L’aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi ko Fuori dal programma strategico dei trasporti

La vicinanza a Napoli, le scarse infrastrutture a servizio dello scalo e l’inesistente traffico aereo affossano l’aeroporto di Salerno. L’interrogazione firmata dall’europarlamentare della Lega Lucia Vuolo, e supportata dal collega Valentino Grant, evidenzia i paletti europei sullo sviluppo dello scalo salernitano.

Onorevole, l’aeroporto di Salerno sembra essere ormai “affossato”.

«Sono fiduciosa ma è necessario agire in modo tempestivo e con risolutezza. La possibilità di ottenere cospicui fondi per il definitivo avvio dell’Aeroporto di Salerno sarà possibile se puntiamo alla revisione delle reti Ten-T prevista entro il 2021. Un’occasione vitale per evitare l’ennesima cattedrale nel deserto».

Le reti Ten-T sono nove corridoi viari che attraversano l’Europa in lungo e in largo. L’Italia è attraversata da quattro corridoi, su quello Scandinavo – Mediterraneo dovrebbe insistere l’Aeroporto di Salerno al pari dello scalo di Napoli Capodichino. Le reti stradali, ferroviarie, fluviali e aeree incluse nei corridoi sono così strategicamente rilevanti per il trasporto di persone e merci europei da ottenere imponenti fondi comunitari. La Commissaria europea ai trasporti, Adina Valean ha risposto che “in base ai parametri stabiliti dal Programma della Rete Transeuropea di Trasporto (TEN-T) e del Regolamento TEN-T (volume del traffico merci e passeggeri, la distanza e l’accesso l’aeroporto di Salerno non raggiunge le soglie stabilite e, quindi, non può essere incluso nella rete TEN-T”. Inoltre, “viene considerata assai rilevante la penalizzazione rappresentata dalla vicinanza all’aeroporto di Napoli”.




Valzer delle poltrone, Di Nesta verso l’Ato

Il suo nome è tra gli idonei all’incarico di direttore generale dell’Ato rifiuti. Il suo nome circola spesso per occupare caselle (politiche) e questa volta l’incarico potrebbe concretizzarsi. Si tratta di Bruno Di Nesta, direttore generale della Provincia di Salerno, costretto alle dimissioni dopo l’inchiesta della procura della Corte dei Corti, che da mesi ormai cerca nuova casa. Al momento starebbe «tamponando» con un incarico alla Ecoambiente ed il sostegno pratico e politico al neo deputato Piero De Luca. Ma Di Nesta sarebbe pronto al gran ritorno all’interno dell’ente d’ambito guidato da Giovanni Coscia. Solo qualche settimane fa l’ultimo blitz sfumato, dopo le polemiche suscitate in maggioranza. Per lui si immaginava un ruolo all’interno della Salerno Pulita. Più specificatamente quello di direttore generale. Un posto che attualmente non esiste all’interno della società pubblica. Tant’è che allo scorso Consiglio comunale sarebbe dovuta approdare la modifica dello statuto per consentire l’introduzione della figura del dg. Argomento rimandato causa crisi in maggioranza. Pronto il cambio anche ai vertici della società Salerno Sistemi. Enzo Luciano, capostaff del sindaco Napoli e segretario provinciale del Pd, dovrebbe tra qualche giorno lasciare la guida della società che si occupa della rete idrica in città. Si tratta sul nome di Giacomo Concilio, che è membro del consiglio d’amministrazione dell’Aeroporto di Salerno. Ma l’ufficializzazione dovrebbe arrivare in settimana, dopo un nuovo vertice politico e tecnico. Nelle ultime ore l’attenzione sarebbe puntata anche su qualche altro nome. Rinviati a settembre, invece, i nuovi dirigenti di Palazzo di Città. Per il nuovo comandante dei vigili si pensa ancora al nome dell’ex questore (in pensione) Pasquale Errico mentre resta sulla graticola il dirigente del settore ambiente Luca Caselli. Non mancano nomine anche a Palazzo Santa Lucia. De Luca ha firmato il decreto per Patrizia Boldoni. L’ex moglie di Corrado Ferlaino ritorna alla corte del governatore, come consigliere politico.




Aveta prepara le liste per De Luca

di Andrea Pellegrino

Che sia Pd o che sia civico, Carlo Aveta sarà, comunque, al fianco di Vincenzo De Luca alle prossime regionali. Il consigliere regionale (de La Destra) sembra aver sciolto ogni sua riserva. A convincerlo sarebbe stata la riproposta di Stefano Caldoro e dell’intera attuale classe dirigente del centrodestra. Così Aveta da settimane pare stia componendo le sue liste, il cui nome – annuncia – sarà reso noto solo nelle prossime settimane. Al lavoro ci sarebbe uno staff politico e tecnico in campo per mettere a punto strategie, comporre liste e preparare tutta la campagna elettorale. Il tutto a sostegno della candidatura alla presidenza della giunta regionale di Vincenzo De Luca. Da tempo, ormai, Aveta – reduce anche dell’esperienza di “Forza Campania” – non nascondeva la sua ammirazione, anche pubblicamente, nei confronti del primo cittadino di Salerno. In ordine di tempo, solo ieri, l’ultimo commento. «I cittadini – ha detto – attendono un uomo del fare alla guida della Regione e ne vedono solo uno idoneo: Vincenzo De Luca». Con Aveta anche Antonio Amente, ex sindaco di Melito, comune amministrato oggi da Venanzio Carpentieri, tra l’altro segretario provinciale del Pd Napoli. Sui nomi salernitani, Aveta non scopre le carte. Si tratterebbe di “persone di alto profilo” e naturalmente del centrodestra. «La nostra lista – dice – è fatta da gente che ha militato nel centrodestra e ha compreso che non si può stare dalla parte di Caldoro, Martusciello e Cesaro. Dobbiamo cambiare strada». Intanto Vincenzo De Luca prosegue la sua campagna elettorale con tanto di slogan “#cambiareora”. Ieri il sindaco di Salerno è intervenuto sulla questione dei rifiuti. «Mi impegno – ha detto – sul mio onore ad eliminare il problema dei rifiuti in Campania e togliere i sei milioni di ecoballe. Basta roghi, basta gente che muore di cancro. La Terra dei Fuochi diventi la terra della vita». «Mi sento di prendere questo impegno – ha detto ancora il sindaco di Salerno – e lo dico ai cittadini della nostra Campania: adesso c’è bisogno di qualcuno che faccia i fatti, e non le cerimonie dell’attuale presidente». Ieri sera a Baronissi, invece, il sindaco di Salerno ha chiuso la Festa de “L’Unità” promossa da Gianfranco Valiante. De Luca ha ribadito la necessità delle primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione. «In questa occasione – ha detto il sindaco di Salerno – che avrà il coraggio si candiderà».




De Luca scalda i motori: è in campagna elettorale

di Marta Naddei

Nella forma una conferenza stampa sulla questione Fondi europei e sfida alla Regione, nella sostanza la campagna elettorale di Vincenzo De Luca per la corsa alla poltrona di Governatore della Campania nel 2015. Di fatto, è partito ieri – con netto anticipo sui tempi standard – il tour elettorale del sindaco di Salerno per provare nuovamente a “prendersi” Palazzo Santa Lucia dopo la sconfitta del 2010. Così, quale migliore occasione dell’appena cominciata battaglia contro l’attuale esecutivo Caldoro per la questione del bando per l’accelerazione della spesa dei Fondi Ue destinato ai Comuni inferiori ai 50mila abitanti e contro cui il Comune di Salerno ha presentato un ricorso, a cui ha poi fatto seguito una strategica riunione con i sindaci campani d’area Pd per fare fronte comune? Gli ingredienti, ieri mattina, c’erano tutti: dai cartelloni d’invettiva contro la Regione – “Lavoro, non clienti” e “Regione truffa”, entrambi con il logo dell’ente comunale stampato su -; ai punti di una sorta di programma elettorale, su cui Vincenzo De Luca ha invitato la Regione a impegnarsi, e che tocca i temi fondamentali che interessano la nostra regione; all’annuncio di una serie di incontri sul territorio per condividere le battaglie. Insomma, più campagna elettorale di così, si muore. E manca ancora più di un anno all’apertura delle urne. Ma De Luca si è avviato per tempo, trovando nel bando per l’accelerazione di spesa dei fondi comunitari un ottimo assist. «Quella della Regione è una truffa mediatico – politica» – ha affermato il sindaco De Luca – «Il loro ritardo nella spesa è gravissimo e adesso vogliono fare in un anno quello che non sono riusciti a fare in sette. Questi rischiano di mandare allo sfascio i Comuni che si potrebbero trovare con importanti spese a carico alla fine del 2015, decretando così il loro tracollo finanziario». Per non perdere le risorse – sostiene il sindaco De Luca – la Regione deve ancora spendere 3,1 miliardi di euro, a fronte del solo miliardo e 400 milione di fondi certificati – su complessivi 4,5 miliardi – al 31 gennaio 2014. «In un anno e mezzo – afferma De Luca – dovrà essere recuperato un gap del 70% di risorse ancora da spendere. Senza parlare poi dei Grandi progetti: su una dotazione finanziaria di quasi tre miliardi, sono stati impegnati fondi per 975 milioni, con una spesa certificata per 556mila euro». Alle sfide lanciate sabato dal sindaco De Luca alla Regione, a seguito del colloquio con i primi cittadini, «nessuna risposta» – dice – «né sulla quantità di risorse da impiegare, né sull’emissione dei decreti di finanziamento dei 530 progetti già presentati e per i quali, adesso, hanno 25 giorni dal lancio della sfida. Anzi, hanno avuto il coraggio di convocare i sindaci, dicendo loro di avviare le gare nonostante non vi siano decreti di finanziamento. Per tutto questo non ci sono alibi, ma per noi possono andare pure avanti con il bando, ma rispondano a quanto richiesto». Ma Vincenzo De Luca ha approntato anche la sua ricetta alternativa che si compone di tre ingredienti, che rappresentano le priorità del territorio campano: ambiente e rifiuti; piano per il lavoro e trasporti. «Mettiamo a disposizione il progetto del nostro impianto di compostaggio, gratis – dice De Luca – Qui non c’è un piano per l’inquinamento, non si sa come affrontare il problema delle ecoballe. Non hanno fatto nulla, c’è da vergognarsi. Ora il momento di fare usare i fondi come Cristo comanda. Avviamo un piano per il lavoro, con progetti di formazione professionale per il reimpiego dei lavoratori in subero di tante società che la Regione vorrebbe scaricare sui Comuni. Infine, i trasporti che qui sono da terzo e quarto mondo. Si completi la metropolitana regionale che colleghi tutti i capoluoghi a Napoli» Insomma, De Luca una prima infarinatura di programma per le Regionali ce l’ha: «Avremo bisogno del sostegno di tutti, per questo andremo sui territori». Ma, parola di sindaco, lui continua a «preferire il Crescent e piazza della Libertà a palazzo Santa Lucia».




«Bofill ha lavorato bene, ma chiamare le archistar è scelta provincialistica»

di Gianmaria Roberti

Non vuole farsi risucchiare dalla guerra di religione scoppiata intorno al “partito del Crescent”, e agli strali lanciati da Sgarbi e Bofill al convegno sulle politiche urbanistiche di sabato scorso, perché “questa riguardo la conferenza di De Luca è una polemica che va al di là dell’architettura”. Però Uberto Siola, per vent’anni preside della facoltà di Architettura a Napoli, rileva che “esiste il problema di un certo provincialismo alla base della scelta di rivolgersi ad architetti stranieri”. Sì insomma. L’irresistibile richiamo delle archistar è “un modo per qualche sindaco di lucidarsi con nomi altisonanti, che in realtà magari non conoscono bene la realtà in cui vengono a progettare”. Siola è uno dei massimi conoscitori del tema. Alla Federico II di Napoli ha promosso l’istituzione del Dipartimento di Progettazione Urbana e ha fondato la Scuola di Specializzazione in Progettazione Urbana. Oggi è direttore del Centro Interdipartimentale di Progettazione Urbana “Luigi Pisciotti” e presiede la Fondazione Internazionale per gli Studi Superiori di Architettura, che realizza a Napoli iniziative sui problemi connessi alla relazione tra la città e i suoi spazi pubblici. Professore, quindi pollice verso per le archistar? «Guardi, non si può fare di tutta un’erba un fascio». Che intende? «Tra le cosiddette archistar ci sono anche interventi riusciti». Ma anche no Quella di Calatrava, ad esempio, è un’esperienza riuscita male. E a Salerno, come giudica questi interventi? «Lei mi vuole ancora trascinare nella polemica sul Crescent e su De Luca, ma io voglio andare oltre, il problema non è quello della singola esperienza». Ma un’idea se la sarà fatta. E si tratta di una vicenda emblematica del rapporto tra politica e urbanistica, almeno negli ultimi periodi. «Va bene, glielo dico. Secondo me a Salerno ha dato buoni risultati. Gli architetti stranieri, limitatamente a questa esperienza, hanno lasciato una buona impronta. Opere che possono piacere o non piacere, mi rendo conto. Però ripeto: non mi pare una questione centrale». E qual è il punto? Anche se a Salerno le scelte urbanistiche di De Luca sono state azzeccate, perché non ci chiediamo come mai non ha preferito rivolgersi ad architetti con una conoscenza più approfondita della città? Quindi lei dà un giudizio positivo anche del Crescent? «Sì, il Crescent mi piace. Ma così come Bofill ha realizzato un’opera valida, potrei dire che Zaha Hadid è stato invece distruttivo laddove ha operato. Il problema delle Archistar, mi creda, è un falso problema. Una questione che si vuole montare per forza». Ma esiste una questione legata al gigantismo di certe costruzioni, all’eccesso di spettacolarità legato alla presenza delle archistar, sotteso magari alla megalomania del committente? «Non esiste, davvero». Perché no? «Il gigantismo non è di per sé una cosa cattiva, ci mancherebbe. È semmai la stupidità dei nostri tempi che ce lo dipinge così, portati come siamo al minimalismo». Mi faccia un esempio allora «Ma lei preferisce le grandi cartiere di Amalfi o certe schifezze dell’architettura moderna? Non sono le dimensioni a determinare la qualità di un’opera. Questa è una polemica che non ha motivo di essere. Esiste una buona architettura o una cattiva architettura. Questo è l’unico discrimine. Lei, dal suo punto di vista, vuole affrontare il tema in termini generali. Ma mi dica, tra queste archistar, quello che ha ottenuto i risultati più strabilianti. Visto che i nomi di quelli che non le piacciono già li ha fatti… «Trovo che a Barcellona il lavoro di Morales e di Bohigas sia stato assolutamente straordinario». Si fa strada un utilizzo alternativo delle archistar. Ha visto che Renzi vuole affidare a Renzo Piano il restauro delle scuole pericolanti in Italia? «E fa bene. Per una volta l’architettura entra nella vita del Paese e fuoriesce dalle elucubrazioni artificiali. Entra nella carne delle persone. Perché l’architettura non è un giochetto per intellettuali, ma serve a migliorare la vita del popolo. Alcuni di noi, anche per affermare questo principio, hanno dato anni della loro esistenza al Paese». Professore, lei non vuol soffermarsi sulle polemiche suscitate dall’ultimo convegno di urbanistica a Salerno, in cui Sgarbi ha preso di mira un’opera del Razionalismo, come Palazzo di Città. Però esiste una questione riguardante il giudizio su questa corrente architettonica. Lei cosa ne dice? «Tanto di cappello al Razionalismo, è stato l’ultimo stile architettonico in Italia. Forse qualcuno può anche giudicare pacchiano Palazzo di Città. Ma il Razionalismo è una pagina storica per il Paese».




De Luca rinnega Martino: «Incompatibile»

di Andrea Pellegrino

In Soprintendenza ormai non sanno più cosa fare. Ora che è arrivata la diffida del Comune, Miccio davvero si trova tra l’incudine ed il martello. Sul Crescent la soluzione pare abbastanza lontana. Non fosse altro che alla Soprintendenza sono quasi tutti inibiti. Ed ora anche Fausto Martino, l’unico superstite (che avrebbe potuto seguire la vicenda), non è gradito però all’amministrazione comunale. Questione di opportunità, o di incompatibilità, avrebbe scritto il vicesindaco Eva Avossa diffidando il Soprintendente ad affidare il caso Crescent all’ex assessore all’urbanistica del Comune di Salerno, ai tempi delle prime ere De Luca. D’altronde, a Palazzo di incompatibilità ne capiscono, non fosse altro che per superare quella tra sindaco e viceministro si sono rivolti quasi a tutti, eccezion fatta della Corte di giustizia Europea. E poi studi ed approfondimenti da parte della commissione di garanzia che si riuniva fino a poco tempo fa, settimanalmente, per dirimere la questione De Luca. Ma tornando a Martino, per l’amministrazione comunale, dunque, per Vincenzo De Luca, sarebbe incompatibile perché la sua posizione sul Crescent sarebbe già bella che chiara. L’ex assessore, in pratica, avrebbe già espresso (anche su queste colonne) il suo no alla costruzione, non senza ricostruire nel dettaglio cosa accadde all’atto del mancato esercizio del potere di annullamento (all’epoca di Zampino) da parte della Soprintendenza sul progetto Crescent, finito poi sotto la lente d’ingrandimento della Procura. E non solo. Se il problema sussiste è perché il Consiglio di Stato, accettando il ricorso di Italia Nostra e No Crescent, ha annullato tutte (cinque pagine in tutto) le autorizzazioni paesaggistiche, nota di Zampino compresa. Insomma se Miccio avesse pensato, per superare i suoi problemi, di scaricare tutto su Martino, oggi dovrà cambiare nuovamente strategia. O probabilmente passare al piano originario: bypassare la Soprintendenza di Salerno e trasmettere tutto al Ministero competente. Poi Roma deciderà. Ma la diffida non è passata inosservata a Roberto Celano, consigliere comunale d’opposizione (nuovo centro destra) che ha accusato l’amministrazione comunale. «Non c’è limite all’arroganza! Fausto Martino, sarebbe, a dire dell’Amministrazione, incompatibile perché avrebbe espresso contrarietà al megacondominio. Non si rammenta forse che anche la Direzione regionale del Ministero, in una nota, asserì che l’autorizzazione paesaggistica non fu annullata solo per il decorso del termine, lasciando, dunque, trasparire un giudizio fortemente negativo rispetto all’impatto ambientale dell’opera. Si tratta, dunque, di gravi interferenze nei “poteri” dello Stato. L’Ente controllato pretende addirittura di “scegliersi” i funzionari dell’Ente controllore nel vano tentativo di perseguire le proprie finalità. Si rammenta, tra l’altro, che sulla vicenda è in atto un’ispezione della Direzione Generale sul paesaggio del Ministero competente. Farebbe “comodo”, del resto, a tutte le Amministrazioni comunali potersi scegliere funzionari “graditi” degli Enti demandati a controllare la legittimità o il merito di atti amministrativi. De Luca e la sua amministrazione gradirebbero magari “affidare” le sorti del Crescent a qualche dipendente accondiscendente che possa metterci ancora lo “Zampino”».




Ept, ancora una guida in rosa

di Marta Naddei

Si tinge ancora di rosa la guida dell’Ente provinciale per il turismo di Salerno. Dopo il triennio di commissariamento straordinario di Ilva Pizzorno, sarà ancora una volta una donna a ricoprire l’incarico. A prendere in mano le redini dell’Ept salernitano sarà infatti Angela Pace, nata a Vicenza il 23 agosto 1957, ma capaccese doc, di professione architetto e già funzionaria dell’ente. La nomina è giunta su decisione dell’assessore regionale al turismo, Pasquale Sommese, nell’ambito della ridefinizione dei commissari straodinari degli Enti provinciali per il turismo dell’intere regione Campania e delle Aziende autonome di soggiorno e turismo. Un incarico che avrà una durata semestrale dal momento che, a breve, dovrebbe essere licenziata, o meglio dovrebbe diventare finalmente operativa la riforma che prevede l’istituzione di una nuova Agenzia turistica unica a livello regionale che possa meglio garantire il coordinamento del territorio. Quella di Angela Pace è una carriera che spicca soprattutto per l’aspetto politico. In primis, ha ricoperto il ruolo di segretario provinciale dei Sdi (Socialisti democratici italiani) di Salerno, periodo in cui si va ad incastrare anche la sua esperienza di amministratrice cittadina dal momento che dal 1999 al 2004 ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale a Capaccio. Nel 2007 ha poi lasciato il partito per confluire in Alleanza riformista per poi approdare, dopo diversi anni, all’Unione di Centro, diventando una dei fedelissimi del segretario provinciale del partito centrista, Luigi Cobellis, e finendo per ricoprie l’iincarico di commissario cittadino, sempre nella sua Capaccio proprio dell’UdC. Nel 2010, sempre sotto la bandiera dello scudo crociato, ha partecipato alle elezioni regionali racimolando 2.360 preferenze nella circoscrizione Salerno, piazzandosi alle spalle dei soli Cobellis, Salvatore Arena, Aniello Salzano e Nicola Sconza, prima tra le donne. Ora, una nuova sfida, a tempo, l’attende.




Piazza della Libertà: il Comune cerca un collaudatore da 93mila euro

di Andrea Pellegrino

Il Comune cerca un collaudatore statico per Piazza della Libertà. Dopo le dimissioni, successivamente ai crolli che si sono verificati nel settore 2, dell’ingegnere Massimo Della Casa, funzionario tecnico del servizio trasformazioni urbanistiche, da presidente della commissione di collaudo tecnico – amministrativo e di collaudatore, l’amministrazione comunale si rivolge all’esterno. Così l’ingegnere Luca Caselli, attuale super dirigente di Palazzo di Città, e di recente competente anche per quanto riguarda il progetto di Santa Teresa, ha pubblicato il bando, anche in considerazione dell’indisponibilità di tecnici interni ad assumere l’incarico. Novantatremila euro circa l’ammontare della parcella professionale che sarà corrisposta al tecnico che sarà scelto. L’attività di collaudo statico in corso d’opera e finale riguarderà nello specifico la piazza ed il parcheggio, nonché l’intervento (in variante) di viabilità, urbanizzazione e deviazione del torrente Fusandola. Ricostruendo la vicenda, attualmente il settore interessato dai cedimenti è ancora sotto sequestro su disposizione della Procura della Repubblica, al cui vaglio c’è anche la relazione tecnica del professore Nicola Augenti. Inoltre, l’appalto affidato inizialmente alla Esa Costruzioni è oggetto di contenzioso amministrativo, dopo la risoluzione del contratto da parte del Comune di Salerno, stabilita in seguito ad una interdittiva antimafia che ha colpito l’azienda di Nocera Inferiore. Da parte dell’Amministrazione Comunale ci dovrà essere un nuovo progetto di demolizione e ricostruzione della parte crollata, nonché interventi di consolidamento degli altri settori della mega piazza sul mare. La relazione di Augenti, infatti, avrebbe mostrato criticità tecniche non solo nell’area ceduta il 24 luglio del 2012. Infatti, secondo la relazione di Caselli, gli interventi di ripristino strutturale della Piazza riguardano tutti i settori.

SETTORI 1-3-4 Intervento di consolidamento costituito di nuove strutture in carpenteria metallica, da realizzare all’intradosso dell’esistente soletta, a formare una maglia che collega tutti i pilastri presenti con un sistema integrato di travi, convergenti sul pilastro e raccolte da un apposito elemento metallico, che provvede a riportare i carichi in fondazione attraverso l’incamiciatura del pilastro con un tubo metallico.

SETTORE 2 E’ prevista la demolizione completa della soletta superiore, il rifacimento della stessa attraverso una maglia di travi in cemento armato di larghezza ed altezza tali da riprendere gli ingombri presenti per l’intervento di rinforzo dei settori 1-3-4, a sostegno di una soletta piena in c.a. dello spessore di 30 cm.

SETTORE 5 E’ prevista la demolizione completa della porzione di soletta superiore realizzata, e il rifacimento dell’intera soletta superiore attraverso attraverso una soletta in cemento armato dello spessore di 30 cm. Si prevede inoltre il completamento della porzione di settore non ancora realizzato, attraverso l’esecuzione di una soletta inferiore dello spessore di 50 cm, dei pilastri e dei setti perimetrali ed interni per la realizzazione della scala di accesso alla quota della piazza.

SETTORE 6 E’ prevista la realizzazione di una soletta superiore piena dello spessore pari a 24 cm, avente dei ringrossi a “fungo” in corrispondenza dei pilastri, con uno spessore massimo pari a 40 cm.

SETTORI 7-8 Sono previste nuove strutture in carpenteria metallica, da realizzare all’intradosso dell’esistente soletta, con un sistema integrato di travi, convergenti sul pilastro e raccolte da un apposito elemento metallico. Quest’ultimo, a sua volta, è studiato in maniera da riportare i carichi sulla soletta inferiore della piazza, con un ulteriore sistema metallico. E’ previsto inoltre il rinforzo in campata attraverso beton plaquè.