Scafati. Piano d’Ambito S1, appalti affidati alla Stazione Unica Appaltante

Di Adriano Falanga

Sarà la Stazione Unica Appaltante della Campania, Molise, Puglia e Basilicata ad occuparsi delle gare indette dal Piano Di Zona. Una decisione voluta dalla commissione straordinaria composta dal prefetto Gerardina Basilicata, dalla vice prefetto Maria De Angelis e dal funzionario Augusto Polito e sulla quale c’è stato l’unanime consenso degli altri componenti dell’Ambito S1, i comuni di Angri, Corbara e Sant’Egidio Monte Albino. Si cerca in questo modo di uscire fuori dalle tante polemiche che negli anni hanno accompagnato il Piano Di Zona, affidando quindi ad un soggetto terzo e competente, la gestione delle gare d’appalto. Il coordinamento si è riunito lo scorso 20 aprile presso Palazzo Mayer (ente capofila) dove erano presenti, oltre alla triade commissariale al completo, anche i sindaci di Angri: Cosimo Ferraioli; Corbara: Pietro Pentangelo; e Sant’Egidio Monte Albino: Nunzio Carpentieri. Approvato lo schema di convenzione tra l’Ambito e il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche di Campania, Molise, Puglia e Basilicata, finalizzata all’affidamento in qualità di SUA (Stazione Unica Appaltante) delle seguenti procedure di gara, ritenute urgenti. Centro Disabili di Scafati (24 mesi per euro 190 mila); Centro Disabili Angri (24 mesi per euro 190 mila); Servizio di Supporto Tecnico-amministrativo all’Ufficio di Piano (36 mesi per euro 197.610); Centro per minori S. Egidio M. Albino (mesi 24 per euro 162 mila); Centro per minori Scafati (mesi 36 per euro 214.143); Centro per la famiglia (mesi 36 per euro 197.610); Asilo Nido S. Egidio M. Albino (mesi 11 per euro 247.387); Asilo Nido Angri (mesi 11 per euro 271.443); Servizio di Assistenza Scolastica (mesi 18 per euro 228 mila).




Scafati. Senza stipendio: la Pasqua al “verde” delle operatrici sociali

Di Adriano Falanga

<<Non è stata una Pasqua felice, senza soldi e senza risposte da parte delle Istituzioni>>. E’ l’amaro sfogo di Emilia, una delle operatrici sociali della cooperativa onlus Emora, senza stipendio da oltre un anno. Il motivo è nella mancanza di pagamenti da parte dell’ente d’Ambito S1, di cui il comune di Scafati è capofila. <<Non sappiamo più a chi rivolgerci, ecco perché facciamo di nuovo appello alla commissione straordinaria, da cui non abbiamo avuto ancora nessun riscontro alla nostra richiesta di incontro protocollata lo scorso 6 aprile>>. E così, le operatrici, in gran parte scafatesi, hanno riscritto una missiva alla triade commissariale, sollecitando un incontro. <<Almeno per capire quali siano gli impedimenti, e come poter procedere per avere le nostre spettanze>> continua Emilia. Sono una sessantina le operatrici impiegate dalla Emora, una ventina a Scafati tra la specialistica a supporto delle insegnanti di sostegno e il centro disabili. Molte di queste donne hanno bisogno urgente di quei soldi, unica fonte di sostentamento per chi ha il coniuge disoccupato e una famiglia da sostenere. Sono stanche di aspettare, e nonostante la buona volontà della proprietà della cooperativa sociale per le quali hanno svolto i servizi, la risposta è sempre la stessa: “il Piano di Zona non paga le fatture, senza liquidità non possiamo coprire le vostre spettanze”. Più volte dalla Emora sono stati inviati solleciti per il saldo del dovuto, l’ultima lettera è una pec del 21 febbraio scorso, a firma del legale Pasquale Villani. Nel documento si diffida il Comune di Scafati, capofila e beneficiario delle prestazioni, di saldare il dovuto. Decine di fatture per prestazioni svolte dal gennaio 2015 a febbraio 2017. Due anni di insolvenza che hanno messo in ginocchio la cooperativa sociale, lasciando senza paga decine di operatrici. Con ogni probabilità si finirà in un’aula di Tribunale. <<Abbiamo bisogno di quei soldi, abbiamo aspettato già troppo. Facciamo appello alla commissione e ai consiglieri regionali di risolvere il problema – faceva eco una delegazione di operatrici – ma la cosa che fa rabbia e che a subire ritardi nei pagamenti siamo noi prestatori dei servizi, mentre risulta che il personale in servizio al Piano di Zona riceve regolarmente le proprie spettanze>>. Alla base del mancato pagamento vi sarebbe il ritardo dei pagamenti della Regione Campania. <<Siamo creditori verso la Regione di circa 8 milioni di euro, molti dei quali sono diventati fondi perenti e necessitano di apposite manovre di bilancio per essere sbloccati. Le cooperative dovrebbero coalizzarsi in un’azione forte verso gli uffici regionali>> spiegava a Cronache Maddalena Di Somma, coordinatrice del Pano D’Ambito, un mese fa. <<Quando la Regione non provvede per tempo, dovrebbe essere il Comune capofila ad anticipare i soldi>> così la Prefetto Gerardina Basilicata, in conferenza stampa, lo scorso 4 aprile. Ma a Scafati le casse languono.




Scafati. La protesta delle operatrici sociali: “senza stipendio dall’anno scorso”

Di Adriano Falanga

<<Non sappiamo più a chi rivolgerci, ecco perché facciamo un appello alla commissione straordinaria, che ha già mostrato sensibilità sull’argomento. Abbiamo svolto un lavoro, dateci i nostri soldi>>. Il grido d’aiuto arriva dalle operatrici sociali della cooperativa Emora onlus, da anni gestore di diversi servizi per conto del Piano di Zona, tra cui la gestione del centro disabili “Raggio Di Sole” e la specialistica scolastica a Scafati. <<Stiamo ancora aspettando la retribuzione di dicembre 2015, e di febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno 2016>>. Sono una sessantina le operatrici impiegate dalla Emora, una ventina a Scafati tra la specialistica a supporto delle insegnanti di sostegno e il centro disabili. Molte di queste donne hanno bisogno urgente di quei soldi, unica fonte di sostentamento per chi ha il coniuge disoccupato e una famiglia da sostenere. Sono stanche di aspettare, e nonostante la buona volontà della proprietà della cooperativa sociale per le quali hanno svolto i servizi, la risposta è sempre la stessa: “il Piano di Zona non paga le fatture, senza liquidità non possiamo coprire le vostre spettanze”. Nel frattempo accade anche che il vecchio Piano di Zona viene sciolto a favore della nascita del nuovo Ambito S1. Scafati resta sempre comune capofila, ma la struttura funziona parzialmente ed eroga soltanto i servizi essenziali, quali l’assistenza domiciliare. I problemi giuridici e politici che hanno avvolto la città di Scafati, con il conseguente scioglimento delle Istituzioni e l’arrivo della commissione straordinaria, non facilita le cose. Di fatto la triade intende procedere con il freno a mano tirato, sia per la scarsa liquidità delle casse, sia per verificare attentamente ogni procedura, passata, presente e futura. I Servizi Sociali sono del resto attenzionati anche dall’antimafia, che indaga su assunzioni e nomine sospette. Più volte dalla Emora sono stati inviati solleciti per il saldo del dovuto, l’ultima lettera è una pec del 21 febbraio scorso, a firma del legale Pasquale Villani. Nel documento si diffida il il Comune di Scafati, capofila e beneficiario delle prestazioni, di saldare il dovuto. Decine di fatture per prestazioni svolte dal gennaio 2015 a febbraio 2017. Due anni di insolvenza che hanno messo in ginocchio la cooperativa sociale, lasciando senza paga decine di operatrici. Con ogni probabilità si finirà in un’aula di Tribunale.

Maddalena Di Somma

<<Abbiamo bisogno di quei soldi, abbiamo aspettato già troppo. Facciamo appello alla commissione e ai consiglieri regionali di risolvere il problema – fa eco una delegazione di operatrici – ma la cosa che fa rabbia e che a subire ritardi nei pagamenti siamo noi prestatori dei servizi, mentre risulta che il personale in servizio al Piano di Zona riceve regolarmente le proprie spettanze>>. Insomma, soldi pochi sì, ma non per tutti. <<Mi dispiace molto. Ma la situazione della mancanza di liquidità nelle casse del comune capofila Scafati, dovuta ai mancati trasferimenti regionali, è diventata critica>>. Così la coordinatrice dell’Ambito S1 già alla guida del vecchio Piano di Zona, Maddalena Di Somma. <<Siamo creditori verso la Regione di circa 8 milioni di euro, molti dei quali sono diventati fondi perenti e necessitano di apposite manovre di bilancio per essere sbloccati. Le cooperative dovrebbero coalizzarsi in un’azione forte verso gli uffici regionali>> chiosa la dirigente. Insomma, la responsabilità sarebbe in capo alla Regione Campania. Qui fonti ufficiose però rivelano che il ritardo sia dovuto alla mancata rendicontazione del Piano di Zona. <<Temiamo possa essere solo uno scaricabarile sulle responsabilità, ma a noi non può interessare>> replicano le creditrici. Un’altra delicata questione che finisce sulla scrivania della commissione straordinaria.




Scafati. “Raggio di Sole”, da Aprile gestione alla parrocchia Santa Maria Delle Vergini

Di Adriano Falanga

Un altro pomeriggio convulso per ospiti ed operatori del centro Raggio Di Sole. Una delegazione di famiglie si è riunita sotto palazzo Mayer e due genitori ricevuti dalla commissione straordinaria. I funzionari ministeriali hanno spiegato che nelle more dell’espletamento della gara, a cui sta già lavorando la dottoressa Maddalena Di Somma coordinatrice del Piano Di Zona, la Prefettura di Salerno avrebbe chiesto di affidare la gestione del centro in via provvisoria (si pensa ad una durata di quattro mesi, a partire dal 1 aprile) alla parrocchia Santa Maria Delle Vergini. A rassicurare i genitori è stato anche lo stesso parroco Don Giovanni De Riggi. Si stanno studiando le modalità operative e stimando un piano economico per tale affidamento, curato con fondi del Piano di Zona. I circa trenta disabili dallo scorso mese di luglio sono privi della loro struttura ospitata presso il centro sociale San Pietro. Da luglio ad oggi solo un continuo scaricabarile sulle responsabilità, prima di chi avesse permesso o quantomeno lasciato che accadesse ciò, e poi su chi deve rimediare. Nel mezzo è accaduto di tutto, dalla dismissione del vecchio Piano di Zona alla nascita del nuovo ambito, alle dimissioni del sindaco fino all’arrivo della triade commissariale straordinaria a seguito dello scioglimento per infiltrazioni mafiose. La convenzione con la vecchia cooperativa sociale che gestiva il centro doveva essere prorogata nelle more della costituzione del nuovo ambito, ma ciò non fu fatto, e il centro venne chiuso. Il Comune lo scorso settembre provò ad indire un bando per la gestione trimestrale ma fu prontamente ritirato per delle difformità sullo stesso. Un errore certamente evitabile che ha però contribuito al prolungarsi del disservizio. Incontro ai ragazzi venne il parroco Don Peppino De Luca, mettendo disposizione gratuitamente dei locali presso la parrocchia San Francesco di Paola. A seguire i ragazzi, nel frattempo dimezzati in numero, gli operatori dell’ex cooperativa Emora su base volontaria. Il 10 febbraio le famiglie scrivono alla vice prefetto Maria De Angelis, chiedendo un incontro. Nel frattempo arriva la commissione straordinaria che si ritrova tra le mani la delicata questione. C’è poco da fare, la triade appena insediata ha bisogno di tempo, c’è da verificare le procedure, gli atti, la situazione contabile. Il 23 febbraio parte la protesta dei genitori sotto la casa comunale, al loro grido di aiuto si associano gli appelli delle forze politiche e associative. Si riesce a vedere una luce in fondo al tunnel, viene indetta una manifestazione d’interesse e invitate cinque cooperative sociali a partecipare al bando. Arriveranno solo due offerte, dalla coop Il Sollievo e dalla Emora, precedente gestore. Scadenza fissata al 1 marzo, da allora nessuna notizia. I genitori vengono rimbalzati da un dirigente all’altro, tra la coordinatrice Maddalena Di Somma del Pdz a Vittorio Minneci dei Servizi Sociali, fino al ragioniere capo Giacomo Cacchione. Ieri sera la decisione della triade commissariale composta dal Prefetto Gerardina Basilicata, dalla vice Prefetto Maria De Angelis e dal dirigente Augusto Polito. Sarà la parrocchia dedicata alla Santa Patrona della città ad occuparsi provvisoriamente della gestione del centro, appena saranno espletati gli atti necessari.

E ALIBERTI SE LA PRENDE CON CACCHIONE

2-aliberti raggio di soleLa questione centro disabili ha sancito anche la fine di un idillio istituzionale tra l’ex sindaco Pasquale Aliberti e il dirigente dell’area finanziaria Giacomo Cacchione. Dalle stelle alle stalle, perché Aliberti non ci mette molto a trovare un responsabile e lo identifica proprio nel suo vecchio ragioniere capo. Elemento non indifferente, è che Cacchione è teste chiave nelle indagini dell’antimafia e le sue dichiarazioni hanno contribuito al decreto di scioglimento, oltre a rafforzare la richiesta d’arresto pendente su Aliberti. <<La burocrazia, la legalita? No, è solo questione di volontà. Questa volta non credo nella poca attenzione della Commissione Straordinaria se è vero che la stessa ha avviato le procedure di aggiudicazione del servizio, pure espletate dal Piano di Zona – così su Facebook qualche giorno fa l’ex sindaco – Credo, invece, nella solita disattenzione di qualche funzionario, magari il solito, quello che nascondeva al sindaco i suoi procedenti giudiziari, quello che si distraeva sul pagamento della tassa sui rifiuti di qualche consigliere di opposizione e si impegnava, invece, a seguire l’assunzione della moglie, anche lei a processo, in uno dei comuni dell’Ambito di Zona, proprio così, uno dei comuni sui quali lui stesso esercitava ed esercita il suo potere di cassa sul Fondo unico di Ambito (Politiche Sociali)>>. Non è citato, ma l’identikit calza solo su Giacomo Cacchione. <<Caro Dirigente, se il problema è economico, vi autorizzo ad utilizzare per far ripartire il servizio tutta la liquidazione e le indennità di sindaco che non mi vengono versate da quasi un anno, a dispetto delle bugie che hai consentito si leggessero sui giornali – attacca Aliberti – Perché, come dal primo giorno di sindaco, anche con quasi due anni di ritardo, mai ho chiesto si pagassero le mie indennità ma sempre e prima quelle degli operatori sociali, dei dipendenti e dei fornitori. Questione di stile>>.

LE OPPOSIZIONI

Assieme alle famiglie erano presenti anche alcuni componenti di forze politiche a semplici cittadini, pochi in realtà. Polemiche da Scafati in Movimento, a cui non è sfuggita la presenza di Teresa Formisano e del dirigente dei Servizi Sociali Vittorio Minneci, nel mentre le famiglie si interfacciavano con il parroco De Riggi. <<Esponenti politici della passate amministrazioni che hanno governato, in prima fila a fare i paladini proprio loro che sono la causa del problema – così i grillini – davvero inaccettabile, le colpe sono anche dei dirigenti che non hanno saputo porre rimedio o sollecitare i vari responsabili politici>>. Presente anche Scafati Arancione: <<La nostra presenza qui testimonia l’impegno e il sostegno che stiamo profondendo su un tema a noi caro, che evidenziammo già durante le amministrative al quale Aliberti seppe rispondere solo con tante promesse poi mai mantenute – spiega Amedeo Vitagliano – L’ingiustizia perpetrata ai danni di questi ragazzi e delle loro famiglie è il risultato più evidente di cosa significhi per la politica il sociale. In questi mesi i volontari, senza percepire un solo centesimo, insieme alla bontà di don Peppino, hanno garantito un servizio scaduto e mai prorogato a luglio. Ai commissari chiediamo impegno e rispetto per i ragazzi, per le famiglie e per gli operatori, che si stanno comportando da veri eroi>>.




Scafati. Il “Raggio di Sole” scrive alla De Angelis: “Attendiamo risposte sulla riapertura del centro”

Di Adriano Falanga

Centro disabili “Raggio di Sole”, ancora un appello dalle famiglie ed operatori della struttura, chiusa dallo scorso luglio. Una situazione di stallo generata da burocrazia e superficialità istituzionale, che ha lasciato senza sostegno una trentina di disabili ospitati nel nuovo centro sociale San Pietro. Famiglie e operatori hanno deciso di scrivere alla vice prefetto Maria De Angelis per chiedere un incontro e riuscire ad avere risposte concrete. “Noi familiari con i ragazzi attendiamo la riapertura del Centro, e la ripresa delle attività. Purtroppo lo spacchettamento da parte della Regione nel marzo 2016 (del vecchio Piano di Zona, ndr) ha impedito che allo scadere del contratto con la cooperativa Emora O.n.l.u.s, aggiudicataria del servizio, ci potesse essere una proroga, facendo così cessare le attività, per circa 32 utenti con disabilità. Da allora non abbiamo avuto alcuna risposta dagli organi interessati – si legge nella nota – Solo a settembre 2016, la Scafati Solidale bandisce una manifestazione di interesse, per la gestione del Centro Diurno, tale bando poi viene ritirato a causa di una lettera di contestazione (box sotto, ndr) Ciò ha fatto sì che i tempi per la riapertura si allungassero ancor di più”. Tra gli operatori del centro, coordinato da anni dalla dottoressa Ilenia Cardillo, e gli ospiti, si è instaurato un rapporto profondo, di fiducia reciproca. Ragion per cui nessuno ha sentito bisogno di abbandonarli al loro destino. “Ad ottobre 2016, un piccolo gruppo, viene accolto da Don Giuseppe De Luca, Parroco della Chiesa di San Francesco di Paola, solo al mattino, per poche ore, seguiti dai professionisti che in questi anni hanno seguito i nostri ragazzi, e che ora svolgono puro volontariato. La struttura è fredda, umida, e non può accogliere i ragazzi più gravi e i carrozzati – prosegue la nota, indirizzata anche alla coordinatrice del nuovo Piano di Zona, dottoressa Maddalena Di Somma – sottolineando la situazione di grave disagio, vissuta dai nostri ragazzi, e la totale mancanza di volontà da parte dei Responsabili, di far partire quanto prima il servizio, bandendo la gara d’appalto, visto che i fondi sono stati stanziati, e farci sapere che fine ha fatto il parere legale della manifestazione d’interesse, con fondi comunali, per far partire le attività nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2016”. Allo stato di fatto, il nuovo Piano di Zona sta riorganizzando la struttura, assumendo il personale e rivedendo i regolamenti dei servizi offerti, in virtù della nuova convenzione stipulata con i comuni associati: Sant’Egidio Monte Albino, Corbara, Angri e naturalmente Scafati che è capofila. Occorrerà quindi bandire nuova gara d’appalto. Naturalmente la situazione di instabilità politica e amministrativa del Comune di Scafati non migliora la situazione, considerato che l’ente è il capofila. Un’altra risposta che la triade commissariale è chiamata a dare, si spera con priorità assoluta.

IL BANDO ANNULLATO PER IRREGOLARITA’

1-scafati solidalePer tamponare il problema, in attesa della ridefinizione del nuovo Piano di Zona, il Comune di Scafati aveva pensato, nel settembre scorso, di bandire una manifestazione di interesse per la gestione del centro disabili trimestrale, attingendo a fondi comunali. La giunta aveva anche dato l’ok per la variazione in bilancio. La cifra necessaria era stata prelevata dal capitolo di spesa dedicata al Nucleo di Valutazione. Secondo la Lega Cooperative Sociali Campania, il bando non sarebbe stato conforme alle normative che disciplinano il settore del volontariato. In parole povere, il bando chiamava “volontariato” ciò che in realtà è un servizio di esternalizzazione, con tanto di compensi mascherati come rimborsi e contributi. Il sindacato protesta formalmente, il Comune di Scafati recepisce e fa un passo indietro, revocando il bando in regime di autotutela. Un meccanismo che avrebbe di fatto penalizzato le cooperative sociali, a favore, denunciava il responsabile della Lega Luca Sorrentino, di chissà quale associazione di volontariato. Alla manifestazione di interesse partecipò una sola associazione di volontariato, la CDA Coordinamento Disabili dell’Agro, risultata idonea a gestire il servizio. L’associazione è parte della cooperativa sociale Emora onlus, già gestore del centro da anni. “L’attività prestata dai volontari deve essere a titolo gratuito, fatto salvo, il rimborso delle spese sostenute e debitamente documentate. Il rimborso, da disciplinare con apposita convenzione, sarà contenuto nel limite massimo di euro 5 mila mensili, anche se le associazioni dovessero garantire un numero di volontari superiore a quello richiesto” si leggeva nel bando. “L’associazione dovrà possedere dimostrata esperienza nel supporto alla gestione di centri per disabili e le dovranno garantire la presenza di almeno quattro volontari O.S.A ogni giorno, idonei allo svolgimento delle attività del presente avviso e di un Coordinatore, in possesso di laurea idonea” i requisiti. Secondo il responsabile della Lega Luca Sorrentino, le figure professionali richieste e gli orari di servizio da coprire erano paragonabili invece ad un rapporto di tipo lavorativo, più che volontario. “Inoltre, la figura di un coordinatore laureato (anch’essa però volontaria) lascia supporre una sorta di subordinazione all’operato dei volontari” denuncia Sorrentino. E dietro questi rimborsi si celerebbe in realtà la misera retribuzione che percepiscono, al nero, gli operatori sociali mascherati da volontari. Un sistema che giova alle associazioni, gestite con criteri fiscali diverse dalle cooperative sociali. La vicenda fu segnalata anche all’Anac.




Scafati. Ecco la vera Scafati…Solidale

Di Adriano Falanga

La città di Scafati vive una fase di stasi socio politica, e questo è un fatto noto. Le politiche sociali oggi sono nel caos, sia per la mediocrità delle risorse dedicate e sia per il caos generato dallo spacchettamento del vecchio piano di zona. Ad ogni modo, quelle poche risorse disponibili sono in gran parte dirottate al comparto sanitario: assistenza e supporto ai malati. Resta fuori tutto un mondo, che di certo non si ferma ad aspettare tempi migliori. La povertà ad esempio, che mette in ginocchio decine di nuclei familiari, partorendo i cosiddetti “invisibili”: senzatetto, disagiati, pensionati in crisi, disoccupati, immigrati, bambini difficili. Una categoria che, stando agli ultimi dati Istat, non conosce freno. Il gelo di questi giorni ha concentrato l’attenzione sui clochard, andando a sensibilizzare anche quelle persone che quotidianamente ignorano il problema. Perché, sia chiaro, i senzatetto vivono per strada anche quando non fa freddo. Una piaga che non conosce limiti e confini che non risparmia di certo neanche Scafati. E allora, in assenza di servizi sociali adeguati e concretamente strutturati, chi provvede a queste persone? Chi rende aiuto agli “invisibili? E’ così che Cronache ha scoperto una positiva realtà locale, che vive e agisce lontano dai riflettori, offrendo quel supporto che le Istituzioni non riescono a offrire. Sono le parrocchie, realtà che a Scafati sono molto attive, operative e ben organizzate. Sono queste che grazie all’impegno di volontari e benefattori riescono a “scovare” gli invisibili e offrire loro un aiuto. Due sono le comunità parrocchiali che abbiamo approfondito, fermo restando però che molte altre comunità cattoliche offrono, nel loro piccolo e nella loro dimensione, lo stesso servizio. Ogni parrocchia ha la propria visione, e offrono diverse attività di supporto e assistenza alle classi dei cosiddetti “ultimi”. Don Giovanni De Riggi è il parroco della Chiesa Patronale di Santa Maria Delle Vergini, in piazza Vittorio Veneto. In questa parrocchia sono vive e operative diverse realtà laiche, dall’Azione Cattolica alle comunità Neocatecumenali, che provvedono a inglobare sia l’universo giovanile che coloro che cercano un approccio più approfondito con la loro fede. Ma è la Caritas che in particolare provvede al supporto degli invisibili. “Fin dal 2001 è operativa la mensa dei poveri – spiega Don Giovanni – un servizio quotidiano, costante, che funziona e va avanti esclusivamente grazie alle donazioni di benefattori e al volontariato dei parrocchiani”. La mensa non riceve fondi pubblici o diocesani, si autogestisce grazie alla solidarietà della comunità parrocchiale spiega il parroco. “Ogni giorno, da anni, vengono preparati almeno 50-60 pasti caldi. Pasti completi, dal primo al secondo con contorno e la frutta”.

1-don-giovanni-de-riggiContrariamente a quanto si possa pensare, non sono pochi gli italiani. “Molti vengono anche da fuori città, alcuni sono stranieri ma non mancano famiglie locali. Alcune di queste per un senso di vergogna non vengono direttamente in mensa, ma passano a ritirare il pasto preparato e confezionato”. Un servizio che comporta certamente oneri non indifferenti, considerato anche il costo delle vettovaglie e di quanto necessario per consumare un pasto completo. A cucinare, servire ai tavoli e pulire sono volontari. Così come sono volontari coloro che portano avanti anche il servizio pacchi alimentari. “Pensavamo che con il tempo questo servizio andasse scemando, ed invece ci siamo ricreduti” continua Don Giovanni. Sono oltre 200 i nuclei familiari che mensilmente usufruiscono del pacco alimentare. Contrariamente al Comune, l’intero servizio, logistica compresa, è garantita dal volontariato. “A volte carichiamo al Banco Alimentare anche 50-60 quintali di genere alimentari, e tutto questo è reso possibile grazie ai parrocchiani che mettono a disposizione sia il loro tempo che i loro mezzi di trasporto” puntualizza il parroco. Una bella realtà che purtroppo si scontra con quella negativa della povertà. “Siamo abituati ancora a immaginare il povero come il classico straccione – confida Don Giovanni –  ma i tempi hanno introdotto i disoccupati, i pensionati, gli immigrati”. Secondo il sacerdote non tutti provengono dai cosiddetti quartieri degradati. “Anche in strade residenziali, come via Martiri D’Ungheria e corso Nazionale, si nascondono, coperti dalla loro dignità, famiglie in pesanti difficoltà”. Come ad esempio coloro che han perso il lavoro restando con il mutuo da pagare. “Più che mangiare, oggi è diventato difficile far fronte alle utenze domestiche” aggiunge il prelato, confidando che sempre più spesso la parrocchia prova a venire incontro a coloro che non riescono a pagare le bollette. E non sono pochi. “Tutto questo avviene da anni, lontano dai riflettori, perché sono personalmente convinto che, come diceva Cristo, la mano destra non sappia ciò che fa la sinistra”. Insomma, la provvidenza esiste, il mondo non è ancora del tutto chiuso su se stesso.

LA REALTA’ DI SAN FRANCESCO DA PAOLA

1-volontari-san-francescoDon Peppino De Luca ha dieci anni in meno del “collega” di Santa Maria Delle Vergini, entrambi però provengono dalla stesa realtà parrocchiale e hanno condiviso lo stesso percorso di formazione cattolica. Sono concittadini, di Cicciano. Don Peppino è molto conosciuto per il suo carisma, la parrocchia fondata dal compianto Don Aniello Marano, è intitolata a San Francesco di Paola. Qui la realtà parrocchiale è fondata sullo scoutismo, ma con l’avvento di Don Peppino sono nate altre realtà associative, che animano la vita comunitaria in parrocchia. La Chiesa è dotata di parco giochi e campo di calcetto, oltre ad uno stupendo teatro. Questo ha permesso l’esistenza dell’oratorio ragazzi, e di una realtà teatrale molto prolifica. Negli anni, numerosi sono stati gli attori famosi che hanno calcato il palcoscenico, negli ultimi tempi è stato sviluppato anche il foyer, inizialmente usato per incontri con i ragazzi, inserendovi l’angolo bar, il botteghino ed il guardaroba. In pochi anni insomma, grazie all’aiuto di Mons. Aniello Marano, di don Peppino De Luca e della direzione del Dott. Ciro Aquino, il teatro si è sviluppato enormemente, tanto da annoverarsi tra le sale più belle ed accoglienti dell’agro. La Rassegna messa in opera ha superato ampiamente i 300 abbonamenti, tale da far registrare il tutto esaurito. Non solo aggregazione culturale però, in parrocchia esiste anche la “Casa di Francesco” primaria e gratuita accoglienza alle persone bisognose di vestiti, igiene personale e di cure mediche per ridare dignità e speranza attraverso la condivisione e la solidarietà. La Casa di Francesco eroga periodicamente i servizi di guardaroba, cura dell’igiene della persona e di ambulatorio medico, oltre ad avere al proprio interno cucina e dormitorio. Tutto gratis e curato dai volontari dell’associazione Emmaus e degli scout del Masci Scafati 2. “Attualmente stiamo completando la struttura, che sorge sotto la scala di ingresso alla Chiesa – spiega Don Peppino – abbiamo stabilmente 7-8 ospiti, tra cui italiani, e una volta completata, La Casa Di Francesco potrà accogliere una decina di ospiti. Sono stati spesi oltre 40 mila euro ad oggi grazie anche ad un premio vinto di 15 mila euro e 5 mila euro che ci ha donato il Comune”. Chiaramente, il resto è affidato alla solidarietà di generosi benefattori, alle offerte, e ai ricavi della rassegna teatrale. La raccolta di generi di prima necessità e di vestiario in buono stato è sempre operativa.

SERVIZI SOCIALI, LA SFIDA PARTE DA QUI

1-mensa-caritasCronache ha voluto semplicemente raccontare come, in una città come Scafati, le comunità parrocchiali riescono a sopperire, nonostante le ovvie difficoltà logistiche ed economiche, alla carenza e precarietà dell’offerta dei servizi sociali istituzionali. Dimensioni e strutture diverse, che ispirate a principi cristiani riescono ad aggregare persone e ragazzi, sotto lo spirito dell’associazionismo e del volontariato. Non solo Santa Maria Delle Vergini e San Francesco di Paola però, realtà simili sono presenti anche nelle altre parrocchie, tra cui Santa Maria Delle Grazie, al Santuario della Madonna dei Bagni, oppure San Pietro apostolo, dove pure esiste una forte realtà teatrale e giovanile. Viene da chiedersi, in una galassia di cemento come è diventata Scafati, senza le comunità parrocchiali centinaia di giovani, famiglie, o anche semplicemente persone animate da spirito altruista, dove e come avrebbero potuto aggregarsi o rendersi disponibili al prossimo. La città non offre nulla, non ha strutture sportive pubbliche, non ha centri di aggregazione giovanili, non ha sportelli di ascolto e sussidiarietà a chi si ritrova in condizioni di bisogno, sia economico che psicologico. Fatto salvo poche e rare realtà associative, il resto nasce solo per intercettare fondi, o creare consenso politico, senza però garantire una continuità nel tempo del servizio. Ed è questa una delle sfide che la prossima amministrazione comunale è chiamata ad affrontare.




Scafati. Nominati i sub commissari, Pd E Fdi: “azzerare tutto e via la Di Saia”

Di Adriano Falanga

Nominata anche la triade di sub commissari che affiancheranno il Prefetto Vittorio Saladino nella delicata gestione commissariale di Palazzo Mayer. Il neo commissario lo ha fatto intendere, le idee sono chiare, e l’intenzione è di mettersi subito all’opera. Chiaramente, prima occorre prendere contezza della situazione delle casse comunali, e verificare il funzionamento della macchina amministrativa. Bilancio dell’ente e delle partecipate, servizi sociali, questione sicurezza, sono i settori su cui comincerà da subito l’attività commissariale, a da qui seguiranno tutti gli altri step. E per poter “scattare questa foto” dell’attuale situazione, dalla Prefettura di Salerno, si nomina del Prefetto Malfi, arrivano i tre sub commissari, tutti con specifiche competenze amministrative. Francesco Prencipe è responsabile dei servizi finanziari della Prefettura di Salerno, andrà a coordinare i servizi finanziari retti da Giacomo Cacchione, dirigente indagato nello stesso filone d’inchiesta che coinvolge l’ex primo cittadino. Vincenzo Rosario Carleo è invece responsabile dei servizi sociali in Prefettura. Toccherà la delicata gestione dei servizi sociali, a partire dal Piano Di Zona, dove il comune di Scafati è capofila, passando per la Scafati Solidale e tutti i servizi erogati. Chiude la triade Sergio Tortora, dell’ufficio del servizio di vigilanza. A lui potrebbe andare il comando della Polizia Municipale, senza comandante dallo scorso novembre, quando il maggiore Alfredo D’Ambruoso è di fatto andato in pensione (anche se rassegnò le dimissioni qualche mese prima). Da allora Pasquale Aliberti delegò i tre attuali capitani ad alternarsi, con cadenza quindicinale, alla guida del comando di via Melchiade. Un lavoro delicato, su cui la triade sub commissariale guidata da Vittorio Saladino si è già attivata. Scafati è una città importante, un centro urbano di oltre 50 mila abitanti, terzo comune della provincia di Salerno e primo dell’Agro Nocerino. Un tessuto urbano variegato, con mille sfumature diverse e un’anima di cemento armato, che lo porta ai vertici italiani dei comuni con maggiore densità demografica. E tutto questo Saladino ha mostrato di saperlo bene, avendo già operato nella vicina Boscoreale. Il traffico, così come il fenomeno degli allagamenti e dell’insufficiente rete fognaria, è diretta conseguenza della speculazione edilizia degli anni 80/90, che portò la città di Scafati a raddoppiare la sua popolazione. Una speculazione che fu causa principale del primo scioglimento dell’ente, avvenuto l’11 marzo 1993, per infiltrazioni mafiose. Nei prossimi giorni Cronache racconterà, in esclusiva, ciò che la commissione di accesso riscontrò e relazionò all’allora ministro degli Interni. Nei prossimi giorni, con ogni probabilità subito dopo le festività natalizie e dopo il primo riscontro della documentazione acquisita dai funzionari, il pool incontrerà le forze politiche e associative territoriali.

PD ed FDI: AZZERARE TUTTO E VIA DI SAIA

2- opposizioneSoddisfazione anche da Fratelli D’Italia e Partito Democratico, che però a Saladino chiedono un segnale di discontinuità con la precedente gestione. “Un Prefetto di elevato spessore istituzionale e amministrativo, siamo certi sia la persona giusta al posto giusto – così Mario Santocchio – e a cui chiediamo, da subito, un segnale di discontinuità. In particolare bisogna azzerare i dirigenti, alcuni dei quali direttamente coinvolti nelle indagini dell’antimafia, rimuovere anche la segretaria comunale Immacolata Di Saia e azzerare tutti i cda delle partecipate”. Santocchio, che è stato presidente della commissione consiliare speciale sulla Helios, al pool commissariale chiede anche di approfondire e dedicarsi della questione legata al sito di stoccaggio di via Ferraris. “E’ un tema molto sentito dai cittadini, su cui stavamo alacremente lavorando. Al dottor Saladino chiediamo di non calare la guardia, e di essere presente alla conferenza dei servizi convocata per il 13 gennaio” conclude Santocchio. Il pool di commissari soddisfa anche le aspettative del Partito Democratico. “Un vero pool per il nostro Ente, sintomatico di quanto ci sia da lavorare e soprattutto da fare in forte discontinuità con l’Amministrazione Aliberti. Un pool la cui nomina, temiamo, sia anche un forte segnale nella direzione di uno scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Auguriamo ai commissari un proficuo lavoro” così la segretaria del circolo locale, Margherita Rinaldi. I Democratici hanno chiare le loro priorità, e tutto sommato, sono le stesse di quelle di Fdi e delle forze politiche extra consiliari, la parola d’ordine è discontinuità. “Prima tra tutte l’allontanamento della dottoressa Di Saia, l’azzeramento dei CDA delle partecipate, del corpo dirigenti e di tutte le nomine nonché proroghe di contratti illegittime fatte in gran velocità prima che le dimissioni di Aliberti divenissero irrevocabili – puntualizza la Rinaldi – Poi alcune priorità per i cittadini, a cominciare dalla rottamazione delle cartelle della Geset che volevamo portare in Consiglio Comunale per venire incontro alle tante famiglie e imprenditori in difficoltà. Si apre un capitolo nuovo per la nostra città dall’epilogo ancora incerto. Sarà difficile per tutti ma era un male inevitabile”.




Scafati Solidale. Luca Celiberti: “cda ancora in carica, mai revocato”

Di Adriano Falanga

E’ giallo sull’Istituzione Scafati Solidale, mentre la maggioranza discute della nomina dei nuovi componenti il cda, i precedenti ritengono di essere ancora in carica. La delibera dell’Anac ha dichiarato illegittima la nomina a presidente di Andrea Granata, che ora si vede anche costretto a restituire quanto percepito, ma ha risparmiato le posizioni di Raffaele Di Rosa, vicepresidente e di Luca Celiberti, componente. Nonostante ciò dal 2016 non si è tenuta ancora una riunione del consiglio di amministrazione, e a gettare benzina sul fuoco è stata anche la rinuncia di Vittorio Minneci dalla carica di direttore generale. Un ruolo importante, su cui è stata aperta una manifestazione di interesse da parte del primo cittadino. Sono una ventina i candidati che si sono proposti entro la scadenza del 22 febbraio, ed i colloqui Aliberti li avrebbe tenuti lunedì scorso. Indiscrezioni però vogliono come nuovo responsabile un giovane assistente sociale attualmente impiegato ai Servizi Sociali guidati dalla dottoressa Carmela Pauciulo. Dalla maggioranza è stato già fatto il nome del futuro presidente, il coordinatore infermieristico Angelo Romano, candidato non eletto in lista alibertiana Grande Scafati, già componente del Nucleo di Valutazione. A completare il cda sembra dover esserci due donne, una indicata da un consigliere comunale, e l’altra di preferenza sindacale. Si vocifera di una ex candidata non eletta, attualmente impiegata al Servizio Civile. Ma la maggioranza sembra aver fatto i conti senza l’oste, da Luca Celiberti infatti arriva il monito: “Siamo pienamente consapevoli di essere e restare al nostro posto, poiché nessun provvedimento, né di interdizione, né di revoca ci ha mai sfiorato”. Da parte di Pasquale Aliberti è stata trasmessa una lettera di fine anno quale ringraziamento per il lavoro svolto, il che potrebbe suonare come un benservito, ma lo statuto dell’Istituzione non prevede la destituzione dei componenti, fatto salvo la revoca, che deve essere però ampiamente provata e motivata dal mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati. E ad oggi, niente di tutto questo è stato ancora trasmesso ai componenti in carica. “Ho chiesto a più riprese e in maniera pubblica, soltanto un chiarimento di natura politica al primo cittadino, al fine di conoscere le sue intenzioni – aggiunge Celiberti – ma non ho avuto riscontro”. Esprimono solidarietà all’ex presidente Andrea Granata: “l'amarezza nasce dal fatto di non aver potuto, per motivi traversi, continuare ad operare per il bene della città e soprattutto delle fasce più deboli delle quali ci occupiamo – concludono Celiberti e Di Rosa – È perciò fervida l'attesa per la nomina del nuovo Presidente, al quale spetta l'onere della convocazione del CDA, da cui ripartire per continuare semplicemente a lavorare”.

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Scafati. “Dopo Matrone, anche Minneci. E’ una girandola di funzionari e dirigenti”

Di Adriano Falanga

La rivoluzione amministrativa portata avanti da Pasquale Aliberti arriva al delicato comparto dei Servizi Sociali. Dopo aver “eliminato” l’assessore delegato, e dopo aver azzerato il cda dell’Istituzione Scafati Solidale, il primo cittadino ha indetto avviso pubblico per la selezione di un nuovo responsabile del settore “Scafati Solidale” e questo perché il responsabile attuale, il dottor Vittorio Minneci, ha chiesto di poter lasciare l’ufficio. Ufficialmente Minneci ha definito troppo “usurante” questa tematica, molto impegnativa e stressante, ufficiosamente c’è però chi dietro ci vede la volontà di staccare la spina in un settore costantemente sotto i fari della Procura della Repubblica. Scafati Solidale gestisce infatti le politiche sociali in coordinamento con il Piano Di Zona. Concorsi, nomine, assunzioni, bandi, cooperative, tutto molto complicato e ultimamente attenzionato. Arrivano le osservazioni delle forze di opposizione. “E’ l’ennesimo funzionario che scappa dal proprio ruolo. Si sta dando l’impressione di cambiamento ma in realtà non cambia niente perché il direttore dell’orchestra e sempre lo stesso – così Mario Santocchio – In questi anni al Comune di Scafati manca la parola imparzialità, dirigente che entrano ed escono come se fosse una ditta privata”. Strali anche dal Partito Democratico: “Da sempre come PD denunciamo una gestione delle politiche sociali qui a Scafati fumosa e di tipo clientelare, una gestione che subisce costantemente le pressioni della politica che sui bisogni delle fasce più deboli costruisce il proprio consenso in termini di voti, il che è vergognoso – il commento di Margherita Rinaldi, segretaria del locale circolo – Basta vedere cosa accade al Piano di Zona di cui Scafati è il Comune capofila, non ultimo il concorso finito in Procura; cosa è accaduto e ancora accade nella gestione e nel controllo dei centri anziani, da quello della Villa comunale a quello di San Pietro; cosa si verifica costantemente nei centri per disabili dove troviamo impiegati soggetti privi dei titoli e delle competenze necessarie che hanno come unico requisito utile la vicinanza politica a questa maggioranza”.

1-vittorio minneciPerplessità sulle motivazioni che hanno spinto Minneci a lasciare il comparto: “Aliberti ci ha abituati a cambi di vertici nei vari uffici senza dare alcuna spiegazione. Sappiamo però che nel tipo di gestione da noi denunciata il ruolo dei dirigenti diventa funzionale e strategico. Forse la figura di Minneci non era più in linea con i ”progetti” del primo cittadino come probabilmente non lo era più quella di Matrone nell’ufficio urbanistico”. Sulla stessa linea Michele Grimaldi, consigliere comunale dei democrat: “La girandola di funzionari e dirigenti di queste ore è la dimostrazione della violenta ingerenza della maggioranza politica di centrodestra in quella che dovrebbe essere l’ordinaria e imparziale attività della pubblica amministrazione, cosa ancora più grave se si verifica in settori quali il sociale, come nei casi del Piano di zona e dei Centri anziani”. Il Pd nei giorni scorsi ha chiesto il commissariamento del centro anziani di San Pietro, dopo le polemiche sulla gestione finanziaria della struttura, a cui è seguita regolare denuncia alla Procura Di Nocera Inferiore, attraverso la Guardia di Finanza di Scafati. “Vorrei esprimere la mia solidarietà a quei tanti onesti impiegati del comune, persone capaci e perbene, che quotidianamente sono costretti a vivere un clima di tensione e costanti pressioni, nel mentre invece dovrebbero, con serenità e professionalità, svolgere il loro lavoro al servizio non di un despota ma dei cittadini scafatesi e della nostra comunità” chiosa Grimaldi.




Scafati. Rivoluzione ai Servizi Sociali, lascia il dirigente Vittorio Minneci

Di Adriano Falanga

Lascia i Servizi Sociali il dottor Vittorio Minneci. Responsabile dell’ufficio da diversi anni, Minneci si occupa anche di Polverificio, Biblioteca e Cultura. La notizia è venuta fuori quando sull’Albo Pretorio compare la manifestazione d’interesse per un posto di “responsabile del settore Scafati Solidale”. Una posizione organizzativa del tutto nuova, facile a sollevare dubbi. Del resto, ci si poteva chiedere, il sindaco ha revocato l’assessorato alle Politiche Sociali, puntando sul consigliere delegato, e avendo già l’Istituzione Scafati Solidale, con tanto di cda, a sua volta sotto il coordinamento amministrativo dell’ufficio guidato da Minneci, quale era il motivo per cui introdurre una nuova figura organizzativa, con tanto di spese per il Comune? Facile gridare al conflitto di poteri. E’ stato poi lo stesso Minneci a chiarire il motivo: “ho chiesto io di lasciare i servizi sociali. In questi anni ho dato molto al settore e ricevuto altrettanto. Abbiamo conseguito importanti risultati, ma oggi sento di non riuscire a seguire tutto. Le Politiche sociali sono per me usuranti, soddisfacenti, ma molto impegnative”. Dovrebbe però conservare le altre competenze Minneci, ecco il motivo di un responsabile della sola Scafati Solidale. Chi gli succederà dovrà occuparsi solo di quello. “Ringrazio comunque il sindaco per la fiducia che mi ha riposto, nessun disguido, nessun problema, solo motivi personali, come spiegato”. La decisione di Minneci però non era nota a tutti, anzi, i consiglieri di maggioranza e alcuni assessori erano all’oscuro. E in tanti hanno chiesto al primo cittadino i motivi di questa selezione pubblica. “Il dottor Minneci nell’ambito della nuova riorganizzazione ha chiesto di lasciare le Politiche Sociali e di essere affidato a nuovo incarico” conferma Pasquale Aliberti. Quanto alla copertura economica e alla scelta di selezione tramite avviso pubblico, il sindaco chiarisce: “Parliamo di Posizione organizzativa e non di Dirigenza. Per quest’ultima la norma ci consentirebbe di avere solo il 20% di quelli in carica. Nessuna polemica con chi lascia perché riteniamo abbia operato al meglio e nel rispetto delle regole”. L’ufficio Scafati Solidale viene scorporato nel momento in cui il primo cittadino ha anche deciso di tenere per se la delega assessoriale. Delegherà un consigliere comunale, per suo conto, a seguire la tematica ma i poteri di firma e la possibilità di produrre atti faranno sempre ed esclusivamente a lui capo. A rilevare la delega è in pole Teresa Formisano, che pure dovrà vincere il “ballottaggio” con Bruno Pagano. L’ex assessore Annalisa Pisacane ha perso la competenza dopo la recente rimodulazione di Giunta, trovandosi oggi a seguire la Pubblica Istruzione.

1-scafati solidaleUna vera rivoluzione delle politiche sociali quella portata avanti da Aliberti, che vede anche la decisione di non rinnovare il cda della Scafati Solidale ma di individuare nuovi componenti. La selezione in questo caso è “affidata” alle indicazioni della maggioranza. Tra coloro che hanno espresso interesse a indicare un componente c’è Roberto Barchiesi, che punterebbe su di un infermiere già candidato non eletto in lista con lui nel 2013, e appena uscito dal Nucleo di Valutazione. Un altro nominativo vorrebbe indicarlo Bruno Pagano, che vedrebbe bene l’entrata di un esperto sociologo già in forze al Piano Di Zona. Indicazioni non vincolanti per il primo cittadino, che ha piena facoltà di legge nella scelta dei componenti. Quanto al nuovo responsabile del settore Scafati Solidale, gli interessati devono inoltrare domanda al sindaco, secondo le modalità indicate nell’avviso pubblico pubblicato sull’albo on line. Termine ultimo per la presentazione delle domande il 22 febbraio. L’incarico sarà part time di 24 ore settimanali fino al 30 settembre, salvo proroghe. Il trattamento economico complessivo è quello previsto per la cat. D posizione economica D1 del CCNL Regioni ed Autonomie Locali, oltre alla retribuzione di posizione riconosciuta dal Comune di Scafati.