Rissa in carcere tra stranieri Agente si frattura un piede

Pina Ferro

Scazzottata nel carcere di Fuorni tra un gruppo di detenuti marocchini ed un nigeriano. Ad avere la peggio sono stati tre agenti della polizia penitenziare costretti a fare ricorso alle cure dei medici del pronto soccorso del “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. Uni dei tre agenti, intervenuto per sedare la scazzottata ha riportato la frattura di un arto. L’ennesimo episodio di violenza si è consumato intorno alle 15 di ieri pomeriggio. Alla base del disordine pare vi siano futili motivi. Prima un violento battibecco e successivamente il gruppo di stranieri dalle parole è passato ai fatti. Sono volati pugni e calci. Immediato l’intervento degli agenti in servizio in quella sezione detentiva. I poliziotti hanno dovuto lavorare non poco per dividere i detenuti ed evitare che potessero farsi male. Alla fine a farsi male sono stati proprio coloro che erano intervenuti per riportare la calma. Nessuno dei detenuti ha riportato gravi ferite, ad eccezione di qualche contusione. Riportata la calma, tre degli agenti della penitenziaria intervenuti sono stati accompagnati dai colleghi, presso il pronto soccorso del visino ospedale di via San Leonardo. I poliziotti sono stati medicati e sottoposti agli esami diagnostici che il caso richiedeva. Per uno di loro la diagnosi è stata di frattura di un piede. Sarà costretto ad uno stop forzato dal lavoro. La rissa di ieri segue di qualche giorno quella scoppiata la scorsa settimana e che ha avuto come protagonisti detenuti salernitano contro napoletani. Fortunatamente in tal caso i detenuti non sono mai venuti in contatto. Pare che un affronto ad un etenuto salernitano da parte di un napoletano sia stata la motivazione alla base di insulti e sputi che i due gruppi si sono scambiati dalle inferriate che dividevano il passeggio delle due sezioni. Anche in questo caso, gli agenti, nonostante in numero non sufficiente sono riusciuti a fronteggiare l’emergenza che si era venita a creare riportando la calma. Purtroppo episodi di violenza si verificano con una certa frequenza nel penitenziario salernitano. A Natale scorso un detenuto colpì con uno sgabello il volto di un detenuto di Cava de’Tirreni il quale è stato costretto ad una lunga degenza in ospedale a causa dei traumi riportati.




Aggredita da tre stranieri sul Lungomare

 

Voleva, insieme ai colleghi, solo sedare un diverbio nato tra stranieri, invece è stata aggredita e malmenata. Una scena già vissuta quella che si è verificata, ieri sera, sul Lungomare cittadino. Ad avere la peggio, ancora una volta è stato un vigile urbano. Erano le 18,30 e la vigilessa, insieme a due colleghi erano in servizio sul Lungomare cittadino, quando all’altezza del Bar Nettuno, si accorgono della presenza di tre cittadini stranieri, in seguito verrà apurato ce sono egiziani, che stavano discutendo animatamente. Era in corso un litigio. I tre caschi bianchi, sono immediatamente intervenuti per cercare di sedare il diverbio ed evitare che potesse nascere una scazzottata. A quell’ora il lungomare era affollato da salernitani e persone giunte in città dai centri limitrofi. Quando i tre si sono trovati al cospetto dei vigili urbani, hano smesso di litigare e addirittura si sono coalizzati al punto da aggredire i tre vigili. Ad avere la peggio è stata la vigilessa. La donna è stata aggredita al punto da dover far ricorso alle cure dei medici del pronto soccorso. I colleghi hanno immediatamente allertato la polizia che è intervenuta sul lungomare unitamente al Questore Errico. Pochi minuti dopo anche il sindaco Napoli ha raggiunto il luogo dell’aggressione. La notizia di quanto avvenuto è stata divulgato dallo stesso sindaco attraverso la sua pagina Facebook. Successivamente il sindaco si è recato presso l’ospedale cittadino per sincerarsi delle condizioni della vigilessa che è stata sottoposta a tutti i controlli del caso. I tre egiziani sono stati poi fermati ed identificati dalla polizia municipale. Subito dopo sono stati rafforzati i controlli sul lungomare cittadino che continua ad essere affollato, da extracomunitari, venditori di merce contraffatta e spacciatori .




Scafati. Quarantenne, sposato con un figlio: ecco lo scafatese medio. Scafati città di giovani

Di Adriano Falanga

Ha quarant’anni ed è sposato con un figlio: è questa la fotografia dello scafatese medio secondo l’Istat.  Un paese di giovani Scafati, complice anche il positivo indice di natalità, in gran parte dovuto anche alla presenza della quinta comunità di stranieri residenti della provincia. L’età media degli scafatesi è di 40 anni, mentre il dato provinciale si attesta a 43. L’indice di natalità era di 8,8 nel 2015, nel 2016 è salito a 9,5 e rappresenta il numero medio di nascite in un anno ogni mille abitanti. La media provinciale segna 8 nati per ogni mille abitanti, e il dato è leggermente in calo rispetto al 2015 (8,1). L’indice di mortalità nel 2015 era di 7,6. Nel 2016 è sensibilmente salito, attestandosi a 7,7. Rappresenta il numero medio di decessi in un anno ogni mille abitanti. In provincia si muore di più, perché la media arriva a 9,7 nel 2016. Nel 2017 l’indice di vecchiaia per il comune di Scafati dice che ci sono 101 anziani ogni 100 giovani. Molto più basso rispetto al dato provinciale che riporta ben 146,2 anziani ogni 100 giovani. È il rapporto percentuale tra il numero degli ultrasessantacinquenni ed il numero dei giovani fino ai 14 anni. A Scafati nel 2017 ci sono 46,4 individui a carico, ogni 100 che lavorano. Rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva (0-14 anni e 65 anni ed oltre) su quella attiva (15-64 anni). L’indice di ricambio è 86,3 e significa che nella popolazione in età lavorativa prevalgono i giovani. Rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (55-64 anni) e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro (15-24 anni). La popolazione attiva è tanto più giovane quanto più l’indicatore è minore di 100. Anche questo dato è in forte controtendenza rispetto alla media provinciale che registra 115,3 a significare che la popolazione in età lavorativa è abbastanza anziana.

MENO SCAFATESI PIU’ STRANIERI

Continua ad avere segno negativo il flusso migratorio, seppur sensibilmente migliorato rispetto all’ultimo biennio, tanto quanto basta per far aumentare il numero di iscritti all’anagrafe. Erano 50.787 nel 2015, sono saliti a 50.833 al 31 dicembre 2016. Sono 17.276 le famiglie e una media di quasi tre componenti ciascuna. Secondo i dati Istat, aggiornati al 31 dicembre 2016, nel 2015 sono arrivati a Scafati 1.104 nuovi residenti, mentre hanno lasciato la città, per destinazioni italiane o estere, 1.208 iscritti all’anagrafe. Un saldo migratorio di -214 unità. Dato migliorato nel 2016, dove sono arrivati 1.213 nuovi residenti, a fronte di 1.256 trasferiti. Un saldo migratorio di -43 unità. Parliamo di cittadini trasferiti, perché il tasso di natalità è di contro in aumento, grazie anche alla crescita della popolazione straniera regolarmente residente. Nel 2015 a Scafati sono nati 447 bambini, morti 388 cittadini, saldo +59. Nel 2016 sono nati 482 e morti in 393, saldo: +89. Una città quindi giovane, dove gli ultrasettantenni sono appena in 5.205, pari al 10,3%. Centenari? Al primo gennaio 2016 risultano iscritti all’anagrafe 6 nonni a “tre cifre”, sono le femmine però a vivere più lungo, il rapporto è infatti 5 a 1. Il 51,2% dei residenti è donna. Si divorzia poco a Scafati, sono infatti 389 gli individui che hanno almeno un matrimonio finito alle spalle. Oltre 22.600 sono i celibi (chiaramente, neonati compresi) mentre portano la fede nuziale al dito quasi 25 mila residenti. Poco meno di 2.900 sono i vedovi.




Scafati. Crescono gli stranieri in città. E’ boom di cinesi

Di Adriano Falanga

Crescono gli stranieri residenti a Scafati, dove si registra la seconda comunità marocchina più numerosa e la prima comunità di cinesi dell’intera provincia salernitana. Un dato costantemente in crescita dal 2012, quando in città c’erano 1.636 stranieri pari al 3,3% della popolazione residente. Al 1 gennaio 2017 si registra una popolazione straniera residente a Scafati di 2.371 unità, e rappresentano il 4,7% della popolazione residente. Sono considerati cittadini stranieri le persone di cittadinanza non italiana aventi dimora abituale in Italia. Nel 2016 il dato si attestava a 2.284 residenti pari al 4,5%, in un anno si sono stabilizzati circa cento immigrati in più. Secondo i dati Istat la comunità non italiana più nutrita risulta essere quella marocchina con 1.001 (966 nel 2016) residenti regolari, pari al 42,22% dell’intera comunità straniera. A seguire la comunità ucraina con 566 residenti pari al 23,8%. I rumeni sono terzi con 252 residenti mentre al quarto posto vi sono i cinesi, con 143 loro cittadini. Almeno ufficialmente non vi è, in tutta la provincia, una comunità cinese residente più nutrita di quella scafatese, in 117 risiedono a Salerno e in 59 sono di stanza ad Eboli. Del resto, il dato è palesemente confermato dalla semplice osservazione di come gli shop di oggettistica varia cinese stanno registrando un vero boom in città. Il sistema è collaudato, i cinesi rilevano attività dismesse di medio-grandi dimensioni, spesso comprano soldi alla mano, ed avviano il loro business. A Scafati sono nati negli ultimi anni negozi “made in China” laddove una volta esistevano importanti attività locali, tra cui un noto ristorante in piazza Garibaldi e uno storico mobilificio in via Martiri D’Ungheria. La comunità marocchina scafatese è seconda solo a quella di Eboli in tutta la provincia salernitana così come seconda è anche la comunità di ucraini. Guardando al dato complessivo i 2.371 residenti stranieri nel comune di Scafati portano la città al quinto posto in provincia, dietro alla città di Salerno, Eboli, Battipaglia e Capaccio. Sono giovani gli stranieri, il 60,2% di loro sono infatti compresi nella fascia d’età 25-49 anni. Il 22% è invece compreso nella fascia 0-24 anni. Curiosamente, risultano avere 75-79 anni solo in 6: 3 maschi e 3 femmine.




Scafati. La denuncia: “Esiste un via vai incontrollato di stranieri. Chi li controlla?”

Di Adriano Falanga

<<Gentile redazione, mi permetto di segnalarvi, a seguito del vostro apprezzato lavoro sulla presenza di presunti terroristi o fiancheggiatori sul territorio scafatese, che in località via Poggiomarino e via Berdardinetti, o meglio contrada Sant’Antonio Vecchio, la sera e fino notte tarda è un continuo via vai di immigrati>>. Questo il testo di una email di un residente, che chiameremo Renato, denunciante una situazione difficile in periferia scafatese. <<Il punto non è la presenza degli stranieri, ad occhio tutti magrebini, e neanche il casino che fanno quando si ubriacano – spiega Renato – bensì il loro numero. Sono tantissimi, troppi e continuamente noto volti nuovi. Un via vai che non viene controllato e dopo i vostri articoli mi sono allarmato ancora di più>>. Cronache (richiamato anche da altre testate) ha non solo svelato l’esistenza di due indagati marocchini per terrorismo, ma anche descritto il “sistema” delle residenze e sub affitti al nero che oltre a danneggiare l’erario, aprono pericolose falle sul controllo ufficiale dei flussi migratori. Non è forse un caso, se i fratelli Bakhada, sono risultati entrambi senza fissa dimora, seppur da tempo domiciliati in via Conte a San Pietro. Uno in possesso di permesso di soggiorno rilasciato dalla questura di Cosenza, l’altro senza documenti, e per il quale è scattato il foglio di via. Il sistema è semplice, un immigrato con requisiti a norma di legge ottiene la residenza e stipula contratto di affitto, poi sub affitta al nero a suoi connazionali. Ed è in questo meccanismo che spesso possono trovare copertura o appoggio logistico eventuali fondamentalisti vicino a cellule jihadiste. A Scafati sembra esserci un via vai concentrato in precise aree periferiche, soprattutto presso immobili non idonei ad essere abitati. Uno stabile del genere può fruttare centinaia di euro al mese, quando in realtà dovrebbe solo essere demolito.




Scafati. Inchiesta: Il valzer di residenze e sub affitti agli immigrati

Di Adriano Falanga

“Nessuno li conosce”. E’ opinione comune di molti marocchini residenti a Scafati, che il blitz dell’antiterrorismo condotto dai Ros venerdì scorso in località San Pietro, abbia interessato connazionali non facenti parte della comunità locale islamica. “Non frequentano la moschea e non si servono delle due macellerie musulmane. Qui nessuno li ha mai visti” ha spiegato pochi giorni fa a Cronache Hicham, marocchino 38enne da 12 anni stabilizzato a Scafati. La comunità locale ha fatto quadrato, tenendo fuori l’idea che tra loro possano nascondersi direttamente o indirettamente, eventuali fiancheggiatori di cellule terroristiche. E sono proprio loro a parlarci delle “residenze fittizie”, o meglio i sotterfugi adoperati per dare supporto e ospitalità a immigrati con documenti non in regola. Non significa necessariamente creare basi logistiche per probabili malintenzionati, sia chiaro, ma il sistema del sub affitto al nero di immobili privati ad opera di magrebini disonesti apre una falla sui controlli dei flussi di immigrazione. Basta guardare i dati ufficiali, che mostrano una crescita esponenziale della popolazione residente di origine non italiana, grazie agli arrivi dall’estero, più che dalle nascite. I dati sono del 2016, ma fonti ufficiose della Polizia Municipale, raccontano di un vero boom delle residenze di cittadini marocchini. E’ il valzer delle residenze fittizie e dei sub affitti. Quando il vigile urbano bussa alla porta, gli aprono e gli offrono pure il caffè. Ma subito dopo, con il permesso di soggiorno in tasca, proprio grazie alla residenza certificata dal messo comunale, spariscono nel nulla, diventando invisibili. O, se preferite, irreperibili per l’anagrafe. Ogni anno, a Scafati, sono decine gli stranieri che, da un giorno all’altro, diventano dei veri fantasmi. Arrivano dal Marocco (ma anche dall’Est Europa), e una volta acquisita la residenza, ritornano al loro paese.

L’immobile però viene locato in sub affitto, non sempre con il tacito consenso del proprietario, anzi, il più delle volte a suo danno, perché l’affittuario cede lo stabile a più di un connazionale, ricavandone lucro. Il fenomeno non è scoppiato oggi, ma una decina di anni fa quando i comuni limitrofi decisero di complicare la concessione della residenza. Arrivarono così a Scafati, grazie anche alla “complicità” di proprietari che pur di affittare strutture abbandonate e fatiscenti, accettarono di accogliere gli immigrati. E’ questo che ha contribuito alla crescita della comunità straniera nel centro storico, dal quartiere Vetrai a via Cesare Battisti, arrivando in via Roma e corso Trieste. Moltissimi di loro nel frattempo si sono stabilizzati, integrandosi pienamente nel tessuto sociale e urbano del posto, molti altri però sono spariti, ma non la residenza. E al loro posto subentrano nuovi inquilini, del tutto sconosciuti alle autorità locali. Una girandola di arrivi e partenze che sembra concentrarsi proprio al confine con Poggiomarino e San Marzano sul Sarno, tra San Pietro e via Poggiomarino. Un flusso immigratorio parallelo a quello regolare che alimenta certamente il mercato nero con danno all’erario, ma soprattutto crea le condizioni ideali per coloro che hanno bisogno solo di supporto logistico temporaneo. Una crescita che ha permesso alla città di Scafati di arrivare al primo posto in Campania quanto a marocchini residenti. Sarebbe anche da questi dati che informative dell’intelligence italiana hanno comportato il blitz delle squadre dell’antiterrorismo di venerdì scorso. In passato fu scoperto e smantellato il fenomeno dei matrimoni combinati. Donne del posto che per poche migliaia di euro prendevano come marito cittadini stranieri, che sparirono subito dopo le nozze. Restava però la residenza e la regolarità del soggiorno, requisiti necessari per i contratti d’affitto. Questi fantasmi.

 




Scafati. La testimonianza: “a capa lor non è bona”. I musulmani scafatesi contro i terroristi

Di Adriano Falanga

“A capa lor non è bona”. Così parla Hicham Bettach, 38 anni, marocchino residente a Scafati, parlando dei suoi connazionali attentatori di Barcellona. E’ arrivato 12 anni fa, sposato con tre figli tutti nati in Italia. Vive in via Roma, lavora da diversi anni in un’azienda che lavora il legno. E’ musulmano osservante, frequenta regolarmente la moschea di via Cesare Battisti. Hicham sceglie di parlare a nome di tutta la comunità islamica marocchina regolarmente residente a Scafati, dopo il blitz di venerdì scorso ad opera dei Ros dell’antiterrorismo, in località San Pietro. Una comunità che si ritrova ogni venerdì nella moschea, allestita presso locali privati il cui affitto viene pagato tramite quote individuali dei frequentatori. Chi può versa, chi non può prega lo stesso. Quasi di fronte c’è una delle due macelleria musulmane cittadine, aperta molti anni fa e punto di incontro della comunità marocchina, è qui che gira il “pettegolezzo”, un po’ come in Italia funziona il salone del barbiere. “Ci conosciamo tutti oramai, e stranamente nessuno di noi, tra moschea e macelleria, conosceva i connazionali controllati dai carabinieri” spiega Hicham. Il ragionamento è semplice, se fossero stati “veri musulmani” avrebbero per forza di cose usufruito dell’attività commerciale, o della moschea. Ma secondo loro, i terroristi “non sono veri musulmani, ma esaltati con scopi politici. Il Corano non dice da nessuno parte che si può ammazzare il prossimo, anzi, l’Islam è religione di pace e tolleranza. E non è ammesso neanche il suicidio, perché la vita è dono di Dio”. Hanno le idee chiare i musulmani scafatesi. “Questa gente non fa parte della nostra comunità, si muovono tramite loro canali. Non frequentano la moschea e non rispettano le leggi coraniche”.

Insomma, uccidono in nome di Allah ma non rispettano le sue prescrizioni. Bevono alcol e mangiano cibi proibiti. “Il terrorismo non c’entra con l’Islam. Noi siamo venuti qui per lavorare e vivere, non per morire. Guarda quel ragazzo – fa Hicham indicando un giovane connazionale di 26 anni – con i soldi del suo lavoro ha comprato una costosa e firmata tuta di calcio della Juventus, sua squadra del cuore. Ti pare uno che odia l’occidente?”. Hanno le idee chiare da queste parti “il terrorismo fa leva su chi è debole e mentalmente predisposto al lavaggio del cervello. Ma un vero musulmano sa che l’Islam è pace e fratellanza. Dietro vi sono interessi politici ed economici, non religiosi”. La moschea potrebbe diventare un punto di incontro, è qui che viene diffuso il Corano. A Scafati però, nonostante la comunità sia (secondo fonti della Polizia Municipale) la prima dell’intera regione Campania, non c’è un iman di riferimento a guidarla. Si riuniscono il venerdì per la preghiera, che viene guidata a turno da loro stessi. L’Imam viene sporadicamente da Napoli “ma non parla contro nessuno. Più che altro controlla lo stato della moschea, gli arredi e la modalità con cui viene portata avanti” aggiunge Hicham, che confida di aver chiesto, già da tempo senza ancora ottenerla, la cittadinanza italiana.

RESIDENTI MAROCCHINI, TRA I PRIMI IN CAMPANIA

Gli stranieri residenti a Scafati al 1° gennaio 2016 sono 2.284 e rappresentano il 4,5% della popolazione residente. Erano 2.201 (4,3%) nel 2014. A Scafati sono presenti molte nazionalità diverse. Secondo i dati Istat al 1 gennaio 2015 la comunità non italiana più nutrita è risultata quella marocchina con 966 residenti regolari, pari al 42,2% dell’intera comunità straniera. A seguire la comunità ucraina con 562 residenti pari al 24,6%. I rumeni sono terzi con 224 residenti mentre al quarto posto vi sono i cinesi, con 141 loro cittadini. Quest’ultima comunità è in forte crescita e contribuisce ad innalzare il dato totale che vede 2.284 cittadini di diversa nazionalità residenti sul territorio, pari al 4,5% della popolazione scafatese. La comunità marocchina scafatese è seconda solo a quella di Eboli in tutta la provincia salernitana. Sempre a Scafati vi è la seconda comunità di ucraini dell’intera provincia mentre quella cinese è al primo posto. Guardando al dato complessivo i 2.284 residenti stranieri nel comune di Scafati portano la città al quinto posto in provincia, dietro alla città di Salerno, Eboli, Battipaglia e Capaccio. Sono giovani gli stranieri, il 52,4% di loro sono infatti compresi nella fascia d’età 25-44 anni. Curiosamente, risultano avere 75-79 anni solo in 7: 3 maschi e 4 femmine. A leggere i dati dei flussi migratori appare lampante che a far crescere la popolazione di origine non italiana sono proprio gli arrivi dall’estero, più che le nascite. I dati sono ufficiali del 2016, ma fonti ufficiose della Polizia Municipale raccontano di un vero boom delle residenze di cittadini marocchini, un “business” degli affitti al nero che Cronache racconterà domani. Una crescita esponenziale, che ha permesso alla città di Scafati di arrivare al primo posto quanto a marocchini residenti. Sarebbe anche da questi dati che informative dell’intelligence italiana hanno comportato il blitz delle squadre dell’antiterrorismo di venerdì scorso. I flussi migratori, soprattutto quelli irregolari e non controllati, potrebbero aver avuto contatti diretti o indiretti con qualcuno degli attentatori di Barcellona. Al momento nulla è trapelato, ma l’attenzione resta alta.




Scafati. Lo speciale: fotografia socio economica della città. Sempre più giovani lasciano il paese

Di Adriano Falanga

Scafati città di vecchi? Forse, certo è che andando in controtendenza rispetto al dato nazionale, la città cresce nella popolazione. Ma i nuovi scafatesi sono di origine straniera, perché sono loro, gli immigrati, a garantire un saldo demografico in positivo. Nel contempo si registra un aumento del flusso migratorio, cioè di coloro che lasciano il paese per altri lidi, economicamente migliori, in prospettiva lavoro. La città non offre nulla, piegata dall’emergenza sicurezza, dall’instabilità politica, dall’escalation di furti e rapine. Chi vive a Scafati si sente insicuro, e poi i livelli di stress generati dal traffico veicolare contribuiscono non solo ad innalzare la soglia dell’inquinamento (a proposito, ma quali sono i dati delle polveri sottili?) ma anche a deprimere il cittadino che si sposta tra queste strade. Non esiste il minimo servizio di trasporto pubblico urbano. Fu fatto un bando per 12 autorizzazioni di Noleggio con Conducente, un centinaio le richieste, zero gli affidamenti. Tutto scomparso, chissà perché, chissà per come, in un cassetto del Comune. Ma il traffico danneggia anche il commercio, perché, se da un lato il restare in coda aumenta la visibilità degli esercenti, dall’altro lato la stessa coda scoraggia chi da fuori città vorrebbe venire a spendere da queste parti. Ergo, la coda è composta dagli stessi scafatesi, che conoscono bene la loro realtà commerciale, e tutto sommato, amano spendere nei centri commerciali. Perché queste strutture, che nascono dappertutto tranne che a Scafati, non offrono semplicemente una variegata offerta commerciale (i negozi sono i soliti franchising) ma garantiscono un parcheggio, un tetto, uno “struscio” sicuro e lontano da risse e vandali. Il centro commerciale non danneggia il commercio locale, o almeno o danneggia nella misura in cui il Comune investe in esso. Ad esempio ad Angri, così come Nocera Inferiore o Cava Dei Tirreni, da anni si investe nel proprio centro storico, creando attrattive e risorse naturali. E i bassi abbandonati diventano pub, negozi, bar. A Scafati il centro storico cade a pezzi, nonostante il Presepe Vivente stia dimostrando da anni, che con poco è possibile far arrivare decine di migliaia di turisti. In pieno centro scompaiono storiche attività commerciali, per far posto a frutterie, sala slot, e negozi di oggettistica cinese. E questa sarebbe una riqualificazione urbana? Rilancio del proprio territorio? Un’area destinata all’insediamento di attività industriali pulite, preferibilmente artigianali, meglio se di prodotti tipici locali, diventata regno di un enorme sito di stoccaggio rifiuti, che opera fianco a fianco con le abitazioni da sempre presenti.

a-ospedale-scarlato-1024x767Un ospedale inesistente, perché ciò che resta dello Scarlato è semplicemente un reparto distaccato dell’Umberto I° di Nocera Inferiore. La riqualificazione industriale della Ex Copmes finita in un’aula di Tribunale, e quei pochi lotti realizzati sono andati ad aziende già esistenti, o usate tutt’al più come deposito-magazzino. Quanti posti di lavoro sono stati creati o potrà mai creare, ciò che resta del progetto originario da 30 milioni di euro? Fiume Sarno, oramai “che ne parlamm a ffa”? Non esistono asili nido per favorire il lavoro femminile, e quel poco di patrimonio culturale che esiste è in mano a incuria e vandalismo. La Villa, un posto fantastico dove una volta gli sposini pagavano per il loro servizio fotografico, e dove sono cresciute intere generazioni di ragazzini, oggi è qualcosa di meno di una selva oscura, e poco più di un bosco urbano. Esisteva l’agricoltura, in questa terra fertile, ricca d’acqua e materiale vulcanico. Non esiste un prodotto locale tipico, protetto e capace di intercettare fondi e creare lavoro. Anzi, quel poco che resta dell’agricoltura contribuisce, grazie ad un uso spasmodico e incontrollato di fertilizzanti e pesticidi, all’inquinamento del Sarno. Esiste l’industria conserviera però, pare che il 90% dell’intera produzione italiana di concentrato di pomodoro sia realizzata nell’agro nocerino. Eppure non siamo un territorio ricco, anzi, a Scafati nel 2016 ci sono 46,1 individui a carico, ogni 100 che lavorano (dati Istat). E poi i lavoratori stagionali sono stati sostituiti dalle cooperative, che adoperano manovalanza in larga parte straniera. E poi ci sono le Istituzioni, o meglio c’erano, prima che venissero commissariate per infiltrazioni mafiose. E poi c’è lo Stato che le sostituisce tramite commissione straordinaria, che per scelta decide di non avere nessun rapporto con la città. Per loro Scafati è solo la gestione di scartoffie, delibere e determine. Arriveranno tempi migliori.

Più stranieri residenti, meno scafatesi. Arrivano i cinesi

Secondo i dati Istat, aggiornati al 31 dicembre 2015, nel 2014 sono arrivati a Scafati 1.155 nuovi residenti, mentre hanno lasciato la città, per destinazioni italiane o estere, 1.285 iscritti all’anagrafe. Un saldo migratorio di -130 unità. Dato quasi raddoppiato nel 2015, dove sono arrivati 1.104 nuovi residenti, a fronte di 1.318 trasferiti. Un saldo migratorio di -214 unità. Parliamo di cittadini trasferiti, perché il tasso di natalità è di contro in aumento, grazie anche alla crescita della popolazione straniera regolarmente residente. Nel 2014 a Scafati sono nati 515 bambini, morti 354 cittadini, saldo +161. Nel 2015 sono nati 447 e morti in 388, saldo: +59. Cala sensibilmente il numero dei residenti, erano 50.942 nel 2014, mentre sono 50.787 nel 2015. Crescono però le famiglie, passate a 17.179 nel 2015, contro le 17.112 del 2014. Una città quindi giovane, dove gli ultrasettantenni sono appena in 5.205, pari al 10,5%. Centenari? Al primo gennaio 2016 risultano iscritti all’anagrafe 6 nonni a “tre cifre”, sono le femmine però a vivere pia lungo, il rapporto è infatti 5 a 1.

CRESCONO GLI STRANIERI RESIDENTI: Marocchini, ucraini e rumeni.

Gli stranieri residenti a Scafati al 1° gennaio 2016 sono 2.284 e rappresentano il 4,5% della popolazione residente. Erano 2.201 (4,3%) nel 2014. A Scafati sono presenti molte nazionalità diverse. Secondo i dati Istat al 1 gennaio 2015 la comunità non italiana più nutrita è risultata quella marocchina con 966 residenti regolari, pari al 42,2% dell’intera comunità straniera. A seguire la comunità ucraina con 562 residenti pari al 24,6%. I rumeni sono terzi con 224 residenti mentre al quarto posto vi sono i cinesi, con 141 loro cittadini. Quest’ultima comunità è in forte crescita e contribuisce ad innalzare il dato totale che vede 2.284 cittadini di diversa nazionalità residenti sul territorio, pari al 4,5% della popolazione scafatese. Negli ultimi mesi gli shop di merce orientale sono triplicati. Rilevano attività dismesse e le trasformano in punti vendita dove è possibile trovare di tutto, dai casalinghi ai profumi, alle apparecchiature elettriche ed elettroniche, passando per la ferramenta e oggettistica, tutta rigorosamente made in China. La comunità marocchina scafatese è seconda solo a quella di Eboli in tutta la provincia salernitana. Nel capoluogo risultano poi residenti poco più di 100 marocchini. Sempre a Scafati vi è la seconda comunità di ucraini dell’intera provincia mentre quella cinese è al primo posto. Almeno ufficialmente non vi è, in tutta la provincia, una comunità cinese residente più nutrita di quella scafatese. Guardando al dato complessivo i 2.284 residenti stranieri nel comune di Scafati portano la città al quinto posto in provincia, dietro alla città di Salerno, Eboli, Battipaglia e Capaccio. Sono giovani gli stranieri, il 52,4% di loro sono infatti compresi nella fascia d’età 25-44 anni. Curiosamente, risultano avere 75-79 anni solo in 7: 3 maschi e 4 femmine.

Indicatori demografici: su cento abitanti 96 sono anziani

Nel 2016 l’indice di vecchiaia per il comune di Scafati dice che ci sono 96,9 anziani ogni 100 giovani. È il rapporto percentuale tra il numero degli ultrassessantacinquenni ed il numero dei giovani fino ai 14 anni. A Scafati nel 2016 ci sono 46,1 individui a carico, ogni 100 che lavorano. Rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva (0-14 anni e 65 anni ed oltre) su quella attiva (15-64 anni). Nel 2016 l’indice di ricambio è 85,2 e significa che nella popolazione in età lavorativa prevalgono i giovani. Rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (55-64 anni) e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro (15-24 anni). L’indice di natalità era di 8,8 nel 2015 (10,1 nel 2014) e rappresenta il numero medio di nascite in un anno ogni mille abitanti. L’indice di mortalità nel 2015 era di 7,6 (nel 2014 era 7) e rappresenta il numero medio di decessi in un anno ogni mille abitanti. Infine l’età media, calcolata come il rapporto tra la somma delle età di tutti gli individui e il numero della popolazione residente, nel 2016 è stato di 39,7 anni. Un dato in crescita: 39,3 nel 2015; 38,9 nel 2014 mentre era di 34,9 anni nel 2004.




Scafati. I dati sulla popolazione. Più stranieri residenti, meno scafatesi. Arrivano i cinesi

Di Adriano Falanga

“Addio mio bella Napoli, mai più ti rivedrò” recitava una nota canzone classica napoletana. Erano i tempi dell’emigrazione, quando intere famiglie si spostavano fuori città, o fuori nazione, in cerca di lavoro. Tutto ciò accade anche a Scafati, dove cresce, purtroppo, il flusso migratorio della popolazione residente. Secondo i dati Istat, aggiornati al 31 dicembre 2015, nel 2014 sono arrivati a Scafati 1.155 nuovi residenti, mentre hanno lasciato la città, per destinazioni italiane o estere, 1.285 iscritti all’anagrafe. Un saldo migratorio di -130 unità. Dato quasi raddoppiato nel 2015, dove sono arrivati 1.104 nuovi residenti, a fronte di 1.318 trasferiti. Un saldo migratorio di -214 unità. Parliamo di cittadini trasferiti, perché il tasso di natalità è di contro in aumento, grazie anche alla crescita della popolazione straniera regolarmente residente. Nel 2014 a Scafati sono nati 515 bambini, morti 354 cittadini, saldo +161. Nel 2015 sono nati 447 e morti in 388, saldo: +59. Cala sensibilmente il numero dei residenti, erano 50.942 nel 2014, mentr1-2-dati-anagrafee sono 50.787 nel 2015. Crescono però le famiglie, passate a 17.179 nel 2015, contro le 17.112 del 2014. Una città quindi giovane, dove gli ultrasettantenni sono appena in 5.205, pari al 10,5%. Centenari? Al primo gennaio 2016 risultano iscritti all’anagrafe 6 nonni a “tre cifre”, sono le femmine però a vivere pia lungo, il rapporto è infatti 5 a 1.

 

 

 

CRESCONO GLI STRANIERI RESIDENTI: Marocchini, ucraini e rumeni.

1-dati-stranieriGli stranieri residenti a Scafati al 1° gennaio 2016 sono 2.284 e rappresentano il 4,5% della popolazione residente. Erano 2.201 (4,3%) nel 2014. A Scafati sono presenti molte nazionalità diverse. Secondo i dati Istat al 1 gennaio 2015 la comunità non italiana più nutrita è risultata quella marocchina con 966 residenti regolari, pari al 42,2% dell’intera comunità straniera. A seguire la comunità ucraina con 562 residenti pari al 24,6%. I rumeni sono terzi con 224 residenti mentre al quarto posto vi sono i cinesi, con 141 loro cittadini. Quest’ultima comunità è in forte crescita e contribuisce ad innalzare il dato totale che vede 2.284 cittadini di diversa nazionalità residenti sul territorio, pari al 4,5% della popolazione scafatese. Negli ultimi mesi gli shop di merce orientale sono triplicati. Rilevano attività dismesse e le trasformano in punti vendita dove è possibile trovare di tutto, dai casalinghi ai profumi, alle apparecchiature elettriche ed elettroniche, passando per la ferramenta e oggettistica, tutta rigorosamente made in China. La comunità marocchina scafatese è seconda solo a quella di Eboli in tutta la provincia salernitana. Nel capoluogo risultano poi residenti poco più di 100 marocchini. Sempre a Scafati vi è la seconda comunità di ucraini dell’intera provincia mentre quella cinese è al primo posto. Almeno ufficialmente non vi è, in tutta la provincia, una comunità cinese residente più nutrita di quella scafatese. Guardando al dato complessivo i 2.284 residenti stranieri nel comune di Scafati portano la città al quinto posto in provincia, dietro alla città di Salerno, Eboli, Battipaglia e Capaccio. Sono giovani gli stranieri, il 52,4% di loro sono infatti compresi nella fascia d’età 25-44 anni. Curiosamente, risultano avere 75-79 anni solo in 7: 3 maschi e 4 femmine.




I dati dell’immigrazione, saluti dagli Stati Uniti di…Scafati

Di Adriano Falanga

A Scafati sono presenti molte nazionalità diverse. Secondo i dati Istat al 1 gennaio 2015 la comunità non italiana più nutrita è risultata quella marocchina con 916 residenti regolari, pari al 41,6% dell’intera comunità straniera. A seguire la comunità ucraina con 551 residenti pari al 25%. I rumeni sono terzi con 207 residenti mentre al quarto posto vi sono i cinesi, con 153 loro cittadini. Quest’ultima comunità è in forte crescita e contribuisce ad innalzare il dato totale che vede 2.201 cittadini di diversa nazionalità residenti sul territorio, pari al 4,3% della popolazione scafatese. Negli ultimi mesi gli shop di merce orientale sono triplicati. Rilevano attività dismesse e le trasformano in punti vendita dove è possibile trovare di tutto, dai casalinghi ai profumi, alle apparecchiature elettriche ed elettroniche, passando per la ferramenta e oggettistica, tutta rigorosamente made in China. La comunità marocchina scafatese è seconda solo a quella di Eboli (1.736) in tutta la provincia salernitana. Questa comunità è arrivata oramai alla terza generazione, ed è concentrata nel vecchio quartiere dei Vetrai, il centro storico cittadino. Presente in via Cesare Battisti anche una moschea, guidata dall’Iman di Napoli. Sempre a Scafati vi è la seconda comunità di ucraini dell’intera provincia mentre quella cinese è al primo posto. Almeno ufficialmente non vi è, in tutta la provincia, una comunità cinese residente più nutrita di quella scafatese (153 residenti). Guardando al dato complessivo i 2.201 residenti stranieri nel comune di Scafati portano la città al quinto posto in provincia, dietro alla città di Salerno, Eboli, Battipaglia e Capaccio. La comunità marocchina a Scafati è oggi alla terza generazione, in gran parte oramai pienamente integrata e radicata nel tessuto sociale scafatese.

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