«Si sospenda il concorso» Esposto all’Anac di Cantone

Andrea Pellegrino

«Si sospenda il concorso per l’assunzione di un dirigente contabile del Comune di Salerno». Arriva l’esposto all’Anac e alla Guardia di Finanza da parte dei uno dei concorrenti, che ha raccolto elementi e documenti in merito al concorso bandito dall’amministrazione comunale di Salerno. Secondo la denuncia, la commissione di gara avrebbe scartato tutti i partecipanti nel corso della prima parte della selezione che deve avvenire secondo la mobilità, bypassando poi il concorso vero e proprio e procedere all’assunzione utilizzando graduatorie di altri enti. Secondo quanto scritto all’interno dell’esposto, attualmente il settore è guidato da Loris Scognamiglio, dirigente a tempo determinato del Comune di Salerno. Scognamiglio, inoltre, sarebbe presente anche all’interno della graduatoria del Comune di Fabriano. Tant’è che la denuncia, per conoscenza, è stata inviata anche all’attenzione di quest’ultimo Comune. Ora si chiede che l’avviso venga annullato e che si proceda all’assunzione del dirigente contabile – a tempo indeterminato – attraverso un vero e proprio concorso pubblico. Un appello che il denunciante rivolge direttamente a Raffaele Cantone dell’Anac.




Tangenti nella sanità e università: 6 arresti e 4 obblighi di soggiorno, tra i quali anche Guglielmo Manna

Nuova inchiesta sulla sanità in Campania ed ancora arresti e perquisizioni nel capoluogo. Sono 10 complessivamente le misure cautelari eseguite, tra le quali l’arresto ai domicliari dell’avvocato Guglielmo Manna, il marito del giudice Anna Scognamiglio (che non figura in questa inchiesta), nome noto per essere stata coinvolta nelle indagini su presunte induzioni indebite alla vigilia della decisione sul l’applicazione della legge Severino al governatore Vincenzo De Luca.
Indagine di questa mattina con arresti e perquisizioni è diretta dai pm Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Enrica Parascandolo riguardano presunte tangenti pagate per appalti dell’azienda ospedaliera Santobono-Pausillipon.

All’obbligo di soggiorno nel comune di residenza Danilo Bernardi, già direttore divisone pubblico e poi divisione mercati internazionali della Manutencoop, mentre altri dirigenti della società sono indagati.
In carcere è finito l’infermiere Giorgio Poziello
In cinque ai domiciliari: oltre a Manna anche il dirigente Sicurezza, prevenzione e protezione del “Santobono”, Pasquale Arace, l’impiegato Gaetano Russo e Umberto Accettulo, direttore amministrativo dell’Adisu Orientale, Parthenope e Federico II e il geometra Pasquale Greco, coinvolti in altro filone dell’indagine, che prende in esame appalti di pulizia e facchinaggio presso gli istituti universitari.

Quattro sono all’ obbligo di soggiorno, fra i quali l’imprenditore napoletano Pietro Coci. Quest’ultimo, presentatosi spontaneamente in Procura il 19 maggio scorso confessò agli inquirenti di aver ricevuto da Poziello la richiesta di una tangente pari al 4% per l’aggiudicazione di un appalto e di averne parlato con due dirigenti della Manutencoop (fra i quali non c’è Berardi). Questi dirigenti, secondo Coci, gli avrebbero dettoche  Manutencoop era solita pagare tangeti pari al 2-2,5% del prezzo di aggiudicazione e non il 4%.




Inchiesta Scognamiglio, Mastursi scarica su Vetrano. Ora tocca a De Luca

di Andrea Pellegrino

Anche Vincenzo De Luca sarà ascoltato dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulle sentenze aggiustate nell’ambito dei procedimenti sulla legge Severino. Dopo Nello Mastursi, interrogato giovedì, la prossima settimana toccherà al governatore della Campania, che già ad ottobre attraverso il suo legale Paolo Carbone aveva chiesto di essere ascoltato al Procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone. L’inchiesta capitolina, che coinvolge anche il giudice Anna Scognamiglio (già trasferita dal Csm ad altro tribunale), pare sia arrivata ad una svolta ed entro fine mese, con molta probabilità, potrebbe essere chiusa da parte dei pubblici ministeri.
L’interrogatorio di Nello Mastursi, l’ex capostaff del presidente della Regione Campania, dimessosi dal suo incarico di Palazzo Santa Lucia e dal coordinamento regionale del Pd dopo le perquisizioni della Guardia di Finanza, sarebbe durato diverse ore.
Accompagnato dall’avvocato Felice Lentini, l’ex braccio destro politico di De Luca, avrebbe ricostruito l’intera vicenda, naturalmente ribadendo più volte la sua estraneità. In particolare Mastursi avrebbe scaricato tutto su Giuseppe Vetrano, politico avellinese vicino a De Luca, in attesa di un incarico all’indomani della vittoria elettorale dell’ex sindaco di Salerno. Secondo la ricostruzione di Mastursi, Vetrano avrebbe spinto su Guglielmo Manna (marito del giudice Scognamiglio) speranzoso di ricevere la nomina di direttore generale dell’Azienda sanitaria irpina.
Nell’inchiesta della Procura di Roma – affidata ai pm Corrado Fasanelli e Giorgio Orano – sono coinvolte sette persone: oltre Nello Mastursi, Vincenzo De Luca, Anna Scognamiglio, Guglielmo Manna e Giuseppe Vetrano, sono stati indagati anche coloro che avevano il ruolo di “intermediari”, ovvero Giorgio Poziello e Gianfranco Brancaccio. Il reato contestato è quello di corruzione per induzione.




La Scognamiglio s’interessò anche delle altre vicende di De Luca

di Andrea Pellegrino

«L’interessamento della Scognamiglio alla vicenda De Luca/Manna emergeva anche da una serie di contatti intercorsi con la dottoressa Silvana Sica, magistrato». La procura di Roma traccia un profilo completo del giudice e dei rapporti con suo marito, Guglielmo Manna. Al vaglio, infatti, ci sarebbero intercettazioni telefoniche che dimostrerebbero l’interessamento della Scognamiglio anche verso altre istanze che riguardano Vincenzo De Luca ed in discussione sempre al Tribunale Civile di Napoli.
In particolare la Scognamiglio (giudice relatore dell’udienza che ha sospeso la sospensiva per Vincenzo De Luca) si rivolge ad una sua collega, Silvana Sica, che segue l’istanza presentata da alcuni ex consiglieri regionali del centrodestra contro il provvedimento pronunciato il 22 luglio a favore del governatore della Campania. Alle 14,27 del 13 agosto – giorno dell’udienza – la Scognamiglio contatta la Sica: «Ciao come è andato il reclamo De Luca?». Solo alle 19,12 la Sica risponde: «Ci siamo riservati». Alle 19,13 la Scognamiglio replicava: «Come va in generale? Fammi sapere quando depositate». Alle 19,36 la Sica scriveva: «Tutto bene ci risentiamo».
Pochi minuti dopo è Manna (il marito) che contatta Giorgio Poziello (“un mediatore della trattativa”, anche lui iscritto sul registro degli indagati della procura di Roma), riferendo di «essersi informato e di aver appurato che i consiglieri del centro destra avevano fatto reclamo contro De Luca e che il collegio, formato dalla Sica, da Sorrentino e da un altro giudice, si era riservato e che comunque non si sarebbero distaccati dalle precedenti linee adottate”. Manna, infatti, al telefono con Poziello dice: «Giorgio, non c’è nessun problema, ormai non cambia niente. Si sono riservati, non ti preoccupare». Ed ancora: «Non si staccheranno dalle linee precedentemente adottate. Hanno ammesso il reclamo del centrodestra ma è normale, normale amministrazione». E Poziello replica: «Mi hanno detto ‘sta cosa e mi sono allarmato». Manna cerca di tranquillizzarlo: «No, no, no, normale amministrazione. Il reclamo sull’ordinanza è prassi ed hanno ammesso il reclamo ma non cambia nulla». Il 23 agosto è il giorno della pronuncia, con il tribunale di Napoli che respinge l’istanza presentata da un gruppo di consiglieri regionali uscenti di centrodestra (assistiti dagli avvocati Giuseppe Olivieri, Salvatore Di Pardo, Giuliano Di Pardo, Nicola Scapillati, Andrea Latessa e Francesco Percuoco), nonché dal movimento a difesa del cittadino e da Arturo Scotto, Salvatore Vozza e Franco Mari di Sel.
Qualche giorno prima, il 20 agosto, Manna cerca di tranquillizzare l’avvocato Brancaccio, altra figura chiave dell’inchiesta capitolina. Manna annuncia di «avere un ulteriore strumento nelle loro mani da utilizzare per raggiungere il loro scopo, cioè la nomina sanitaria». Parlando del reclamo già discusso dice: «Va bene il reclamo, il reclamo lo tiene Silvana ma non decideranno nulla, però chiaramente Roberta (Di Clemente, ndr) ha fatto in modo di gestire le carte in modo che Anna (Scognamiglio, ndr) trova praticamente il ricorso abbinato al Dcpm come relatore e praticamente Anna già adesso, la settimana prossima, deve fissare l’udienza sul giudizio principale. A questo punto io adesso voglio essere meno educato e meno signore e dire “uagliu ma a che gioco state giocando?”».




Al Csm gli atti che riguardano la Scognamiglio. «Si interessava alle vicende del marito»

di Andrea Pellegrino

Anna Scognamiglio conosceva bene le ambizioni del marito. Al punto che, in una conversazione con un conoscente, il giudice, parlando delle “trattative” del marito Guglielmo Manna, dice: «Non è andata bene.. ma nel senso che non è che non è andata bene.. solo che è tutto rimandato». Dall’altra parte la risposta è secca e spontanea: «Embè sono cinque anni che stanno rinviando o sbaglio». E difatti a quanto pare la scalata di Manna parte da lontano ed ora che ha la moglie giudice relatore nel procedimento che vede coinvolto Vincenzo De Luca (per la sospensione degli effetti della legge Severino) vuole arrivare all’incarico: quello di direttore generale di una azienda sanitaria. Al Csm (che dovrà esprimersi sul comportamento del giudice finito sotto inchiesta) ci sono ora le carte della Procura di Roma, dopo una ricostruzione fatta dalla squadra mobile di Napoli. Ricostruzione che dimostra che il giudice Scognamiglio – contrariamente a quanto affermato fino ad ora – con il marito aveva ancora ottimi rapporti. E non solo. S’interessava anche alle sue vicende. Lo scambio di sms e di Whatsapp (ciao tesoro, ok amore) dimostrano – secondo i pm titolari dell’inchiesta che coinvolge anche il presidente della Regione De Luca – che i rapporti non erano poi tanto tesi tra di loro. Una ricostruzione della vicenda che avviene anche attraverso il racconto di due magistrati sentiti come persone informate sui fatti dalla procura capitolina. Si tratta del presidente del collegio Umberto Antico e del giudice Raffaele Sdino che raccontano cosa è successo in Camera di Consiglio. Il 24 giugno Anna Scognamiglio, via Whatsapp, annuncia al marito: «Sto a casa. Vogliono fare un decreto per salvare gli atti di De Luca e sospenderlo dopo che fa il Consiglio e nomina vice». Il marito risponde: «Grazie..lo sapevo». Il 2 luglio, il giudice Cioffi emette l’ordinanza che sospende gli effetti del decreto firmato da Renzi e mette in salvo la consiliatura con De Luca che può nominare la giunta ed il vice. Il 10 luglio nel gruppo Whatsapp con altri magistrati scrive: «La stampa pensa che il caso De Luca sia esaurito», lasciando intendere – secondo la Procura – che il provvedimento emesso dal Tribunale, “inaudita altera parte”, poteva essere ribaltato dal provvedimento che avrebbe emesso il collegio di cui era giudice relatore. Ma al vaglio della procura di Roma ci sono gli episodi, le telefonate ed i fatti che ruotano intorno all’udienza del 17 luglio, quella che ha deciso, poi, di confermare la precedente ordinanza e congelare gli effetti della legge Severino, consentendo a Vincenzo De Luca di governare. Manna annuncia ai suoi “mediatori” che la sentenza «non uscirà prima di martedì» e che quindi non sarà resa nota il giorno stesso dell’udienza. Durante la quale contatta la moglie chiedendo se stesse andando tutto “secondo le aspettative”. Manna incontra Vetrano e Brancaccio (gli altri due indagati) quel giorno e spiega la situazione. Poi sarà Vetrano (promotore delle liste di Vincenzo De Luca ad Avellino) a contattare Nello Mastursi. Dopo una brevissima conversazione Vetrano dice: «Poi ci stanno anche delle altre cose poi ti riferirò meglio.. però martedì. Non possono fare prima.. hai capito?». «Va bene, va bene, va bene.. Geppino ci sentiamo martedì mattina». Il 20 luglio, Manna annuncia che la sentenza è in dirittura d’arrivo. Vetrano chiede di «rinviare la notifica alla tarda serata del giorno successivo, martedì 21 luglio, o finanche al dopodomani», al fine di consentigli di comunicare ad una terza persona «quei dettagli che non gli ha potuto dare». Alle 15,20 del 21 luglio a “notifica” ancora non resa pubblica, Manna a Brancaccio dice: «La storia è finita»; alle 19,28, invece, sollecita l’avvocato a fare una telefonata: «Chiama.. diciamo che la delibera è stata depositata e che quindi domani mattina è ufficiale». Brancaccio così avvisa Vetrano che a sua volta inviata un sms (alle 23,16) a Nello Mastursi: «Caro Nello, ho consegnato in serata i documenti, per cui domattina sarà data formale notizia». Il giorno 22 luglio la sentenza è resa pubblica. Per la Procura, dunque: «Manna sapeva che il collegio, in un primo moment,o aveva deciso di depositare il provvedimento sul caso De Luca il giorno 21 luglio, come riferito da Antico e Sdino; Vetrano attraverso Brancaccio chiede di rinviare la notifica del provvedimento al giorno 22; la Scognamiglio riferisce ad Antico che non ce l’avrebbe fatta a depositare gli atti martedì ma l’avrebbe fatto il mercoledì 22, cosa che effettivamente è avvenuta. Il 22 sempre la Scogmaiglio avverte il marito che la notizia dell’ordinanza era sul quotidiano “Il Mattino online”».




Csm, la Scognamiglio verso il trasferimento d’ufficio

Rischia il trasferimento d’ufficio per incompatibilità il giudice del tribunale di Napoli, Anna Scognamiglio, indagata nell’inchiesta che ha coinvolto il governatore dellaCampania, Vincenzo De Luca. La prima commissione del Csm ha chiesto a l’unanimità l’apertura di una pratica a suo carico.




Caso De Luca. «Una nomina pesante in cambio della sentenza»

In edicola oggi su Le Cronache

di Andrea Pellegrino

«Il doppio lavoro» di Carmelo – Nello- Mastursi poco avrebbe a che fare con le dimissioni da capostaff di Vincenzo De Luca. All’orizzonte, infatti, si intravede un vero e proprio terremoto che mina le fondamenta di Palazzo Santa Lucia. Questa è una delle ormai tante certezze a ventiquattro ore dalla bufera che ha coinvolto uno dei fedelissimi del governatore. L’altra è che si tratterebbe di una vicenda grossa che coinvolgerebbe politica e magistratura e che giustificherebbe il clima (politico) teso e la massima discrezione da parte degli inquirenti. Sette, al momento, i nomi eccellenti iscritti sul registro degli indagati per i reati, a vario titolo, di rivelazione del segreto d’ufficio e corruzione. Tra questi figura anche il nome del presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca.

L’inchiesta che avrebbe portato alle perquisizione da parte della Digos di Napoli dell’ufficio regionale e salernitano, nonché dell’abitazione dell’ormai ex capo della segreteria, parte dalla procura di Roma. A seguirla sarebbe direttamente il procuratore capo Giuseppe Pignatone che, contattato, avrebbe posto «il segreto assoluto sulla vicenda». Ma nulla esclude che l’inchiesta sarebbe ben più grossa e che nel caso specifico sarebbe in capo alla procura capitolina per “competenza”. Al vaglio vi sarebbe, infatti, la posizione di un magistrato del Tribunale di Napoli che avrebbe avuto “pressioni” da Mastursi per “aggiustare” il procedimento in capo a Vincenzo De Luca. Lei sarebbe Anna Scognamiglio giudice relatore del giudizio in corso sulla vicenda “Severino”. Ad inizio luglio si occupò – in sede cautelare – della “sospensione della sospensiva” del neo governatore della Campania, convalidando – dopo sei ore di discussione portate avanti dagli avvocati del Movimento 5 Stelle – l’ordinanza emessa qualche giorno prima da Gabriele Cioffi (oggi giudice in pensione) che aveva rimesso in sella Vincenzo De Luca dopo il provvedimento firmato da Matteo Renzi. Per il 20 novembre è già fissato il giudizio di merito che dovrà «convalidare, modificare o annullare» la precedente decisione, in relazione anche a quanto stabilito nelle settimane scorse dalla Corte Costituzionale in merito alla legge Severino. Ed è proprio in vista dell’udienza del 20 novembre che sarebbero partiti i provvedimenti dalla procura di Roma.  Al centro della vicenda, oltre Mastursi, ci sarebbe l’avvocato Guglielmo Manna, marito del giudice Scognamiglio. L’avvocato, già in servizio presso l’azienda ospedaliera “Santobono” di Napoli pare che fosse in procinto di ottenere un incarico all’Asl Napoli 1 centro come responsabile della struttura complessa Affari Legali. Un riconoscimento di cui Mastursi si sarebbe fatto carico interessandosi anche di un incontro tra Manna, la moglie ed il governatore Vincenzo De Luca. I movimenti degli indagati sarebbero stati ricostruiti attraverso le intercettazioni telefoniche, sia dell’utenza di Mastursi che di quella di Manna. Ed in particolare il cellulare dell’ex capostaff regionale sarebbe ora sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti, dopo essere stato sequestrato durante le perquisizioni. Proprio in un’intercettazione si evince che il marito del giudice Scognamiglio, parlando con Mastursi, avrebbe chiesto “un favore” spiegando che in cambio avrebbe fatto “intervenire” la moglie su una vicenda che stava a cuore all’ex capo della segreteria del presidente della Giunta campana. Ma al vaglio degli inquirenti ci sarebbero altre corpose intercettazioni. Tra gli altri indagati, l’avvocato Giuseppe Vetrano, coordinatore provinciale delle liste irpine a sostegno del candidato presidente Vincenzo De Luca e due dipendenti del “Santobono”, l’avvocato Gianfranco Brancaccio e l’infermiere Giorgio Poziello che avrebbero svolto un ruolo politico e di intermediazione rispetto all’incontro finito nel fascicolo dell’inchiesta romana.




La ricostruzione dell’Agi: De Luca minacciato dal giudice Scognamiglio

La ricostruzione dell’Agi

L’INCHIESTA SI ALLARGA, ALTRI 6 INDAGATI – Concorso in concussione per induzione: e’ questa la sola ipotesi di reato per la quale sono indagati a Roma, come atto dovuto, il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, il magistrato Anna Scognamiglio, giudice relatore del tribunale civile di Napoli nella fase di merito del ricorso d’urgenza presentato dallo stesso De Luca (contro il provvedimento di sospensione dalla carica di Presidenza della Regione Campania in base alla legge Severino), il marito del giudice Guglielmo Manna, gli intermediari Giorgio Poziello e Gianfranco Brancaccio, e poi Giuseppe Vetrano e Carmelo Mastursi, rispettivamente ex coordinatore delle liste a sostegno di De Luca e il capo della segreteria del governatore.
E’ quanto precisa la Procura di Roma smentendo che le accuse contestate siano di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio.

Vincenzo De Luca, “per il tramite di Giuseppe Vetrano e Carmelo Mastursi”, sarebbe stato minacciato “di una decisione a lui sfavorevole da parte del tribunle civile di Napoli, con conseguente perdita della carica ricoperta” e per questo indotto “a promettere a Guglielmo Manna, sempre per il tramite dei due, la nomina a una importante carica dirigenziale nella sanita’ campana”, si legge nel decreto di perquisizione che il 19 ottobre scorso e’ stato disposto dalla Procura di Roma nei confronti di tutti gli indagati, ad eccezione proprio di De Luca.

La minaccia, secondo l’ipotesi formulata dal procuratore Giuseppe Pignatone e dai pm Giorgio Orano e Corrado Fasanelli, sarebbe partita da Anna Scognamiglio: il giudice relatore del tribunale civile di Napoli che si sarebbe occupato del ricorso De Luca contro la sospensione dalla carica prevista della Legge Severino, “abusando della sua qualita’ e dei poteri decisionali nella controversia giudiziaria”, avrebbe agito in concorso con il marito Guglielmo Manna e con gli intermediari Giorgio Poziello e Gianfranco Brancaccio.

Il Csm interverra’ a breve sull’inchiesta della Procura di Roma che coinvolge anche Anna Scognamiglio, giudice del Tribunale civile di Napoli, in quanto relatore dell’ordinanza con cui venne confermata la sospensione della legge Severino sull’incompatibilita’ di De Luca, trasmettendo gli atti alla Corte costituzionale. A Palazzo dei Marescialli c’e’ gia’ una richiesta, firmata dal laico di Forza Italia Pierantionio Zanettin e inoltrata al Comitato di presidenza, che dovrebbe pronunciarsi domani mattina.