Nocera. Ginecologia dell’“Umberto I” l’invasione delle napoletane

di Gianfranco Pecoraro

NOCERA INFERIORE. Il 30% delle partorienti proviene dal napoletano e il reparto di ginecologia dell’Umberto I è sottoposto a un superlavoro che potrebbe portarlo al collasso. Dati impressionanti per l’attività del reparto di ginecologia dell’ospedale  “Umberto I”, il secondo per nascite in Campania, destinati ad aumentare per l’arrivo in massa di donne provenienti da Cava de’ Tirreni e Mercato san Severino, il cui ospedale non offre più questo servizio.
Ad impressionare, in particolare, non sono solo i 1500 parti annui ma anche l’entità dei pronti soccorso ostetrico-ginecologici e delle prestazioni rese in urgenza, in porticolare per le gravidanze a rischio. A destare interesse è la provenienza delle donne. Il 30% delle partorienti, infatti è dell’area napoletana. Di queste, poco più del 50% proviene dalla fascia costiera, da Torre del Greco ­­­­a Torre Annunziata, l’area boschese e Castellammare di Stabia, e paesi limitrofi, dove insistono tre ospedali e diverse cliniche private, mentre la restante parte arriva da Somma vesuviana, San Giuseppe vesuviano e comuni confinanti. Una situazione diventata insoppportabile per il personale dell’Umberto I che va diminuendo e con maternità sempre più coplesse. Le media delle partorienti, infatti, supera i 30 anni di età e molte le donne in dolce attesa che sono a una seconda e terza gravidanza, specie quelle che, divorziate, sono incinte di un secondo compagno. Parti che si presentano, quindi, con maggiori difficoltà e che impegnano il personale in lunghe pratiche anche operatorie. Aumentano anche le  mamme che partoriscono senza legami stabili né con un compagno né tantomeno con un marito. Il 10% ha ricorso all’iseminazione artificiale, in alcuni casi fatta anche all’estero.
Il dato, quindi, su cui riflettere è l’alto numero di donne che sceglie di partorire all’ “Umberto I” e non nella provincia di Napoli. «Questo di Nocera è un ospedale all’avanguardia, che ha una rinomata Tin e molti buoni servizi -afferma una neo mamma di Torre Annunziata che ha scelto l’ospedale nocerino per dare alla luce il primo figlio-Molte mie amiche scelgono di venire qui perchè anche l’ambiente è più tranquillo».
Un po’ il passaparola sulla qualità del servizi resi, le notizie di salvataggi di bambini nati anche prematuri, e del buon esito anche di parti difficili richiama sempre più donne incinte all’ospedale nocerino. E ciò accade anche a causa dell’improvvida chiusura del “Mauro Scaralato” di Scafati e per i disservizi che i cittadini ritengono di ricevere dalle strutture sanitarie del napoletano.
Fatto è che l’ospedale nocerino non può reggere a questi ritmi di lavoro se non saranno incrementati il numero del personale addette al reparto e quello della Tin, la terapia intensiva neonatale, dove potrebbero esser curati più piccoli pazienti di quelli attualmente assistiti.
Va anche, però, ridisegnata e ricurata la sanità campana. Bisogna comprendere che l’area nord dell’Asl Salerno non serve più solo l’Agro nocerino come previsto in partenza con una popolazione di 300mila abitanti ma anche i cittadini della parte sud del napoletano arrivando ad un bacino di 800 mila persone.
La struttura sanitaria nocerina, quindi, dev’essere dimensionato non ai residenti della zona ma ad un’area più vasta.
A questo si aggiunge che vanno “rafforzati”, in termini di attrezzature e personale, le strutture sanitarie dell’area vesuviana per non costringere i cittadini a rivolgersi a quelle dell’Agro nocerino.




Sarno. Tre denunce per la rissa in un pub

Personale della Polizia di Stato appartenente al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Sarno, al termine di una specifica attività d’indagine su una rissa avvenuta in un Pub di quel centro cittadino la notte tra sabato e domenica scorsi, ha deferito nella giornata di ieri all’Autorità Giudiziaria due persone per i reati di rissa, lesioni personali, possesso di strumenti atti ad offendere ed un’altra persona per favoreggiamento.

Intorno alle ore 02.00 di notte, i poliziotti sono intervenuti presso il locale nosocomio dove era stata segnalata la presenza di due persone ferite da arma da taglio. Giunti immediatamente sul posto hanno individuato i due feriti per A. S., 28enne di Sarno, giudicato dai sanitari guaribile in 7 giorni s.c. e A. D. G., 31enne di Terzigno, con prognosi di 20 giorni s.c., entrambi per ferite da arma da taglio.

Nella circostanza hanno identificato anche un altro uomo, B. G., 21enne di San Giuseppe Vesuviano che aveva accompagnato in ospedale il suo amico A.D.G.

Interrogati dai poliziotti i tre giovani hanno fornito versioni contrastanti sull’accaduto, tentando di nascondere la verità, ma i successivi accertamenti effettuati dai poliziotti hanno consentito loro di accertare che le lesioni subite dai due feriti erano conseguenti ad una rissa avvenuta poco prima presso un Pub del centro cittadino di Sarno e che aveva visto coinvolte una decina di persone, come confermato dal personale del Pub e da altri testimoni.

A seguito della perquisizione personale, gli agenti hanno rinvenuto addosso ad A. S. 6 grammi di hashish che sono stati sequestrati.

I due feriti sono stati denunciati a piede libero per rissa, lesioni personali e possesso di strumenti atti ad offendere e B.G. per favoreggiamento vista la sua reticenza a riferire i fatti accaduti. A. S. è stato anche segnalato alla locale Prefettura /UTG quale assuntore di sostanze stupefacenti.




AGRO/VESUVIANO. La Regione stanzia Fondi europei per il la 268 e il fiume Sarno

Fondi europei in arrivo per la Campania.
“Finalmente buone notizie per la Campania e per i nostri territori – dichiara il segretario cittadino del Partito democratico, Margherita Rinaldi -. Apprendiamo infatti che, dopo l’OK della Commissione dell’Unione Europea, sono stati destinati ben oltre 4 miliardi di euro al programma operativo regionale Campania».
Nel corso di una conferenza stampa, il governatore della Regione Vincenzo De Luca ha illustrato i progetti a cui saranno destinati i fondi e molti di questi andranno a beneficio dell’Agro nocerino e in particolare a Scafati. Saranno spesi circa 200 milioni di euro per la riqualificazione del fiume Sarno, 400 milioni per la prevenzione dei rischi naturali ed oltre 6 milioni di euro per la Strada statale 268 Vesuvio, un’arteria tra le più pericolose dell’area campana.
Altri fondi ancora saranno destinati ai trasporti e alle energie sostenibili da utilizzarsi sul territorio dell’agro nocerino e del vesuviano.
Un lavoro sinergico che, come circolo locale del Partito democratico, abbiamo fin da subito iniziato a costruire con tutti i livelli istituzionali superiori per far ripartire i nostri territori dopo gli anni di immobilismo del governo Caldoro.
Ora, con la Campania tutta, anche Scafati deve buttarsi presto alle spalle gli anni bui di questo governo della citta, in particolare la vergogna di questi ultimi mesi cui Aliberti e la sua maggioranza ci ha costretti, schiacciati su progetti personali lontani dai bisogno della gente. Bisogna, adesso più che mai, che anche qui a Scafati si provi finalmente a voltare pagina.




Scarichi industriali e agricoli, ancora killer del fiume Sarno

AGRO/VESUVIANO. La tragica sorte del Fiume Sarno, un corso d’acqua che nasce limpido e diventa una fogna alla fine del suo corso. Se migliorano i dati del corso principale, peggiorano quelli degli affluenti. A testimoniarlo, il rapporto di Legambiente presentato ieri mattina.  Quelli che gli antichi era il Dio Sarno,  oggi è aggredito delle carenze del sistema fognario-depurativo che non copre tutti gli insediamenti abitativi, dell’agricoltura che usa fertilizzanti chimici e fitofarmaci, dell’industria che non tratta adeguatamente i propri scarichi idrici. È stato determinato il Livello di Inquinamento dai Macrodescrittori per lo stato Ecologico (LIMeco), uno degli indicatori di qualità degli ambienti fluviali previsti dalla normativa, calcolato sulla base dei parametri “ossigeno disciolto – percentuale di saturazione”, “azoto ammoniacale N-NH4”, “azoto nitrico N-NO3” e “fosforo totale” rilevati in 20 stazioni.

Otto i punti analizzati lungo il Sarno (2 buoni e 1 sufficiente alle sorgenti, quattro con giudizio di scarso e 1 cattivo). Otto i punti lunga la Solofrana (1 elevato, 1 scarso e 6 cattivo). Cattivo, invece, il giudizio per i due prelievi all’Alveo comune nocerino (il corso d’acqua, se così si può chiamare, che si crea dalla unione del torrente cavaiola e del Solofrana) e i due al Cavaiola. Nell’Alveo Comune e nella Solofrana si registrano valori di ammoniaca superiori a 6 milligrammi per litro, per i nitrati si superano i 7 milligrammi per litro in alcuni punti. In conclusione rispetto ai dati dello scorso anno si registra un lieve miglioramento per l’asta principale e un peggioramento degli affluenti.

Inoltre, sono stati analizzati 10 campioni di acque superficiali provenienti da canali secondari o altri punti critici, segnalati dai cittadini a Legambiente con l’iniziativa SOS Goletta del Sarno, di questi tre campioni prelevati nel territorio di Solofra sono risultati in condizioni positive, mentre gli altri sette, prelevati nei comuni del Basso Sarno, sono risultati in condizioni negative. Sono stati determinati i valori di Cod, ammoniaca, nitrati e fosforo che permettono una prima valutazione dell’inquinamento da nutrienti e della presenza di scarichi civili non depurati. Tra i dati più significativi segnaliamo il valore di COD superiore a 300 milligrammi per litro riscontrato sul torrente Mariconda e sul Canale Bottaro; nella vasca Pianillo a preoccupare valori di ammoniaca superiori a 30 milligrammi per litro e di fosforo vicini a 20 milligrammi per litro.

«È bene chiarire che il monitoraggio svolto da Legambiente –scrivono gli ambientalisti- non vuole assolutamente sostituirsi o compararsi con quello realizzato dall’Arpac, unico soggetto in Campania titolato a valutare la qualità ambientale dei fiumi, attività che deve essere svolta secondo le articolate modalità definite dalle vigenti disposizioni di legge. L’iniziativa rappresenta piuttosto una sorta di fotografia, un’istantanea indicativa della qualità delle acque, parziale per il numero ristretto degli indicatori considerati rispetto a quelli ufficialmente previsti e perché fondata su singoli campionamenti. Tuttavia, pur avendo tali limiti, il monitoraggio svolto è utile in senso comparativo, perché rappresenta in modo diretto e comprensibile le modificazioni in senso peggiorativo che affliggono il Sarno e i sui affluenti in modo esponenziale procedendo dalle sorgenti ai tratti intermedi e terminali».

Nel corso dell’incontro di ieri mattina è stato anche presentato uno studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Science of Total Environment e coordinato da Maurizio Carotenuto e da Giusy Lofrano del Dipartimento di Chimica e Biologia dell’Università di Salerno. Lo studio ha preso in esame l’evoluzione l’intero bacino del fiume con riferimento agli ultimi 60 anni e valutato lo stato della contaminazione, includendo i dati della campagna Legambiente 2014

Microsoft Word - 1027_Goletta_fiume_Sarno_2015.doc Microsoft Word - 1027_Goletta_fiume_Sarno_2015.doc

 




Casalesi negli appalti dell’Ato3. L’approfondimento

Chiesti i domiciliari per il deputato Fi, Carlo Sarro e per 12 indagati

Gli arrestati: Oltre ai politici, arrestati anche Giuseppe Fiontana di Casapesenna, Pio del Gaudio di Caserta, Orlandoe Antonio Fontana di Caserta, Francesco e Gino Martino di Casapesenna, Silvano Monaco di Santa Maria capua vetere. Nei guai anche Bartolomeo Piccolo di Casapesenna, Lorenzo Piccolo di Casapesenna. Chiesto poi l’arresto per Carlo sarro di Napoli e nel mirino della Dda Angelo Polverino di Caserta e dell’ex senatore dell0’area vesuviana nord Tommaso Barbato. Un’intera classe dirigente finisce sotto accusa

 

L’approfondimento. E’ un intreccio tra politica e imprenditoria contigua alla mafia casalese, finalizzato all’assegnazione di appalti per lavori per decine milioni di euro nei servizi idrici, quello su cui la DDA di Napoli ha fatto luce con una inchiesta che ieri ha portato il gip del capoluogo campano a chiedere alla Camera gli arresti domiciliari per il deputato Carlo Sarro (Forza Italia), a cui viene contestato il reato di turbativa d’asta. Altre 12 ordinanze d’arresto sono state notificate dal Ros dei Carabinieri ad altrettante persone tra cui l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio (Forza Italia), l’ex senatore dell’Udeur Tommaso Barbato (candidato non eletto nel centrosinistra nelle recenti elezioni regionali in Campania) e l’ex consigliere regionale Angelo Polverino (Pdl), già coinvolto in altre inchieste su mafia e politica. Sarro, componente della Commissione Antimafia e vicepresidente della Commissione Giustizia, secondo gli inquirenti, in veste di commissario straordinario dell’Ato3 Sarnese-Vesuviano, ente che gestisce i servizi idrici tra le province di Napoli e Salerno, avrebbe turbato il regolare svolgimento di una gara di appalto indetta dalla Gori Spa in favore di alcune ditte riconducibili alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi. In questa assegnazione si sarebbe fatto ricorso ai criteri di somma urgenza. A Sarro non si contesta l’aggravante mafiosa. “Desta in me sconcerto ed amarezza vedere il mio nome trascinato in una simile situazione”, ha detto Sarro aggiungendo che “al fine di prevenire qualsiasi tipo di strumentalizzazione politica, ho rassegnato le dimissioni dalla carica di Commissario liquidatore dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano ed ho rimesso al partito gli incarichi politici da me rivestiti”. Il parlamentare di Forza Italia, secondo i pm titolari dell’inchiesta (Sirignano, Maresca, Giordano e D’Alessio; coordinati dal procuratore Colangelo e dall’aggiunto Borrelli), sarebbe finito sotto ricatto da parte del referente imprenditoriale di Zagaria, Giuseppe Fontana (anche lui arrestato). La DDA ha spiegato, in una nota, che Fontana, mediante l’intercessione di Giovanni Cosentino e Maria Costanza Esposito, rispettivamente fratello e moglie dell’ex parlamentare Nicola Cosentino, “ha tentato di ottenere dall’on. Carlo Sarro, l’assegnazione di un grosso appalto bandito dall’ente rappresentando altresì l’intenzione, qualora la sua richiesta non fosse stata esaudita, di denunciare lo stesso Sarro poiché destinatario di una tangente di 2,5 milioni di euro”. “Il gip – prosegue la nota – ritiene che si sia accertato che Sarro, con la complicità di Lorenzo Piccolo e Antonio Fontana (gli imprenditori arrestati a cui sono andati alcuni lotti dell’appalto da quasi 32 milioni), abbia turbato il regolare svolgimento della gara d’appalto bandita dalla Gori”. Su Sarro, il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, ha ricordato di aver “segnalato al responsabile Anticorruzione dell’ente che la nomina di Sarro all’Ato era incompatibile con l’incarico di deputato: noi possiamo solo fare un’azione di stimolo e questa – ha aggiunto – è una patologia della norma”. Nell’inchiesta della Dda napoletana sono accusati, invece, di finanziamento illecito e corruzione con l’aggravante mafiosa, per aver intascato da un imprenditore vicino al clan Zagaria soldi per le campagne elettorali, Del Gaudio e Polverino, entrambi finiti in carcere. In particolare, secondo l’accusa, Polverino avrebbe ricevuto da Giuseppe Fontana 20mila euro per le Regionali del 2010 (fu poi eletto), mentre Del Gaudio avrebbe preso 30mila euro sempre da Fontana per le amministrative del 2011, poi vinte. L’imprenditore, in cambio, avrebbe ottenuto la promessa di appalti, impegno non concretizzatosi tanto che Fontana, è emerso, ha anche tentato di riprendersi i suoi soldi. Arresto anche per Tommaso Barbato, ex senatore ed ex consigliere regionale Udeur, protagonista, a Palazzo Madama, dello sputo al collega Nuccio Cusumano, quando quest’ultimo annunciò di votare la fiducia a Prodi contrariamente all’indicazione del suo gruppo. Secondo gli inquirenti, aveva rapporti molto stretti con Francesco Zagaria (deceduto), marito di Elvira, sorella di Michele. Tra il 2001 e il 2005, quando era responsabile regionale del settore acque, ha affidato il 45% dei lavori, per un totale di 23 milioni di euro, a ditte di Casapesenna. L’imprenditore Francesco Martino, emerge dall’ordinanza, in un interrogatorio del gennaio 2014 riferisce di aver portato a casa di Barbato una somma di 15-20 mila. Sempre Martino parla di una somma di 105mila euro data a Barbato per un altro appalto. Oltre ai soldi l’ex consigliere regionale chiedeva di assumere persone sue nelle aziende degli imprenditori collusi per il tornaconto elettorale. Tra gli indagati ci sono anche un carabiniere e un finanziere che avrebbero rivelato a Giuseppe Fontana notizie riservate relative all’indagine su Nicola Cosentino e il fratello Giovanni, ottenendo in cambio svariati favori, tra viaggi e posti di lavoro per parenti. Dall’inchiesta è emerso anche il “giallo” di una pen drive trovata nel bunker di Michele Zagaria al momento dell’arresto, poi scomparsa e forse tornata nelle mani del clan in cambio, presumibilmente, di 50.000 euro pagati a un poliziotto non identificato.

Il deputato presidente della commissione Antimafia ha rimesso tutti i suoi incarichi nelle mani del partito
Negli ultimi anni ha caratterizzato il suo impegno politico in particolare sul fronte dell’ abusivismo edilizio schierandosi, con proposte di legge e posizioni pubbliche, per la sanatoria degli abusi di necessità e la riapertura dei termini per il condono edilizio. Carlo Sarro, il deputato per il quale è stata inviata una richiesta di arresti domiciliari alla Camera dai pm della Dda di Napoli per turbativa d’asta, è alla sua seconda legislatura in Parlamento (in quella precedente è stato nelle file di Palazzo Madama), ed eletto a marzo del 2013 nella circoscrizione Campania 2 nelle liste di Forza Italia. E’ componente della Commissione Parlamentare Antimafia e vicepresidente della commissione Giustizia di Montecitorio. Dopo la richiesta di arresti domiciliari, Sarro ha subito rimesso i propri incarichi nelle mani del partito e in quelle del gruppo parlamentare Avvocato amministrativista, 56 anni, originario di Piedimonte Matese, in provincia di Caserta, Sarro fino a oggi è stato commissario straordinario dell’Ato 3 (Sarnese-Vesuviano), ente d’ambito che gestisce i servizi idrici in una vasta zona delle province di Napoli e Salerno. Anche da questo incarico si è dimesso in seguito al coinvolgimento nell’inchiesta della dda coordinata dai pm Cesare Sirignano, Catella Maresca e Giordano Sul suo ruolo come Commissario dell’Ato 3 erano emerse perplessità già nei mesi scorsi. Lo ha ricordato oggi il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, che ha reso noto che l’Anac aveva “segnalato al responsabile Anticorruzione dell’ente che la nomina di Sarro all’Ato era incompatibile con l’incarico di deputato: ma noi – ha aggiunto Cantone – possiamo solo fare un’azione di stimolo, non abbiamo capacità di intervento in materia e questa è una patologia della norma” Anche Movimento 5 Stelle aveva preso posizione sul ruolo svolto da Sarro: attraverso il deputato Luigi Gallo, aveva inviato all’Autorità anticorruzione, un esposto sulla incompatibilità del deputato evidenziando, inoltre, “i continui rincari dell’acqua a spese dei cittadini”. “Sono e resto Garantista. Ma sono altrettanto fiero di averli avuti tutti contro allorquando si impossessarono di FI a Caserta tramite la senatrice Rossi che volle commissariare il partito. Dicevano a Berlusconi che ero mezzo pazzo. Lucida follia!!”. Lo scrive, sul suo profilo Facebook, il senatore Vincenzo D’Anna, vicepresidente del gruppo Gal, commentando così l’inchiesta della DDA di Napoli che ha visto il coinvolgimento, tra gli altri, dell’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, dell’ex consigliere regionale Angelo Polverino, dell’ex senatore Tommaso Barbato e del deputato Carlo Sarro.
Valeria Cozzolino