Cava di Torrette: il silenzio del Comune

PAGANI. Giuseppe Barone, presidente dell’Associazione Nazionale No Aids “Onlus” e coordinatore regionale di “Impegno Sociale Mgs”, ha manifestato il proprio rammarico in seguito al sequestro da parte dei carabinieri del Noe di Salerno e dei militari dell’Arma di Nocera Inferiore e di Pagani. ai danni di circa 40mila metri quadrati di cava in località Torretta.
Barone ha espresso la propria rabbia per un danno ambientale di cui aveva chiesto più volte soluzione da parte delle istituzioni, e in particolare al Comune di Pagani. Infatti, lo scorso settembre Barone aveva scritto e inviato una lettera al sindaco Salvatore Bottone e alla sua amministrazione, chiedendo l’avvio della bonifica dell’area, soprattutto in virtù dei mancati interventi da parte della Regione Campania. Tuttavia, nemmeno da Palazzo San Carlo sono arrivate risposte e dichiarazioni di aiuto: “In merito alla Torretta Cave di via Amalfitana a Pagani ho investito del grave danno ambientale e per la salute dei cittadini il sindaco Salvatore Bottone in una nota del 7 settembre di quest’anno  senza ricevere alcuna risposta in merito – racconta Barone – Si apprende che i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Salerno, agli ordini del Capitano Giuseppe Ambrosone, unitamente a quelli del Reparto territoriale di Nocera Inferiore, a Pagani, alla località Torretta, hanno apposto i sigilli di sequestro ad una intera area di cava di oltre 40.000 metri quadrati, ivi compresi gli impianti e le attrezzature presenti, ad eccezione degli uffici amministrativi. L’attività di polizia giudiziaria eseguita dai Carabinieri e che ha portato al sequestro preventivo odierno in esecuzione al decreto del Giudice delle idagini preliminari  del Tribunale di Nocera Inferiore, Alfonso Scermino, è stata coordinata dal sostituto Procuratore dott.ssa Mafalda Daria Cioncada, della sezione reati ambientali della Procura Nocerina, guidata dal Procuratore xapo Giovanni Francesco Izzo, che ha emesso informazione di garanzia a carico di tre persone, i legali rappresentanti di altrettante società a vario titolo coinvolte nella vicenda giudiziaria».




Pagani. Cava in località Torretta: nei guai i Marrazzo  Sequestrati impianti e 40mila metri quadri

PAGANI. Sequestrata area di cava e impianti alla località Torretta: tre imprenditori denunciati per diversi reati ambientali.

A finire nei guai alcuni esponenti della famiglia Marrazzo, residente a Sant’Egidio del Monte Albino, ma di originari di Pagani. Denunciati dai carabinieri del Noe di Salerno, agli ordini del Capitano Giuseppe Ambrosone, il 72enne  Attilio Marrazzo, il 57enne Francesco e il 34enne figlio di quest’ultimo, Salvatore, noti in città con il soprannome dei “cuozz”.

I militari hanno apposto i sigilli di sequestro ad una intera area di cava di oltre 40.000 metri quadrati e agli impianti e le attrezzature presenti, ad eccezione degli uffici amministrativi.

I carabinieri hanno eseguito un sequestro preventivo del Gip Alfonso Scermino su richeista del sostituto procuratore Mafalda Daria Cioncada.

A eseguito delle indagini del Noe è emerso che presso l’area di cava erano operanti tre distinte società e sarebbero stati commessi diversi reati.

Emessi un’informazione di garanzia nei confronti dei legali rappresentanti delle società interessate: a Salvatore Marrazzo perché avrebbe abusivamente installato ed attivato un impianto per la produzione di calcestruzzo producente emissioni in atmosfera, in assenza di autorizzazione; a Francesco Mararzzo perché avrebbe, nell’esercizio della attività di frantumazione, stoccato in diversi anni l’enorme 3.000 metri cubi di rifiuti speciali (“rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione”), oltretutto depositati alla rinfusa, senza alcuna copertura e completamente esposti agli agenti atmosferici, su un’area sprovvista di alcuna pavimentazione o sistema di regimentazione delle acque meteoriche e di dilavamento, caratterizzata da nudo terreno, senza alcuna tutela delle matrici ambientali, effettuando così una attività di gestione di rifiuti, “stoccaggio”, senza la prescritta autorizzazione; ad Attilio Marrazzo perché avrebbe, nell’esercizio della attività di estrazione e commercio di lapidei ed autotrasporti, stoccato da 10-15 anni  30.000 – 40.000 metri cubi di rifiuti speciali dello stesso tipo e con le stesse modalità ritrovati nell’azienda di Francesco Marrazzo.

Francesco Marrazzo è personaggio noto per il suo interessamento alla Paganese e il coinvolgimento in varie inchieste.