De Chiara:«Speranza di vita grazie ai medici del Ruggi”

di Pina Ferro

«Se sono qua a raccontare la miastenia lo debbo solo ed esclusivamente ai medici dell’ospedale “San Giovanni di dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno». Ad affermarlo, parlando di una sua rinascita è Carmine De Chiara per anni dipendente del nosocomio salernitano e impegnato in prima linea nel sindacato. Atroce la diagnosi che era stata fatta a Carmine De Chiaro: tumore polmonare con metastasi cerebrali. Era luglio 2019 quando De Chiara è stato costretto a fare i conti con una diagnosi che da poco spazio alle interpretazioni. Comincia la sua battaglia, conscio dell’impossibilità, che gli era stata comunicata, di poter intervenire chirurgicamente. «Ho fatto vari consulti in diverse realtà ospedaliere. Successivamente sono stato preso in cura dal day hospital oncologico del “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, diretto dalla dottoressa Clementina Savastano di cui gia conoscevo le qualità professionali e umane». Carmine De Chiara si affida completamente alla dottoressa Savastano ed ai suoi collaboratori che lo seguono costantemente. Passano le settimane e gli esami diagnostici cominciano ad evidenziare l’efficacia delle terapie a cui Carmine De Chiaro è stato sottoposto fino ad arrivare alla completa scomparsa delle metastasi cerebrali. «Il mio grazie va anche aa tutte le professionalità di radiologia, il dottor Saponiero ed il suo staff, alla radio terapia con il dottor Di Gennaro ed il dottore Curcio per la loro testardaggine. Sicuramente anche la mia tenacia ha fatto la sua parte».




Ex Yele, riconosciuti tfr e arretrati ai dipendenti

di Erika Noschese

Riconosciuti Tfr e arretrati per i lavoratori dell’ex Yele, la società che per oltre 20 anni si è occupata della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nei 49 comuni del Cilento, licenziati nel mese di ottobre 2018. A stabilirlo il tribunale di Vallo della Lucania. Ieri mattina infatti si è tenuta l’udienza dinanzi al giudice Michela Eligiato sul fallimento della società del Consorzio di Bacino del Cilento. Un licenziamento inaspettato per centinaia di dipendenti che, da un giorno all’altro, si sono ritrovati senza lavoro e senza reddito. Dopo numerosi rinvii, l’udienza si è svolta regolarmente e le richieste presentate dall’ufficio legale della Fiadel, tramite l’avvocato Ignazio Ardizio, sono state accolte. Le maestranze – rappresentate dal sindacato – sono state ammesse al pagamento di mensilità arretrate e trattamento di fine rapporto. «Alcuni di essi stanno lavorando presso i vari cantieri che garantiscono la continuità del servizio, seppure in maniera precaria. Altri purtroppo sono ancora in lista di mobilità – spiega Angelo Rispoli della Fiadel – La più grossa preoccupazione, in questo momento, riguarda i debiti. E’ emerso che i dipendenti hanno avuto regolarmente le trattenute, incamerate dalla società ma non versate nelle finanziarie. Quindi non si tratta più di un passivo che riguarda i lavoratori, ma del debito che Yele ha contratto con le finanziarie». Una vicenda che sarà trattata nel corso delle prossime udienze, il 4 luglio e il 12 settembre. «In questo momento – afferma il segretario provinciale della Fiadel – si è comunque accesa una fiammella in una situazione di buio, almeno sulla tutela dei diritti più elementari, come lavoro e reddito». La società Yele Spa è fallita nel mese di novembre 2018, da allora si sono susseguite una serie di proteste da parte dei dipendenti che chiedevano di veder riconosciuti i propri diritti, Tfr e arretrati compresi. A ridare speranza ai dipendenti è stato proprio il tribunale di Vallo della Lucania con il giudice che impone, di fatto, alla società di riconoscere quanto spetta agli ex lavoratori.




Addio al compagno Gennaro Giordano L’ultima battaglia il no al referendum

Erika Noschese

Lutto nel mondo del sindacato e, in special modo, nella Cgil. Nella giornata di ieri, si è spento Gennaro Giordano, ex segretario Pci e, successivamente, segretario provinciale del Pds, il partito politico nato intorno agli anni ‘90, legato ai valori del socialismo democratico e che – di fatto – ha sostituito il Partito comunista italiano. Giordano è stato anche il rappresentante sindacale dei ferrovieri, a lato in una foto nella stanza del SFI CGIL del 1971dove si vede un giovanissimo Salvatore Forte. Giordano, 74 anni, è stato colpito da un infarto. Fino alla fine, ha mantenuto la sua linea politica che – da sempre – lo ha contraddistinto come uomo di sinistra, pur essendosi allontanato dal partito democratico. A ricordarlo, Ferdinando Argentino, ex presidente di Salerno Energia che, con Giordano, ha condiviso l’esperienza sindacale nella Cgil. «Sono personalmente e politicamente legato a Gennaro Giordano – ha dichiarato Argentino – A lui mi legano anni di battaglia nella Cgil quando era impegnato nel settore dei trasporti. Quando tornai a far parte della Cgil Salerno proposi a Giordano di occuparsi del settore tessile in Campania e lui concentrò la sua attività politica nella piccola e piccolissima impresa». In quell’occasione, ricorda l’ex presidente, Giordano organizzò un convegno sulla moda Positano che tanto successo riscosse non solo in Costiera Amalfitana ma in tutta la provincia di Salerno. Attivo anche nel comitato per il “no” al referendum costituzionale, l’ultimo incontro tra Giordano e Argentino risale a due mesi fa quando insieme presero parte alla presentazione del libro scritto a due mani da Franca Chiaromonte, Fulvia Bandoli “Al lavoro e alla lotta. Le parole del Pci”. Papà di Massimiliano Giordano, presidente di Salerno Mobilità, Gennaro lascia un vuoto enorme nella vita di chi lo ha conosciuto e nel mondo sindacale, grazie alle attività da lui portate avanti. «La notizia della improvvisa dipartita di Gennaro Giordano mi ha profondamente colpito. Pochi mesi fa l’ultimo, interessante confronto, con lui e con altri compagni della nostra generazione, sulla sinistra a Salerno ed in Italia», ha dichiarato il già senatore Andrea De Simone. «Gennaro, personalità forte e sensibile, soffriva molto di fronte alle gravissime difficoltà, per la sinistra, di ritrovare la via maestra per riconfermarsi riferimento sicuro per i lavoratori, per i giovani, per le categorie più svantaggiate – ha poi ricordato De Simone – Ne abbiamo discusso approfonditamente negli ultimi anni.L’ho voluto incontrare per coinvolgerlo nella battaglia referendaria e per provare ad impegnarlo nel processo di ricostruzione di un nuovo soggetto politico a sinistra del PD. Ho raccolto le sue amarezze e le sue delusioni ma anche il profondo convincimento che valeva la pena provarci. Con lui ho condiviso un pezzo importante della mia vita. Dalla fine del Pci, alla nascita del Pds e fino ai Ds abbiamo lavorato insieme ed in tutte le scadenze congressuali, siamo stati sempre dalla stessa parte. Gennaro, per la serietà e per la pacatezza, lo abbiamo scelto per dirigere il Partito e per coordinare la nostra area politica. Ha svolto il lavoro di direzione sempre con spirito unitario. Lascia un segno importante nella storia della sinistra salernitana. In un mondo dove tante cose sono in discussione resiste, sono sicuro, il patrimonio umano e politico di intere generazioni di dirigenti del movimento operaio. Gennaro, militante appassionato e generoso, è parte integrante di una storia che non si può annullare». A ricordarlo anche Franco Tavella, già segretario regionale della Cgil Campania: «E’ un giorno triste per il mondo sindacale, per il partito democratico. Gennaro è stato dirigente sindacale, dirigente di partito e segretario regionale della Cgil nel comparto tessile. Apparteneva a quella generazione che sapeva coniugare la militanza con l’essere dirigente. Era dirigente di straordinario valore, di straordinaria intelligenza e generosità. Lascia un vuoto enorme nel sindacato e in quelle forze democratiche in cui lui credeva». Della stessa idea anche Giuseppe Beluto, direttore tecnico di Salerno pulita che parla, anch’esso, di giorno triste per il mondo del sindacato.




Polichetti “chiama” la Grillo «Si esca dal commissariamento»

Erika Noschese

La sanità salernitana si appresta a vivere un’estate calda. E non solo per le temperature climatiche. I sindacati della provincia di Salerno, infatti, sono preoccupati per l’emergenza che, da qui a breve, si registrerà non solo a livello provinciale ma anche regionale. Ad intervenire sulla questione anche Mario Polichetti, sindacalista della Fials provinciale che ha annunciato l’intenzione di incontrare i vertici del Movimento 5 Stelle regionale per presentare alcune proposte al ministro della Salute, Giulia Grillo affinché intervenga in tempi brevi per migliorare il sistema campano. «Subito l’uscita dal commissariamento della sanità campana: deve essere questa la priorità del neo ministro della Salute, Giulia Grillo, per la nostra regione», ha infatti dichiarato il segretario aziendale della Fials Salerno al Ruggi d’Aragona. «L’estate ci porterà a uno stato di emergenza perenne e i numeri, solo in provincia di Salerno, mi spaventano non poco. Ecco perché ribadisco con forza che la politica deve essere slegata, il prima possibile, dal diritto alla salute. Su questo, infatti, ho apprezzato le parole del premier Giuseppe Conte al Senato durante il discorso per ottenere la Fiducia. Non possiamo fare più i conti con decisioni legati a meri calcoli o ragionamenti decisi nelle stanze del potere».Per Polichetti, dunque, l’impegno del ministro del Salute, Giulia Grillo, deve partire da una delle regioni più colpite dal sistema della spending review e non solo. «Nell’ultimo decennio tante cose si sono giocate sulla pelle dei cittadini campani, costretti a curarsi altrove per poter continuare a vivere. Conosco tantissimi salernitani che sono emigrati in altre strutture ospedaliere della nazione per delle cure adeguate. Questo non può accadere in un Paese come il nostro che si definisce democratico. Si supererà questo empasse solo se si riuscirà a terminare la stagione del commissariamento, con l’allontanamento di una certa politica che ha solo affossato». Da qui, la richiesta di un incontro a Valeria Ciarambino, consigliera regionale e capogruppo del Movimento Cinque Stelle a Palazzo Santa Lucia per esporre alcune proposte da portare direttamente all’attenzione del ministro Grillo. «Nessuna demagogia, ma solo una reale voglia di cambiare la sanità in questa regione», ha detto infine Polichetti.

Salvato: «Subito incontro con i vertici di Asl e Ruggi»

La Uil Fpl provinciale di Salerno chiede un incontro urgente con i manager dell’Asl di Salerno e dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. A preoccupare non poco il segretario generale del sindacato, Donato Salvato, l’emergenza sanitaria che si sta vivendo in tutto il salernitano. «Le ultime decisioni dei manger di Asl e Ruggi non ci fanno ben sperare», ha dichiarato infatti Salvato, secondo cui quest’estate i salernitani potrebbero vedersi negati, in modo reale, il diritto alla Salute garantito dalla Costituzione. Il segretario generale della Uil Fpl Salerno, infatti, punta l’attenzione sulla vertenza della sanità salernitana che rischia di “andare in ferie” e non garantire servizi essenziali per chi vivrà l’estate in provincia. «Non è nostro costume fare demagogia, ma credo che, ora più che mai, serva fare fronte comune per risolvere i problemi. Ecco perché crediamo che sia utile un confronto con i manager di Ruggi e Asl, magari per evitare di vedere realizzato uno scenario che definire apocalittico al momento è un eufemismo». Per Salvato, dunque, è necessario dotare tanto l’azienda sanitaria locale quanto il nosocomio locale di personale atto a garantire i livelli essenziali di assistenza. «Non si può scendere al di sotto di questa soglia e comprendiamo tutte le difficoltà di far quadrare i conti. Ma quando a venire meno è il diritto alla salute dei cittadini non c’è discorso ragionieristico che tenga. Questa provincia non può rischiare di finire alla ribalta della cronaca per prestazioni a mezzo servizio, personale carente e reparti chiusi per ferie. Lo riteniamo inaccettabile e al contempo siamo pronti a mettere in campo tutta la nostra professionalità affinché questo non avvenga. Speriamo in un’apertura dei manager delle aziende pubbliche della sanità provinciale. Se questo non avverrà siamo pronti a portare su tutti i livelli quella che per la Uil Fpl è una battaglia di civiltà e dignità».




Detenuto aggredisce gli agenti

Pina Ferro

Aveva appena salutato la sorella con la quale aveva avuto un colloquio quando, all’improvviso, mentre rientrava in cella, ha dato in escandescenza aggredendo con calci e pugni, il personale presente nell’area dedicata ai colloqui: un ispettore e quattro agenti. L’episodio, l’ennesimo di violenza ai danni degli uomini della polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Fuorni, è stato registrato nella tarda mattinata di ieri. Protagonista è stato un detenuto, trentenne, originario di Sarno. Restano oscuri i motivi alla base dell’improvvisa reazione violenta posta in essere dallo stesso. Non è da escludere che a turbarlo possa essere stato proprio il colloquio con la sorella. Il deteuto è stato immobilizzato, con non poca fatica. Due sono stati gli agenti ad avere la peggio e, ad essere costretti alle cure dei medici del pronto soccorso del- l’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno dove sono stati medicati e sottoposti alle cure del caso. Uno ha riportato un ematoma ad uno zigomo mentre l’altro accusava dolore al torace. Pare addirittura che i due agenti siano stati trattenuti in ospedale. Anche altri agenti hanno riportato lievi ferite. IL detenuto in questione da qualche giorno si trovava in reparto “separazione” in quanto era stato trovato in possesso di 15 grammi di hashish occultati nelle parti intime e per tale motivo era anche stato rimosso dal lavoro. «Siamo vicini ai colleghi aggrediti – dice in una nota Ciro Auricchio, segretario regionale dell’Uspp – che quotidianamente, nonostante le gravi deficienze operative già tante volta segnalate da questa organizzazione sindacale, con grande spirito di sacrificio svolgono il proprio dovere mantenendo l’ordine e la sicurezza nonostante la carenza di ispettori ed agenti presso l’istituto salernitano. Chiediamo, inoltre, al Ministro Orlando domani (ndr oggi per chi legge) in visita a Poggioreale che oltre ad interessarsi delle condizioni dei detenuti, si faccia carico delle quotidiane aggressioni subite dal personale di Polizia Penitenziaria». «L’ennesima aggresione avvenuta all’interno della casa circondariale di Fuorni, evidenzia lo stato di grande difficoltà in cui vive, da tempo la casa circondariale di Salerno. – Ha aggiunto il segretario regionale della Uil Polizia penitenziaria Domenico De Benedictis – Quanto accaduto ci lascia pensare su quanto si vive nel penitenziario di Fuorni. Se un detenuto, senza motivo alcuno riesce ad aggredire e, in qual- che modo ad avere la meglio su chi è preposto a servegliarlo vuol dire che vi è qualche deficit rappresentato appunto dall’esiguo numero di risorse umane. Infatti, in una situazione di normalità e per normalità intendo un equa proporzione tra detenuti ed agenti in servizio un’eventuale evento critico (che è da mettere in conto) sarebbe stato fatta rientrare nel giro di pochi minuti, il tempo necessario all’intervento degli agenti allertati. Con una carenza di organigo ovviamente i tempi si allungano. Ma il vuoto in pianta organica è da mesi che viene evidenziato focalizzando anche l’attenzione sullo stress che questo comporta sugli agenti».




Andrea De Simone: «Ho chiesto ai deputati di occuparsi della vicenda»

Andrea Pellegrino

«La denuncia delle lavoratrici e dei lavoratori ex Marzotto richiede una maggiore attenzione delle forze politiche, delle istituzioni locali, dei governi regionale e nazionale. Ho chiesto ai parlamentari nazionali ed europei di occuparsi della vicenda. Con le vecchie rappresentanze sindacali dell’azienda ho avuto un intenso rapporto affettivo». Andrea De Simone interviene sul caso Marzotto, rilanciato nelle ultime settimane da “Le Cronache”. «La mia generazione ha trascorso tante, tantissime giornate per volantinaggi e capannelli davanti ai cancelli della fabbrica. Quella classe operaia è parte della nostra storia. Oggi c’è bisogno di garantire un sostegno forte e convinto a legittime rivendicazioni». La duplice battaglia dei lavoratori (riconoscimento dei benefici per l’esposizione all’amianto e riconoscimento delle malattie professionali) è al centro del lavoro degli avvocati Dante Stabile ed Anna Amantea. Ora anche la politica scende in campo: «Si tratta – prosegue il senatore De Simone – di riconoscere diritti sacrosanti per famiglie colpite da gravissimi lutti. Nella zona che un tempo fu industriale si susseguono scelte discutibili. Senza accertamenti preventivi e senza piani di bonifica si trasformano rapidamente opifici in centri commerciali. Si registrano troppi silenzi e troppe omissioni. A scelte scellerate e affaristiche non corrisponde una necessaria ed obbligatoria attività di controllo da parte di altri organi dello Stato. Non è più tollerabile assistere passivamente al grido di dolore delle famiglie ex Marzotto. Non si può assistere passivamente a manovre urbanistiche di dubbia legittimità che favoriscono la cementificazione di palazzi, alberghi, centri commercial e sportivi in aree dove sorgevano aziende industriali, alcune delle quali,richiedevano e richiedono controlli approfonditi e, probabilmente, opere di bonifica. Dunque, l’iniziativa dei lavoratori dell’ex Marzotto – conclude De Simone – merita approfondimenti e azioni conseguenti, non solo per quell’area, ma per l’intero apparato industriale di Salerno». Su caso è intervenuta anche Maria Di Serio, ex segretaria provinciale della Cgil di Salerno. «Il fatto che abbiano prima rilasciato queste pensioni per poi richiedere indietro, a lordo, il rimborso di quanto era stato – secondo l’Inps – indebitamente dato è chiaro che crea una serie di problemi e c’è stata una leggerezza nella valutazione dell’intero impianto. Occorrerebbe mettere in ordine tutta la questione». Secondo la Di Serio, infatti, è inammissibile che ad alcuni lavoratori venga riconosciuto il fanno mentre ad altri no, pur trovandosi nelle medesime condizioni. «E’ una partita da riaprire ma mi rendo conto che significherebbe poi riaprire tanti casi in Italia e non c’è la forza da parte dello Stato di rispondere economicamente», ha poi aggiunto sottolineando come – per gli ex dipendenti – oltre al danno ci sia stata anche la beffa in quanto lo Stato avrebbe dapprima riconosciuto loro i danni e, di conseguenza, il diritto ad ottenere il rimborso per poi riprendere tutto, sottraendo soldi dalle pensioni.




Crac Ipervigile. Alla battagliera sindacalista i lavoratori chiesero di farsi da parte per far arrivare una nuova azienda

NOCERA INFERIORE. «Mi fu chiesto di farmi da parte perchè la ditta che voleva subentrare alla Ipervigile non voleva il sindacato di mezzo». A raccontare questa inquientante vicenda è Lucia Pagano, la battagliera sindacalista della Cisal che da sempre ha seguito le vicissitudini del gruppo Ipervigile che conta centinaia di dipendenti, circa 800 in tutto il gruppo di varie aziende. La sindacalista stava lottando, attraverso contatti con parlamentari di tutti i partiti politici e ministero dell’interno, per far riassuemre tutti i lavoratori da parte delle ditte che erano subentarte agli istituti della holding Ipervigile finiti sul lastrico. Si trattava di una riassunzione da parte di quelle ditte che doevvano svolgere i servizi resi dall’Ipervigile.  La battagliera rappresenatnte dei lavoratori aveva posto due paletti, l’assunzione di tutte le guardie giurate e, soprattutto, che la ditta o le ditte subentranti non avessero a che fare direttamente o indirettamente (attraverso teste di legno) con i De Santis. Ad un certo punto, una delle ditte che voleva proporsi vedeva in una posizione chiave una delle dipendenti dei De Santis oggi tra gli indagati: la ferma opposizione di Lucia Pagano fece saltare l’ennesima operazione raggiro. Successivamente, alcuni lavoratori si presentarono alla sandacalista sostenendo che c’era una nuova azienda che voleva riassorbire piano piano tutti i lavoratori ma non voleva di mezzo il sindacato. Questo gruppo di lavoratori chiese alla Pagano di farsi da parte perché avrebbe pregiudicato la riassunzione dei dipendenti.
La sindacalista accettò di non aver più un ruolo d’impatto come prima (anche se è rimasta a seguire la vicenda Ipervigile) per evitare che qualcuno trovasse il pretesto per far saltare l’operazione. I lavoratori, addirittura, già pensavano alle misure delle divise da indossare ma, poi, tutta l’operazione è saltata come aveva previsto Lucia Pagano, ritenendo che dietro questa entarta in campo potessero esserci persone rciconducibili o vicine, diretatmente o indirettamente, ai De Santis. «Nel settore della vigilanza privata -afferma la rappresentante della Cisal- c’è un marcio diffuso. E non è facile riuscire a chiudere trattative a tutela dei lavoratori, evitando loro fregature, specie quando di mezzo c’è la sirenza del lavoro e quindi la vita di migliaia di famiglie e di un indotto di vaste aree della Campania e non solo». Per salvaguardare l’intero settore, per la sindacalista, è necessario un’indagine seria del Ministero dell’Intero che mette mano anche al network che si accaparrano le commesse e a loro volta subappaltano a prezzi stracciati a nuove società. «L’unica strada per i lavoratori del gruppo Ipervigile è quello della riassorbimento da parte delle aziende subentrate alla ditta fallita. Ma su queste aziende occorre fare luce anche sul modo in cui trattano i lavoratori e la questura che dovrebbe suprintendere con controlli mirati e puntuali».