Termovalorizzatore, Di Lorenzo vuole Bonavitacola testimone

Presenta la lista di testimoni la difesa di Alberto Di Lorenzo (affidata all’avvocato Arnaldo Franco) che vuole in aula anche l’attuale vicepresidente della giunta regionale Fulvio Bonavitacola. Un testimone escluso durante il processo di primo grado e che ora viene riproposto in Appello. Bonavitacola, per l’avvocato Franco, «collaborò con l’amministrazione di Salerno in tutte le fasi della procedura relativa alla realizzazione del termovalorizzatore e potrà pertanto riferire sul quadro normativo di riferimento e sulle scelte strategiche, operative ed esecutive adottate nella fattispecie». Ancora, la difesa di Di Lorenzo vorrebbe in aula l’avvocato Aniello Di Mauro, componente del gruppo di lavoro e l’ingegnere Giancarlo Savino, altro componente del gruppo di lavoro, nonché progettista e componente del gruppo di lavoro che Di Lorenzo coordinò nell’ambito del procedimento per la realizzazione e gestione del parco del fotovoltaico in località Monte di Eboli.

(andpell)




Termovalorizzatore, il pm: “Per Di Lorenzo graziosa elargizione di denaro. E’ peculato”

di Andrea Pellegrino 

Più che il Crescent o la Corte Costituzionale, a far tremare Vincenzo De Luca è, ancora una volta, la vicenda Termovalorizzatore, opera tra l’altro mai realizzata a Cupa Siglia. La prima udienza dell’Appello è fissata per il prossimo 11 dicembre ed entro la fine di quel mese potrebbe già essere emessa la sentenza. Ed il pubblico ministero Roberto Penna ha chiesto per De Luca (condannato in primo grado ad un anno per abuso d’ufficio) la condanna per peculato; richiesta contenuta nel ricorso – controfirmato dal procuratore capo, Corrado Lembo – presentato agli inizi dello scorso mese di giugno. Se così fosse legge Severino e Corte Costituzionale passerebbero sullo sfondo e per il governatore partirebbe la sospensione immediata. Nel processo tra gli imputati ci sono, oltre l’ex sindaco, Alberto Di Lorenzo e Domenico Barletta. Il pubblico ministero nel suo ricorso – anticipato lo scorso giovedì da Vincenzo Iurillo su “Il Fatto Quotidiano” – torna alla carica sull’illegittimità dell’incarico di project manager affidato da De Luca (all’epoca commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania) ad Alberto Di Lorenzo. La difesa del governatore, affidata agli avvocati Paolo Carbone ed Antonio Brancaccio, sostengono ancora una volta la tesi del “reato linguistico” sbandierata già all’atto della condanna dall’allora candidato del Partito democratico alla presidenza della Regione Campania. «L’unica “censura”, se così la si vuole chiamare – scrivono i legali – che può essere mossa all’operato dell’onorevole De Luca, in relazione all’attribuzione dei compiti da svolgere dal Di Lorenzo nell’ambito della struttura di supporto creata, è quella di aver utilizzato una terminologia non specificamente prevista nell’ambito del Codice dei Contratti, ma, comunque, già in uso presso altre Pubbliche Amministrazioni». E comunque, «De Luca, in quanto commissario di governo poteva agire in deroga». Ma per Di Lorenzo, spiegano Brancaccio e Carbone, non c’è «stato nessun illecito vantaggio». Cosa che, invece, sarebbe evidente per il pubblico ministero Penna che parla di una «graziosa elargizione di danaro del tutto scollegata da ragioni d’ufficio o dal rapporto d’impiego del beneficiario» che giustifica il reato di peculato. La somma finita sotto accusa è di 20mila euro come acconto delle prestazioni rese dall’ex capostaff di Vincenzo De Luca. Per la Procura, infatti, Di Lorenzo non ha espletato alcunché e non ha posto in essere nessuna specifica attività se non quella di «contattare qualche componente del gruppo (di lavoro, ndr) chiedendo a che punto fossero con il lavoro». In primo grado, il Tribunale aveva derubricato l’accusa di peculato in abuso d’ufficio sul presupposto che Di Lorenzo aveva comunque prestato un servizio. Un punto che è al centro dell’Appello del pm che dimostra come quello del project manager sia stato solo un ruolo di facciata, fittizio e vuoto. Ed il suo compenso (nel caso specifico solo l’acconto) costituirebbe un danno all’erario già contestato, tra l’altro, dalla Corte dei Conti che qualche mese fa ha spedito al governatore, Di Lorenzo e Barletta un invito a dedurre. Inoltre del Termovalorizzatore di Salerno non c’è più traccia. Ad eccezione degli espropri autorizzati ed indennizzati dal Comune e poi recentemente dalla Provincia di Salerno (quando la competenza è passata alle amministrazioni provinciali). E su quest’ultimo aspetto pare che ci sia una denuncia avanzata dalla precedente giunta provinciale guidata da Antonio Iannone.




Il paradosso del Termovalorizzatore: impianto non realizzato ma proprietari indennizzati

di Andrea Pellegrino

Tra le vicende salernitane paradossali quella del Termovalorizzatore sicuramente conquista la prima posizione. Non fosse altro che nonostante la nomina di un commissario di governo (De Luca nel caso di specie) di un project manager, di un gruppo di lavoro e quant’altro, l’impianto a Cupa Siglia non ha mai visto la luce. E se oggi al centro dell’inchiesta penale e contabile c’è Alberto Di Lorenzo, non è trascurabile che, nonostante la mancata realizzazione dell’opera, i proprietari dei terreni espropriati (per costruire il Termovalorizzatore) sono stati anche indennizzati. Le determine di liquidazione hanno date recenti e sono consultabili tutte sul l’albo della provincia di Salerno. Dunque, il Termovalorizzatore non c’è ma i soldi sono stati spesi. E la vicenda degli espropri fu anche portata all’attenzione della Procura di Salerno dall’allora assessore all’ambiente della provincia di Salerno Adriano Bellacosa che segnalò anomalie rispetto ai parametri di indennizzo definiti dall’allora commissariato di governo. Insomma quando Vincenzo De Luca era arciconvinto di costruire un impianto a Salerno per bruciarci poi anche le ecoballe e risolvere così il problema. Un De Luca pensiero ribaltato all’indomani del trasferimento delle competenze alla Provincia di Salerno. Un cambio di rotta a trecentosessanta gradi tali da portare il Comune di Salerno anche ad approvare una variante urbanistica per la trasformazione in area artigianale di quei suoli che avrebbero dovuto ospitare l’impianto a Cupa Siglia.




Termovalorizzatore: il pm Penna cala l’asso. Di Lorenzo avrebbe percepito soldi senza prestare lavoro per tre mesi. Irregolarità nella nomina

Un processo da rinnova per i legali di Vincenzo De Luca. Un nomina da annulare per il sostituto procuratore Roberto Penna.   Quest’ultimo ha presentato venerdì scorso l’appello per chiedere la condanna dell’ex sindaco Vincenzo De Luca per peculato così come prospettato nel teorema accusatorio sostenuto nel corso dell’indagine e davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno in occasione del primo grado di giudizio. Il collegio ha ritenuto che la condotta illecita ascrivibile ai tre imputati fosse da ricondurre all’abuso d’ufficio e non all’ipotesi prospettata dal pm Roberto Penna. Quest’ultimo fonda il suo ricorso su alcuni elementi evidenziati già nel corso della requisitoria con elementi di novità in relazione alla figura del project manager e soprattutto all’attività svolta da Alberto Di Lorenzo, condannato ad un anno in primo grado così come Vincenzo De Luca ed il Rup Domenico Barletta. Nello specifico il sostituto procuratore sostiene nel periodo che che va dal 15 febbraio fino al 18 giugno 2008 Di Lorenzo, pur ricoprendo l’incarico di project manager, non avesse compiuto nessun atto tale da giustificare il compenso percepito per quel lasso di tempo. Da qui prenderebbe fondamento l’ipotesi di peculato oltre  che dalla carenza dell’ordinanza che dispone la nomina del capo staff di Vincenzo De Luca. Inoltre il pm Roberto Penna ha ribadito che… Di Lorenzo non aveva i requisiti per ricoprire quell’incarico.  “Se la norma preveda che serva solo il Rup non si comprende perché debba esserci anche il project manager” Tra l’altro il pm evidenziò che sul sito del comune non c’era traccia “della documentata presenza di Di Lorenzo a Los Angeles visto che compaiono soltanto i nomi del sindaco De Luca e del Rup Barletta”. Se il pm rilancia, la difesa affila le armi. L’avvocato Brancaccio, legale di Vincenzo De Luca, evidenza che “sia necessario rinnovare l’istruttoria pur rispettando la sentenza di primo grado”. La motivazione va ricercata nella “diversa articolazione dei fatti con la riqualificazione da peculato ad abuso d’ufficio”. Evidenziavano che non sussistono i presupposti neanche per quest’ultimo capo d’imputazione in quanto le nomine rientravano nei poteri conferi al commissario di governo. “Poteri pieni che consentivano la creazione di una struttura non esistente”. Nell’appello depositato dai legali di Vincenzo De Luca è stato evidenziato che la nomina del project manager fosse stata suggerita dal Rup Domenico Barletta con quest’ultimo che avrebbe evidenziata la necessità dell’assegnazione di questo incarico e, soprattutto, che Alberto Di Lorenzo fosse la persona più indicata a ricoprirlo. Prospettazioni diverse che saranno discusse in occasione del processo d’Appello che potrebbe perdere l’appeal odierno se slittasse all’anno prossimo. Sul processo di secondo grado incombe  l’estinzione dei reati contestati per intervenuta prescrizione. Il pm ha chiesto una fissazione d’urgenza della data di inizio dell’Appello. Nel frattempo per il neo governatore della Campania, Vincenzo De Luca, potrebbero arrivare sentenza ancora più rilevanti e risolutive.
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De Luca show «Processo termovalorizzatore? Io ho accelerato i tempi rinunciando al dibattimento»

«Non utilizzare più l’espressione Jobs Act perché non è contemplato dalla legge». La battuta è rivolta a Matteo Renzi da Vincenzo De Luca, nel corso della direzione nazionale di lunedì. De Luca parla della sua vicenda personale ed in particolare della legge Severino, i cui effetti, tra non molto, potrebbero sospenderlo dalla carica di presidente della Regione Campania. «La mia condanna – ribadisce il neo governatore – è per aver utilizzato l’espressione project manager invece di coordinatore, nell’ambito del progetto di realizzazione per un Termovalorizzatore a Salerno». Nei giorni in cui è arrivato anche l’appello da parte della Procura che ha inserito nuovamente l’accusa di peculato rispetto alla sentenza di primo grado che ha portato l’allora sindaco di Salerno ad una condanna per abuso d’ufficio, Vincenzo De Luca incalza: «Quel procedimento sarebbe stato prescritto. Sono io che ho rinunciato al dibattimento, sono io che ho rinunciato a far ripartire tutto quando è stato cambiato il presidente del collegio giudicante. Ho preferito far presto proprio per evitare strumentalizzazioni durante la campagna per le primarie e poi quella elettorale. Mi trovo oggi una condanna per aver utilizzato un termine non contemplato, così dicono, dalla legge. Una figura che mi era stata sottoposta dal Rup durante un colloquio di tre minuti». Poi sulla Severino: «Ci sono tangentisti e corrotti che aumentano con tutta la Severino. Penso che questa legge abbia due articoli che sono veri obbrobri e penso che vadano modificati».
Poi l’attacco a Rosy Bindi e agli impresentabili: «Mi sono ritrovato in quella lista, nell’ultimo giorno di campagna elettorale per un fatto che risale a 17 anni fa (variante Ideal Standard, De Luca è accusato di concussione, ndr). Anche in questo caso, io ho rinunciato alla prescrizione perché ribadisco che avrei fatto altre mille volte gli atti che ho compiuto per la salvaguardare i posti di lavoro. Trovo che l’iniziativa compiuta sia stata volgare e diffamatoria, infame sul piano politico ed eversiva sul piano costituzionale. Dopo un mese di dibattito ed una campagna denigratoria che neppure Totò Riina ha avuto, non ho visto nessun impresentabile nelle mie liste. Il tutto mentre il mio sfidante era stato portato sulle spalle da Cosentino e Cesaro».
Due gli obiettivi, secondo De Luca, di un attacco senza precedenti: «Il primo era un attacco al governo e Renzi, il secondo obiettivo è questo: noi abbiamo sconfitto il più formidabile blocco di potere clientelare, camorristico e burocratico di questo paese». Infine l’apertura a Matteo Renzi: «Apprezziamo – conclude De Luca – la volontà di Matteo Renzi di apertura rispetto alle altre componenti del partito. Dobbiamo cogliere questa opportunità per portare a termine un insieme di riforme che ci deve mettere in condizioni di aprire un contenzione con l’Unione Europea per recuperare risorse e politiche a vantaggio del nostro Paese».
(andpell)




Termovalorizzatore, “Condannate De Luca per peculato. Di Lorenzo non ha lavorato”

di Andrea Pellegrino

C’è anche il visto del procuratore della Repubblica di Salerno Corrado Lembo al ricorso in Appello presentato ieri mattina per chiedere la condanna di Vincenzo De Luca per peculato nell’ambito della vicenda sul Termovalorizzatore. A predisporlo e presentarlo il pubblico ministero Roberto Penna che in primo grado si era visto derubricare il reato da peculato ad abuso d’ufficio – per la nomina di project manager (Alberto Di Lorenzo) per la realizzazione del termovalorizzatore – nei confronti dell’allora sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, oggi governatore della Campania. Una condanna in primo grado che gli è costata già la sospensione da sindaco di Salerno (poi reintegrato nelle funzioni dal Tribunale amministrativo) e che oggi potrebbe costargli la poltrona di presidente della Regione Campania (almeno per 18 mesi) per effetto della legge Severino. Proprio la condanna emessa dal Tribunale di Salerno aveva messo in crisi anche l’intero Partito democratico alla vigilia delle primarie per la scelta del candidato governatore della Campania. Primarie vinte da Vincenzo De Luca, così come poi le recenti elezioni regionali. In primo grado Vincenzo De Luca è stato condannato ad un anno di reclusione ed un anno di interdizione dai pubblici uffici (pena sospesa). Insieme a lui condannati ad un anno di reclusione anche Alberto Di Lorenzo, ex capo staff dello stesso De Luca ed il dirigente del settore Lavori Pubblici del Comune, Domenico Barletta, oggi destinato ad altro ruolo a Palazzo di Città per effetto della normativa anticorruzione.

L’appello

In circa venti pagine scritte, la Procura oggi contesta un paio di passaggi delle motivazioni del Tribunale depositate il 21 aprile scorso. E in particolare la circostanza secondo la quale il peculato non si configurerebbe perché il project manager Alberto Di Lorenzo avrebbe comunque svolto un lavoro. Tesi contestata nel ricorso della Procura, per cui il peculato si configurerebbe per la mancata prestazione svolta da Di Lorenzo. Infatti, secondo la ricostruzione dei fatti, gli atti che riguardano il project manager vanno dal 18 febbraio al 19 giugno 2009. In questa fase Di Lorenzo si sarebbe dovuto occupare della progettazione preliminare dell’impianto di Cupa Siglia. Ma a quanto pare – secondo la tesi della Procura – Di Lorenzo avrebbe partecipato solo ad un paio di riunioni. Da qui l’ipotesi di peculato che la Procura avrebbe rilanciato nei confronti dell’allora sindaco Vincenzo De Luca. Dalla difesa, naturalmente, la richiesta di assoluzione perché il “fatto non sussiste”. E secondo la tempistica la Corte d’Appello dovrebbe muoversi in tempi stretti: entro settembre 2016 il procedimento penale sarà prescritto. Cosa diversa se reggerà l’accusa di peculato: in questo caso la prescrizione del reato slitterà al settembre 2021. «Condannato per un reato linguistico, perché è stato utilizzato il temine project manager rispetto a coordinatore», la difesa da sempre sostenuta da Vincenzo De Luca sia durante la campagna delle primarie che in quella per le regionali. Una tesi che sarebbe stata già smentita durante le motivazioni alla sentenza che il tribunale di Salerno ha deposito pochi giorni prima l’apertura delle urne per le primarie interne al Pd. Ora dalla Procura della Repubblica di Salerno arriva una nuova tegola sulla testa del neo governatore della Campani




Salerno. La procura appella la sentenza sul termovalorizzatore: vuole un nuovo processo per peculato per De Luca

Presentato l’appello del pm alla sentenza sul termovalorizzatore di Salerno. Il pubblico ministero Roberto Penna, ieri mattina, ha presentato appelo per cheidere la condanna di Vincenzo De Luca per peculato, accusa che il tribunale di Salerno aveva ridimensionato ad abuso d’ufficio. Penmna ha cheiosto un nuovi processo amche per gli altri imputati, tecnici comunali, l’architetto Alberto Di Lorenzo e il dirigente ingegner Domenico Barletta




Processo Termovalorizzatore, depositate le motivazioni della sentenza.

“Si ponga mente al totale stravolgimento dell’azione pubblica che verrebbe a determinarsi nell’ipotesi in cui all’interno di un procedimento amministrativo per la realizzazione di un’opera pubblica (o anche di qualsiasi altro tipo), fosse consentito creare liberamente figure professionali non previste dall’ordinamenti”. I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno (Perrotta, Sorrentino e Cantillo) hanno argomentato in 142 pagine le motiviazioni che hanno determinato la condanna dell’ex sindaco Vincenzo De Luca per abuso d’ufficio. Tradotto per i giudici l’allora commissario straordinario all’emergenza rifiuti “inventò” un ruolo non previsto dalla legge nemmeno in deroga o quanto meno in presenza delle ragioni che giustificano la deroga (insussistenti nel caso di specie secondo i giudici). “L’inesistenza della figura della nomina del project manager, la totale assenza di motivazione circa la necessità della nomina e la scelta della persona nominata; l’accertata falsità delle giustificazioni postume; la particolare qualificazione dei protagonisti della vicenda, i rapporti interpersonali strettissimi tra nominante e nominato (Alberto Di Lorenzo, il capo staff dell’ex sindaco, geometra con laurea triennale in Scienza di Governo, anche lui condannato a un anno ndr); il successivo occultamento sul sito web,la presenza, all’interno del gruppo, di persone astrattamente più qualificate; la circostanza che l’opera svolta non risulta essersi concretizzata in attività di particolare complessità ed importanza; il fatto che Di Lorenzo, in prospettiva, avrebbe potuto guadagnare una somma ben maggiore di quella liquidatagli con il provvedimento del marzo del 2009 (circa 8000 euro al netto delle ritenute, ndr) sono tutti elementi dimostrativi del fatto che la nomina in contestazione, lungi dall’essere finalizzata a perseguire esclusivamente una finalità pubblica, aveva l’unico scopo di svincolare Di Lorenzo dal gruppo di lavoro e attribuirgli una inventata posizione apicale, con conseguente riconoscimento di una più sostanziosa retribuzione”. La figura del project manager, in sostanza, non era prevista dall’ordinamento ed “inutilmente duplicativa delel funzioni del Rup”. L’inconfigurabilità del peculato. Secondo il collegio non è configurata l’ipotesi accusatoria del peculato (come avanzata dal pm) perché “manca una prova adeguata circa il mancato svolgimento da parte dell’imputato Di Lorenzo dei compiti e delle attività a lui assegnate nell’ambito del gruppo di lavoro, in coerenza con l’obiettivo finale per il quale detto gruppo era stato costituito. In secondo luogo perché dalla lettura del testo dell’ordinanza del commissario delegato numero 46 del 24 febbraio 2009 si comprende con chiarezza che l’acconto di euro 180.000 deliberato e liquidato con tale provvedimento veniva riconosciuto globalmente all’intero gruppo di lavoro, indipendentemente dalle attività rispettivamente svolte e dalla misura del compense spettante a ciascun componente con contestuale affidamento al Rup ed al Project Manager del compito di ripartire la somma”. Per i giudici la nomina di Alberto Di Lorenzo a project manager non ha inciso sul complessivo esborso di denaro pubblico ma solo sulle modalità di ripartizione interna di cdetta somma. Inoltre “gli apporti lavorativi non consentono di dire che Di Lorenzo abbia rivestito un ruolo puramente fittizio”. Vengono evidenziate nelle motivazioni una serie di attività svelte dal project manager in relazione alla realizzazione del termovalorizzatore (“Ha partecipato ai lavori di redazione del progetto preliminare”). Le stesse dichiarazioni di Ragusa e Lupacchini sottolineavano il contributo fornito da Di Lorenzo al gruppo. In sostanza “la liquidazione della quota dell’acconto in favore dell’imputato non può configurarsi in senso tecnico-giuridico come “appropriazione” e comporta di conseguenza una carenza probatoria. Tale illecita assegnazione di funzioni non risulta aver comportato alcun aggravi di spesa a carico dell’erario ma si è riverberberato unicamente a detrimento della remunerazione degli altri dipendenti comunali impegnati nella progettazione essendo il loro compenso ridotto con il lievitare della percentuale da assegnare a Di lorenzo” (g*)




Vincenzo De Luca condannato ad un anno di reclusione per abuso d’ufficio

I giudici del tribunale di Salerno hanno condannato Vincenzo De Luca ad un anno di reclusione per abuso d’ufficio nell’ambito processo sul Termovalorizzatore. Pochi minuti fa la lettura della sentenza. Dopo diverse ore di Camera di consiglio, il collegio giudicante ha emesso il proprio verdetto: in mattinata, il pubblico ministero Roberto Penna aveva ribadito la sua richiesta di condanna a tre anni. Contestualmente è stata disposta l’interdizione per due anni dai pubblici uffici.

Ora, sarà applicata la legge Severino – esattamente come accaduto per il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistris – e scatterà la sospensione da sindaco di Salerno. Tutti i dubbi ora riguardano la questione dell’incandidabilità: secondo la Severino, infatti, questo aspetto toccherebbe soltanto coloro i quali hanno subito una condanna per peculato, ma ci sarebbe un precedente anche per un condannato per abuso d’ufficio.

Ad emettere la sentenza dopo sei ore di camera di consiglio è stato in serata il presidente della seconda sezione penale, Ubaldo Perrotta. La condanna riguarda anche il suo ex collaboratore Di Lorenzo e il rup Domenico Barletta.




Termovalorizzatore, il Pd: “Non è nel nostro programma”

di Andrea Pellegrino

«Il presidente della Provincia ha espresso una sua opinione, legittima, ma personale. Il Pd non ha in programma il termovalorizzatore». Smonta così la proposta di Giuseppe Canfora, il segretario provinciale del Pd Nicola Landolfi che nella giornata di martedì avrebbe convocato il presidente della Provincia a seguito delle sue dichiarazioni sul termovalorizzatore, in totale contrasto con l’attuale linea deluchiana e di gran parte dei democrat salernitani. Due ore di colloquio si dice, con Landolfi particolarmente arrabbiato con il presidente Canfora, reo, tra l’altro, di aver sollevato un polverone politico proprio in casa Pd. Sabato mattina con molta probabilità un presidio si terrà a Cupa Siglia ma nulla esclude che i “no inceneritore” possano far visita anche a Palazzo Sant’Agostino nella giornata di domani, durante la seduta consiliare. Da Pontecagnano Faiano, il Pd – guidato da Roberto Brusa – ribadisce il suo no all’impianto: «E’ dannoso ed inutile. Come ha ben chiarito ieri il segretario provinciale Nicola Landolfi, che la realizzazione del termovalorizzatore non è presente nel programma del Pd. I nostri territori – dicono i componenti del direttivo – sono già profondamente martoriati da numerose forme di inquinamento, che hanno inciso drammaticamente sulla vita, e sulla morte, dei nostri cittadini. Per loro non cederemo a nessun compromesso e continueremo a lavorare nella direzione del protocollo rifiuti zero, della sensibilizzazione per una differenziata spinta e tutto quanto possa favorire un’alternativa valida alla costruzione di questo ennesimo ecomostro». Sull’ipotesi dell’impianto, invece, l’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano chiarisce: «E’ il ministro che dovrebbe nominare un commissario, la scelta non dipende né dalla Regione né dal sindaco di Salerno».