La soluzione di Lanzara: «Turismo, rivalutazione dei saperi locali e difesa attività produttive»

Brigida Vicinanza

La rinascita di Pontecagnano non può che iniziare dalla ripresa dell’economia territoriale ed il candidato sindaco Giuseppe Lanzara ha le idee chiare sul punto: «Difesa delle realtà produttive e promozione di nuove possibilità di impresa in agricoltura, artigianato, cultura e green-economy, attività turistiche, produzioni agro-alimentari e servizi alla persona favorendo concretamente l’aumento del livello occupazionale». «Bisognerà poi risolvere problemi infrastrutturali come la viabilità, parcheggi, il completamento della rete idrica, fognaria ed elettrica, la metanizzazione e la mancanza di servizi di accoglienza. Sarà necessario rivalutare i “saperi locali” in turismo di qualità grazie al patrimonio storico, archeologico, naturalistico, agronomico al fine di creare occasioni di lavoro per i nostri concittadini». «Una corretta politica ambientale si concilia con le esigenze lavorative locali. Inizieremo dalla valorizzazione della litoranea di Magazzeno incrementando il turismo balneare, valorizzare le colline di Faiano favorendo il turismo eno-gastronomico, curare i nostri fiumi, il parco eco-archeologico e le sorgenti Settebocche, porterebbe alla valorizzazione del turismo naturalisticoculturale. Il nostro compito dovrà prevedere un uso attento delle leve fiscali da applicare e degli incentivi da concedere per attrarre adeguati investimenti del sistema produttivo, lasciando alla libera concorrenza il compito di selezionare i mezzi più efficienti per raggiungere i fini sociali, economici e del lavoro».




Scafati. L’antimafia indaga sui contratti e la gestione dell’ex Copmes

Ex Copmes Mano

 

L’Antimafia di Salerno indaga sui contratti e la gestione dell’ex Copmes, nel mirino, l’articolo 7 dei contratti con gli imprenditori che hanno acquistato da Scafati sviluppi – e quindi dal Comune di Scafati – i capannoni nell’area ex Alcatel. Si spulcia in tutti i passaggi burocratici che potrebbero far emergere volti, nomi e aziende, già emerse nel corso dell’inchiesta o tirate in ballo dai pentiti Romolo Ridosso e Alfonso Loreto. Questa volta la questione è molto tecnica. Era il novembre del 2013, pochi mesi dopo le elezioni in cui Pasquale Aliberti è stato riconfermato sindaco di Scafati, in quegli stessi mesi è stata siglata una convenzione tra il Comune ed il Consorzio Conin 2000 composto da imprenditori e personaggi scafatesi: si tratta di un consorzio che è destinato a gestire le opere pubbliche all’interno dell’area in cui sono sorti i capannoni. Acqua, luce, gas e servizi, ma anche vigilanza e controlli vari: una sorta di condominio che costerà agli imprenditori una cifra annuale non ancora determinata e quindi variabile ad aumenti o diminuzioni discrezionali. Di quel consorzio fanno parte numerosi personaggi scafatesi più o meno conosciuti. A loro, gli imprenditori dovranno “per forza” pagare una cifra annuale per i servizi svolti. A loro, gli imprenditori che hanno acquistato i capannoni, come da contratto firmato, dovranno pagare “per sempre” il contributo non ancora quantizzato, stando a quello che emerge finora. Ad aver accettato volenti o nolenti, questa situazione, sono state le ditte Kyron srl, Istituto vigilanza La Torre, Cisale Giovanni, Giorgio Pietro, La stuzzicante srl, la Gianto srl, Unicredit leasing e Credit agricole leasing (intestatari almeno sulla carta). I soci “originari” di questa consorzio, avranno sempre e per sempre la maggioranza in una sorta di potere oligarchico. Infatti, le quote dei soci di “base e fondatori”, valgono – in termini decisionali e numerici – più di quelle dei prossimi e futuri soci che potranno mai entrare. In base ad una modifica statutaria, i soci fondatori e quelli con almeno una determinata grandezza di aree acquistate, avranno sempre la maggioranza. E’ una clausola particolare sopraggiunta ad ottobre scorso nello statuto del consorzio, una modifica ad hoc. Questo vuol dire che questo consorzio, gestito sempre dagli stessi, avrà un bel gruzzolo annuale come contributo dagli imprenditori dell’ex Copmes, per contratto. La domanda è: come mai tutto questo potere a questo consorzio? Perché questo ruolo non l’ha svolto Scafati Sviluppo (nata proprio per gestire l’ex Copmes)? Perchè il Comune ha accettato? Chi sono i soci del consorzio Conin che non è un ente pubblico e quindi non è soggetto al controllo in quanto tale? Chi ha detto di si a questa convenzione? Perchè? A siglare questa convenzione è stato il Comune di Scafati, attraverso Scafati Sviluppo, nel novembre del 2013. Erano passati pochi mesi dalle elezioni, lo stesso voto che secondo la Procura antimafia di Salerno, sarebbe stato condizionato dalla presenza di criminalità organizzata in particolare dal clan Ridosso Loreto. Un’accusa che è costata l’arresto a Pasquale Aliberti, a Luigi e Gennaro Ridosso e per poco, anche a suo fratello Nello Aliberti (a giorni sul caso si esprimerà la Cassazione). Gli esponenti della criminalità organizzata locale – secondo la Procura – avevano le mani in varie parti della cosa pubblica ed in particolare sui grandi appalti, proprio come quello della ex Copmes.
Un sistema raccontato dal pentito Alfonso Loreto che ha spiegato in che modo si svolgevano le estorsioni del clan nel territorio cittadino e comuni limitrofi: non più la classica minaccia per avere soldi (o almeno non solo), ma anche l’imposizione della “nostra presenza sugli appalti, ci conoscevano e quindi quando chiedevamo ci facevano lavorare” spiega Loreto Jr ai pm Cardea e Russo nel febbraio 2016. Al Plaza, ad esempio, funzionava così: avevano imposto, attraverso l’ingresso di una coop-società, i loro servizi. Pulizie, vigilanza ecc. Tutti i negozi pagavano la cifra a fine anno: era quello il nuovo sistema di “pizzo”.
E’ per questo motivo che l’antimafia di Salerno ha iniziato ad indagare, coordinata dal pm Vincenzo Montemurro, sugli appalti: vogliono capire fin dove si erano potuti insediare, se c’erano anche appalti pubblici nella lista di Loreto. Lo stesso pentito Romolo Ridsso ha confessato che tra le promesse di Aliberti c’era anche l’ex Copmes in cui il clan avrebbe dovuto gestire “qualcosa”. Ed è iniziata l’indagine anche su quell’appalto milionario
(k.r., con la fondamentale collaborazione di puntoagronews.it)




Scafati. Scafati Sviluppo: si è dimesso il presidente Antonio Mariniello

SCAFATI. Si è dimesso, ieri sera, il presidente della Scafati sviluppo. Antonio Mariniello ha rassegnato ha lasciato il suo incarico nella società che sta provvedendo alla reindustrializzazione dell’area ex Copmes.
Al momento, sono ignote le cause che hanno addotto il medico scafatese, mastelliano di ferro ed ex presidente del consiglio comunale di Scafati, a rassegnare le sue dimissioni dall’importante carica. Non è un momento facile per la società scafatese: tre mesi orsono, infatti, l’amministratore delegato della stessa società, Mario Amitrano, era stato revocato con delibera dell’Anac, l’autorità anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone.
In consiglio comunale, vista la stretta amicizia, anche politica, tra Mariniello e il consigliere di maggioranza, Alfonso Carotenuto, potrebbero scaturire nuovi scenari in seno alle assise cittadine.
Adriano Falanga




Castel San Giorgio. Presidio permanente per rispettare la dignità

CASTEL SAN GIORGIO. Continua la protesta degli operatori della differenziata, fomentata dalla costante presenza dei sindacalisti. La clausola sociale inserita nel bando di gara prevedeva l’assunzione di tutti e 23 gli operatori della ex cooperativa “Sviluppo e Solidarietà”.
La nuova ditta, la Tecnonew s.r.l., non avrebbe rispettato la clausola, impiegando soltanto 10 dei 23 lavoratori. Per questo motivo gli operai, ingiustamente tagliati fuori dal nuovo contratto, hanno deciso di occupare il Comune per tutta la giornata di giovedì. Alle prime luci dell’alba di ieri hanno ripreso la loro postazione, esponendo all’ entrata del Comune uno striscione in segno di protesta: “Basta divertirvi su di noi, rivogliamo la nostra dignità”. Il sindaco, atteso in mattinata, è giunto alla casa comunale solo nel primo pomeriggio, per discutere con i consiglieri e il funzionario Teresa Montefusco sul da farsi.
Il primo cittadino avrebbe garantito la massima disponibilità e il pieno appoggio ad annullare il contratto con la Tecnonew, per inadempienze contrattuali. I lavoratori, tuttavia, hanno mostrato una certa diffidenza nei confronti del sindaco, che ha chiesto ulteriori giorni di tempo per effettuare maggiori approfondimenti. Si è quindi deciso di fissare per mercoledì mattina un nuovo incontro tra l’amministrazione e gli operai. Nonostante le imminenti festività pasquali i lavoratori hanno deciso di stabilire un presidio permanente nella piazza antistante al Comune, fino a mercoledì 30. Il loro gesto è una scelta per dimostrare che sono pronti a tutto e che non rinunceranno al loro lavoro per nessuna ragione.
Patrizia D’Amora




Scafati. Scafati Sviluppo: l’Antimafia indaga sull’ex Copmes, la procura ordinaria cura un altro filone

VALERIA COZZOLINO

SCAFATI. Le mani dell'Antimafia anche su Scafati Sviluppo: nel mirino degli uomini della Dia di Salerno finisce anche la partecipata comunale di Palazzo Meyer.
Diversamente da quello che si potrebbe pensare però, non è l'appalto per la reindustrializzazione dell'area ex Copmes da 18milioni di euro ad essere finito nel mirino, ma un'altra questione.
In particolare gli uomini dell'Antimafia di Salerno hanno effettuato l'acquisizione delle documentazioni alla base della compravendita di un capannone nell'area industriale. L'acquisto risale al 2011 e il pagamento del 30% all'anno successivo. Infatti in quella data fu effettuata la compravendita di uno spazio destinato ai capanni nell'area ex Copmes ad una società che si occupa della vigilanza sul territorio comunale.
La stessa ditta che qualche tempo dopo, avrebbe avuto una serie di affidamenti diretti del servizio di vigilanza a Scafati, già oggetto di acquisizioni da parte dell'antimafia di Salerno nel comando di polizia municipale di via Pietro Melchiade a Scafati.
L'Antimafia sta verificando infatti anche il costo di quel capannone venduto all'istituto di vigilanza nonché la congruenza rispetto al “listino” di Scafati Sviluppo. Non ultima la verifica finanziaria dell'opera poi messa in vendita dalla Stu diretta all'epoca dei fatti da Giovanni Cannavacciuoli e prima da Filippo Sansone.
Fu con quella gestione che fu messa in campo la vendita dello spazio all'istituto di vigilanza che ha sede a Salerno. In quello stesso anno fu anche bandita la gara per la realizzazione di una parte dell'area: il responsabile del procedimento era la dirigente Maria Gabriella Camera. Ma a dire il vero la società di vigilanza salernitana è stata una delle prime ditte a manifestare il suo interesse per un suolo all'interno dell'area ex Copmes già fin dal 2009 quando a capo della Stu c'era Aurelio Voccia De Felice, figlio dell'ex sindaco di Scafati.
Lo stesso Voccia che qualche mese fa è finito nel mirino dell'Antimafia – indagato – per aver pagato una tangente ad Alfonso Loreto e Luigi Ridosso per “far lavorare senza problemi” la ditta che gestiva il servizio strisce blu a Scafati tra il 2009 ed il 2015 (L'Aipa di Milano).
 Non è escluso che l'affaire vigilanza-cosa pubblica su cui si sta spostando l'attenzione dell'antimafia negli ultimi giorni, sia una pista suggerita proprio da Alfonso Loreto che da qualche settimana è stato inserito nel programma di protezione testimoni perché divenuto “collaboratore di giustizia”.

La procura di Nocera indaga da tempo sulle distanze dal cimitero

SCAFATI. L'inchiesta parallela sull'ex Copmes coordinata invece dalla Procura di Nocera Inferiore, riguarda invece la distanza dal cimitero dubbia.
La Procura nocerina non aveva riconosciuto nessun sequestro ma aveva iscritto nel registro degliindagati dieci persone con l'accusa di abuso edilizio per la realizzazione dell'ex Copmes.
L’indagine della Procura di Nocera Inferiore affidata al sostituto procuratore, Roberto Lenza, riguardava infatti il progetto redatto dallo studio Giugiaro.
Nel registro degli indagati sono finite per ora dieci persone tra tecnici comunali, professionisti e consiglieri del Cda di Scafati Sviluppo la società partecipata che si è occupata del progetto di reindustrializzazione.  Nel mirino, chi ha istruito la pratica edilizia a partire dalla responsabile del Piu Europa, Maria Gabriella Camera, a seguire i tecnici Andrea Matrone, Aniello Cirillo e Maurizio Albano, l’ex amministratore delegato di Scafati Sviluppo Giovanni Cannavacciuoli, con i componenti del cda Alfredo D ’Ambruoso e Maria De Rosa. E infine i tecnici esterni, l’architetto progettista Valeriano Pesce, e coloro che hanno curato la pratica per l’edificazione dei capannoni, Massimo Di Salvo e Giampiero Imparato. Esclusi dall’inchiesta i politici.                   (v.c.)




CASTEL SAN GIORGIO. Vertenza lavoratori coop: lungo faccia a faccia nella maggioranza

CASTEL SAN GIORGIO. Si chiude con un lungo faccia a faccia della maggioranza durato oltre otto ore la difficile composizione della vertenza che ha visto opporsi i lavoratori della cooperativa solidarietà e sviluppo e l’amministrazione comunale guidata da Pasquale Sammartino. Più che una riunione di maggioranza si è trattato di un vero e proprio regolamento di conti visto che sul banco degli accusati vi era la gestione della vicenda da parte degli assessorati competenti. Buona parte della maggioranza si è scagliata contro la linea adottata in questi mesi che puntava ad utilizzare lavoratori Lsu scoprendo solo alla fine che la strada non era percorribile e la eventualità di sostituire la cooperativa il cui contratto è scaduto ieri con un’altra magari proveniente da qualche comune vicino. La vicenda ha prodotto il primo vero strappo nella maggioranza molto più del gruppo autonomo formato da Manuel Capuano perché di fatto ha prodotto una mancanza di fiducia tra i vari componenti dell’esecutivo  che avrà ripercussioni imprevedibili nel cammino dell’amministrazione.
La giunta ha deciso di effettuare un bando per l’affidamento del servizio per sopperire alle deficienze del momento impegnando circa 200mila euro. In questo periodo si preparerà un bando europeo per l’affidamento del servizio ad una azienda del settore che dovrà assorbire i 23 lavoratori che nei giorni scorsi avevano occupato la casa comunale.
Al faccia a faccia presso la casa comunale hanno partecipato tutte le varie componenti della maggioranza e ad un certo punto, nel primo pomeriggio, per cercare di evitare che tutto precipitasse, è dovuto intervenire anche il leader locale del Pd, Andrea Donato, che è riuscito a mettere tutti d’accordo ma con enorme sacrificio. Una “spesa” in termini di credibilità che comporterà sicuramente un sacrificio nei prossimi mesi sul piano politico dato che erano in molti nella maggioranza pronti a chiedere già la testa di qualche assessore. Alla fine tutto è rientrato ma ancora una volta a farne le spese di immagine è stato il primo cittadino prima costretto a subire l’attuale giunta e poi a dover far buon viso a cattivo gioco dati gli errori marchiani commessi dai suoi stessi uomini di fiducia. Una toppa ricucita in extremis da Andrea Donato, ma i segni rimasti sono più che evidenti.

Michele Longo




Scafati. I revisori: illegali i centomila euro concessi alla Scafati Sviluppo

Scafati Sviluppo, illegittimo il finanziamento a fondo perduto di 100 mila euro concesso dal Comune. A contestare la manovra è il collegio dei revisori dei conti nel parere al Bilancio di Previsione 2015 che sarà discusso in consiglio comunale il 31 luglio. I tre revisori, i dottori Filomarino Giordano, Filomena Lazazzera e Rosa Allocca lo hanno evidenziato con verbale n.110/2015. “Con delibera di Giunta n.20 del 3 febbraio 2015 e con determina dirigenziale n.30 del 23 febbraio dell’Area programmazione economico finanziaria ad oggetto “finaziamento Scafati Sviluppo” è stato trasferito l’importo di 100 mila euro quale finanziamento gratuito senza rimborso alla società interamente partecipata Scafati Sviluppo Spa” scrivono i revisori nella relazione. La motivazione edotta è: “atteso che la società presenta perdite d’esercizio da più anni (almeno un triennio) a norma dell’art. 6 comma 19 legge 122/2010 il Comune non poteva effettuare trasferimenti straordinari”. Pertanto, nelle osservazioni finali viene quindi scritto: “L’ente in sede di predisposizione del bilancio di previsione 2015/2017 non si è attenuto alle disposizioni di legge”. Restando in tema di partecipate, i revisori hanno anche evidenziato che nella documentazione loro fornita non è stato allegato il bilancio dell’istituzione Scafati Solidale. La bocciatura espressa dai revisori era stata già denunciata da Cristoforo Salvati e Mario Santocchio, consiglieri di Fratelli D’Italia, ad aprile scorso. Il prestito concesso da Palazzo Mayer, secondo quanto dichiarato dal presidente della Stu Antonio Mariniello qualche tempo fa, sarebbe ammesso dall’art. 10 dello statuto  il quale recita: “il socio unico all’occorrenza e su richiesta della società deve erogare finanziamenti senza rimborsi”. Soldi che andranno per la gestione ordinaria, e non per il proseguio del progetto di riqualificazione industriale Ex Copmes portato avanti dalla Società partecipata. Ma ad essere in discussione non è lo statuto o il progetto, bensì la legge, che vieta di concedere prestiti alle partecipate con almeno tre anualità in rosso.

Adriano Falanga




Pon: quali investimenti oltre a quelli per l’integrazione?

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Non sembra volersi placare in città il dibattito sul progetto “Passepartout”. L’iniziativa voluta fortemente dall’ex-sindaco, Giovanni Santomauro, e dal suo assessore alle Politiche Sociali, Francesco Della Corte, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio porterà all’inaugurazione di un centro polifunzionale per immigrati all’interno di un locale terraneo di 90 metri quadri confiscato alla camorra – apparteneva alla famiglia Ascolese – e ubicato al civico 33 di via Leopardi.

Tantissimi battipagliesi, purtroppo, prendendo i giornali tra le mani, si fermano semplicemente alla lettura dei titoli: in molti, infatti, continuano ad ignorare che il centro polifunzionale rivolgerà le proprie attenzioni soltanto agli immigrati regolari; a dispetto di quanto erroneamente sostenuto da molti, dunque, non si parla di clandestini.

Molti concittadini, poi, continuano a parlare di “centro di accoglienza”: in realtà – come specificato ieri da queste pagine – i locali di via Leopardi non sono adibiti al soggiorno, ma semplicemente a svolgere le funzioni tipiche di uno sportello. Si tratta, tutto sommato, di una nobile iniziativa, che – se svolta al meglio – potrebbe permettere a tantissimi immigrati regolari di sfuggire a certe dinamiche di sfruttamento che, purtroppo, sussistono ancora in città e nelle aree limitrofe.     

Per la realizzazione dello sportello-centro sono stati spesi 80mila euro – a fronte di un appalto per la ristrutturazione di 35mila euro – e sarà compito della stampa cercare di comprendere come questi soldi siano stati sborsati.

Quel che è certo, però, è che quei soldi non sono stati affatto sottratti ai battipagliesi, dal momento che il Comune ha ottenuto gli 80mila euro dal PON soltanto perché in funzione di questo progetto; non si tratta, dunque, di quattrini che erano già nelle casse comunali.

«I fondi comunitari destinati al settore immigrazione – ha d’altronde spiegato Oreste Pignatari, ex-dirigente dell’azienda “Ferrara-Pignatelli” e ora coordinatore di Passepartout –  sono vincolati e non intaccano le risorse per l’intera cittadinanza». Verità sacrosanta, per carità. È bellissimo, poi, che Battipaglia spenda delle energie per l’integrazione. Tuttavia, per dovere di cronaca, dobbiamo specificare che “realizzare iniziative in materia di impatto migratorio” era solo uno degli obiettivi operativi del secondo asse (su diffusione di condizioni di legalità e giustizia) del PON 2007-2013 “Sicurezza per lo Sviluppo – Obiettivo Convergenza”; altri obiettivi dello stesso asse, infatti, erano: “Tutela del lavoro regolare”, “Garantire maggiore trasparenza negli appalti pubblici”, “Contrastare il racket delle estorsioni e dell’usura”, “Migliorare la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata”, “Contenere gli effetti delle manifestazioni di devianza”, “Potenziare la dotazione tecnologica della P.A.”, “Diffondere la cultura della legalità”, “Realizzare tra gli operatori di sicurezza una formazione integrata”.  Sul primo asse, invece, c’erano obiettivi legati alla tutela del contesto ambientale, al sicuro utilizzo delle vie di comunicazione e a tanti altri aspetti. Non che un obiettivo operativo escluda l’altro, per carità; tuttavia è giusto specificare che le risorse comunitarie FESR-CONV 2007-2013 non erano legate esclusivamente al campo migratorio.

«La scelta – ha spiegato Anna Pannullo, dirigente del Settore Politiche Sociali – è stata politica»: proprio per questo, gliindignados delle nostre terre dovrebbero chiedere alla vecchia amministrazione le motivazioni che hanno spinto a questa decisione. Eppure bisogna far chiarezza su un aspetto: i fondi PON non sono un bivio e, pertanto, la selezione di questo obiettivo operativo non escludeva l’ulteriore perseguimento di altre finalità. In altre parole, gli immigrati non stanno sottraendo nulla a nessuno, perché gli obiettivi operativi non si annullano a vicenda.  

Ad ogni modo, diverse personalità di spicco hanno detto la propria sul centro-sportello: «È finito il tempo della polemica – ha dichiarato Daniela Palma, dirigente scolastico dell’avveniristico “Iis E. Ferrari” – e, siccome la magistratura sta facendo il suo corso, è inutile fare processi sui giornali, dal momento che siamo già commissariati! Auguro alle associazioni, dunque, di fare un buon lavoro, e mi permetto di suggerire con forza l’esigenza della presenza di mediatori culturali, indispensabili nelle scuole del territorio».

Anche Carlo Zara (Battipaglia Nostra) s’è espresso sulla vicenda: «La collocazione di un ufficio pubblico in un garage senza finestre – ha detto il fratello dell’ex-sindaco – 
è una motivazione più che sufficiente per affossare il progetto della cuccagna comunale. Quei locali andrebbero chiusi ed adibiti al solo uso consentito dalla legge, e le attrezzature andrebbero consegnate alla parrocchia “S.Gregorio VII”, che svolge già un ottimo servizio, a dispetto dei furbetti del quartierino»

Sulla quaestio, infine, ha fatto sentire la sua voce anche Cecilia Francese (Etica per il buon governo) – che stamattina sarà a Fasanarella per raccogliere firme per l’illuminazione pubblica di quell’area –: «che brutto dover subire questo clima di xenofobia – ha commentato l’endocrinologa – quando sarebbe bastato leggere la delibera per capire che si parla di immigrati regolari».




Scafati, ex Copmes, il sindaco denuncia : “Santocchio vuol far saltare la reindustrialiazzazione”

SCAFATI.  In merito agli attacchi del consigliere Santocchio al Sindaco e ai componenti del CdA di centro-sinistra di Scafati Sviluppo, relativi al prezzo dei terreni dell’area ex Copmes, venduti al Consorzio Con.In, il Sindaco Pasquale Aliberti chiarisce quanto segue:  “Innanzitutto è opportuno ricordare che i componenti del CdA della società Scafati Sviluppo, all’epoca dei fatti, erano stati nominati dal centro-sinistra. L’’uomo nero’, così come definito dal centro-sinistra, che sta criticando l’operazione ex Copmes, è talmente confuso che dimentica, di aver ricoperto all’epoca, la carica di assessore alle Partecipate e di non aver mai dissentito sulle procedure. Non è assolutamente vero, inoltre, che le servitù acquistate dalle aziende facenti parte del Consorzio Con.In, secondo la valutazione dell’architetto Carotenuto, nominata allora da un cda di centro-sinistra, sono state svendute a 2 euro al metro quadro. Questa cifra, infatti, corrisponde alla differenza, che gli imprenditori hanno ricevuto dal Consorzio, per la rinuncia alla servitù, delle aree, dove oggi andremo a realizzare la reindustrializzazione. Le aree – aggiunge il sindaco pertinenziali, inoltre, erano già utilizzate in via esclusiva dalle aziende e sono state vendute allo stesso prezzo a tutti gli imprenditori del Consorzio, sia a quelli di centro-sinistra, che a quelli di centro-destra e agli apolitici. Gli unici che hanno regalato quell’area, sono stati gli esponenti del centro-sinistra scafatese, svendendola al truffaldino Artioli. Questa amministrazione, invece, nell’interesse del Comune, i capannoni, li vende a 850 euro al metro quadro. L’’uomo nero’, quello noto alle cronache per la maxi truffa all’Inps, pertanto, è consapevole di dichiarare falsità, ma continua a farlo perché l’amministrazione non gli consente di realizzare il centro commerciale a Scafati. A dire la verità, nei pressi del centro commerciale sarà realizzata una vasca di laminazione con un bel parco giochi, alla luce della rete fognaria finalmente finanziata dalla Regione. L’’uomo nero’, quello indagato nella maxi indagine sui casalesi, per logiche personali e per vendetta, vuole far saltare il Puc e le due opere più grandi avviate da questa amministrazione: la reindustrializzazione della ex Copmes e il Polo scolastico. Il comitato d’affari,- conclude Aliberti  non riuscirà a fermare le opportunità di sviluppo che questa amministrazione sta mettendo in campo”.




Scafati, il cognato di Aliberti presidente di Scafati sviluppo monta la polemica

SCAFATI. “L’indecenza continua. Continua il familismo dell’amministrazione di Pasquale Aliberti. Nominato presidente della Scafati Sviluppo tale Enrico Pennarola, cognato di Aliberti in quanto marito della sorella della moglie, la consigliere regionale Monica Paolino. Oramai Aliberti ha superato ampiamente anche Cetto La Qualunque”, così il consigliere di Fdi Mario Santocchio. Sulla stessa line anche il compagni di partito Cristoforo Salbvati che invoca l’intervento del prefetto e preannuncia un’interrogazioen consiliare..“ A Scafati – dice il consigliere del Pd Marco Cucurachi – si è superato ogni limite e purtrppo non esiste  la merirtocrazia”. L’esponente del Pd annuncia che investirà della vicenda i parlamentari del suo partito “affinchè portino la nomina in Parlamnento”.  Sembra essere ufficiale la notizia della nomina del Cda della Scafati Sviluppo, la partecipata che gestisce la reindustrializzazione dell’area Ex Copmes, opera da 18 milioni di euro. Presidente è Enrico Pennarola. Dalla sua sembra esserci l’esperienza maturata nel ramo conserviero, oltre che l’aver sposato la sorella della Paolino. Entrano anche il dottor Antonio Mariniello, ex Udeur, ex vicesindaco che ha sostebuto Aliberti nell’ultima competizione amministrativa veterano politico scafatese, Maddalena di Somma, che lascia Scafati Solidale, il capo della Polizia Municipale Alfredo D’Ambruoso e l’ingegnere Nicola Fienga. Continua Santocchio: “Dopo le assunzioni al Piano di Zona della moglie e di una cognata di due consiglieri di maggioranza, assistiamo basiti alla nomina del cognato della moglie”. Secondo il consigliere di Fratelli D’Italia “il sistema Aliberti ha generato e genererà illegalità. Terremo sempre alta la guardia”. Santocchio fa notare anche il come “l’opposizione in queste nomine non ha nessuna partecipazione di controllo, nessun ruolo. Questo mostra chiaramente la gestione personalistica del potere da parte di Pasquale Aliberti”. La nomina di Pennarola non è andata giù anche al Presidente del Consiglio Comunale Pasquale Coppola, eletto nelle liste di Aliberti ma da tempo sua spina nel fianco per le diverse posizioni politiche più volte esternate. Coppola è aspro: “Oramai questa città non è più Scafati, ma casa

Aliberti”. Più pacata la posizione di Vittorio D’Alessandro, capogruppo Pd “Su Mariniello poco da dire, vanta un passato da amministratore comunale ed è stato vicesindaco” mentre sull’entrata della Di Somma “finalmente una donna, anche se non credo abbia esperienza specifica”. D’Alessandro diventa critico sul nome di Pennarola invece: “Ennesimo atto di arroganza, a parlare dovrebbero essere i suoi consiglieri di maggioranza che dovrebbero concertare le nomine”. Ad ogni modo sia Santocchio che D’Alessandro ritengono il Cda solo un’operazione di facciata, spiega D’Alessandro: “Aliberti vuole gestire in prima persona l’opera Ex Copmes con la nomina di figure non di altissimo spessore ma solo legate a lui a filo doppio”. In realtà, secondo i due consiglieri, a gestire il tutto a stretto braccio con Aliberti ci sono “Maria Gabriella Camera e la segretaria Immacolata Di Saia, sempre presenti pur non avendone titolo. Infatti la Camera –spiega D’Alessandro- è stata imposta a ricoprire il ruolo di Rup mentre la Di Saia si è offerta a stipulare il contratto per sedicimila euro, non avendone titolo”.  “La meritocrazia a Scafati non esiste, questa è la dimostrazione di come si prendono consensi tramite promesse elettorali il più delle volte mantenute” – chiosa Alfonso Iovane, portavoce del Movimento 5 Stelle- “noi crediamo nella meritocrazia, non nella parentocrazia, possibile che a Scafati non ci siano persone capaci non appartenenti ai soliti politici per rivestire ruoli nell’amministrazione pubblica?”. La nomina del Cda della Scafati Sviluppo segue quello dell’Acse prima e Scafati Solidale poi, dove sono stati nominati persone vicine ad Aliberti, che in qualche modo avevano sostenuto il sindaco nell’ultima campagna elettorale, come Andrea Granata, ex consigliere non eletto oggi a capo della partecipata che si occupa delle politiche sociali e finita nell’occhio del ciclone per lo scandalo delle assunzioni senza bando. Assunzioni su cui è stato depositato esposto in Procura.

Adriano Falanga