvero e la giornata di ieri l’hanno vissuta senza particolari disagi, anche grazie alla macchina organizzativa impeccabile. In tantissimi sono arrivati al centro di accoglienza di via Rosa Jemma, all’interno dell’istituto scolastico Ferrari dopo la levataccia delle 05.00 del mattino accompagnata dalla voce metallica: «I cittadini devono lasciare le loro abitazioni. Evacuazione in corso». C’è chi addirittura ha portato con se l’inseparabile amico a 4 zampe e per prima cosa ha chiesto dell’acqua per lui prima che un posto per se stesso. Una signora anziana con il bastone, invece, sedendosi sul muretto accanto al cancello di ingresso, parlando con la figlia, si rammarica perche’ ha dimenticato gli occhiali da vista “e ora ci vedo tutto appannato”. Una donna con un cane che abbaia esclama che «Questa situazione e’ stancante. Come faccio a far entrare lui con gli altri cani?», e mentre i bambini fanno colazione con latte e biscotti si organizza la giornata. Un programma ricco: 8.30 il risveglio muscolare; dalle 8.30 alle 10 giochi, suddivisi per fasce d’eta’; poi, celebrazione della messa. A seguire, corsi a cura dei volontari. Dalle 13 alle 14, pranzo; dalle 15 film mentre nel pomeriggio, tornei di carte, quiz e caccia al tesoro. La giornata si conclude con la cena delle 20, ad allarme cessato e con la maggior parte delle persone rientrate in casa, con gli anziani sulle navette, accompagnati da figli e nipoti, consapevoli di essere scampati per la seconda volta se non di più alla distruzione che porta con se la guerra.




Battipaglia: polizia municipale di nuovo verso l’agitazione – LE FOTO

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Comune e Polizia locale: torna il gelo.

I caschi bianchi di Battipaglia si preparano a proclamare nuovamente lo stato d’agitazione.

Gli agenti di polizia municipale avrebbero voluto parlarne a Palazzo di Città, approfittando d’una trattante con i dirigenti e i dipendenti del Comune di Battipaglia, inizialmente fissata alle ore 16 di ieri. In mattinata, tuttavia, ai vigili urbani è stato comunicato che la riunione, posticipata, si terra l’8 ottobre.

Le RSU, dunque, convocheranno in questi giorni un’assemblea sindacale: dall’adunanza dovrebbe venir fuori la proclamazione della protesta.

Le ragioni del malcontento sono molteplici.

Come ai principi della scorsa estate, quando i vigili battipagliesi proclamarono già l’agitazione, anche stavolta c’è di mezzo la mancata retribuzione di una parte di lavoro straordinario.

Lavoro esplosivo, dal momento che si tratta delle prestazioni straordinarie effettuate quasi un anno fa, a novembre, in occasione delle operazioni di disinnesco dell’ordigno bellico trovato a via Parmenide.

A un tavolo di confronto di fine luglio, attorno al quale sedettero il segretario comunale, Salvatore Massi, il dirigente del Settore finanziario, Giuseppe Ragone, il comandante dei vigili urbani, Giorgio Cerruti, e le RSU, Palazzo di Città promise che gli emolumenti per gli straordinari sarebbero stati retribuiti entro gli ultimi giorni d’agosto: al momento, invece, in busta paga i caschi bianchi hanno trovato soltanto i soldi per la festa della Speranza del 2012.

Nulla ancora è stato fatto, inoltre, per rifornire il guardaroba degli agenti: gli uomini della polizia municipale, infatti, indossano ancora la pettorina, e non è ancora partito l’iter per giungere al bando di gara per la fornitura delle nuove uniformi. Tutto è difficile per gli uomini di Cerruti, perfino la cena, giacché, per la fascia oraria 18-24, non vengono consegnati neppure i buoni pasto.

E poi c’è la quaestio relativa ai premi incentivanti. Le RSU, infatti, si domandano dove sono finite le schede di valutazione dei caschi bianchi per le annate 2013 e 2014: proprio sulla base di quelle “pagelle”, in effetti, andrebbero attribuiti dei bonus economici ai vigili meritevoli.

Gli agenti di polizia municipale, inoltre, lamentano la mancanza di corsi di aggiornamento, la computeristica obsoleta.

Infine, sul tavolo delle problematiche ci sono le condizioni di degrado in cui riversa il Comando, ubicato all’interno dell’ex Tabacchificio Farina, a via Rosa Jemma. In merito all’ultimo punto, pare che lo stesso Cerruti si sia attivato in prima persona per segnalare il tutto agli uffici comunali.

 

Struttura nel degrado

Mura che cadono a pezzi, in particolare nello spogliatoio per gli uomini; docce inagibili nei wc per le donne; cavi pericolosamente privi di protezione. I caschi bianchi battipagliesi devono fare i conti cotidie con una struttura sempre più degradata. E lo stesso vale per i civili che si recano al Comando: barriere architettoniche ovunque, una catena che impedisce di aprire una delle uscite di sicurezza, bagni col soffitto pericolante e di wc per disabili neppure l’ombra. E in caso d’emergenza medica? Da mesi, oramai, la cabina sanitaria è priva di medicinali e di altri strumenti per il primo soccorso.

La cabina medica è vuota da mesi

La cabina medica è vuota da mesi

Cablaggio senza protezioni

Cablaggio senza protezioni

Le docce per le donne sono inagibili

Le docce per le donne sono inagibili

Catene e lucchetti all'uscita di sicurezza

Catene e lucchetti all’uscita di sicurezza

Spogliatoio decadente

Spogliatoio decadente

Soffitto a pezzi nel bagno per i civili

Soffitto a pezzi nel bagno per i civili




Battipaglia: Commissariato, sos sede

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Il commissariato della vergogna.

La Cisl s’appella al questore di Salerno affinché intervenga in prima persona per assicurare agli agenti di Polizia di Stato di Battipaglia una sede adeguata.

E se Alfredo Anzalone non intervenisse entro sette giorni, il sindacato invocherebbe immediatamente l’intervento della magistratura.

A riportare di nuovo sotto le luci della ribalta la spinosa quaestio relativa alle condizioni di degrado in cui riversa la struttura di via Rosa Jemma è Antonio Galatro, coordinatore provinciale Cisl FP, che, nella giornata di ieri, ha indirizzato una missiva al questore.

Antonio Galatro

Antonio Galatro

Nell’occhio del ciclone, dunque, c’è finito ancora una volta lo scheletro di caserma di via Gonzaga – in grado, qualche anno fa, di attirare pure l’attenzione di “Parallelo 41”, programma televisivo della Rai che denunciò l’infamante record di opere incompiute a Battipaglia –  che, nell’ottobre del 2013, fu acquisito dalla questura, intenzionata a trasferirvi tutte le attività del locale commissariato di pubblica sicurezza della Polizia di Stato, al momento timonato dal vice questore aggiunto, Antonio Maione.

«Nonostante il suo personale impegno sulla vicenda – scrive Galatro a Anzalone – nulla di concreto è emerso per risolvere l’indecente condizione lavorativa i cui sono costretti tutti i dipendenti del commissariato di Battipaglia».

Una ristrutturazione da 1,3 milioni di euro: a tanto, infatti, ammonterebbe la quota da mettere a disposizione del Ministero dell’Interno. «prendiamo atto – prosegue il sindacalista – dei contenuti di una nota in cui si fa ancora riferimento a una presunta somma di 1.300.000 euro per la ristrutturazione dell’immobile demaniale di via Gonzaga che, a oggi, non è ancora disponibile, ma ci ritroviamo costretti a prendere atto del peggioramento della situazione».

Certe operazioni, d’altronde, richiedono tempo. Proprio per questo, sulla scorta di un consiglio che sarebbe venuto dal Provveditorato per le Opere pubbliche Interregionale di Napoli, «la Cisl – spiega Galatroha più volte sollecitato la questura a fittare un altro immobile, ma anche in questo caso non si è mosso nulla». Da qui l’ultimatum di Galatro: «se entro sette giorni non arrivassero comunicati, prospettati oggettivi e certi elementi di novità rispetto alla soluzione della vertenza, la Cisl s’avvarrebe, suo malgrado, dell’ultimo strumento che la legislazione vigente le mette a disposizione, ovvero, il deferimento dei fatti alla competente autorità giudiziaria».

UN PELLEGRINAGGIO LUNGO TRENT’ANNI.  La peregrinatio poliziesca.

Lo scheletro di via Gonzaga

Lo scheletro di via Gonzaga

Erano gli anni Ottanta quando, a via Gonzaga, di fronte all’istituto scolastico “Fabio Besta”, fu avviata l’edificazione della struttura che avrebbe dovuto ospitare la caserma di polizia. I lavori, tuttavia, furono bloccati per via d’un contenzioso, teso ad attribuire la competenza, tra il Ministero dell’Interno e quello della Difesa. Ad oggi, dunque, i lavori non sono ancora stati completati.

Da lungo tempo, dunque, gli agenti della Polizia di Stato vagano senza una meta tra una sede e l’altra: sempre negli anni Ottanta, infatti, le forze dell’ordine erano ospitate in un locale di via Salerno, nei pressi di via Olevano.

Poi, il trasferimento nella sede attuale, che è ubicata all’interno dell’ex Tabacchificio Farina, in via Rosa Jemma. Sul finir dello scorso anno, ad ogni modo, s’era pensato pure a una nuova collocazione: da certe dichiarazioni rilasciate da Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria che al momento regge le sorti della città, infatti, venne fuori che era tutt’altro che remota la possibilità che il Ministero dell’Interno avesse richiesto “Palazzo Ferrara” all’Anbsc. L’immobile di via Pastore era di proprietà di un compianto dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, Fernando Ferrara, accusato dagli inquirenti di concorso esterno col clan camorristico Pecoraro-Renna e poi assolto in primo grado durante il processo California, nel 1997. Il pm della Direzione Distrettuale Antimafia, Antonio Centore, richiese comunque la confisca del palazzo e la ottenne nel 2010, dopo un sequestro di due anni.