Riapre l’impianto di Acerra, le istituzioni esultano

di Erika Noschese

Riapre il termovalorizzatore di Acerra ed esultano le istituzioni. Lo stop forzato dell’impianto, dovuto a lavori di manutenzione programmati, ha portato a parlare di un’ipotetica emergenza rifiuti che avrebbe investito tutto il territorio salernitano. Eppure così non è stato, almeno secondo il presidente della Provincia Michele Strianese, il liquidatore di EcoAmbiente Salerno Vincenzo Pestrosino, il presidente dell’ente Ambito Salerno Giovanni Coscia e il direttore generale Bruno Di Nesta. A rendere nota la riapertura proprio i vertici di Palazzo Sant’Agostino secondo cui «lo spettro della chiusura dell’Impianto di Acerra per manutenzione è stata una spada di Damocle per tutti i cittadini della Provincia di Salerno». In vista della preannunciata chiusura, infatti, si è spesso ipotizzato uno scenario quasi tragico con strade e città sommerse dai rifiuti, tanto da ipotizzare ogni forma di emergenza possibile. «Invece cosa è successo? Nulla – riferiscono il presidente della Provincia, dell’ente Ambito e il direttore generale – L’emergenza, per la prima volta da decenni, non c’è stata ed il merito è solo ed esclusivamente degli Attori Istituzionali che per tempo hanno indirizzato, programmato ed operato, ovvero Regione Campania, Provincia di Salerno, società provinciale EcoAmbienteSalerno SpA, Ente di Ambito dell’Ato Salerno e di tutti quei lavoratori del ciclo dei rifiuti e dell’Impianto Tmb di Battipaglia, che hanno lavorato senza risparmiarsi». Secondo le istituzioni in questione, dunque, la prova è stata superata a pieni voti e sia in Campania, e soprattutto a Salerno e provincia, è possibile ottenere risultati degni delle Regioni più avanzate in materia di gestione del ciclo integrato dei rifiuti. «Lo stop programmato del Termovalorizzatore di Acerra è stato trasformato da incubo a opportunità», riferiscono ancora da Palazzo Sant’Agostino secondo cui sono state adottate azioni virtuose volte a migliorare ed ottimizzare tutte le attività afferenti il ciclo dei rifiuti provinciale e campano, con in testa la grande azione di risanamento economico e finanziario che ha caratterizzato il nuovo percorso gestionale della EcoAmbiente Salerno con l’attuale Governance, cui si è affiancato fino ad oggi l’EdA Salerno con il supporto programmatico di Regione e Provincia. «È stata vincente la sinergia messa in campo che ha visto lavorare tutti insieme: istituzioni, parti sociali e lavoratori. Nessuna sterile polemica, o diatriba politica e nessun tentativo di scaricare compiti ad altri. Al contrario si è dato un grande segnale di efficienza, connotata da corretta assunzione di responsabilità, con una gestione contraddistinta da competenza e cooperazione», hanno poi aggiunto. Il Termovalorizzatore di Acerra ha riaperto i battenti senza che nulla sia accaduto sul piano emergenziale durante la sua chiusura. «Questo ci permette di guardare al futuro con maggiore serenità e fiducia chiudendo definitivamente con un passato di emergenze continue e sanzioni economiche milionarie – hanno aggiunto ancora Strianese, Di Nesta, Coscia e Petrosino – Dobbiamo immaginare un sistema della gestione dei rifiuti della Campania come un “cerchio perfetto” (economia circolare) e non un “labirinto” come oggi».




Settembre s’avvicina Il Comune apre le porte del compostaggio

di Andrea Pellegrino

Il Comune di Salerno certifica l’imminente emergenza rifiuti e corre ai ripari. Lo fa con un’apposita delibera di giunta comunale, con la quale si aprono le porte dell’impianto di compostaggio di Salerno. Dopo il via libera della Salerno Pulita, la società che si occupa della gestione dell’impianto di trattamento rifiuti, ora arriva il nulla osta anche dell’amministrazione comunale. Nei limiti del possibile, insomma, si sverserà nella zona industriale della città, nel periodo in cui l’impianto di Acerra sarà chiuso per manutenzione. Secondo la stima, il sito di compostaggio riceverà circa 65,00 tonnellate a settimana che arriveranno direttamente dalla Gesco che pagherà a sua volta 168 euro a tonnellata, oltre Iva. In pratica, mentre dal governatore della Campania Vincenzo De Luca arrivano rassicurazioni, nel suo comune si certifica l’emergenza. Ed è tutto scritto nero su bianco: «Il Comune di Salerno esprime nulla osta al conferimento da parte della società Gesco presso l’impianto di compostaggio, della quota di rifiuti conferibile, sino alla concorrenza della quantità di frazione organica autorizzata dalla Regione Campania, al fine di fronteggiare l’emergenza in atto».

IL PIANO DELLA REGIONE CAMPANIA.

Per De Luca e Bonavitacola non bisogna parlare di emergenza. Oggi a Napoli il governatore e il suo vice illustreranno, nel corso di un incontro, i risultati raggiunti. Il tutto mentre spunta una bozza del piano rifiuti per fronteggiare l’emergenza. Per la provincia di Salerno sono (sarebbero) previsti il sito di Polla ed un incremento delle attività dello Stir di Battipaglia. A ciò si aggiungerebbe il sito di compostaggio di Salerno.




«Il Termovalorizzatore andava fatto. Ora il sistema è prossimo al collasso»

di Andrea Pellegrino

«Almeno il 30 per cento degli oggetti che usiamo tutti i giorni e che fanno parte della nostra vita non può essere completamente riciclato a causa della loro progettazione e della loro composizione composita. Questi rifiuti non riciclabili, altrimenti detti indifferenziati, possono essere smaltiti solo interrandoli (discariche) o bruciandoli e trasformarli in energia termica ed elettrica (termovalorizzatori). Tutto il resto è truffa, è imbroglio, è illusione».

L’ex assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano lancia il nuovo allarme sul ciclo dei rifiuti in Campania e punta al dito contro la mancata realizzazione del Termovalorizzatore di Salerno.
«L’amministrazione regionale, nel momento in cui ha scelto di non realizzare l’altro termovalorizzatore che occorre alla Campania per essere autosufficiente (quello di Salerno) – dice Romano – avrebbe dovuto già due anni fa indicare dove realizzare le discariche necessarie a non far scoppiare una nuova emergenza».
Sono, appunto, due anni che lancia allarmi…
«Per due anni abbiamo costantemente informato i cittadini sui pericoli che si correvano e che venivano impietosamente confermati dallo studio dei dati e delle cifre. Oggi sono sempre di più ad affermare che il ciclo integrato dei rifiuti in Campania è ormai in emergenza. Con buona pace di quanti, come l’attuale amministrazione regionale, continuano a minimizzare la gravità della situazione e a inseguire insensate e illusorie strategie che, alla prova dei fatti sono miseramente fallite. E’ fallito, come andiamo ripetendo da anni, il Piano Regionale dei Rifiuti approvato due anni fa dall’attuale amministrazione regionale. L’inadeguatezza dell’attuale Piano Regionale è all’origine della crisi».
Ci faccia una fotografia della situazione…
«Oggi il sistema è prossimo al collasso perché i sette impianti regionali di trattamento deli rifiuti indifferenziati (stir), gestiti dalle cinque società provinciali, sono stracolmi di circa 135.000 tonnellate di rifiuti trattati e non smaltiti per effetto della progressiva paralisi del sistema degli impianti di smaltimento nazionali e internazionali. Le società provinciali sono gravate da diverse centinaia di milioni di euro, ulteriore motivo per il quale anche le gare che regolarmente bandiscono vanno deserte. I costi del sistema di raccolta differenziata aumentano costantemente per la mancanza di impianti di smaltimento regionali costringendo i Sindaci ad aumentare le tariffe che vengono regolarmente pagate da un numero sempre minore di cittadini perché il loro importo è diventato insostenibile. I Comuni accumulano debiti nei confronti delle società provinciali che a loro volta non riescono a pagare regolarmente il gestore del termovalorizzatore di Acerra e i fornitori. Per effetto dei costi in costante crescita, i cittadini sono sempre meno diligenti nell’osservanza delle regole di raccolta differenziata non percependo alcun miglioramento reale per effetto di tariffe sempre più alte. La differenziata non cresce, viene fatta inseguendo improbabili percentuali che non tengono conto delle elevate quantità degli scarti, i rifiuti prodotti quotidianamente aumentano e le difficoltà di smaltimento si aggravano».
La vera difficoltà è sugli impianti…
«Non sono realizzati gli impianti di trattamento della frazione organica derivante dalla raccolta differenziata a causa della scelta del Piano Regionale di voler realizzare impianti di grandi dimensioni che sono stati e sono fortemente osteggiati dalle Comunità locali. Nonostante questi impianti siano diffusi in tutta Italia e dimostrino di essere tecnologicamente affidabili, non si può dar torto a chi si oppone alla loro realizzazione sui territori quando l’esempio di impianto simile, portato a modello nel mondo, è quello dell’impianto di Salerno. Un “pacco” costato oltre 30 milioni di euro di soldi europei che non ha mai funzionato e che si è rivelato una truffa a danno cittadini per la gioia dei soli progettisti e costruttori. Non si sono realizzate le discariche che il Piano Regionale ha comunque ha indirettamente scelto di realizzare avendo cancellato il termovalorizzatore di Salerno per il quale è stata già bandita la gara di appalto e fortemente voluto dall’allora sindaco di Salerno, oggi presidente della Regione, che spese circa dieci milioni di euro per espropriare i suoli, progettare l’opera e pagare consulenze. Quando fu chiaro che la legge non gli avrebbe consentito di “gestire” l’impianto, cambiò idea e sentenziò che i termovalorizzatori non servivano in quanto sarebbe bastata la raccolta differenziata. Le uniche due discariche attualmente in funzione in Campania e prossime alla chiusura per esaurimento dei volumi sono quelle di San Tammaro e di Savignano Irpino che servono a malapena per i bisogni di smaltimento delle province di Caserta e di Avellino».
Come uscirne fuori?
«Non è più tempo di imbrogli, di inganni, di illusioni e dei ridicoli proclami propagandistici dell’amministrazione regionale che fino ad un anno fa campeggiavano sui manifesti di cui era tappezzata la nostra regione. Si abbia il coraggio di dire la verità e si agisca rapidamente di conseguenza per evitare una nuova e tragica emergenza che la Campania e noi tutti non meritiamo».




Guasto ad Acerra, nuova emergenza Ed il Governo pensa al commissario

Andrea Pellegrino

Nuovo guasto al termovalorizzatore di Acerra. Questa volta si tratta di problema più importante rispetto a quelli che si sono verificati negli ultimi mesi, con tempi di manutenzione stimati in almeno dieci giorni. La linea 3 è la stessa che è stata oggetto di interventi di manutenzione nel mese di luglio e pertanto l’ennesimo guasto improvviso aggrava il precario equilibrio che caratterizza il ciclo dei rifiuti regionale e avvicina sempre più la Campania ad una vera e propria emergenza .«Quanto sta accadendo conferma, ancora una volta, che il termovalorizzatore di acerra non è sufficiente a smaltire la totalità dei rifiuti non riciclabili della regione», tuona Giovanni romano, già assessore regionale all’ambiente. La situazione, inoltre, è aggravata dal fatto che la produzione complessiva dei rifiuti non diminuisce anche per effetto del non aumento della raccolta differenziata. «Secondo il piano regionale dell’attuale amministrazione – incalza romano – nel 2018 avremmo già dovuto superare il 60% di raccolta differenziata. invece i dati confermano che si è di poco superato il 50% come media regionale con l’inevitabile necessità di aumentare i flussi di smaltimento fuori regione e conseguenti aumenti dei costi che finiscono con l’essere ribaltati sulle bollette pagate dai cittadini. Lo scorso anno sono state più di 300.000 le tonnellate di rifiuti spedite dalla Campania per essere smaltite in italia e in Europa e anche quest’anno una quantità analoga di rifiuti dovrà essere smaltita fuori regione dalle Società provinciali con una spesa aggiuntiva di oltre 50.000.000 di euro».

SOCIETA’ PROVINCIALI IN FALLIMENTO

La circostanza è destinata ad aggravare le già traballante condizione finanziaria delle società provinciali che gestiscono gli Stir avvicinandole sempre più al fallimento. «Gli impianti – prosegue romano – sono saturi avendo accumulato complessivamente 150.000 tonnellate di rifiuti trattati e non smaltiti per cui la prossima settimana le difficoltà per i Comuni aumenteranno a causa della sempre più ridotta capacità degli Stir di accogliere i rifiuti raccolti quotidianamente. E anche in questo caso i costi aumenteranno per effetto degli straordinari da pagare ai trasportatori che saranno costretti a lunghe attese all’ingresso degli impianti. La regione ha programmato la pubblicazione di un bando di gara per lo smaltimento fuori regione di almeno 80.000 tonnellate di rifiuti umidi stabilizzati (Futs) dagli Stir per recuperare spazi di stoccaggio, ma va evidenziato che in questo caso la legge impone l’obbligo dell’accordo preventivo con la regione di destinazione. E’ molto improbabile, quindi, che si concretizzi questo svuotamento straordinario a causa delle resistenze delle altre regioni ad accogliere i rifiuti campani».

I BANDI E GLI IMPIANTI

intanto la prossima settimana sono in scadenza i due bandi per la realizzazione dei due impianti di Giugliano e Caivano per il trattamento dei rifiuti imballati. «il costo di questi due impianti è pari a circa 650.000.000 di euro per trattare 3.600.000 tonnellate con un costo unitario che supera i 170 euro a tonnellate. Come si pensa di coprire l’intera spesa non è dato saperlo visto che le risorse finanziarie a disposizione della regione sono notevolmente inferiori. Sembra, infatti, che il ministero dell’ambiente abbia sollevato non poche perplessità in proposito e abbia manifestato la volontà di bloccare la procedura in corso. E’ stata paventando addirittura la possibilità di un commissariamento della regione per modificare il fallimentare piano Straordinario per lo smaltimento dei rifiuti imballati che si profila sempre più come un ennesimo spreco di soldi pubblici senza alcuna garanzia di riuscita aggravando la posizione dell’italia e della Campania rispetto all’Unione Europea che continua a mantenere le sanzioni derivanti dalla procedura di infrazione»




Ecoballe? «Simbolo del fallimento» «Pronto a qualsiasi confronto»

Andrea Pellegrino

Il mancato smaltimento delle ecoballe? «E’ la lapide sulla quale è stato già inciso l’epitaffio del fallimento politico, prima ancora che gestionale, di questa Amministrazione Regionale». Giovanni Romano, ex assessore regionale all’ambiente, interviene dopo l’intervista pubblicata su queste colonne di Stefano Caldoro e la replica di Fulvio Bonavitacola. «Pronto al confronto», dice Romano sfidando Bonavitacola ma «prima deve dare spiegazioni ai cittadini».

Stefano Caldoro ha lanciato un duro attacco al governo De Luca sulla gestione del ciclo dei rifiuti. Fulvio Bonavitacola dalla sua, difende il suo operato e chiede un confronto con la passata amministrazione. Lei che è stato assessore regionale all’ambiente, quale è la situazione attuale? Più volte ha già lanciato l’allarme rispetto ad una nuova possibile emergenza rifiuti.

«La situazione attuale è sotto gli occhi dei cittadini della Campania: rifiuti ammassati da mesi nelle strade delle principali Città della Regione, gli Stir intasati da oltre 130.000 tonnellate di rifiuti trattati e non smaltiti, il termovalorizzatore di Acerra che continua a funzionare a singhiozzo perché sovraccaricato di lavoro essendo l’unico impianto di smaltimento della Regione e insufficiente alle esigenze, discariche esaurite, raccolta differenziata praticamente ferma dopo i rilevanti aumenti degli anni 2010-2015, nessun impianto di trattamento della frazione organica realizzato in tre anni e mezzo, un sistema complessivo che sta annegando nei debiti delle società provinciali e dei Comuni a causa di tariffe di smaltimento più alte d’Italia perché mancano gli impianti di smaltimento finale in Regione e si è costretti a pagare cifre enormi per portare i rifiuti in giro per l’Italia e il mondo, una legge regionale inapplicata con i presidenti degli Ato che si dimettono dopo pochi giorni dalla elezione a causa dell’impossibilità di esercitare le funzioni come è accaduto pochi giorni fa con l’Ato di Caserta e di Benevento. Insomma, una catastrofe causata da una Amministrazione Regionale modello “chiacchiere e distintivo”. In tre anni e mezzo abbiamo avuto solo proclami e propaganda cialtronesca. E’ comprensibile la rabbia e la frustrazione dell’Assessore che continua a mentire per tentare di nascondere la realtà: lui e il suo Presidente passeranno alla storia per essere stati capaci di ritornare a produrre balle di rifiuti dopo dieci anni dalla fine dell’emergenza che tanto ha contributo alle loro fortune politiche».

Sarebbe pronto ad un confronto con il suo successore a Palazzo Santa Lucia?

«Senza alcun problema. Penso che il confronto l’attuale Assessore protempore debba averlo prima con i cittadini esasperati dalle bollette sempre più alte e disgustati dalla monnezza lasciata nelle strade. Deve confrontarsi con i Sindaci sempre più abbandonati a sé stessi e angosciati dall’impossibilità di smaltire quotidianamente i rifiuti come avviene in ogni Paese civile. Deve confrontarsi con la incapacità di realizzare le cose promesse e propagandate nonostante la pioggia di milioni ricevuti dal Governo “amico” di centrosinistra che gli Italiani hanno mandato a casa. Deve dare conto del suo operato non in base alle cose programmate e ai finanziamenti sulla carta, ma in base a quelle realmente fatte».

Piano rifiuti ed impianti. A Salerno, in passato si era prospettata la possibile realizzazione di un termovalorizzatore, poi tramontata per questioni politiche. Lei pensa che ci sia ancora la necessità di un termovalorizzatore? Ed a proposito di impianti salernitani, lei ha anche seguito da vicino il sito di compostaggio, che è attualmente chiuso. Secondo lei che tempi si prospettano per la riapertura?

«La vicenda del termovalorizzatore di Salerno è emblematica della doppiezza e della irresponsabilità di questa Amministrazione regionale e della sua classe dirigente. Fu voluto fortemente dall’allora Sindaco di Salerno (attuale Presidente pro-tempore della Regione) che si fece nominare Commissario plenipotenziario per fare tutto da solo. Spese una decina di milioni di euro (forniti dal Governo e quindi dai cittadini) per espropriare i suoli, pagare profumate consulenze e progettare l’impianto. Decise che non si sarebbe dovuto fare più quando le competenze passarono da lui alla Provincia dove il centrodestra aveva vinto le elezioni e addirittura cambiò la destinazione urbanistica dell’area per essere sicuro di bloccare il tutto. Intanto la gara è stata espletata, i suoli sono di proprietà del Governo Italiano, l’impianto ha ancora il beneficio dell ’ i ncentivo Cip e non costerebbe nulla ai cittadini perché realizzabile in finanza di progetto. Ma la cosa più importante è che è stato proprio il Governo “amico” di centro sinistra ad aver accertato, con una legge dello Stato, che l’impianto è necessario per rendere autosufficiente la Campania e per evitare lo scempio di un’altra linea di smaltimento ad Acerra che, giustamente, si oppone all’idea di dover diventare l’unica pattumiera dell’intera Regione. Si può obiettare: ma noi abbiamo deciso con il Piano Regionale di non realizzare più termovalorizzatore. E allora abbiate il coraggio di dire la verità e di non illudere e prendere in giro i cittadini. L’alternativa sono le discariche perché gli impianti di compostaggio (propagandati come risolutivi e non realizzati) servono per trattare i rifiuti organici e non risolvono definitivamente il problema. Servono le discariche per quel 20/30 per cento di rifiuti non riciclabili. Quando ci direte dove intendete realizzare le discariche? Sulla vicenda tragicomica dell’impianto di compostaggio Salerno la sintesi efficace l’ha fatta Stefano Caldoro ieri: è costato 30 milioni di danaro pubblico, non ha mai funzionato, la sua realizzazione e la sua gestione è stata viziata da innumerevoli e gravi irregolarità sanzionate duramente dall’Autorità Anticorruzione ed è attualmente miseramente fermo. Ma il presidente pro tempore della Regione continua a spacciarlo in giro, soprattutto tra le Comunità che si oppongono alla realizzazione di impianti di compostaggio temendo che non funzionino, come “modello” da imitare e come esempio di rara efficacia perché “non produce odori”: per forza, è fermo».

Il governo Renzi ha finanziato il piano di smaltimento di tutte le ecoballe in Regione Campania ma da qualche tempo pare che se ne producano ulteriori. Uno smaltimento, dunque, che non avrà mai fine?

«La vicenda dello smaltimento dei rifiuti imballati è la lapide sulla quale è stato già inciso l’epitaffio del fallimento politico, prima ancora che gestionale, di questa Amministrazione Regionale. Tutti ricordiamo quando l’allora Presidente del Consiglio Renzi venne a Giugliano accompagnato dall’attuale Presidente pro tempore che lo ringraziava ad ogni piè sospinto per i 450 milioni di euro ricevuti in regalo. Allora fu solennemente comunicato, con il solito stile sobrio delle smargiassate cui siamo abituati, che a febbraio 2018 le balle sarebbero state solo un ricordo. Attualmente, dopo oltre due anni, e nonostante i soldi, le consulenze, gli studi e i progetti (tutti pagati!), sono state smaltite circa balle per circa 200.000 tonnellate pari a circa il 3 per cento del totale. E non sono stati toccati i siti che più di altri avevano urgenza di essere svuotati come, ad esempio, quello allestito all’interno dell’area militare di Persano nella nostra Provincia. Se questi sono i risultati dopo oltre due anni, quando finirà lo smaltimento? Lasciamo ai cittadini il triste compito di fare due conti».




Fallimento rifiuti «Ecco nuove balle e nuove discariche»

Andrea Pellegrino

«Si sta giocando con la salute dei cittadini e con l’immagine della Regione Campania». Giovanni Romano, ex assessore regionale all’ambiente, conferma la sua preoccupazione: «Ci avviamo verso l’emergenza rifiuti, non è più un problema sporadico ma s t r u t t u r a l e . Speriamo che non si assista alle immagini che abbiamo visto durante gli anni bui della nostra regione». Preoccupazioni, prosegue Romano, «confermate dallo stesso Vincenzo De Luca», durante la consueta trasmissione tv del venerdì. «Ha ammesso che siamo in emergenza, ha detto che occorre trovare nuove discariche ed utilizzare le cave dismesse. Se fossi un amministratore di un territorio in cui è presente una cava dismessa inizierei a preoccuparmi seriamente». Così come – dice ancora l’ex assessore regionale – «si preoccupano i territori che devono installare un impianto di compostaggio. Se l’esempio è quello di Salerno (chiuso da oltre un anno), hanno tutte le ragioni per preoccuparsi. È certificato che quella tecnologia di impianto non è adatta. Ed è tutto certificato nella città di Vincenzo De Luca dove il sito di compostaggio è chiuso e non si sa neppure quando riaprirà». La situazione è seria: occorrono discariche e si ricomincia ad imballare rifiuti. «Non succedeva dai tempi del commissariato di governo – ricorda Romano – la nostra giunta, presieduta da Stefano Caldoro, hanno fatto dimenticare ai cittadini della Campania l’emergenza rifiuti. Ora siamo ripiombati con l’auspicio di non ritornare indietro». Ma i segnali di sono tutti, incalza l’ex sindaco di Mercato San Severino: «Da venerdì si torna ad imballare i rifiuti. Ed è qualcosa di assurdo. Ricordo l’ultima visita di Renzi in Campania: soldi pubblici per eliminare le ecoballe. Il risultato? Non solo ne sono state smaltite solo in minima parte ma ne stanno producendo anche delle altre». Tutta colpa di un piano rifiuti che «non serve a nulla», prosegue Giovanni Romano: «È stato certificato il fallimento della gestione di Vincenzo De Luca in Campania. Con il fallimento del ciclo dei rifiuti è caduto tutto il suo castello politico». Stir al collasso e società provinciali in crisi finanziaria. Il cortocircuito partirebbe da qui. «Si stimano 126 mila tonnellate di rifiuti che non dovrebbero trovarsi negli Stir. Non mi meraviglierebbe una loro chiusura nel caso in cui ci dovesse essere un controllo per l’Aia o per l’antincendio». A pagarne le spese sono i territorio, e di conseguenza i cittadini. «I comuni, disperati, sono costretti a rivolgersi ai privati pagando una tariffa di 200 euro a tonnellata». In ultimo il termovalorizzatore di Acerra: «Non produce più soldi ma li consuma. Il gestore – spiega ancora Giovanni Romano – è in attesa di definire il nuovo rapporto con la Regione Campania, chiedendo, tra l’altro, l’azzeramento del contenzioso. Questo significa ulteriori costi a carico dei cittadini». In conclusione, dice Romano: «Non penso che si possa stare allegri, siamo in emergenza e la responsabilità è di Vincenzo De Luca e di un piano rifiuti fallimentare».




«Nessun termovalorizzatore sarà costruito nel salernitano»

Andrea Pellegrino

«Nessun termovalorizzatore sarà costruito in provincia di Salerno, in nessuno dei suoi comuni». Il Consiglio provinciale dà il suo atto di indirizzo politico in merito alla questione della realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione, tornata in auge dopo alcuni provvedimenti del governo nazionale datati 2016. Nel corso dell’assise tenutasi nella giornata di ieri, infatti, il presidente della Provincia, Giuseppe Canfora, ha inteso «chiudere una parentesi che ci ha angustiato per 20 anni». «Vogliamo chiuderla – ha detto il presidente – per una motivo morale, ovvero perché siamo la provincia più saggia e sana della regione e perché c’è una legge regionale che ci esorta ad andare avanti con il ciclo integrato dei rifiuti. Una volta raggiunto il target del 65% di raccolta differenziata, non ci sarà davvero necessità di parlare di termovalorizzatore. Per questo, esprimiamo la nostra assoluta contrarietà». Un provvedimento di carattere politico che ha incassato dieci voti favorevoli e l’astensione della minoranza che – tramite l’ex sindaco di Montecorvino Pugliano, Mimmo Di Giorgio – ha motivato la sua decisione puntando l’accento sulle perplessità in merito al raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata, necessaria per accantonare definitivamente i termovalorizzatori. «Il sistema dei rifiuti in Campania – ha detto Di Giorgio – non ha dato i frutti sperati, nonostante i buoni propositi. Cosa succederà se la percentuale richiesta non dovesse essere raggiunta? Siamo favorevoli alla presa di posizione del Consiglio provinciale ma c’è da dire il problema, in questo caso, non è la provincia di Salerno bensì le altre province. Mi auguro che possa essere stilato un piano rifiuti che abbia corrispondenza con la realtà».




Termovalorizzatore di Cupa Siglia, oggi udienza del Tar

Erika Noschese

È in programma per oggi l’udienza del Tar del Lazio per la vicenda dell’impianto del termovalorizzatore di Cupa Siglia, dopo il ricorso presentato dai Comuni di Giffoni Sei Casali e San Cipriano Picentino. «Il ricorso è partito da noi e dal Comune di Giffoni Sei Casali. Mi aspetto e spero che il Tar Lazio ci dia ragione nel senso che la localizzazione degli impianti non è consona rispetto all’ambiente, alla posizione e a tutti gli altri impianti già esistenti. Ci aspettiamo che il Tar Lazio possa liberamente decidere ma tenendo conto di una problematica seria che attanaglia già il territorio per una serie di impianti già esistenti», ha dichiarato Gennaro Aievoli, sindaco di San Cipriano Picentino che non intende fare alcun passo indietro se il Tar Lazio non dovesse dar loro ragione e, dunque, intenzionato a procedere ed arrivare al Consiglio del Tar Lazio. In un primo momento, stando anche a quanto riferito dal primo cittadino , Regione Campania, Provincia e Comune di Salerno sembravano intenzionati a fare un passo indietro rispetto alla localizzazione ma, negli ultimi giorni, si sta decidendo in merito agli espropri e, dunque, da parte degli enti sopra citati, non ci sarebbe volontà di desistere. «Noi dobbiamo difenderci e lo facciamo nelle sedi opportune», ha aggiunto Aievoli. Dello stesso parere anche il sindaco di Giffoni Sei Casali, Francesco Munno, insediatosi da poco più di tre mesi che, nella giornata di ieri, ha avuto con un colloquio con il legale che sta portando avanti il ricorso contro l’impianto di Cupa Siglia per definire l’iter. Per oggi, tecnicamente, è in programma un’udienza intermedia per verificare un eventuale dietro fronte dei due comuni dell’area picentina. Il ricorso riguarda anche il bando, della Provincia, di progettazione, costruzione e gestione dell’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti della provincia di Salerno.




Termovalorizzatore, nuovo atto. Al Tar Lazio per cancellare l’impianto

Andrea Pellegrino

Arriva al Tar del Lazio la vicenda del Termovalorizzatore di Salerno che potrebbe, finalmente, stabilire il destino dell’impianto di Cupa Siglia. Il 5 dicembre dinanzi al Tribunale amministrativo è stata fissata l’udienza di camera di consiglio del ricorso proposto dai comuni di Giffoni sei Casali e di San Cipriano Picentino difesi dall’avvocato amministrativista Oreste Agosto. I due Comuni dell’area dei Picentini hanno impugnato il piano di ambito per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati della provincia di Salerno, approvato con decreto del presidente della Provincia di Salerno del 30 novembre 2010, nonché il piano industriale per la gestione dei rifiuti urbani della provincia di Salerno nelle parti in cui prevedono la localizzazione del termovalorizzatore nel Comune di Salerno, piana di Sardone, località Cupa Siglia. Il ricorso riguarda anche il bando, della Provincia, di progettazione, costruzione e gestione dell’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti della provincia di Salerno. Il procedimento di adeguamento – sia normativo che tecnico- amministrativo, nonché tecnico ambientale – non sarebbe stato mai espletato, con gravissima compromissione dei valori costituzionali della salute e dell’ambiente. «Tale vizio – spiega l’avvocato Oreste Agosto – si aggrava ancor di più, in quanto dalla lettura degli atti confermati, si evince che le verifiche e valutazioni tecnico scientifiche che riguardano la salute dei tutti i cittadini, non solo di quelli dei comuni ricorrenti, ma anche dei cittadini salernitani, non sono state aggiornate, né tantomeno le originarie analisi verificate. Non risultano agli atti le valutazioni di impatto ambientale né la valutazione ambientale strategica (Via E Vas) perché il sistema commissariale ne consentiva la deroga, oggi in regime ordinario tale deroga non è più vigente». Ancora, secondo l’amministrativi- sta sono numerosi i motivi: «Vi è anche un palese violazione delle linee di piano 2011- 2013 della Regione Campania per una serie di insuperabili motivi: la mancanza del piano regionale di gestione dei rifiuti, allo stato in itinere. La mancata partecipazione procedi- mentale di tutti gli enti interessati ( fra i quali i Comuni ricorrenti per la contiguità all’impianto). La non necessità ex lege di un impianto di termovalorizzazione a Salerno, ma la sua eventualità. Il piano d’ambito per la gestione dei rifiuti impugnato è palesemente illegittimo, in primo luogo, per carenza della indefettibile Valutazione ambientale strategica. Tale normativa – in uno alla direttiva comunitaria 2001/42/CE – impone che ogni piano o programma che abbia un impatto significativo sull’ambiente debba essere accompagnata da una procedura Vas che doveva essere accompagnata con informazione al pubblico dell’avvio del procedimento; fase di scoping; redazione del rapporto ambientale; svolgimento di consultazioni del pubblico e delle autorità competenti in materia ambientale; Valutazione del rap- porto ambientale e gli esiti delle consultazioni; informazioni sulle decisioni; monitoraggio. «Il piano d’ambito ed il piano industriale prevedono la costruzione di un inceneritore di 300 mila tonnellate e nel contempo prevedono l’incenerimento dei rifiuti, nelle more della realizzazione e messa in funzione dello stesso, presso il cementificio già esistente in località Cupa Siglia. Trattasi di scelte assoluta- mente pericolose e deleterie per la salute umana e per l’ambiente. Non si comprende, in primo luogo, in base a quali studi, analisi e verifiche sarebbe stato consentito di utilizzare percentuali di additivi per inertizzare le ceneri volanti!? Ma allo stato non risulta che la Provincia abbia effettuato specifici rilievi ed analisi a riguardo».

I dati.

Secondo il ricorso, «non sono stati considerati gli allarmanti risultati emersi dal monitoraggio ambientale, commissionato dal Comune di Giffoni Sei Casali all’Università degli studi di Salerno, che ha evidenziato concentrazioni di PM 10 e PM 2.5 superiori a valori prevedibili per aree non fortemente urbanizzate. Il pregiudizio è gravissimo ed irreparabile per gli enti locali ricor- renti, per le loro popolazioni, per le popolazioni dell’intera area del tessuto urbano di Salerno e Pontecagnano, derivante dalla realizzazione di un termovalorizzatore che allo stato nonè supportato da al- cuna istruttoria concreta sotto tutti i profili indicati nel ricorso. Ma soprattutto per la pericolosità di inserimento in una zona già piena di fonti di inquinamento ambientale. Non sono stati, infatti, considerati gliallarmanti risultati emersi dal monitoraggio ambientale, commissionato dal Comune di Giffoni Sei Casali all’Università degli studi di Salerno, che ha evidenziato concentrazioni di Pm 10 e Pm 2.5 superiori a valori prevedibili per aree non fortemente urbanizzate».




Compostaggio, inchiesta ad una svolta Termovalorizzatore, «E’ ancora utile»

Andrea Pellegrino

E’ una ricca relazione quella che la delegazione di Forza Italia, con in testa Stefano Caldoro e Giovanni Romano, ha sottoposto all’attenzione della Commissione europea, al Parlamento ed alla Corte dei Conti europea, grazie al- l’interessamento dell’europarlamentare Fulvio Martusciello. Al centro il caso dei rifiuti in Campania, suddiviso in tre dossier che riguardano, in ordine, l’insufficienza e le carenze del nuovo piano rifiuti delle regione Campania; il sostanziale blocco della rimozione delle ecoballe e le gravi anomalie e illegalità nelle modalità di espletamento del ser- vizio. Infine, nei dossier, le gravi irregolarità – fra l’altro indicate dall’Anac – del sito di compostaggio di Salerno finanziato con fondi Ue. L’impianto è bloccato per i rischi relativi all’ambiente ed alla salute. Ed è proprio sul sito di compostaggio di Salerno, già al centro di una verifica dell’Anac e di una indagine della Procura di Salerno, ad un possibile passo dalla svolta, che l’ex assessore regionale all’ambiente (promotore, insieme all’ex governatore della Campania, di diversi esposti al- l’autorità giudiziaria), ha chiesto maggiori chiarimenti. Non fosse altro che l’impianto di trattamento anaerobico dei rifiuti organici derivanti dalla raccolta differenziata (Forsu) di Salerno è costato 25 milioni di euro ed è stato finanziato interamente con fondi della Unione Europea (Por Fers 2000- 2006 e Por Fers 2007-2013). «Altre risorse finanziarie – spiega Romano – sono state stanziate dal Comune di Salerno per comple- tare un impianto che, se pur promosso a livello propagandistico come un “modello” da imitare, è stato oggetto di unaindagine dell’Autorità Nazionale Anticorruzione conclusasi con la delibera n.876 del 27 luglio 2017 e che ha accertato gli errori progettuali, le irregolarità amministrative, la mancata e omessa vigilanza e attività di controllo, i costi abnormi di realizzazione e di implementa- zioni per coprire e rimediare agli errori e alle carenze progettuali, le anomalie gestionali, lo spreco di risorse finanziarie pubbliche arrivando ad ipotizzare il traffico illecito di rifiuti e violazioni di legge perseguibili penalmente. Infatti l’Anac ha ritenuto di dover trasmettere, per gli aspetti di competenza, la propria deliberazione alla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania e allaPro- cura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno». Romano parla di un giro di documenti e “cambi di codici” per coprire inefficienze e malversazioni. «Alcuni semplici dati – spiega – possono dare l’idea dei costi sostenuti dai contribuenti salernitani per mantenere in piedi un impianto inutile. Per trattare una tonnellata di Forsu il contribuente salernitano ha sborsato 163 euro, quando ad esempio, in Veneto la tariffa media di conferimento della FORSU è di 73 euro tonnellata con prezzi minimi che vanno da 60 euro a tonnellata ad un massimo di 108 euro».

Il caso del Termovalorizzatore

Ma all’attenzione degli organismi europei è finita anche la vicenda del Termovalorizzatore di Salerno. «L’attuale presidente pro tempore della Giunta, nella sua precedente qualità di sindaco di Salerno, nel 2008 fu nominato, su sua richiesta, Commissario Delegato del Governo con poteri straordinari e derogatori per la realizzazione del- l’impianto di termovalorizzazione di Salerno. Il Commissario ipotizzò la progettazione e la realizzazione di un impianto in grado di trattare 450.000/500.000 tonnellate di rifiuti anno. Furono messi nella sua disponibilità diretta 25.000.000 di euro. Nell’esercizio delle funzioni, il Commissario Governativo spese circa 15.000.000 di euro per espropriare i suoli, progettare l’impianto, pagare costose consulenze e avviare la gara per realizzare l’impianto. L’esito della gara si concluse nel giugno 2009 con la declaratoria di non aggiudicabilità da parte della Com- missione aggiudicatrice e quindi con la conseguente dichiarazione di infruttuosità della procedura». Poi il passaggio delle competenze all’amministrazione provinciale. La Provincia di Salerno, nel novembre del 2010, bandì una nuova gara che teneva in debita considerazione il ridimensionamento, ex lege, per il trattamento di un quantitativo di rifiuti non superiore a 300.000 tonnellate annue, quindi inferiore ai precedenti quantitativi di 450.000/500.000 tonnellate annue. «Tale gara si concluse con l’aggiudicazione in favore dell’Ati Daneco impianti s.r.l. – Acmar S.c.p.a. – Rcm. Costruzioni s.r.l. a causa di successivi problemi riguardanti l’impresa Daneco Im- pianti srl (interdittiva antimafia atipica) si sarebbe dovuto procedere con l’aggiudicazione al se- condo classificato. Nel frattempo il Comune di Salerno, il cui sindaco era ancora l’ex Commissario governativo attualmente presi- dente pro tempore della Giunta Regionale, con una scelta politica ingiustificabile ed inopinata, bloccò la realizzazione dell’impianto in quanto con Delibera di Consiglio Comunale n. 66 del 29/12/2010, venne modificata la destinazione d’uso di parte dell’area dove doveva sorgere l’impianto di termovalorizzazione, area già espropriata e pagata e che ad oggi risulta essere di proprietà del Governo Italiano».Ma per la delegazione l’impianto è ancora necessario. «L’attuale amministrazione regionale, presieduta da colui che è stato sindaco di Salerno e commissario governativo per la realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione di Salerno, ha cancellato la previsione di tale impianto dal Piano aggiornato e ne ha chiesto addirittura la cancellazione con legge. Il Ministero dell’Ambiente, in virtù della richiesta di cancellazione dell’impianto operata con il Piano aggiornato, ha comunicato l’urgente necessità di avviare, di concerto con ISPRA, un monitoraggio per 12 mesi dei quantitativi di rifiuti prodotti nella Regione e delle reali percentuali di incremento della raccolta differenziata al fine di avere certezza della cessata necessità di realizzazione di detto impianto. Ma i dati fin qui esposti confermano, inequivocabilmente, che l’impianto di Salerno è ancora necessario»