*** Orrore a Piano di Sorrento*** Litiga con il fratello e scioglie il corpo nella soda caustica

Orrore a Piano di Sorrento. Due fratelli del luogo litigano, il più giovane dei due, il 52 enne Salvatore Amuro, già noto alle forze dell’ordine per reati di droga, uccide il fratello Francesco, 54 anni e lo scioglie nella soda caustica. Al culmine di una lite, Salvatore colpisce alla testa il fratello Francesco con una vanga, subito dopo carica il corpo su una carriola e lo getta in un fosso, dove poi successivamente lo ha sciolto con la soda caustica. Sono questi i particolari agghiaccianti che il 52 enne di Piano sta raccontando in questi minuti ai carabinieri di Piano di Sorrento, nella locale stazione dove è stato trattenuto in seguito ad un fermo questa mattina. I familiari dei due fratelli avevano denunciato la scomparsa di Francesco Amura nei giorni scorsi, raccontando agli investigatori che non avevano più notizie del familiare dal 7 dicembre scorso quando, pare che lo stesse confessando in questi minuti, al culmine di una furibonda lite tra i due fratelli, Salvatore abbia commesso l’efferato omicidio. Dopo la pressione degli inquirenti, pare che Salvatore Amura stia ricostruendo al Procuratore di Torre Annunziata cosa sia realmente successo in quei tristissimi momenti. Sul posto sono in corso i rilievi degli uomini della scientifica per verificare l’attendibilità delle dichiarazioni e trovare effettivamente, semmai ne fossero rimaste, tracce dello scomparso o indizi che possano aiutare gli investigatori a ricostruire l’accaduto.




Calcio scommesse. Bufera su Lega Pro e serie D. 30 squadre coinvolte. Fermi eccellenti, il ruolo di Ciccarone

Calcio scommesse:  maxi-blitz della polizia. Sott’inchiesta partite di Lega Pro e serie D.Alle prime luci dell’alba gli agenti hanno eseguito numerose perquisizioni anche a società di calcio e club. L’indagine parte da Catanzaro e si è estesa anche alle province di Cosenza, Reggio Calabria, Bari, Napoli, Milano, Salerno, Avellino, Benevento, L’Aquila, Ascoli Piceno, Monza, Vicenza, Rimini, Forli’, Ravenna, Cesena, Livorno, Pisa, Genova, Savona.

Diversi anche i fermi di persone tra i quali anche stranieri. Contestata, in alcuni casi, l’aggravante mafiosa, per la vicinanza alla  cosca Iannazzo della ‘ndrangheta.

 Fermi eseguiti dalla polizia anche ad Eboli e Pagani.

Tra i fermati ci sono tre salernitani: l’ebolitano Antonio Ciccarone, direttore sportivo del Neapolis, squadra che vede coinvolti anche il presidente Mario Moxedano, fratello dell’ex assessore comunale Franco – attuale proprietario del Neapolis, ex presidente del Savoia ed ex vice presidente del Napoli ai tempi della presidenza di Hellenio Gallo – e suo figlio Raffaele; il direttore sportivo del Monza, il paganese Gianni Califano e suo padre Bruno; l’avellinese Adolfo Gerolino, ex calciatore della Pro Patria.

La combine avrebbe riguardato decine di partite con una trentina di squadre coinvolte. Tra queste Pro Patria, Barletta, Brindisi, L’Aquila, Neapolis Mugnano, Torres, Vigor Lamezia, Sant’Arcangelo, Sorrento, Montalto, Puteolana, Akragas, San Severo. Sospetti anche su una partita di Lega Pro, Juve Stabia-Lupa Roma del 1 novembre 2014. Tra i fermati anche Arturo Di Napoli, ex calciatore del Napoli (dal 95 al 97) e attuale allenatore del Vittoriosa ex Savona calcio.

SALERNO. Antonio Ciccarone è l’ uomo di vertice dell’associazione a delinquere dedita alle frodi sportive e alle truffe. Un ruolo preminente quello rioperto dall’operatore di mercato nativo di Eboli. Una vera e propria rete di rapporti con calciatori , presidenti e colleghi. Secondo la ricostruzione della Dda di Catanzaro Cicarone avrebbe concordato la vittoria del Brindisi in casa contro il San Severo (realmente avvenuta il 30 novembre del 2014 per 2-1) con un responsabile di un centro scommesse: “L’Andria c’è? Si over 3,5″. “L’hai messo? Poi giochi Brindisi 1 – continua Ciccarone al telefono con il portiere del San Severo, William Carotenuto (ex Scafatese e indagato a piede libero) – Ma di là che testa ha più o meno?”, dice. Tutto questo prima dell’incontro con Savino Daleno, che nel 2014 rivestiva ruolo di consulente di mercato del Brindisi e che si era sentito telefonicamente con il presidente del Brindisi Antonio Flora. Proprio il numero uno pugliese avrebbe versato 15 mila euro per la combine. Stando all’impostazione della Dda di Catanzaro vi sarebbe stata “palese responsabilità” sportiva del portiere Carotenuto “sia sul primo sia sul secondo gol dei padroni di casa”. Sugli spalti ad avvertire Ciccarone del buon esito ci sarebbe stato il fratello Vinicio. ”Si sono mangiati due gol a porta vuota – dichiara invece il calciatore della Puteolana Emanuele Marzocchi ad Antonio Ciccarone prima di Pomigliano-Brindisi del 14 dicembre del 2014 – Si sono mangiati due gol a porta vuota, ha scartato il portiere e tirato fuori. Io e te abbiamo fatto il capolavoro”. Queste alcune delle intercettazioni relative a Ciccarone, che si è avvicinato al mondo del calcio da tifoso dell’Ebolitana. Poi fu D’Eboli lo portò alla Paganese per affidargli un incarico da team manager. Poi la prima avventura da Ds con il Sapri arrivato a un passo dalla C2 prima del grande miracolo dell’Ebolitana, che arrivò con una società composta da tifosi al professionismo. Da lì poi Ciccarone ha girato altre piaze, messina, Siracusa, Turris prima della Neapolis quest’anno. E tra arrestati e indagati ci sono molti calciatori legati a Ciccarone come Astarita che ha definito in un’intercettazione Ciccarone padre putativo, oppurel’argentino Pignatta oppure Izzo e Melillo. Tanti ex giocatori dell’Ebolitana ma anche della Paganese. Giocatori che spesso hanno seguito Cicccarone nelle sue avvenure. E a proposito di Ebolitana, tra gli indagati ci sarebbe anche Daniele Piraino, ancora alla guida del club ebolitano promosso in Eccellenza quest’anno.




Clinica degli orrori, anche l’infermiere era di Cava

Scarcerato Vincenzo Mandara il 41enne di Cava dei Tirreni finito in manette in seguito ad un blitz dei carabinieri del Nas messo a segno all’interno di Villa Sempliciano, la struttura sociosanitaria di Meta, sulla penisola sorrentina dove sono ricoverati 37 pazienti tutti affetti da gravissimi problemi psichici. A deciderlo, ieri, è stato il Gip del tribunale di Torre Annunziata De Angelis che ha accolto l’istanza avanzata legale dell’indagato, l’avvocato Enrico Farano. Per l’uomo, che da 15 anni lavora nel settore sanitario, resta il solo obbligo di dimora nel comune di Cava. Nel lungo interrogatorio reso ieri davanti al Gip l’indagato si è difeso dalle accuse di maltrattamenti, sequestro di persona e di abbandono di incapace contestategli dalla Procura: il 41enne, unico infermiere addetto al servizio per i pazienti del primo piano della clinica, quelli affetti da problematiche più gravi, ha spiegato di aver chiuso a chiave la donna nel bagno semplicemente per aprire ai carabinieri del Nas che avevano bussato alla porta della clinica. La 50enne – ha affermato l’indagato nel corso dell’interrogatorio – è infatti affetta da coprofagia, una gravissima patologia e per questo, secondo la tesi resa ieri dall’indagato, non poteva essere lasciata libera di girare poiché in quei pochi secondi avrebbe potuto mettere a repentaglio non solo la propria sicurezza ma anche quella degli altri pazienti. Una tesi, evidentemente, che ha convinto il Gip che ha disposto la scarcerazione dell’uomo non evidenziando a suo carico i gravi indizi di colpevolezza. Saranno quindi solo le successive indagini della Procura a fare luce su quella che è stata ribattezzata la “clinica degli orrori”. La struttura di Meta di Sorrento, una villa su due piani in via Cristoforo Colombo del valore di circa due milioni gestita dal cavese Antonio Giaccoli, è finita alla ribalta delle cronache nazionali in seguito ad un blitz dei carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) di Napoli scattato, forse, in seguito ad una segnalazione anonima. Trentasette i malati lì ricoverati ed allocati su due piani: la loro assistenza è affidata solo a due infermieri a cui tocca gestire entrambi i reparti della clinica. Secondo il resoconto dei militari i disabili di Villa Sempliciano erano in una situazione di totale promiscuità, in una struttura fatiscente che delineava – secondo i carabinieri – uno stato di segregazione e profondo degrado. Due ospiti della clinica sono stati trovati completamente nudi, mentre altri due (un uomo e una donna) sono stati trovati nello stesso letto. Nella struttura sono stati rinvenuti anche numerosi farmaci scaduti. La “casa di cura” è stata sequestrata per gravi carenze igienico-sanitarie e i disabili affidati temporaneamente al direttore sanitario in attesa di trovare una sistemazione più consona alle loro necessità. Sul caso faranno ora luce le indagini della Procura.

 




Disabili tra gli escrementi, denunciato imprenditore di Cava

di Gigi Caliulo META DI SORRENTO (NA). Senza abiti e indumenti intimi, abbandonati nella più totale promiscuità, tra escrementi e sporcizia di ogni genere. Uno scenario raccapricciante, quello scoperto dai Carabinieri del Nas di Napoli che ieri hanno posto sotto sequestro a Meta di Sorrento una vera e propria clinica degli orrori. La struttura è “Villa Simpliciano”, di proprietà della Pitagora Srl di Napoli. Una clinica su due piani in via Cristoforo Colombo del valore di circa 2 milioni, che gode dell’accreditamento provvisorio e per il 2012 ed ha beneficiato di un finanziamento regionale pari a circa un milione e mezzo. Il legale rappresentante, denunciato in stato di libertà, è il sessantenne G.A. di Cava dei Tirreni: per lui e per il direttore sanitario della struttura l’accusa è di concorso nei reati di maltrattamento e abbandono di incapace. Per un operatore socio-assistenziale che prestava servizio notturno presso la struttura per disabili, M.V. di 41 anni, è scattato l’arresto per sequestro di persona, maltrattamenti e abbandono di persona incapace. Scenario da brivido I militari dell’Arma hanno fatto irruzione, nel corso della notte, nella residenza residenza socio-sanitaria in cui 37 persone non autosufficienti vivevano in uno stato di segregazione e profondo degrado. Lo scenario che si sono trovati davanti i carabinieri era a dir poco raccapricciante: i disabili, quasi tutti senza abiti e indumenti intimi, erano abbandonati a se stessi in totale promiscuità. Una donna di 50 anni era stata addirittura chiusa in bagno a chiave e abbandonata, al buio e tra i propri escrementi, per non dare troppo fastidio a quelli che avrebbero dovuto essere i suoi “angeli custodi”. La struttura è stata sequestrata per gravi carenze igienico-sanitarie-strutturali; sottoposte a sequestro anche numerose confezioni di farmaci scaduti. I disabili di Villa Simpliciano erano in una situazione di totale promiscuità, in una struttura fatiscente «che delineava – spiegano i Carabinieri – uno stato di segregazione e profondo degrado». Due ospiti della casa di cura erano completamente nudi, altri due, un uomo e una donna sono stati trovati nello stesso letto. I 37 ospiti permarranno temporaneamente presso la struttura in attesa che l’autorità giudiziaria competente detti le modalità di sgombero d’intesa con l’autorità sanitaria locale. Lorenzin: Task force Annuncia una task force il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per mettere in campo «controlli severissimi». Il ministro si è messo a disposizione delle autorità sanitarie locali per eventuali azioni a tutela dei 37 disabili ancora ospiti della struttura sotto sequestro riservandosi ogni azione «contro questi operatori indegni di fare parte del sistema sanitario nazionale» Martusciello: E’ intollerabile «Si specula sugli anziani e sui disabili. Chiediamo un tavolo immediato e una commissione d’inchiesta», afferma l’assessore alle Attività produttive della Regione Campania, Fulvio Martusciello. «E’ intollerabile – aggiunge Martusciello – il comportamento degli operatori che, invece, di occuparsi e curare i 37 disabili ospiti della struttura – ha concluso – li hanno abbandonati a se stessi, nel degrado più totale».