De Luca non si presenta a Matrix «Meglio la Juve». Caldoro: «Scappa»

di Andrea Pellegrino

Qualcosa è andato storto durante il tragitto da Napoli a Roma. De Luca, infatti, che solo poche ore prima aveva annunciato la sua partecipazione al confronto tra i candidati presidente a Matrix, con un tweet intorno alle 21.00 ha disdetto la sua partecipazione. La versione ufficiale aggrappata ai soliti “sopraggiunti motivi personali”. Quello che si racconta, naturalmente, è tutt’altro. Alle 19,00 dopo l’incontro all’istituto scolastico Sacro Cuore di Napoli e poi la partecipazione alla convention partenopea degli architetti, De Luca parte da Napoli direzione studi televisivi di Canale 5. A Matrix c’è fermento per il confronto ieri sera annunciato e pubblicizzato al top. L’argomento è sentito a poche settimane dal voto regionale in Campania. Sul tavolo ci sono parecchi argomenti, alimentati nelle ultime ore anche dalle dichiarazioni dello stesso premier Matteo Renzi. Ma su alcune questioni De Luca non vuole intervenire. Così pare che prima di varcare la soglia dello studio televisivo abbia chiesto rassicurazioni alla produzione. Insomma pare che abbia chiesto, così come è solito fare, di non toccare determinati temi ma di concentrare le domande solo su alcune tematiche. Richiesta che sarebbe stata, come è giusto che sia, rispedita al mittente con la replica di De Luca giunta via internet con il cinguettio che ha annunciato la sua assenza al confronto tv. Il tutto mentre Stefano Caldoro, Valeria Ciarambino (Movimento 5 Stelle) e Marco Esposito (lista Mo) erano già lì per la registrazione della puntata che sarebbe dovuta partire alle 21,00 per poi andare in onda oltre le 23,00 sulla rete ammiraglia di Mediaset. Pare che sia stata avanzata anche l’ipotesi, poi tramontata quasi immediatamente, di una sostituzione in studio con il deputato democrat Fulvio Bonavitacola.
Ma lo scontro tra Caldoro e De Luca si è consumato comunque via Twitter. De Luca scrive: «Meglio Ronaldo e l’Apache che il dibattito che ammosc’», riferendosi alla semifinale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. Immediata la replica di Stefano Caldoro, sempre attraverso un cinguettio: «Il dibattito veniva dopo la partita, un’altra menzogna. E comunque mica gioca il Napoli #JuveReal




Pagani. Politica: caos nel centrodestra. La sinistra ancora divisa

PAGANI. Caos centrodestra, mentre a sinistra sembra che stiano decidendo di far politica nel prossimo millennio. Tra liti all’interno delle stesse famiglie politiche, divisioni, posti in giunta da cambiare, partiti che si ricompongono il centrodestra paganese vive una fibrillazione, in attesa delle elezioni regionali. Partiamo da Fratelli d’Italia. Non è in maggioranza in città e a muoversi, in questi giorni, pare essere solo Alberico Gambino a suon di iniziative e scontri a destra e a manca. Non è certo più il sindaco super votato che si presentava, anche se condannato in secondo grado per l’uso improprio della carta di credito, imponendo la sua candidatura alle regionali, e facendo messe di voti. Da allora l’arresto nell’operazione anticamorra “Linea D’Ombra” (conclusasi con la sua condanna ma anche dall’assoluzione dai capi d’imputazione più importanti, ed ora in appello), la nuova inchiesta “Criniera sulla malavita paganese con un’altra richiesta di arresto pendente sul suo capo, il non essere in giunta a Pagani, lo sfaldamento del gruppo dei cirelliani in provincia di Salerno rischia di ridimensionare pesantemente il potenziale elettorale di Gambino. L’ex sindaco ha perso tutto quello che poteva perdere: elezioni alla provincia di un suo supportato, la possibilità del controllo del mercato ortofrutticolo finito nelle mani di Vincenzo Paolillo che vuole candidarsi al consiglio regionale, e del comune con la sconfitta al ballottaggio di Massimo D’Onofrio, anche quest’ultimo sotto il rischio di arresto per l’operazione Criniera. Nello stesso gruppo Fratelli d’Italia, ci sono due candidature forti, quello del sindaco Nunzio Carpentieri di Sant’Egidio del Monte Albino e di Salvatore Arena che potrebbe far man bassa di voti a Nocera Inferiore e che ha ottimi rapporti anche in Cilento.

Passando in maggioranza c’è il nodo Alfonso Marrazzo, attuale assessore comunale in quota “Grande Pagani”. Il patron della civica azionista dell’amministrazione del sindaco Salvatore Bottone, Paolillo ha bisogno di fare il pienone di voti a Pagani. Nei grossi comuni dell’Agro nocerino, infatti, la battaglia è aspra e non si sa quanto dell’appoggio vantato da Paolillo del sindaco di Scafati Pasquale Aliberti riesca ad ottenere: l’obiettivo principale del primo cittadino scafatese è quello di far rieleggere la moglie Monica Paolino e potrebbe stringere più accordi nell’area nord della provincia. Per fare il pienone, Paolillo vuole tutti i fedelissimi al suo posto e pare che Marrazzo non sia più in questo elenco. Infatti, come è noto, nei giorni scorsi, tre consiglieri comunali di “Grande Pagani” hanno chiesto le dimissioni di Marrazzo e la sostituzione con un nome più vicino alla lista civica. Ma Marrazzo tiene duro e non si dimette. La richiesta è anche necessaria per stanare Bottone e verificare se appoggerà o meno Paolillo alle regionali.

Bottone deve destreggiarsi tra le richieste di sfiducia avanzata dai tre consiglieri Pietro Sessa, Luisa Paolillo e Goffredo Iaquinandi, e Marrazzo che non vuole dimettersi. Una scelta che non può più procrastinare all’infinito. Bottone, probabilmente, spera che Marrazzo attendi le dimissioni dell’assessore sfiduciato.

Forza Italia è alle prese con tentativi di ricompattamento e da Pagani potrebbe emergere una candidatura che certamente rischierebbe di rovinare la festa a agli “amici” di Grande Pagani.

Tra le varie anime della sinistra ancora non c’è una strategia comune e le ferite delle elezioni comunali dello scorso anno sono ancora vive. Intanto eletto all’unanimità il nuovo coordinatore della sezione paganese “Scannicchio e Spagna” di Sinistra Ecologia Libertà. Si tratta di Pierantonio Grimaldi, che prende il posto dell’uscente Giuseppe Mariconda eletto presidente del circolo. vicecoordinatore Marco Sbailò.




San Filippo Neri, in preda a ladri e distruzione

di Francesco Carriero

Salerno rischia di perdere, tra le fauci del degrado e dell’incuria, l’ennesimo tesoro architettonico. Si tratta dell’antica chiesa di San Filippo Neri in via Santa Maria della Consolazione nel cuore del la parte alta del centro storico. A segnalare la grave situazione in cui versa lo storico stabile è stato l’architetto Daniele Magliano, seriamente preoccupato, dopo aver trovato la struttura con le porte spalancate e totalmente incustodito. I locali all’interno sono apparsi agli occhi del professionista in pessimo stato di conservazione, con il caos a farla da padrone. Il tutto è stato documentato con diverse fotografie. «Il giorno 1° giugno scorso – dichiara l’architetto – complice una stupenda giornata di sole, mi sono ritrovato a passeggiare per via Salvatore De Renzi, parte alta del centro storico, con l’intenzione di godermi lo stupendo paesaggio che si scruta da quella posizione. Mi sono soffermato davanti a un’antica Chiesa posizionata precisamente su Via Santa Maria della Consolazione. La Chiesa si trova in condizioni pietose, lo stucco rosa sulla facciata principale è crollato a causa dell’incuria. Anche il Campanile a vela, al di sopra della facciata della Sagrestia, s’intravede appena tra le sterpaglie. La porticina di sinistra, quella che portava al Giardino del Convento, attraverso una scala, l’ho trovata aperta, ed io, sapendo che era in corso la manifestazione “Salerno Porte Aperte” che prevede l’apertura provvisoria di monumenti normalmente chiusi, ho creduto di primo acchito che anche tale Chiesa fosse stata aperta grazie a questo evento. Sono entrato e, con mio grandissimo rammarico, ho scoperto una Chiesa deserta e ridotta in uno stato di completo abbandono e degrado. Sono sempre più amareggiato dall’abbandono in cui versano le testimonianze del passato salernitano, i Salernitani ormai nemmeno se la ricordano più questa Chiesa, rimango meravigliato da come un gioiello di architettura Barocca del genere ormai non rientri neanche più negli itinerari culturali del centro ctorico, sono indignato dal comportamento di una parte degli intellettuali salernitani che non si preoccupa affatto che la Chiesa sia diventata un rudere, un rudere posizionato a ridosso delle vecchie mura longobarde che proteggevano la città e in un’area tra le più interessanti del centro storico di Salerno, il cosiddetto Plaium Montis caratterizzato da numerosi Complessi conventuali». La piccola Chiesa di San Filippo Neri, originariamente intitolata alla Santa Croce, fu costruita verso la fine del XVI Secolo dai Cappuccini, come seconda Chiesa del loro enorme Convento sito su Via Santa Maria della Consolazione, in aggiunta alla prima Chiesa che era più grande. Nel 1761 la Congregazione dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima e di San Filippo Neri acquisì la piccola Chiesa. Nel 1763 iniziano i lavori di ampliamento e ristrutturazione della stessa, che prevedevano la realizzazione della Sagrestia a est dell’Aula di culto, il rifacimento dell’Altare e l’apertura di 2 Nicchie laterali per ospitare le Statue della Vergine e di San Filippo Neri, quest’ultima realizzata da Giuseppe Manzo nel 1778. L’interno verrà inoltre decorato con stucchi nel corso dell’800. Nonostante lavori di consolidamento statico relativamente recenti eseguiti dalla Soprintendenza, oggi la Chiesa è in completo stato di abbandono. La struttura, insieme alla Chiesa del Monte dei Morti in Largo Plebiscito, è uno dei pochi esempi a Salerno di edificio a pianta ottagonale; l’accesso ad essa è assicurato da 2 diversi ingressi, uno laterale, con una scala che dava sul Giardino del Convento dei Cappuccini, e l’altro sulla facciata principale, facciata caratterizzata da una finestra ovale e da 2 lesene con capitelli a volute sui quali si erge un timpano curvilineo. Sull’altare maggiore è posto un dipinto in cui sono rappresentati degli Angeli in adorazione della Croce, ma l’interno risulta pure arricchito da affreschi raffiguranti episodi della vita di San Filippo Neri. «Spero – conclude l’architetto magliano – che questa mia riflessione possa anche solo in parte toccare le coscienze dei Salernitani distratti, possa in qualche maniera smuovere un certo immobilismo culturale, e porti anche altri cittadini a denunciare l’abbandono non solo di tale Chiesa, ma di gran parte dell’area a nord di Via Tasso» A questo punto, come suggerisce la segnalazione, rimane da interrogarsi sui motivi per cui la chiesa era aperta ed incustodita. La prima ipotesi potrebbe far pensare ad un’effrazione notturna con l’asportazione di due preziose statue del Settecento non più oresenti nella struttura. La seconda ipotesi suggerirebbe l’inserimento dell’edificio storico nell’iniziativa “Salerno Porte Aperte” tenutasi proprio domenica 1 giugno. Questo pero nopn giustifica il fatto che la chiesa fosse completamente abbandonata a se stessa.




Ragosta e Calabrese Nichi addio, «Sel è finita»

di Andrea Pellegrino

Addio Nichi Vendola: Sel Salerno può dirsi disciolto, dopo aver perso anche il suo segretario provinciale. Gerardo Calabrese, infatti, insieme al deputato salernitano Michele Ragosta, hanno ufficializzato il loro passaggio al Pd. Nelle settimane scorse, il primo a cedere alla tentazione Renzi era stato il consigliere comunale del capoluogo Emiliano Torre che all’indomani dei risultati elettorali si era dimesso dal partito in favore dell’adesione al Pd provinciale ed al gruppo consiliare dei “Progressisti per Salerno”. Ed ora nel gruppo Pd arrivano anche i vertici provinciali di Sel. Come Michele Ragosta che rafforzerà il gruppo parlamentare democrat e Gerardo Calabrese che lascia la guida dei vendoliani, in attesa di conoscere ora il suo destino a Palazzo di Città, dove l’esecutivo di Vincenzo De Luca diviene quasi un monocolore Pd (eccezion fatta per il socialista Vincenzo Maraio). «Nelle prossime ore – annuncia Michele Ragosta – l’assessore Gerardo Calabrese metterà nelle mani del sindaco le proprie deleghe per valutare il suo assetto politico in virtù delle nuove adesioni. Poi si decideranno i nuovi equilibri e ciò che si dovrà fare. Tra l’altro siamo in attesa anche delle decisioni di altri amici e compagni che hanno espresso la volontà di seguire il nostro percorso». Una decisione giunta dopo ampia riflessione – spiega il deputato – «Alla luce dell’assemblea nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, che si è svolta sabato scorso a Roma, ho preso atto che la funzione essenziale del partito, quella di essere una sinistra di governo, è venuta meno. Sel ha ormai esaurito la sua funzione, ovvero quella di rientrare nel campo largo del centrosinistra e di rilanciare una politica progressista. Non è più, insomma, il partito nato dal congresso fondativo di Firenze nel 2009, che aveva come scopo principale quello di “riaprire la partita”. Il percorso della lista Tsipras, che pure ho sostenuto non condividendone appieno lo spirito, ha portato Sel ad imboccare una strada diversa, prendendo scelte che sono completamente in antitesi con quei principi. Lo straordinario successo del Pd e della politica di Matteo Renzi devono essere oggi il punto di partenza per chi vuole avviare un processo di unificazione della sinistra. Nel 2013 sono stato eletto nella coalizione di “Italia Bene Comune” ed è quello il percorso che intendo continuare a seguire e l’unica strada percorribile è quella tracciata dal Partito Democratico. Chi se la sente di cambiare l’Italia, oggi deve stare da questa parte, sostenendo il piano di riforme messo in campo dal Governo».




Lavori fantasma agli Infettivi

Lavori fantasma nel reparto di Malattie infettive del Ruggi. Quello stesso reparto in cui il 42enne G.P., malato di Hiv, non trovò posto agli inizi di settembre, morendo poi su di una barella in un angolo di corridoio del Ruggi. Il dato è emerso a margine della visita ispettiva effettuata nella giornata di ieri dai parlamentari di Sinistra, Ecologia e Libertà, Michele Ragosta e Ferdinando Aiello ed alla quale ha preso parte anche il direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, Elvira Lenzi. E’ stata proprio quest’ultima a rivelare che «ad ottobre del 2010 c’è stata una decisione concordata tra la direzione strategica e il reparto per ridurre da 40 a 16 i posti letto in previsione dei lavori di ristrutturazione». Lavori di ristrutturazione che non risulterebbero agli atti: «Dalla documentazione ufficiale non c’è nessun appalto o progetto che consentì la restaurazione del piano soprastante il reparto di malattie infettive. I dodici infermieri, d’altro canto, che sono stati spostati a quel tempo non possono ritornare dove erano ed essere tolti nei reparti dove sono stati destinati perché altrimenti anche in quelli si verificherebbe una carenza di personale». «Ci sono mancanze che accomunano tutto il settore sanitario della regione Campania – afferma il deputato di Sel Michele Ragosta – tra cui la mancanza di fondi, l’esigenza di personale, il blocco di assunzioni per quanto riguarda i medici e gli infermieri». La situazione in maniera generale, risulta ancora molto articolata così come confermato da Margaret Cittadino della rsu Cgil, presente all’incontro. I parlamentari hanno comunque più volte affermato che da parte loro c’è il desiderio di arrivare ad una conclusione nei tempi più brevi possibili: «Da parte nostra c’è sicuramente un’attenzione e un forte impegno affinché vicende di questo tipo non si verifichino più. Ci faremo promotori per tentare sia a livello nazionale con il ministro della sanità, sia a livello regionale per sollecitare lo sblocco del turnover, per assumere, quindi, personale qualificato e per le risorse necessarie in modo da ampliare il presidio sistemando un altro piano per il reparto infettivo». L’onorevole Ragosta, inoltre, fa cenno anche ad una campagna di sensibilizzazione: «Abbiamo chiesto alla direzione sanitaria di iniziare un’attività che possa informare al meglio i cittadini affinché non vengano discriminati ai vari livelli i malati di Hiv, in aumento nel nostro Paese. C’è bisogno di un contatto di sangue per la trasmissione di questa patologia, per questo è possibile sicuramente vivere questa situazione con più serenità e tranquillità, senza nessun pregiudizio». Annacaterina Scarpetta




Caldoro generoso con la Fondazione Ravello fa infuriare Nicola Landolfi: «Rapina a mano armata»

di Marta Naddei

Quattro milioni di buoni motivi per essere infuriati. Sono quelli che la Regione Campania ha dato al Pd ed a Sel finanziando la Fondazione Ravello, il presidente è il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta. Sugli scudi, il segretario provinciale del Partito democratico di Salerno, Nicola Landolfi che invoca l’intervento di «Procura» e «Corte dei conti» per il ritiro dell’atto, contro quella che definisce «una rapina a mano armata». Secondo il segretario del Pd, partito cui fa capo anche il sindaco di Ravello Paolo Vuilleumier che ha commentato con estrema soddisfazione il corposo stanziamento di fondi da parte della governo regionale, con questo atto il presidente della Campania, Stefano Caldoro, con questo finanziamento ha messo in atto una specie di «controllo in house di partito. Una cosa di inaudita e assoluta gravità». Tutto questo mentre «i campani continueranno a crepare negli ospedali pubblici – prosegue sdegnato Landolfi – i pendolari a stare alle fermate per ore senza trasporti pubblici, la povera gente a soffocare nella “terra dei fuochi”, mentre Caldoro impunemente, continuerà a mortificare la Campania, finanziando una Fondazione presieduta da Brunetta!». Il segretario Pd è deciso: la battaglia contro questa decisione deve andare avanti e «la gravità della vicenda deve essere sollevata ad ogni livello perché si tratta di uno scandalo nazionale».
Sulla stessa scorta la posizione della segreteria regionale di Sinistra Ecologia e Libertà che con il suo deputato e segretario campano Arturo Scotto, che ribadisce come ci sia uno scompenso di priorità. «La Regione, con grande rapidità riesce a trovare i soldi per Brunetta – afferma Scotto – mentre da mesi i trasporti pubblici vanno lentamente verso il disastro.Tuttavia, noi continuiamo a domandarci come sia possibile che un leader politico di rilievo nazionale possa presiedere una Fondazione che si regge quasi esclusivamente sui contributi pubblici». Si tratta – conclude Scotto – «di un gigantesco conflitto di interesse che va rimosso al più presto».




Centrale del latte, per Ragosta serve una verifica di maggioranza

«Nessuna forzatura ideologica: la Centrale del Latte è un bene comune, un patrimonio dei salernitani che va salvaguardato da chi cerca, attraverso la sua vendita, di fare soltanto “cassa” a danno dei lavoratori, dell’indotto e dei consumatori, che da decenni  sono legati al marchio “il Nostro” non solo per un senso di appartenenza, ma vi si affidano totalmente perché ne conoscono la genuinità e la bontà,  e sanno che dietro a questo prodotto si celano altre famiglie che, dalla produzione al confezionamento e fino alla commercializzazione, hanno costruito il proprio futuro e quello dei loro figli». Così il deputato e membro della presidenza nazionale di Sel, Michele Ragosta, interviene nel dibattito cittadino che si sta animando intorno alla vendita della Centrale del Latte, deliberata nel corso dell’ultimo consiglio comunale, e contro cui il gruppo consiliare di Sel si è opposto, votando in modo contrario rispetto a tutta la maggioranza guidata dal sindaco, Vincenzo De Luca. «Agli amici del Pd e al segretario Nicola Landolfi – ha aggiunto Ragosta – dico che la nostra non è mai stata una posizione puramente ideologica. Bensì il nostro atteggiamento è figlio di una battaglia che viene da lontano, fatta al fianco dei salernitani e dei lavoratori, per tutelare e garantire non soltanto l’occupazione dei 52 addetti dello stabilimento di Fuorni ma di tutti coloro che, grazie all’indotto generato dal nostro latte, sono riusciti nel tempo a crearsi una solidità economica. Vendere, al contrario, significherebbe non solo cedere ad altri un’identità storica e culturale, ma soprattutto rinunciare all’unica azienda – interamente pubblica – che ha da sempre prodotto utili che sono stati poi redistribuiti sul territorio, creando anche nuova occupazione. Se tutto questo – ha osservato – significa avere un atteggiamento ideologico, allora siamo ben contenti di indossare questo “marchio”. Così come siamo sempre stati fieri di leggere “il Nostro” sulle buste della Centrale del Latte. Voglio ricordare – ha proseguito – che questa iniziativa, così come la messa a bando delle altre società comunali e delle aree ed edifici comunali, non erano all’interno del programma amministrativo sottoscritto nel 2011. Pertanto – ha avvertito – è necessaria, ora più che mai, una nuova, seria e concreta verifica programmatica. Se queste sono le determinazioni del Pd e del sindaco di Salerno, noi siamo pronti a fare un passo indietro, prendendo atto che è stato modificato l’indirizzo politico dell’amministrazione. Siamo pronti ad uscire dalla maggioranza anche se, lo sappiamo bene, non sarà una scelta che prenderemo a cuor leggero. Ma – ha concluso –  se non ci sarà un confronto serio e pacato su questi temi che per noi sono fondamentali, e lo sono altrettanto per l’intera collettività salernitana, non potremo fare altro che prenderne atto, assumendo tutte le decisioni consequenziali».