Voto estivo: Conte apre a metà C’è il muro dei Cinque Stelle

di Andrea Pellegrino

Il premier Conte lascia mezza porta aperta, il Movimento 5 Stelle, però, sbarra il portone. Il voto di luglio agita la maggioranza. Diverse le posizioni interne al governo, con l’apertura del Pd, la chiusura del Movimento 5 Stelle e l’imparzialità apparente del premier Conte. «La palla è al Parlamento. Come Consiglio dei ministri lo avevamo escluso perché ci pareva prematuro, ma se il Parlamento dovesse valutare, alla luce dei dati attuali, la possibilità, io non mi opporrei», spiega Giuseppe Conte che sul referendum, invece, chiarisce: «Concorderemo con le forze politiche il periodo migliore. Ma, visto che si tratta di votazioni su tutto il territorio nazionale, ritengo che la finestra elettorale più adatta rimanga quella autunnale». Secco no alle elezioni estive ma anche all’ipotesi del listino bloccato, dal Movimento 5 Stelle: «La nostra linea sui listini bloccati alle regionali è chiara: siamo storicamente contrari a qualsiasi ipotesi di nominati non eletti direttamente dal popolo. Dunque per quanto ci riguarda è un’idea che respingiamo nettamente», dice il capogruppo M5s alla Camera, Davide Crippa. «Per quanto riguarda i tempi – prosegue – la valutazione della data deve tenere conto non solo delle condizioni di sicurezza il giorno del voto, ma anche del pieno esercizio delle libertà politiche e civili durante la campagna elettorale. Ragioni per le quali luglio non rappresenta una scelta praticabile. Abbiamo chiesto agli italiani una ripresa lenta e alcune attività ancora non hanno una previsione di riapertura. Proprio per il rispetto che dobbiamo avere per i sacrifici che stiamo chiedendo ai cittadini credo sia opportuno, valutare anche il fattore economico e pensare a un election day che preveda referendum costituzionale, elezioni regionali e amministrative». Rincara il deputato pentastellato Luigi Iovino: «Come Movimento 5 Stelle non consentiremo mai che si metta a repentaglio la salute di tutti per l’opportunismo di pochi». «Andare al voto in estate – sottolinea Iovino – vuol dire non solo non tener conto dei rischi legati al contagio che, nel migliore degli auspici, non sarà debellato per quella data. Ma significa anche ledere i principi di democrazia, non dando ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente chi votare attraverso un’approfondita conoscenza dei candidati e dei loro programmi, tenuto conto delle difficoltà e delle limitazioni della campagna elettorale. Quanto ai listini bloccati, non consentiremo mai che i cittadini siano rappresentati da un nugolo di nominati dalle sezioni di partito, a scapito degli eletti dal popolo». Critica anche Valeria Ciarambino, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle: « Pretendere il voto in estate solo per capitalizzare quel bacino di consensi lievitato grazie alla vetrina dell’emergenza sanitaria, così come vorrebbero De Luca e il partito dei governatori, equivale a impedire quel processo che passa attraverso una campagna elettorale che è un momento di confronto fondamentale tra i cittadini e chi si candida a rappresentarli nelle istituzioni. Processo che non può essere garantito in un momento di restrizioni e limitazioni tese al contenimento del contagio. Sorprende che tra quanti invocano le elezioni in estate ci sia il governatore della Campania, che con una mano continua a brandire la minaccia di chiudere tutto e segregare tutti, ma con un’altra spinge perché si aprano seggi e sezioni elettorali, si approntino banchetti per la raccolta firme e si organizzino iniziative che darebbero inevitabilmente vita a quelle stesse aggregazioni che si dovrebbero contrastare». No ai listini bloccati per Italia Viva di Matteo Renzi: «Togliere agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i loro rappresentanti in Regione sarebbe un segnale decisamente negativo», dicono Michela Rostan e Catello Vitiello, deputati campani di Italia Viva. «Non vorremmo mai che qualcuno utilizzasse biecamente l’emergenza coronavirus per trovare corsie preferenziali per accedere a scranni che spettano a chi sa conquistarseli con il consenso reale e non con quello millantato – proseguono Rostan e Vitiello – e auspichiamo che in Consiglio regionale un’eventuale discussione sul cambio del sistema elettorale venga fatta alla luce del sole, senza ordini del giorno o proposte di modifiche presentate all’ultimo momento».




Il Tar blocca il maxi concorso della Regione Campania

di Erika Noschese

Non sarebbe stato rispettato il principio dell’anonimato delle prove. Sarebbe questa la motivazione che ha spinto il Tar Campania a bloccare il maxi concorso fortemente voluto dal governatore De Luca. Dopo la prima prova, infatti, alcuni partecipanti hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo regionale, contestando il mancato rispetto del principio dell’anonimato delle prove, che risponde all’esigenza di “salvaguardare” la segretezza degli autori delle prove scritte fino a quando la correzione non sia stata ultimata. La procedura per l’assunzione di 950 unità a tempo indeterminato per la categoria D è dunque sospesa, almeno fino al prossimo 6 ottobre quando ci sarà l’udienza pubblica. Di fatti, i candidati esclusi, assistiti dallo Studio legale Leone Fell & C., avevano fatto ricorso per contestare le modalità operative con cui Formez e Commissione Ripam hanno gestito la selezione. Secondo la sentenza del Tar Campania, infatti, “sussistono i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare”. Gli esclusi, difesi da Francesco Leone, Simona Fell e Ciro Catalano, hanno contestato il mancato rispetto del principio dell’anonimato delle prove che avrebbe dovuto garantire la parità di trattamento tra i candidati e la valutazione obiettiva degli elaborati. Nello specifico, i candidati, in conformità alle indicazioni contenute nelle istruzioni per lo svolgimento della prova preselettiva, hanno apposto sul foglio “risposte a lettura ottica” e sul “cartoncino anagrafico” due talloncini identici, contenenti lo stesso codice a barre e, immediatamente al di sotto, identico il codice numero di sei cifre. I fogli relativi alle risposte e i cartoncini contenenti i dati anagrafici, però, rilevano dallo Studio legale, non sono stati chiusi in busta sigillata e priva di generalità all’ esterno dai candidati. Il Tar ha rilevato inoltre che nonostante l’utilizzazione di sistemi ottici di correzione, idonei ad assicurare massima rapidità delle operazioni di valutazione, la fase di correzione delle prove preselettive si è immotivatamente protratta per tre mesi. Lo stesso studio legale ha proposto ricorso anche per la selezione parallela, per l’assunzione di 1.225 unità di personale a tempo indeterminato presso diversi enti della Regione Campania. Per il concorso è stata fissata l’udienza cautelare per il prossimo 25 febbraio. «Anche per il concorso per 1.225 unità – ha detto Francesco Leone – abbiamo denunciato la violazione dell’anonimato e, pertanto, immaginiamo che anche quella procedura sarà sospesa dal Tar Campania nei prossimi giorni». «La violazione dell’anonimato – ha evidenziato Ciro Catalano – è avvenuta per tutti i concorsi gestiti dal Formez e dalla Commissione interministeriale Ripam». Intanto, la Regione Campania, rende noto che – in aggiunta ad analoghe iniziative comunicate dal Formez, dalla Funzione Pubblica e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – ha dato mandato all’Avvocatura di ricorrere al Consiglio di Stato per chiedere l’immediata sospensiva dell’ordinanza della Quinta Sezione del Tar Campania che ha bloccato la procedura Ripam per il cosiddetto “Concorsone”, gestito dal Formez, per l’assunzione di 950 unità Categoria D presso le pubbliche amministrazioni della Campania. L’amministrazione regionale confida su una decisione positiva da parte del Consiglio di Stato, essendo, la procedura e le modalità di selezione del Concorsone, identiche a quelle attuate dal Formez per altri maxi-concorsi pubblici. LE REAZIONI A chiedere le dimissioni del governatore De Luca il questore della Camera dei Deputati Edmondo Cirielli secondo cui è necessario sospendere tutte le prove. «Siamo di fronte all’ennesima figuraccia di Vincenzo De Luca. E’ arrivato il momento che si dimetta per il bene dei campani», ha infatti dichiarato il parlamentare di Fratelli d’Italia. E ancora: «Dov’è, dunque, la trasparenza tanto rivendicata dal governatore pro tempore della Regione? Il concorso – aggiunge il deputato salernitano – venga subito sospeso nel suo complesso. Fare andare avanti le prove, per gli altri profili, sarebbe da irresponsabili. Come al solito quando agisce il Pd ci sono sempre più ombre che luci. E’ evidente, ancora una volta, la responsabilità politica di De Luca che continua a prendere in giro migliaia e migliaia di diplomati e laureati che sperano, invano, di poter essere valutati con meritocrazia e trasparenza. Ora il M5S, che governa insieme al Pd di De Luca la nostra Nazione, dimostri di non essere complice del governatore e ci aiuti a mandarlo a casa il prima possibile». Parla, invece, di «macchina inceppata al primo ostacolo» l’europarlamentare della Lega Lucia Vuolo che etichetta il tutto come «l’ennesima sconfitta politica di Vincenzo De Luca». «Il maxiconcorso elettorale di De Luca presa in giro per decine di migliaia di candidati», ha invece dichiarato capogruppo regionale M5S Valeria Ciarambino. «Le ultime parole famose di celebrazione del maxiconcorso elettorale, già tramutatosi in maxiricorso, De Luca le ha pronunciate anticipando di qualche minuto la sentenza del Tar che sospende le prime procedure di assunzione. E se, come temiamo, le procedure in base alle quali non sarebbe stato garantito l’anomimato fossero state adottate per tutte le prove, rischiamo di trovarci al cospetto di una enorme presa in giro per candidati che hanno realmente creduto nel sogno di un’occupazione – ha poi aggiunto la Ciarambino – De Luca ha oggi il solo e unico dovere di chiedere scusa alle decine di migliaia di candidati che hanno studiato giorno e notte, inseguendo un sogno costruito attorno ad annunci esclusivamente propagandistici. Un piano lavoro fallito in partenza, al pari della becera strategia elettorale messa in piedi dal governatore della Campania».




«Non possiamo consegnare la Campania agli affaristi della Lega»

di Erika Noschese

«Come cittadini della Cam- pania siamo seriamente pre- occupati per l’inquietante scenario che ci restituiscono alcuni sondaggi in vista delle prossime regionali». A puntare il dito contro il centrodestra, in vista delle prossime elezioni regionali, è la capogruppo in Regione Campania del Movimento 5 Stelle, Valeria Ciarambino che punta il dito contro il candidato alla carica di go- vernatore Stefano Caldoro e contro la Lega. Al centro della polemica la questione Lega: secondo la Ciarambino, infatti, Caldoro presidente significherebbe «consentire che la nostra terra sia governata da chi oggi rappresenta il centrode- stra in Italia equivale a con- segnarla a partiti come la Lega che, fingendo ipocrita- mente di eliminare la parola Nord dal simbolo, avrebbe finalmente vita facile nel- l’opera di smantellamento e delocalizzazione delle no- stre imprese a tutto vantag- gio del Nord». Per la capogruppo del Movi- mento 5 Stelle a Palazzo Santa Lucia, il partito gui- dato a livello nazionale da Matteo Salvini è «una forza politica rappresentata da gente che da decenni si prende gioco del nostro no- bile dialetto, delle nostre tra- dizioni, della nostra millenaria cultura e che punta allo smantellamento dei nostri servizi essenziali nell’ambito di un più ampio piano di autonomia diffe- renziata». Da qui, dunque, l’attacco di- retto sulla vicenda rifiuti, tema ancora oggi estrema- mente delicato: «con la Lega al governo della Campania si aprirebbero le porte a in- ceneritoristi e affaristi dei ri- fiuti, che finirebbero la loro opera di avvelenamento di una terra già devastata dagli scarichi abusivi prodotti delle imprese del Nord. Salvini, del resto, non ha mai fatto mistero di preten- dere almeno un inceneritore per ciascuna provincia della Campania, nell’esclusivo in- teresse di chi gestisce im- pianti di questo tipo, a cominciare da A2A di cui il segretario della Lega è risul- tato essere uno degli azioni- sti». Una sorta di appello, quello lanciato dalla consigliera pentastellata, che di fatto chiede di non cedere al cen- tro destra: «Non possiamo consegnare la nostra terra a una coalizione che esprime il maggior numero di espo- nenti coinvolti in indagini e processi per voto di scambio politico-mafioso, alcuni dei quali siedono oggi in Consi- glio regionale – prosegue la Ciarambino – Né possiamo permettere che, dopo il falli- mento certificato di De Luca e di Caldoro prima di lui, che hanno precipitato la no- stra regione agli ultimi posti in tutti gli indici di vivibilità, la Campania sia governata per cinque anni da Mara Carfagna, l’amica di Berlu- sconi tenuta in formalina nell’operazione che vede oggi un usurato Caldoro im- molato per la causa, nel- l’ambito di una squallida strategia, nell’attesa che il nome dell’ex ministra berlu- sconiana sia tirato fuori come il coniglio dal cilindro. Confidiamo in un rigurgito di dignità dei cittadini di questa terra, che siamo certi non consentiranno di essere rappresentati dai nemici nu- mero uno della Campania. Ovvero, da un esercito di af- faristi, imputati e rappresen- tanti di lobby di potere che hanno a cuore esclusiva- mente i loro interessi e non certo il bene della colletti- vità e che hanno visto lievi- tare i loro consensi attraverso una becera propa- ganda di disprezzo e odio per il Sud, la Campania e il popolo napoletano».




I 5 Stelle congelano la Campania, si tratta su Costa

di Andrea Pellegrino

Il movimento 5 Stelle apre le candidature per le «regionarie» ma sospende la Campania. L’annuncio sul blog pentastellato, infatti, riguarda le elezioni per il presidente della regione Liguria, Puglia e Toscana. Della Campania, al momento, non ci sarebbe ancora traccia. Tutto rinviato in attesa di conoscere nuovi sviluppi che nasceranno – probabilmente – a livello nazionale e si riverseranno sulla Campania, dove la partita politica è più complessa.  Gli ambasciatori da mesi sono a lavoro per allargare la coalizione del Movimento 5 Stelle. Trattative utili a contenere la corsa dell’uscente Vincenzo De Luca e calmare il vento in poppa (almeno sulla carta dei sondaggi) del centrodestra. Una terza via, dunque, che potrebbe concorrere a pieno titolo per la vittoria e la conquista della poltrona più alta di Palazzo Santa Lucia. Il nome ufficiale per ora è quello di Valeria Ciarambino, attuale consigliere regionale del Movimento, già candidata alla poltrona da governatore alle scorse elezioni. La carta coperta (ma non tanto) è quella di Sergio Costa, ministro all’ambiente, campano ma soprattutto nome condiviso al di là del Movimento 5 stelle. A partire dall’ala di sinistra, fino a De Magistris. Ma la speranza è quella soprattutto di convincere la parte del Partito democratico che non condivide in pieno la riproposta di Vincenzo De Luca, messa, tra l’altro, in discussione anche da frammenti di Italia Viva di Matteo Renzi. Dunque nel nome del Conte bis, attraverso un esponente di spicco, i pentastellati vorrebbero rimodulare la geografia politica campana in vista del voto di primavera. Se non fosse così si riprodurrebbe, almeno ad oggi, lo scontro elettorale di cinque anni fa: la Ciarambino dalla “loro”, con De Luca e Caldoro in campo a giocarsi la bella. E stando a questo scenario, i grillini avrebbero davvero poche speranze.




De Luca chiama Malerba, Ciarambino: «Il Pd lo sapeva o l’hanno scaricato?»

di Adriano Rescigno

La vicenda ha come assi il presidente della Regione, il capogruppo 5Stelle a Palazzo Santa Lucia, Ciarambino ed il consigliere regionale Tommaso Malerba. Malerba nei giorni scorsi è stato contattato da Vincenzo De Luca per un incontro a 4 occhi stesso a Palazzo Santa Lucia, probabilmente per un avvicinamento politico, ma il consigliere regionale, dopo aver informato i vertici regionali del Movimento pentastellato, ha negato l’incontro rispendendo al mittente l’invito. Sulla vicenda è dunque intervenuta la consigliera regionale Valeria Ciarabino dei quali sono noti i siparietti con il governatore, sui social, dentro e fuori dall’aula del Consiglio regionale. «Gli è bastato poco per capire di non avere a che fare con i soliti poltronisti e arrivisti della politica a cui è abituato – dice la Ciarambino – Mai avremmo potuto accettare di sederci a trattare con il nemico della Campania. Mai nessuno di noi intavolerà alcuna forma di dialogo con chi ci ha sistematicamente fatto sbattere le porte in faccia ogni volta che avremmo voluto discutere o proporre provvedimenti nell’interesse dei cittadini della Campania. Continuasse a tenere chiuse quelle porte, almeno fino a quando non si spalancheranno quando lascerà definitivamente il palazzo della regione Campania». «E’ chiaro che se De Luca è arrivato a contattare l’unico Gruppo che gli ha fatto vera opposizione in questi anni e a cui ha sempre puntualmente mancato di rispetto, è solo perché sente sempre più scricchiolare la poltrona sulla quale siede. Ci chiediamo se di questa mossa siano stati informati i vertici del Pd o se ha agito dopo aver compreso di essere stato abbandonato un pezzo per volta dal suo partito. E soprattutto dopo che gli è fallita anche l’operazione di costruzione delle liste civiche, che avrebbe voluto affidare al trasformista di professione Riccardo Villari, oggi al centro della rivolta degli accademici dopo la sua nomina, per mano dello stesso governatore, al vertice di Città della Scienza. Il suo è un tentativo patetico», conclude la Ciarabino. Nessuna replica ufficiale da parte di De Luca se non quella via Twitter, citando Cervantes, dopo le dichiarazioni della consigliera: «Il miele non è fatto per la bocca del somaro». Consigliera che non desiste e lo irride citando una nota locuzione renziana: #delucastaisereno.




Ciarambino: «Ora basta, nessun accordo Mai con chi ha distrutto la Campania»

di Andrea Pellegrino

«Da giorni veniamo trascinati dentro possibili alleanze. La posizione del Movimento 5 Stelle è chiara: nessuna alleanza con i partiti e nessuna alleanza con Vincenzo De Luca». Valeria Ciar a m b i n o , capogruppo in consiglio regionale del Movimento 5 Stelle tira dritto e non cede alle lusinghe politiche. Tantomeno a quelle che sono arrivate direttamente da Piero De Luca che a margine di un incontro promosso da Campania Libera a Salerno ha aperto al Movimento 5 Stelle, purchè si parta “dai risultati straordinari del presidente”. Insomma del papà governatore che fin dall’insediamento a Palazzo Santa Lucia non ha risparmiato dure accuse a Ciarambino e all’intero gruppo grillino. «Al di là – spiega Valeria Ciarambino – dell’impossibilità dell’alleanza in Campania, sui risultati straordinari ho forti perplessità. Non c’è bisogno perfino di attaccare De Luca perché è direttamente lui a presentare il conto».

Naturalmente lo scenario nazionale con l’accordo PdCinque Stelle, condiziona anche la politica regionale. Tant’è che dai De Luca arrivano segnali

«Smentisco ogni possibilità di accordo. A livello nazionale è tutt’altra storia. Qui non esiste la necessità di accordo con coloro che hanno distrutto la Campania. Vale per Vincenzo De Luca ma anche per Stefano Caldoro. Mi sorprende leggere della possibilità, spero non sia vero, che De Luca padre sblocchi la vicenda dei navigator in cambio del posto da sottosegretario per il figlio Piero. Se fosse vero sarebbe un vero e proprio baratto degno della vecchia e becera politica del poltronismo. Mi auguro che non sia cosi. Tra l’altro De Luca ha il dovere istituzionale di sbloccare la vicenda dei navigator senza attende gli incarichi di governo. Ancora chiariamo sui possibili mutamenti dei rapporti politici tra Pd e Movimento 5 Stelle: noi faremo ciò che abbiamo sempre fatto, presentando proposte che sono state sistematicamente bocciate solo perché prodotte del Movimento. Ecco è tempo che il Pd cambi atteggiamento perché da parte nostra c’è e ci sarà opposizione costruttiva, a differenza degli attacchi che abbiamo subito fin dal primo giorno della consiliatura regionale».

Lei ha detto: «Non c’è bisogno perfino di attaccare De Luca perché è direttamente lui a presentare il conto». Si riferisce alla sanità e all’ambiente, due temi al centro del dibattito politico degli ultimi mesi?

«Mi scrivono decine e decine di persone per segnalarmi disagi nella sanità. C’è un blocco delle prestazioni almeno fino ad ottobre. Una situazione disastrosa nonostante l’eroismo di medici e personale sanitario. Ma De Luca ci parla di miracoli. Io mi attengo ai fatti. Per quanto riguarda l’ambiente, siamo alla vigilia di una nuova emergenza. Lo stop di Acerra era in programma da tempo ma la Regione Campania ha messo mano al piano solo a luglio. Anche in questo caso le conseguenze sono pesanti: oltre la possibilità di ripiombare in una nuova emergenza rifiuti, si spenderanno cifre enormi per portare i rifiuti fuori regioni mentre i restanti rifiuti si trasformeranno in nuove ecoballe».




«De Luca foraggia questo clima d’odio»

di Erika Noschese

Utilizza il nostro quotidiano Le Cronache la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino per attaccare, ancora una volta, il governatore De Luca. Nonostante a livello nazionale sia ormai pace fatta tra pentastellati e dem, a livello locale l’intenzione è abbastanza chiara: mai sotterrare l’ascia di guerra ma, anzi, rilanciare con nuove accuse di giorno in giorno. « Le becere offese personali rilanciate da un deputato di FdI in un’intervista al quotidiano Cronache del Salernitano sono solo l’ultimo atto di una stagione di odio e di violenza verbale che non è stata inaugurata certo dal Movimento 5 Stelle», ha infatti dichiarato la capogruppo regionale, secondo cui quando «De Luca sostiene di aver subìto aggressioni di ogni tipo dalla nostra forza politica, andasse a leggere le dichiarazioni rilasciate oggi da questo parlamentare suo compaesano, che elenca tutti gli epiteti rivolti dal governatore in questi anni a esponenti istituzionali di M5S. Senza scordare il volgare gesto del dito medio che, dall’alto del suo ruolo istituzionale, il presidente di questa Regione ha rivolto al nostro gruppo durante una delicata seduta di assise sulla Legge di Bilancio». Per la pentastellata, il governatore ha dato vita ad un «clima di chiusura e di ingiustificato pregiudizio che si è determinato anche con la sistematica bocciatura di ogni nostra proposta, anche di miglioramento degli atti prodotti dalla maggioranza, stracciataci in faccia senza essere mai neppure letta o presa in considerazione solo perché a firma M5S. Il sigillo è stata la norma bavaglio firmata da De Luca che ha impedito che potessimo convocare i suoi manager della sanità e dirigenti regionali in Commissione Trasparenza». Consapevole di un cambio di rotta, in virtù dell’accordo raggiunto a livello nazionale, il Movimento 5 Stelle regionale pretende che a farlo sia il Pd, «ovvero a chi ha inaugurato e foraggiato questo clima di chiusura e di sistematica contrapposizione a ogni costo. Il nostro ruolo continuerà a essere propositivo. Continueremo a portare avanti il nostro processo di contaminazione degli altri partiti politici, provando a imporre una volta per tutte la linea del bene del paese e non di asservimento ai poteri. Come a Roma, così in Campania auspichiamo un rigurgito di dignità in tutti gli esponenti politici. Un processo che non sarà certo possibile immaginare che avvenga nel Pd campano, con o senza Vincenzo De Luca, in appena pochi mesi che ci separano dalle prossime regionali».




Lieto fine per i Cinque Stelle, salvi i candidati salernitani in lista

di Andrea Bignardi

La giornata di ieri, molto concitata per il Movimento 5 Stelle salernitano, si è conclusa con un lieto fine. E’ infatti salvo il posizionamento in lista dei candidati salernitani pentastellati che concorreranno alla composizione della lista relativa alla circoscrizione Sud per le elezioni europee del prossimo 26 maggio e dei quali nei giorni scorsi si era ipotizzata l’esclusione. Nei giorni scorsi si erano verificate alcune problematiche che avevano fatto temere la fuoriuscita di alcuni candidati di spicco del Movimento 5 Stelle dalla lista, che è stata poi presentata nella giornata di ieri senza particolari intoppi. Nei giorni scorsi si erano profilate problematiche relative alla presentazione della candidatura di Michela Rescigno e Vito Avallone: erano state infatti addotte presunte irregolarità nelle “parlamentarie” organizzate dal Movimento, poi rivelatesi inesistenti. Non era mancato anche qualche ostacolo, in tema di documenti, alla presentazione della candidatura di Enrico Farina poi risolto in giornata. A sgombrare il campo da ogni incertezza è stata la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino. «Le europarlamentarie sono state rispettate – ha dichiarato – Le nostre regole sono trasparenti e chiare e chi e’ stato escluso sa bene il perche». Magari ci saranno delle polemiche, capisco la delusione di chi e’ rimasto fuori, ma mi auguro che ci si fermi e si vada oltre. Un caso emblematico di esclusione dalla lista per le europee dei casi è stato quello del campano Aniello Nazaria, ingegnere casertano candidato sindaco a San Prisco e aspirante deputato in lizza alle parlamentarie del 2018, escluso nonostante le 925 preferenze raccolte su Rousseau. A prendere la sua posizione in lista è stato un altro ingegnere, Luigi Napolitano, 43 anni di Napoli, votato da 622 iscritti al Movimento 5 Stelle. Napolitano lavora in un’azienda privata di trasporto pubblico locale e dal 2018 coordina la commissione ‘Smart City‘ dell’ordine degli ingegneri di Napoli, presieduto dal docente della Federico II, Edoardo Cosenza. La principale battaglia politica di Napolitano è stata quella per il riscatto gratuito della laurea a fini pensionistici e a ben vedere il suo ‘legame’ con il Movimento 5 Stelle risale gia’ agli anni dell’università. Nella facoltà di ingegneria della Federico II, Napolitano, che si e’laureato solo nel 2010 – come scrive lui stesso nel suo curriculum – a 35 anni, fondo’ l’Associazione degli Studenti di Ingegneria, Assi, di cui divenne presidente. In quegli anni conobbe il vicepremier M5S Luigi Di Maio. “L’associazione – ha scritto Napolitano nel cv inviato a Rousseauottenne immediatamente numerose adesioni, tra cui quella di LuigiDi Maio“. Il capo politico del Movimento 5 Stelle, infatti, prima di iscriversi a giurisprudenza, scelse la facoltà di ingegneria. Di Maio anche a giurisprudenza perseguì la strada dell associazionismo universitario, fondando l’associazione studentigiurisprudenza.it.




La Grillo trova il sostituto di De Luca: Fulvio Moirano alla guida della sanità

di Andrea Pellegrino

C’è il nome del nuovo commissario alla sanità per la Campania. E dovrebbe essere, secondo prime indicazioni, quello di Fulvio Moirano, originario della provincia di Savona, che è stato super dirigente delle aziende sanitarie della Sardegna. Moirano è stato anche direttore generale della sanità della regione Piemonte. Lunedì sera il ministro alla sanità Giulia Grillo ha trasmesso il nominativo al ministero dell’economia e finanze e durante il prossimo consiglio dei ministri, in programma domani, potrebbe essere già nominato. «Il tavolo tecnico Mef-Salute la scorsa settimana – spiega il ministro Grilloha attestato che non sussistono le condizioni per uscire dal commissariamento e ora va applicata la legge che prevede l’incompatibilità per i presidenti di Regione di ricoprire anche l’incarico di commissario per la sanità. Movimento 5 stelle e Lega in Parlamento hanno votato insieme questa nuova norma. Il governo del cambiamento ora deve farla rispettare. Non si può più temporeggiare. I cittadini campani aspettano risposte». «Spero che nessuno si opponga», incalza il ministro facendo riferimento alle ultime posizioni della Lega rispetto al prosieguo del commissariamento in Campania e alla sostituzione di Vincenzo De Luca. «Sarebbe – conclude – un comportamento irragionevole che i cittadini non capirebbero. Facciamo ripartire la sanità campana». Si rimuova subito Vincenzo De Luca, l’appello del consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Valeria Ciarambino: «I cittadini della mia regione hanno diritto alla dignità e alla salute. Pagano più dei cittadini di altre regioni in cambio di una sanità disastrosa. Si applichi subito la legge, abbiamo aspettato già troppo».




Nove salernitani in corsa per l’Europa Cinque Stelle, dubbi su due candidate

di Andrea Pellegrino

Ugo Tozzi, Anna Petrone, Antonio Ilardi, Alessandra Senatore, Lucia Vuolo e ben quattro in corsa del Movimento 5 Stelle. Questa la folta pattuglia di salernitani in corsa per Bruxelles a cui si aggiunge l’ex rettore Raimondo Pasquino, che è stato anche commissario del Cstp, l’azienda di trasporti pubblici salernitana, e l’attuale rettore Aurelio Tommasetti, candidato con la Lega di Matteo Salvini. Fratelli d’Italia punta sul suo portavoce provinciale, Ugo Tozzi, già vicesindaco di Battipaglia, che sarà affiancato da Carmela Rescigno, salernitana d’adozione e responsabile della sanità di Fdi. La lista sarà guidata da Giorgia Meloni, suo secondo sarà Raffaele Fitto, ex governatore della Puglia ed eurodeputato uscente. Antonio Ilardi, ex ad dello scalo aeroportuale di Pontecagnano Faiano è il nome salernitano della lista di Silvio Berlusconi. L’ingegnere ha già firmato ed è stato anche presentato, con tutti gli onori del caso, dal coordinamento provinciale di Forza Italia. Nel Pd c’è Anna Petrone, unica salernitana dem in corsa per Bruxelles, dopo le esclusioni di Simone Valiante e Angelica Saggese. Già consigliere regionale del Pd, Anna Petrone ha sfiorato il seggio europeo durante le scorse elezioni. Dovrebbe essere sostenuta dai deluchiani che già hanno bloccato due preferenze: quella, naturalmente, dell’ex procuratore Franco Roberti, assessore della giunta regionale De Luca, e quella dell’uscente casertano Nicola Caputo. In attesa dell’ufficialità di Aurelio Tommasetti, nella Lega c’è la salernitana Lucia Vuolo. Le ultime trattative interne avrebbero portato all’esclusione di Lettieri jr. Il rampollo napoletano avrebbe peccato di troppa sicurezza, avviando la campagna elettorale ancor prima di ricevere il via libera dai vertici regionali e nazionali. La mancata candidatura di Lettieri jr non dispiacerebbe neppure ai deluchiani: tra l’imprenditore napoletano e l’attuale governatore i rapporti sono stati sempre buoni. Più Europa e Socialisti con Senatore di Pellezzano mentre si accende lo scontro interno al Movimento 5 Stelle a poche ore dalla presentazione delle liste. Un gruppo di dissidenti avrebbe denunciato anomalie a Di Maio e Ciarambino. «La candidata del Comune di Castel San Giorgio – si legge nella nota – Michela Rescigno, oltre ad aver utilizzato impropriamente il logo sulla propria pagina Facebook come personaggio politico, impropriamente associato al Movimento 5 Stelle fin dai primi mesi del 2018 e solo di recente rimosso (15 marzo), già segnalato da più attivisti, ha avuto un aumento anomalo di consensi rispetto alle parlamentarie del 2018, (da 146 voti a 1183 voti dell’ultima fase delle europarlamentarie e 626 voti alla prima fase) consensi già dubbi e segnalati a quell’epoca; la candidata Alessandra Petrosino residente nel comune di Sant’Egidio Del Monte Albino, la quale sconosciuta ai più e mai candidata, risulta avere 246 preferenze pur non appartenente ad alcun gruppo territoriale. Entrambe sono inattive e assenti sul loro territorio».