Scafati. La triade “commissaria” i cda delle partecipate

Di Adriano Falanga

Nasce una cabina di regia per il controllo sugli atti prodotti dai cda delle partecipate scafatesi. La commissione straordinaria composta da Gerardina Basilicata, Maria De Angelis e Augusto Polito, dopo aver ricomposto i nuovi organi amministrativi di Scafati Sviluppo e Acse, decide di nominare una struttura tecnica in seno al Comune di Scafati, per il monitoraggio e controllo degli atti adottati dai cda della partecipate ma anche sull’operato dei componenti in quota Scafati nelle altre partecipate in cui l’ente sia socio a vario titolo. Una cabina di regia in cui entrano Giacomo Cacchione, responsabile servizio finanziario; Nicola Fienga, responsabile Lavori Pubblici e Anna Sorrentino, a capo dell’area Servizi al Territorio. Naturalmente, supervisore sarà Valentino Antonetti, il super consulente voluto direttamente dalla Prefettura di Salerno. Essendo i cda di recente nomina, voluti affinché ci fosse un rapporto fiduciario con la commissione straordinaria, appare strano che la triade decida di “commissariare i commissari”, probabilmente sarebbe stato opportuno, anche in ottica spending review, optare per direttamente per il commissariamento delle società partecipate in cui il Comune è socio unico, per l’appunto l’Acse e la Scafati Sviluppo.




Scafati. Mucche? Aliberti striglia la triade commissariale

Di Adriano Falanga

<<Ex Copmes: pensavate fosse una mucca da mungere?>>. Interviene anche Pasquale Aliberti sulla difficile situazione alla Scafati Sviluppo, in particolare sulla rinuncia all’incarico di Vincenzo Cucco, di ricoprire il ruolo di presidente della Stu. L’ex sindaco non manca una stoccata all’indirizzo dei commissari straordinari Gerardina Basilicata, Maria De Angelis e Augusto Polito, già tacciati di fare delle partecipate scafatesi un “nomificio”, avanzando anche dubbi sui criteri di scelta dei nuovi componenti dei cda dell’Acse e di Scafati Sviluppo. <<Tra incarichi distribuiti, mancanza di quote rosa, indagati per corruzione e nominati con superficialità, c’è chi accetta e chi decide, con la scusa delle difficoltà legate alla gestione delle Società pubbliche, di scappare: povera Commissione Straordinaria – ironizza Aliberti, scrivendo sulla sua pagina Facebook – Mi chiedevo: se il Cucco nominato alla Scafati Sviluppo, quello che non ha accettato l’incarico, chiedendo che la società non venga gestita con criteri ordinari fosse stato nominato all’inizio del mio mandato, con una procedura fallimentare in corso e più di 2 milioni di euro di debiti del comune nei confronti del consorzio Con. In, cosa avrebbe detto? “Jatevenne a cucca’?”>>. Sia le sue opposizioni politiche, che il dottor Cucco, premono per un commissariamento della società. <<Allora ritorna il dubbio o i dubbi di sempre: a chi giova il fallimento di Scafati Sviluppo? C’è un nuovo Artioli, truffaldino del nord pronto a subentrare? Oppure il problema è il compenso da “miseria” che in questi anni abbiamo riconosciuto a chi ha lavorato solo con passione? Lo continuo a ricordare a me stesso: siete qui, come scrivete sui decreti di nomina “per ripristinare la legalità” – continua senza freni l’ex sindaco – Il ripristino della legalità passa anche attraverso nuove opere pubbliche, servizi sociali che funzionano, attraverso la cultura eccoci, non solo attraverso nomine e incarichi, anche di strani professionisti che scappano o già si annuncia arriveranno. Abbiamo ancora visto ben poco o anche fin troppo?>>. Un Pasquale Aliberti ben carico, che non smette i panni del leader politico, soprattutto perché tra gli alibertiani lui è l’unico ad esprimersi in merito alle vicende amministrative del momento. Scomparsi tutti gli altri, tra cui chi in passato era stato indicato come suo erede politico. Del resto, l’ex primo cittadino non lo ha mai nascosto, e nel suo libro “Passioni e Tradimenti” scrive testualmente: <<ma è la mia passione, la mia croce e la mia delizia, il sangue che mi scorre nelle vene, l’adrenalina della battaglia e l’orgasmo della vittoria; a volte la rabbia della sconfitta e le lacrime della solitudine. La politica è mia madre, mia figlia e la mia compagna…una faccenda maledettamente seria, per me>>. Smessi i panni (o meglio, smessi forzatamente) del sindaco, adesso Pasquale Aliberti si contende con il M5S lo scettro di “opposizione” politica alla triade commissariale, considerate le posizioni morbide e di attesa di Partito Democratico, Fratelli D’Italia e le altre forze extra consiliari. Insomma, Tra Aliberti e i grillini è nata un’alleanza “non voluta”. Infine, dall’ex sindaco l’appello alla triade: <<Fatevi un giro per la città, dal centro alla periferia e provate a lasciarci una Scafati migliore di quella che avete trovato>>.

La triade prende le distanze dalle parole di Cucco

4-cuccoLa Commissione Straordinaria prende le distanze dalla lunga e dura lettera inviata da Vincenzo Cucco, presidente della Scafati Sviluppo rinunciatario. Il professionista di origini casertane aveva espresso riserve sulla sua nomina, almeno fino a che non avesse valutato il da farsi. Avuti documenti della stu, Cucco ha decisamente stroncato ogni tentativo di “rianimare” la società, finita in Tribunale fallimentare. <<la società Scafati Sviluppo s.p.a, oggi, si trova nella condizione di illecita prosecuzione dell’attività economica…non può operare, auspico che il socio voglia riunire senza indugio l’assemblea…gli amministratori precedenti dovrebbero rispondere del danno…>>. Questa la sintesi dell’analisi del commercialista, che aveva chiesto ai commissari la liquidazione della società, o la sua ricapitalizzazione. La triade però tira dritto e nell’assemblea convocata martedi sera ha nominato il dottor Vincenzo Abate come presidente. Originario di Siano, Abate ha studio a Salerno. Classe 1960, nel novembre 2016 è stato eletto presidente dell’Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili Sindacato Nazionale Unitario Sezione di Salerno. Subito dopo aver ricevuto la nomina dalla commissione straordinaria, Abate ha presieduto il cda della società, provando a fare il punto sulla situazione. Domani mattina presso la sezione fallimentare del Tribunale di Nocera Inferiore vi è l’udienza per l’istanza di fallimento promossa da un revisore contabile, a cui si sono accodati diversi promissari acquirenti che attendono di ricevere indietro caparra versata per la realizzazione del lotto A, scomparso però dal progetto, ridimensionato a seguito della rimodulazione al ribasso del mutuo concesso dalla Banca Nazionale Del Lavoro. Si pensa ad un piano di rientro, ma l’incognita da sciogliere è: con quali soldi pagare i creditori? Due le strade possibili, vendere parte del patrimonio immobiliare oppure ricapitalizzare la società e portare a termine il progetto ex Copmes. Vendere parte dell’area che fu della Alcatel Cavi potrebbe però dare adito a speculazioni immobiliari da parte di soggetti privati, un’operazione questa fortemente attenzionata dalle forze politiche. Ricapitalizzare con fondi comunali è pressoché impossibile, a meno che la commissione non chieda fondi al Governo centrale, così come previsto dal Testo Unico per gli Enti Locali riguardo i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e in situazioni finanziarie critiche. Nei prossimi giorni si riuscirà a capirci qualcosa in più.




Scafati. Santocchio: “sono l’uomo nero solo nella mente di Aliberti”

Di Adriano Falanga

<<Uomo nero, ti abbiamo tolto il ‘Cappuccio’: adesso il romanzo lo scriviamo noi…>> Può sembrare un passaggio di una serie tv, di un film horror o di un cartone animato anni 80. E invece è la saga “Aliberti Vs Account fake” e va in onda su Facebook. Altro non è che un lungo e ossessivo botta e risposta tra l’ex sindaco e diversi personaggi, probabilmente con generalità fittizie, sul social network. L’uomo nero secondo Aliberti è Mario Santocchio, a capo di una cabina di regia complottistica nei suoi riguardi. <<Le congiure sono nella sua testa, la verità e ben altra ha perso la sua maggioranza per la sua ingordigia. Relativamente al riferimento all’uomo nero resto basito dal linguaggio di un professionista che si richiama a figure che non esistono, ripeto lo vedo molto confuso e a tratti preso dal panico e disperato>>. Così Mario Santocchio, a cui abbiamo chiesto alcune delucidazioni. <<Non esiste alcuna congiura il modo di amministrare dell’ex Sindaco si prestava a diverse letture da qui le numerose critiche che ha ricevute in Consiglio Comunale da parte della sua stessa maggioranza, dall’opposizione consiliare e dai partiti non presenti in consiglio Comunale e dalla Società Civile. Il peggior nemico dell’ex sindaco lui stesso, fa la politica con la logica di asso pigliatutto>>. Secondo la tesi degli alibertiani, i motivi del “rancore” di Santocchio sarebbe nella mancata realizzazione del centro commerciale ad opera del consorzio Investire Futuro, di cui è socio. <<Non ho nessun rancore>> chiarisce Santocchio, e allora perché l’ex alleato si oppone strenuamente al progetto? <<Non ho idea, lo chieda a lui>>.

E’ vero che l’ing. Antonio Ariano, papà del neo componente cda Scafati Sviluppo, fu da lei indicato al primo cittadino, e lo stesso a vario titolo rientra nell’operazione centro commerciale? <<Ricordo che all’epoca vennero selezionati diversi Ingegneri ed Architetti con esperienze nella Pubblica Amministrazione e tra questi l’Ing. Ariano. Io diedi referenze positive, non potevo fare altro alla luce del ricco curriculum, parliamo di professionista di grande spessore e di grande equilibrio. Detto ciò l’Ing. Ariano non ha ricoperto e non ricopre alcun ruolo nell’iniziativa centro commerciale. Anzi, da capo dell’ufficio urbanistico rigettò la domanda di permesso a costruire presentata dal Consorzio Investire Futuro>>.

Quali sono i suoi rapporti con Pasquale Coppola? Potrebbe davvero sostenerlo come futuro candidato sindaco? <<I miei rapporti con Pasquale Coppola sono ottimi. Gli va riconosciuto senza dubbio che ha saputo svolgere la funzione di Presidente del Consiglio con grande equilibrio e senso di responsabilità. E’ ancora presto per parlare di nomi, si voterà nel 2019, bisogna parlare di programmi per far rinascere la città e creare una coalizione, quanto ai nomi di lui si deve tener conto>>.

aliberti-santocchio-180x140-680x365Lei personalmente si ricandiderà? <<Oggi dico che non penso di candidarmi. Anche se l’amore per la Citta e la passione per la politica potrebbe portami ad un ripensamento>>.

Primo mese di lavoro per la commissione straordinaria, il suo giudizio? <<Va dato atto alla Commissione Straordinaria di aver messo in campo la discontinuità’ che noi da sempre avevamo chiesto. Iniziando dalle partecipate Acse Spa e Scafati Sviluppo Spa. Riteniamo che quest’opera deve continuare nelle altre partecipate e soprattutto ci aspettiamo discontinuità anche nella macchina comunale. A breve chiederemo un incontro con la Commissione Straordinaria>>.

Da dove deve ripartire Scafati? <<Riorganizzazione della Macchina Comunale, bisogna attuare il Pip grande strumento di sviluppo e mettere in sicurezza Scafati Sviluppo. Infine spero che i commissari si dedicano ai fondi Piu Europa e al Puc, riaffidando l’incarico>>.

 




Scafati Sviluppo, Cucco lascia. Debiti pregressi, si pensa di vendere la proprietà

Di Adriano Falanga

A Scafati le nomine dei nuovi cda delle partecipate assomigliano sempre più al gioco delle tre carte, e la triade commissariale non sa dove e come puntare. La gaffe su Filippo Maraniello all’Acse resta ancora sospesa in attesa di delucidazioni, e nel frattempo arriva il secondo scivolone dalla Scafati Sviluppo. Voci ufficiose vogliono il neo presidente Vincenzo Cucco seriamente intenzionato a rifiutare l’incarico, avuto appena il 14 marzo. L’esperto commercialista di origini casertane avrebbe comunicato ai commissari Basilicata, De Angelis e Polito la sua volontà di fare un passo indietro. Non sono noti i motivi, ma del resto, appaiono certamente comprensibili. Cucco è un professionista molto referenziato, e la Stu scafatese è ad un passo dal fallimento. Salvare il progetto Ex Copmes è impresa miracolosa e un fallimento potrebbe inficiare il ricco curriculum del commercialista. Cucco è bravo nei numeri, non nei miracoli. La decisione sarebbe stata comunicata al prefetto Gerardina Basilicata giovedi pomeriggio, a seguito della prima udienza per l’istanza di fallimento a carico della Scafati Sviluppo, tenuta la mattina al Tribuna di Nocera Inferiore. L’udienza è stata rinviata al giorno 24 marzo, per permettere alla società di costituirsi in giudizio. Il debito per cui un ex revisore dei conti ha promosso l’istanza fallimentare ammonta sui 40 mila euro, ma sorpresa negativa è stato l’accodarsi di altri creditori all’istanza. Sono soprattutto i promissari acquirenti del lotto A che hanno anticipato caparra per dei capannoni che non saranno più realizzati, dopo che la Banca concessionaria del mutuo ha ridimensionato il finanziamento. Contrariamente a quanto sostiene l’ex primo cittadino, il debito totale della Scafati Sviluppo, o meglio la somma complessiva dovuta ad ex e attuali consulenti, componenti cda, promissari acquirenti e soprattutto alla banca, si aggira sui 2 milioni di euro. Una somma che la Scafati Sviluppo non potrà mai avere in cassa, in quanto non ha altre commesse e possibilità di nuove entrate. E neanche il socio unico, cioè il Comune di Scafati, può accollarsi la spesa. L’istanza di fallimento, tra l’ex revisore contabile e i nuovi creditori aderenti, si aggira sui 200 mila euro. 2-ex copmesUna situazione finanziaria aggravata anche dalle indagini dell’antimafia, in quanto nel progetto di riqualificazione dell’area che fu della storica Alcatel Cavi ci sarebbe stata l’infiltrazione del clan dei casalesi. Un quadro decisamente critico, che ha provocato la desistenza di Cucco. La patata bollente ritorna tra le mani della commissione straordinaria, che pure ha mostrato e continua a mostrare scarsa dimestichezza con nomine e procedure. Non solo, considerato il difficile quadro gestionale ed economico della Scafati Sviluppo, ci si chiede perché i commissari abbiano optato per un nuovo cda a tre componenti, contribuendo quindi a far lievitare il debito accumulato (perché altrimenti come saranno pagati i tre professionisti?) e non abbiano considerato l’opportunità di nominare un commissario liquidare e portare la Stu alla chiusura programmata. Intanto, si studiano le azioni per far fronte al complesso debito accumulato. La sola BNL vanta circa un milione di euro di credito. Una possibile soluzione potrebbe essere la vendita di parte del patrimonio immobiliare, la Stu detiene infatti l’intera area di circa 130 mila mq, mentre la parte interessata dal progetto (e su cui grava l’ipoteca bancaria) è di circa 90 mila euro. Volendo anche svendere i suoli, senza capannoni, si potrebbe ricavare quanto basta per archiviare definitivamente il progetto voluto dall’ex amministrazione Aliberti. Resterebbe il fallimento politico dell’operazione, che assieme al Polo Scolastico rappresentava il fiore all’occhiello delle “grandi opere” di Pasquale Aliberti. Politicamente è già avviata la campagna al “rimbalzo” sulle responsabilità, ma nella sostanza sarà il Tribunale (sia per il Polo che per l’ex Copmes) a ristabilire la verità. Si spera al più presto.

ALIBERTI: “colpa dell’uomo nero”

<<L’obbiettivo del politico dei centri commerciali, quello che ragionava dei suoi affari con i casalesi (vedi inchiesta “Il Principe e la ballerina”), si sta per realizzare>>. Pasquale Aliberti torna a parlare (o meglio, a scrivere su Facebook) di Ex Copmes e insiste nel puntare l’indice contro Mario Santocchio. <<Ecco perché solo ieri eravamo già preoccupati per la nomina dei commissari, sicuramente inconsapevole, della dottoressa Ariano nel CdA della Scafati Sviluppo.  Ariano, sicuramente ottima commercialista è, stranamente, figlia di quel vecchio super Dirigente all’urbanistica, sponsorizzato allora dal politico arrabbiato, è stato già Dirigente agli Iacp nel periodo in cui il suocero del politico, ne era, guarda caso, presidente. Proprio Ariano è il tecnico con cui si inizia la procedura per trasformare un terreno agricolo in centro Commerciale>>. Antonio Ariano è stato dirigente dell’area Urbanistica nel biennio 2009-2010. <<Un area del valore di milioni di euro, di proprietà del Comune, può fallire per 40 mila euro? A chi giova? Chi festeggerà nelle prossime ore? Sicuramente non brinderanno gli imprenditori seri che hanno avuto il coraggio di investire, con i propri soldi, nell’acquisto dei capannoni – incalza Aliberti – Sicuramente non resteranno dispiaciuti gli imprenditori alla Artioli, il politico del Centro Commerciale e qualche Dirigente che ho letto si è sentito minacciato quando, per andare incontro alle difficoltà della Scafati Sviluppo (società del Comune), gli abbiamo chiesto la possibilità di un prestito di 500 mila euro in parte restituito>>. Il dirigente “minacciato” è il ragioniere capo Giacomo Cacchione, testimone chiave nell’inchiesta che vede Aliberti coinvolto. <<Minacciato? Per trasferire i fondi ad alla stessa società del Comune? Che strano paese è l’Italia. Tra ignavi, irriconoscenti, incapaci, disattenti e uomini di passione, questa volta davvero c’è il rischio che l’abbia vinta l’uomo nero>> chiosa l’ex sindaco. Dal canto suo Mario Santocchio non si sbottona: <<Io non mi occupo di nomine, parla sempre chi dovrebbe tacere. Il problema ormai è di competenza di uno psicologo o di uno psichiatra>>

 




Scafati Sviluppo: “Nel cda la figlia di un dirigente comunale sponsorizzato da un mio oppositore”

Di Adriano Falanga

Si scoprono parentele nel nuovo cda della Scafati Sviluppo. La componente in quota rosa Immacolata Maria Ariano, commercialista salernitana, è figlia di un ex dirigente dell’area Urbanistica del Comune di Scafati, l’ingegnere Antonio Ariano, in servizio a palazzo Mayer dal 2 febbraio 2009 al 31 dicembre 2010. A rivelarlo è l’ex sindaco Pasquale Aliberti, novello Sherlock Holmes della nomine effettuate dalla commissione straordinaria. Aliberti aveva già sollevato una prima polemica sul nome di Maraniello, il docente universitario vice presidente Acse per un giorno, revocato prima ancora di aver accettato l’incarico. Il M5S scoprirà infatti che il professionista napoletano è indagato dalla DDA di Napoli per un giro di corruzione su appalti al Santobono. Su Maraniello anche una richiesta d’arresto respinta dal gip. Una clamorosa gaffe sulla quale nessuno dei tre commissari straordinari si è mai pronunciato. E sulla quale sarebbe sempre opportuno farlo al più presto. <<Basito resto sulle nomine della Scafati Sviluppo in cui appare un componente, una certa Ariano, figlia di quel dirigente all’Urbanistica voluto e sponsorizzato da quel famoso politico di opposizione, divenuto assai violento contro il sindaco per non aver potuto realizzare il Centro Commerciale che, proprio insieme al papà della dottoressa, neo componente del CdA, stava pianificando>> è quanto scrive l’ex primo cittadino sulla sua pagina social. Chiaramente il “politico d’opposizione” è Mario Santocchio, nel primo sindacato Aliberti assessore all’Urbanistica. <<Lo stesso politico che ha sempre contrastato l’operazione ex Copmes perché vissuta come ostacolo alla nascita del suo mega progetto commerciale, insieme al PD locale – continua Aliberti che lancia una stoccata – Un complimento mi tocca farlo all’ingegnere Ariano, mio ex dirigente all’urbanistica che dopo aver avuto la soddisfazione di veder lavorare il figlio, ottimo ingegnere, sulle concessioni che lui stesso autorizzava, attraverso il comune, con il placet del politico arrabbiato attraverso Agroinvest, oggi si ritrova anche la figlia a lavorare a Scafati per merito della Commissione Straordinaria>>. Polemizza Aliberti, denunciando tra le righe condotte non propriamente trasparenti. <<Solo qualche curiosità: Nominata da chi? Con quali obbiettivi? Ci troveremo a breve con la società in fallimento?>> E qui Aliberti si richiama all’istanza di fallimento verso la Scafati Sviluppo, prima udienza tenuta proprio ieri mattina e rinviata al 24 marzo. Non tarda la replica di Santocchio: <<Non mi sono mai occupato di nomine. Aliberti è una persona totalmente confusa, il suo problema di carattere psicologico. Dice tante sciocchezze. Ha generato tanti fallimenti e trovo ingiusto attaccare persone perbene che meritano solo rispetto – ribatte l’ex amministratore delegato di Agroinvest – Scafati Sviluppo meritava una inversione di rotta che possa realizzare la reindustrializzazione dell’area ex Alcatel. La nomina del nuovo cda va in tal senso. Scafati deve guardare avanti per avere una nuova rinascita>>. Ma la sopravvivenza della Stu potrebbe essere solo frutto di un miracolo. E da queste parti è cosa rara.

 




Scafati. Revocato anche il cda di Scafati Sviluppo. Arrivano tre commercialisti

Di Adriano Falanga

Scafati Sviluppo, la commissione straordinaria ha scelto i componenti del nuovo cda della partecipata. Contrariamente a quanto chiedevano alcune forze politiche, la triade ha scelto di non liquidare la società che porta avanti il solo progetto di riqualificazione industriale dell’area Ex Copmes, a un passo dal baratro finanziario. L’assemblea dei soci, con il Comune di Scafati unico detentore del capitale sociale, ha ringraziato e revocato l’amministratore delegato Mario Ametrano, il presidente Alfonso Di Massa, il vice presidente Bartolomeo D’Aniello mentre si scopre che era già fuori il componente Emanuele De Vivo, pare decaduto per non aver più preso parte ai lavori. Come per l’Acse, anche in questo caso l’incarico è andato a tre commercialisti. Presidente è il dottor Vincenzo Cucco, casertano, classe 1966. A seguire il dottor Carmine Aquino, di Albanella, e la quota rosa Immacolata Maria Ariano, salernitana. Insoddisfazione dal meet up cinque stelle, che aveva chiesto la dismissione della società. <<Ci dispiace ma siamo sempre all’insegna del tutto cambi affinché nulla cambi. Il MEF aveva sancito l’irregolarità nel tenere in vita la Scafati sviluppo, invece la Commissione sancisce così che l’operato di Aliberti era pienamente legittimo – commentano i grillini – vorremmo sapere nel nome della trasparenza quale sia il principio usato per tali nomine. In base a quali titoli e preferenze siano stati scelti i tre professionisti di cui non mettiamo in dubbio le capacità ma il principio di scelta che continua ad essere discutibile>>.




Scafati. Ex Copmes: “chiudete quel poltronificio mangiasoldi”

Di Adriano Falanga

La commissione straordinaria tira dritto, e dopo aver azzerato e rinominato il cda dell’Acse (gaffe compresa) questa mattina è il turno della Scafati Sviluppo. Qui la situazione è però totalmente diversa, perché a differenza dell’Acse, la Scafati Sviluppo è una società fantasma, una macchina mangiasoldi che ha prodotto più debiti che capannoni. Nata come società di trasformazione urbana con unico socio il Comune di Scafati, la società ha in proprietà l’area ex Copmes, e come mission la sua riqualificazione industriale. Questa mattina i commissari congederanno con ogni probabilità i vertici aziendali guidati dall’a.d. Mario Ametrano e dal presidente cda Alfonso Di Massa. Entrambi volti noti della politica locale con un passato istituzionale. Dal M5S l’appello a liquidare la società, ritenendo (forse a ragione) che rinnovare il cda sia solo spreco di soldi. Non avendo nessun’altra commessa, non avendo mezzi e dipendenti, non è peccato pensare di eliminare questo pesante carrozzone, oramai parassita delle casse comunali. Domani mattina presso la sezione fallimentare del Tribunale di Nocera Inferiore ci sarà anche la prima udienza per l’istanza di fallimento presentata da un ex revisore dei conti della società, che chiede compensi per circa centomila euro. <<Chiediamo alla triade commissariale che si ripristini la legalità e venga messa in liquidazione questa partecipata. Già il Mef si era espresso negativamente sui bilanci della stessa, ricordiamo che la legge prevede nel caso che le partecipate riportino più bilanci in negativo nell’ultimo triennio, queste vengano eliminate. Si evita che così che possano aggravare il bilancio comunale – spiegano da Scafati in Movimento – La vecchia amministrazione, nonostante le indicazioni del Mef e anche del Collegio dei revisori, che pure aveva segnalato questa incongruenza, aveva fatto orecchie da mercante. C’è la necessità di una netta discontinuità con il modus operandi dell’ex amministrazione Aliberti, altrimenti si andrebbe ad avvalorare e rendere lecito la sua gestione. Ribadiamo la necessità che  la STU sia messa in liquidazione,  ha fallito tutti i suoi obiettivi, di concerto vadano via tutte le posizioni e le spese ad essa legate>>. Perché se da un lato l’Acse è una società con bilanci regolari, operativa e autonoma, la Scafati Sviluppo è ritenuta dai grillini <<come poltronificio>> dell’ex amministrazione. Del resto, ad avvicendarsi, tra collegio sindacale, consulenti e cda, sono per la gran parte ex candidati (o a loro collegati) nelle liste elettorali alibertiane. Lo stato di avanzamento del progetto Ex Copmes è ufficialmente rimasto “congelato” al maggio 2016, quando ci fu la consegna dei nove capannoni del lotto C. Da allora c’è stato un cambio al vertice, dopo le dimissioni del presidente Antonio Mariniello, l’ex sindaco ha voluto sulla sua poltrona un altro volto noto della politica scafatese, Alfonso Di Massa. Tutto è poi caduto nell’oblio.

ex copmes_LenteAlla Scafati Sviluppo si lavora da anni a “pagherò”, accumulando debiti, verso gli amministratori e consulenti nel tempo nominati. Senza la conclusione dell’intero progetto, la società non può far fronte ai debiti di gestione accumulati negli anni, ben oltre il mezzo milione di euro. L’unica commessa che la tiene in vita è solo il progetto Ex Copmes, ma considerato il forte ridimensionamento avuto negli anni, e le difficoltà attuali, tra banca, impresa appaltatrice, inchiesta antimafia, passi indietro degli acquirenti, viene da chiedersi se la conclusione del progetto riesca a saldare l’enorme debito accumulato negli anni. Nata nel febbraio 2005, non ha dipendenti, non ha mezzi, non ha operatori, non ha attrezzature, ha sede presso la Casa Comunale. In organico una decina di figure tra amministratori, collegio sindacale e revisori con un totale di retribuzione annuo di circa 80 mila euro. Mille i dubbi sulla trasparenza di questa società, non ha un sito web e di conseguenza non è possibile poter visionare gli atti che la legge sulla Trasparenza richiede essere pubblici. Nessun bilancio, nessun incarico, nessuna remunerazione, nessun curriculum, tutto sembra essere avvolto in un alone di mistero. Sul sito del Comune le cose non cambiano, la Stu è letteralmente un “fantasma”, viene citata sulla home, ma sulla pagina inerente non c’è scritto praticamente nulla. Unici dati presenti sono i risultati di bilancio fino al 2014, che mostrano come la società è in perenne perdita. Un apposito capitolo le è stato riservato nella relazione del Prefetto Salvatore Malfi che ha comportato lo scioglimento del consiglio comunale. L’antimafia indaga su infiltrazioni, verificate, del clan dei casalesi nel progetto di riqualificazione dell’area ereditata dalla storica Alcatel Cavi. Ci si augura che la triade commissariale intervenga con un taglio netto agli sprechi di questa società, attuando una doverosa spending review, oltre a far luce sulla reale situazione gestionale della stessa.

LE CRITICITA’ E I COSTI

1-inaugurazione lotto c (2)Gli ispettori del Ministero delle Finanze che hanno verificato l’attività economico finanziaria dell’ente dal 2010 al 2014 hanno dedicato un apposito capitolo alla Scafati Sviluppo. Oltre ai bilanci in rosso nell’ultimo triennio, si evidenzia un altro elemento di criticità che potrebbe dare luogo per il comune di Scafati ad una possibile insussistenza di propri crediti vantati nei confronti proprio di questa partecipata. Secondo i funzionari ministeriali esiste un potenziale rischio per l’ente di non vedersi restituire la somma versata qualora l’andamento gestionale della partecipata prosegue con l’andamento negativo registrato negli ultimi esercizi. Anche i Revisori di Palazzo Mayer, nel loro parere al Previsionale 2016, hanno sollevato riserve. La società che porta avanti la riqualificazione dell’area industriale Ex Copmes avrebbe obbligo di legge, fin dal gennaio 2015, di ridursi la retribuzione del 30%. Tutto ciò non è avvenuto, scrivevano i revisori. La retribuzione del presidente, ad oggi Alfonso Di Massa, è pari ad euro 12 mila; l’amministratore delegato Mario Ametrano riceve 15 mila; i componenti del cda 7200 euro a testa; Il presidente del collegio sindacale Massimiliano Granata 7 mila, i sindaci 6 mila euro a testa; Revisore è il ragionier Ferdinando Voccia (7 mila euro) mentre Laura Semplice è consulente legale (6 mila euro) e Raffaele De Luca consulente fiscale (5 mila). Somme a dire il vero “virtuali”, perché saranno saldate solo quando sarà chiuso il progetto Ex Copmes. E’ chiaro quindi che “niente progetto, niente soldi” e i debiti aumentano. Pasquale Aliberti ha spiegato più volte che la società è formata, ed opera, esclusivamente con il solo cda, in quanto non ha dipendenti. Una situazione positiva per l’ex sindaco, ma negativa per il collegio dei Revisori, che chiede (come da piano di razionalizzazione delle società partecipate) la soppressione delle società composte proprio da soli amministratori. L’unica possibilità di guadagno poteva essere la gestione dei servizi interni all’area, quale la sorveglianza, la pulizia, la aree comuni. Eppure la Scafati Sviluppo si è tenuta fuori, affidando la gestione dei servizi interna al consorzio Conin 2000. Una convenzione dai margini non del tutto chiari, e su cui sta indagando la dda di Salerno.

LE INDAGINI

camera-alibertiLa complessa indagine condotta dal pm dell’antimafia Vincenzo Montemurro, che ha comportato anche la richiesta di arresto per Pasquale Aliberti, vede sul registro degli indagati iscritti anche due dirigenti comunali, che a vario titolo rientrano nel progetto Ex Copmes. L’architetto Maria Gabriella Camera, è finita tra gli indagati lo scorso settembre. Si è prontamente dimessa, senza che Palazzo Mayer abbia mai spiegato i motivi, neanche in consiglio comunale. Si indaga sul giro di fondi e appalti che lega tra loro la Ex Copmes con il Piu Europa, entrambi coordinati dall’architetto Camera, oramai ex dirigente a tempo determinato, di nomina sindacale. Oltre 40 milioni di fondi europei per il Piu Europa e 18 milioni relativi al primo lotto del progetto Ex Copmes. Gli ultimi sviluppi sono stati determinati dalle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto e dopo le audizioni di diversi funzionari comunali. Indagato anche Giacomo Cacchione, attualmente ancora a capo del settore Finanziario del Comune di Scafati. Una decisione presa da Montemurro quando Cacchione, ascoltato il 9 novembre 2016, dichiarò testualmente: “Mi fu detto dalla segretaria comunale Immacolata Di Saia (indagata anch’essa nello stesso filone di inchiesta, ndr) davanti al primo cittadino ed alcuni dirigenti della Stu, di dare una mano alla società, evitando di rilevare nei bilanci della società tutte quelle voci che ne determinavano uno stato di difficoltà, in quanto se così non fosse stato la società non poteva ricevere ulteriori proroghe e pertanto andava chiusa. Mi attenni alle disposizioni perché intimorito dalle pressioni esercitate dalla Di Saia e dal sindaco, che con le stesse modalità mi hanno imposto anche l’erogazione di finanziamenti alla Stu, in parte restituiti”.

 

 

 




Scafati. Scioglimento, l’inverosimile tesi del complotto politico

Di Adriano Falanga

Fino al 7 marzo Pasquale Aliberti resterà in forzato silenzio politico. Oltre ai post di stampo filosofeggiante sulla sua pagina Facebook non può andare e soprattutto non può dare l’impressione che stia ancora alla guida di una compagine politica. C’è l’esposto al Tar avverso lo scioglimento? E’ l’ex maggioranza a presentarlo. C’è il “richiamo” alla triade commissariale riguardo le voci sul nuovo segretario comunale? E’ ancora l’ex maggioranza a farlo. E le risposte agli avversari politici arrivano quasi sempre per interposta persona, a “sdoppiarsi” nel doppio ruolo è il sempre presente Mimmo Casciello, diventato oramai occhi e orecchi dell’ex sindaco. Tiene banco la tesi, naturalmente non ufficiale, del complotto politico. Da un lato Aliberti e moglie Monica Paolino continuano a romanzare fiducia piena e incondizionata nella Magistratura, dall’altro lato però i loro fedelissimi e supporter sono strenui difensori del complotto portato avanti dalle forze di opposizione, Pd in testa. Una tesi però molto inverosimile, che non tiene conto dell’enorme mole di lavoro fatto in sei mesi dalla commissione d’accesso e in un anno e mezzo dall’antimafia. Non solo, se è vero che il ministro dell’Interno Marco Minniti è espressione del Pd, è pur vero che questi ha semplicemente apposto il sigillo ad una decisione già presa e maturata nel tempo. E la riprova è sempre in quelle 36 pagine di relazione prefettizia che gli alibertiani intendono impugnare. “Il quadro generale della  gestione  del  Comune  di  Scafati,  come risultante dall’articolata relazione della Commissione  d’indagine  e riassunto nelle suindicate forme di illiceità, è stato unanimemente riconosciuto e rafforzato da tutti gli organismi statuali preposti ad assicurare la legalità  sostanziale  ed  il  rispetto  delle  regole fondamentali su cui si fonda il nostro ordinamento – scrive il Prefetto Salvatore Malfi – sia nella riunione del 16 febbraio 2016 che in quella del 28 ottobre ultimo scorso, il  Procuratore  Generale  della Repubblica, i Procuratori della Repubblica di  Salerno  e  di  Nocera Inferiore, il  Questore,  il  Comandante  Provinciale  dell’Arma  dei Carabinieri, il Comandante Provinciale della Guardia di  Finanza,  il Responsabile della  Sezione  Operativa  di  Salerno  della  Direzione Investigativa Antimafia, pur in ragione delle  specifiche  diversità di ruolo  istituzionale, nel  condividere  il  quadro  generale  del territorio  del  Comune  di  Scafati  e  la  completa  ed  articolata relazione della Commissione d’indagine, hanno unanimemente offerto il medesimo punto di vista. Gli elementi forniti hanno consentito, a tutti  i  partecipanti  al Comitato, anche in ragione  degli  ulteriori  significativi  elementi consegnati dal Procuratore della  Repubblica  DDA,  e  condivisi,  in quella sede, di poter ritenere pienamente sussistenti  i  presupposti per la proposta  di  scioglimento  dell’amministrazione  comunale  di Scafati  per  infiltrazione  e  condizionamento  di  tipo  mafioso  o similare“. E se davvero la relazione prefettizia presenta errori come sottolineato dall’ex primo cittadino, restano in piedi però le decisioni del Gip Donatella Mancini e del tribunale del riesame di Salerno. Quattro giudici che hanno sostanzialmente concordato, in tempi e fasi diverse, la tesi del patto elettorale intercorso tra Pasquale Aliberti e i diversi clan nel tempo egemoni sul territorio. Per la Mancini si tratta di corruzione elettorale, reato per il quale non è revisto l’arresto cautelare, mentre per il riesame (e per il pubblico ministero) il reato è voto di scambio politico mafioso, che prevede la misura restrittiva dell’arresto. Ed è su questo che la Cassazione è chiamata a pronunciarsi il prossimo 8 marzo. Insomma, le eventuali responsabilità e colpe emergeranno nel processo, che per altro deve ancora cominciare, e noi ci auguriamo la piena assoluzione per tutti i coinvolti. Ma una cosa è però certa, e lo è già ora: a Palazzo Mayer qualcosa comunque non andava come doveva andare. Da qui lo scioglimento

L’IMPERATIVO E’ RISPRISTINARE LA LEGALITA’

1-summit sicurezza scafatiSi avvia a conclusione il mese di Febbraio, un mese importante, il primo dei diciotto di durata dell’amministrazione straordinaria guidata dal prefetto Gerardina Basilicata con il vice prefetto Maria De Angelis e il dirigente Augusto Polito. Scafati è città commissariata, le Istituzioni elette sono state sciolte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché permeate di azioni illecite e illegittime frutto di un sodalizio elettorale, non sempre indiretto, tra amministrazione comunale e criminalità organizzata. E’ il secondo scioglimento che la città subisce dopo quello del 1993. In queste due settimane la triade commissariale si è trincerata nel più stretto riserbo e riservato silenzio. Non solo, ai dirigenti e funzionari di Palazzo Mayer è stato chiesta la piena e totale riservatezza sugli atti prodotti, e soprattutto, non deve esserci determina dirigenziale che sia resa operativa senza aver avuto prima il benestare dei commissari. L’Ente è pressochè blindato, all’ingresso un drappello di Vigili Urbani che mai c’è stato. Quotidianamente la presenza degli uomini dell’antimafia, che continuano le loro indagini ma forniscono anche supporto logistico e amministrativo alla triade commissariale. Ogni atto, ogni determinata, ogni concessione e permesso deve essere vagliato. E non si tratta di “censura”, come polemicamente qualcuno vuole lasciare intendere. La gestione straordinaria di un Ente sciolto per camorra è radicalmente diversa dalla gestione ordinaria di un Ente con sindaco dimissionario in attesa di elezioni. Lo scioglimento ha infatti decretato la sospensione della democrazia diretta, niente voto, perché l’imperativo è uno: ripristinare la legalità. Niente è più scontato e nulla può essere concesso in deroga a regolamenti o normative. Anche il semplice accesso alla casa comunale diventa complicato e non deve stupire se la tradizionale uscita dei carri di carnevale viene annullata perché ritenuta “ostacolata” dalla triade commissiarale. Se fino allo scorso anno il Comune dava il patrocinio e concedeva un contributo economico ai carri, oltre a sostenere la logistica della manifestazione e promuovere l’evento, con lo scioglimento nessun patrocinio viene concesso ma anzi, vengono chiesti migliaia di euro per l’occupazione di suolo pubblico, nessuna sorveglianza ad opera della Polizia Locale e ogni carro dovrà rispettare, con zelo, ogni minima norma che disciplina la materia. E’ lo Stato che, contrariamente alla politica, chiama al pieno rispetto di leggi e regolamenti. E non deve neanche stupire se la riapertura del centro disabili Raggio di Sole non sia così semplice come lo è statala sua gestione in quindici anni. Bisogna capire chi e come dovrà occuparsi del centro, e tutto si allunga, perché ogni nominativo e procedura deve essere scrupolosamente vagliata dai funzionari ministeriali. E le indagini in corso lasciano pensare ad una nuova cooperativa alla guida della struttura ospitata nel centro sociale di San Pietro, scelta direttamente, ed a insindacabile discrezione, dalla commissione straordinaria. E’ nei loro poteri fare affidamenti diretti anche oltre le soglie di legge, per le quali è prescritta gara pubblica. Ed è nei poteri della commissione anche annullare e revocare ogni gara già chiusa e affidata, qualora dovessero emergere anche semplici elementi che possono generare perplessità sulle procedure. Allora neanche deve meravigliare la mancata partenza del nuovo piano di sosta, nonostante il contratto sia stato già sottoscritto mesi fa tra l’Acse e la Publiparking, vincitrice della gara d’appalto e attuale gestore. Tre funzionari inviati direttamente dal Governo centrale con poteri pari a quelli di sindaco, giunta e consiglio comunale. E non deve stupire neanche se dal mese di settembre scorso i circa quaranta uomini della Polizia Municipale sono senza comandante in capo, per volontà dell’ex primo cittadino guidati dai tre capitani a rotazione quindicinale. Tre comandanti in pectore, due dei quali (Antonio Cavallaro e Ferdinando Raiola) citati nel decreto di scioglimento. Il primo è tirato in ballo dall’ex comandante Alfredo D’Ambruoso, per la sua “disinvoltura” e “autonomia” con la quale si occupa, da anni, del settore Abusivismo Edilizio. L’altro è invece sotto processo per presunti favori fatti ad un parente ritenuto vicino al clan Matrone. Quanto alle partecipate, non deve stupire se a stretto giro la commissione azzerererà ogni cda e nomina, piazzando professionisti di comprovata esperienza alla loro guida. Il 7 marzo sarà congedato il cda dell’Acse, mentre il 21 è in calendario l’azzeramento di quello della Scafati Sviluppo.




Scafati. Aliberti incassa il “tfr”, polemiche dal M5S e dalla commissione, che striglia i dirigenti

Di Adriano Falanga

<<Lo stipendio ad ex sindaco e ex assessori sì, le sanzioni no?>>. Il Movimento 5 Stelle scrive alla triade commissariale, ponendole davanti la vicenda Anac e incompatibilità di Andrea Granata alla Scafati Solidale e Mario Ametrano alla Scafati Sviluppo. <<Una richiesta che verte sulle responsabilità economiche a cui l’ex sindaco non può sottrarsi: quelle contestate ufficialmente dall’Anac con il deliberato 156 del 10 dicembre 2015  il quale decretava: “All’esito del procedimento così instaurato il RCP, deve dichiarare la nullità della nomina ed irrogare la sanzione (ex art. 18 del d.lgs n. 39/2013)” – spiegano i grillini – l’organismo guidato da Raffaele Cantone, oltre che dichiarare illegittime le nomine di Andrea Granata a presidente del cda di Scafati Solidale e di Mario Ametrano come amministratore delegato di Scafati Sviluppo, imponeva anche la restituzione di quanto economicamente corrisposto ai vertici contestati, tutto ciò è stato ottemperato?>> A scuotere gli attivisti la recente liquidazione di oltre 13 mila come indennità di fine rapporto di Pasquale Aliberti. <<Chiediamo, nel caso in cui non sia stato disposto che si provveda al più presto prima che vengano liquidate altre somme all’ex sindaco di Scafati>>. La determina è partita dall’area Servizi al Cittadino, guidata dalla dottoressa Laura Aiello. Il Testo Unico Degli Enti Locali prevede l’integrazione dell’indennità dei Sindaci, a fine mandato, con una somma pari ad una indennità mensile spettante per ciascun anno di mandato, proporzionalmente ridotta per periodi inferiori all’anno. L’indennità del sindaco per un comune come quello di Scafati è pari ad euro 3.904,41 mensili. Pertanto l’indennità di fine mandato, spettante per la carica di Sindaco del Comune di Scafati ricoperta nel periodo 14.06.2013/19.12.2016, ammonta ad euro 13.730,71.

Giacomo Cacchione

Ma a finire tra le polemiche anche il ragioniere capo Giacomo Cacchione, ritenuto forse troppo solerte. <<Cacchione risulta essere stato collaborativo con la magistratura, (uno degli elementi chiave dell’inchiesta e dello scioglimento, ndr) ma a noi poco interessa: nulla lo esula dalle sue responsabilità politiche e dirigenziali, passate e presenti. Ricordiamo che il dirigente Cacchione era super pagato dall’amministrazione Alberti ed era pagato per servire i cittadini e non essere asservito all’ex sindaco. A noi era chiaro, a lui forse no – puntualizzano i grillini – Anche agli ex assessori, oltre al sindaco, ultimamente sono state liquidate alcune cifre: ci sembra quantomeno intempestivo questo indirizzo delle risorse economiche, soprattutto a beneficio di persone che “servivano e guidavano” un’amministrazione responsabile e oggetto di scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Che facciamo, lì premiamo? E ‘vero che i soldi gli spettano di diritto, ma non certo in via prioritaria. Tanti cittadini, professionisti e imprese attendono a lungo i pagamenti dall’Ente, sarebbero di serie B?>>

LA TRIADE: “intempestivo” il pagamento e diffida i dirigenti

Galeotti furono quei 13 mila euro all’ex sindaco, e cosicché la triade commissariale dirama una comunicazione di servizio in cui si stigmatizza la intempestività del provvedimento: “giunto appena pochi giorni dopo l’insediamento della Commissione Straordinaria, senza che la stessa ne fosse portata a conoscenza”. Insomma, che fretta aveva la dirigente Laura Aiello di liquidare prioritariamente i 13 mila euro di fine mandato all’ex sindaco? Non che l’operazione fosse illegittima, ma quantomeno risulta essere “intempestiva”. I tre commissari non l’hanno presa bene, e nella nota ammettono di aver avuto contezza della determina “tramite gli organi di stampa” e quindi scatta la diffida a tutto il personale di “fare attenzione all’obbligo di riservatezza in relazione a procedure in fase di adozione, evitando che vengano diramate notizie oltre ai normali canali di pubblicazione e diffusione previsti dalla legge”. Ergo, vietato parlare con i giornalisti, come se l’Ente fosse stato sciolto per “infiltrazioni giornalistiche” e non “criminali”. Si perdoni l’ironia, ma la stessa stampa la notizia l’ha appresa tramite il canale ufficiale che è l’albo on line, pubblico per legge (e meno male). Del resto la Prefetto Gerardina Basilicata lo aveva subito chiarito di non amare i giornalisti, quando al suo arrivo a Palazzo Mayer rispose alle domande dei cronisti con un “rivolgetevi in Prefettura”. E’ chiaro che non essendo politici non hanno bisogno di consenso e visibilità e non essendo eletti non devono dar conto alla città, ma al Ministero Degli Interni e alla Prefettura di Salerno. Ma spesso la stampa è semplicemente il megafono della città, non necessariamente è dedita al pettegolezzo istituzionale. E l’indennità di fine mandato, è una notizia che necessita essere divulgata. Altroché.




Scafati. Fallimento Scafati Sviluppo, il giallo da chiarire

Di Adriano Falanga

“Questa vicenda rappresenta l’ennesima maceria lasciata dall’ex Sindaco. Chiediamo con immediatezza l’azzeramento dei vertici della Società. Va comunicata alla citta la reale situazione della Scafati Sviluppo con una nuova programmazione. Per gestire tale fase occorrono le professionalità adeguate”. Mario Santocchio commenta così la difficile, se non citica, situazione finanziaria della Scafati Sviluppo, la società di trasformazione urbana di proprietà del comune di Scafati, sull’orlo del fallimento. Nata per gestire l’area dove una volta prosperava la Alcatel Cavi, dopo la parentesi truffaldina della Copmes, la Stu doveva portare a termine il progetto di riqualificazione industriale. Lavoro, sviluppo, nuove opportunità erano gli obiettivi, ridotti oggi a debiti, mistero e insolvenza. Finirà davanti ad un giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Nocera Inferiore il 16 marzo prossimo, la società attualmente amministrata da Mario Ametrano con presidente cda Alfonso Di Massa. Entrambi noti esponenti politici con un passato istituzionale, entrambi voluti da Pasquale Aliberti. “Le parole devono essere discontinuità, competenza e trasparenza – prosegue Santocchio – i commissari straordinari certamente ne terranno conto. Non bisogna lasciar fallire la società, sarebbe l’ennesimo schiaffo agli scafatesi e alla città”. Dai vertici aziendali non trapela nulla, tutto è strettamente “secretato”. Voci parlano però di un progetto in stallo, con l’impresa costruttrice, la Viro costruzioni, ferma con i lavori. I capannoni dell’unico blocco realizzato (lotto C) sono stati venduti ma le risorse realizzate non coprono i debiti accumulati e il cda non ha trovato un istituto che finanzi il resto dell’opera. La copertura finanziaria del progetto è subordinata alla realizzazione dell’intera opera, solo con la sua conclusione potranno essere pagate le enormi spese di gestione della società, che costa oggi qualcosa come circa 80 mila euro l’anno. Di fatto l’iniziativa è fallita. Con il fallimento e le conseguenti revocatorie, resteranno solo le macerie. La BNL, erogatrice del mutuo, non finanzia il resto dell’intervento.

copmes4Tempo fa revocarono parzialmente il mutuo concesso, questo perché una clausola prevedeva che tutta la superficie doveva essere stata compromessa in vendita. Non è andata così, il lotto originario di circa 30 mila mq è stato ridimensionato a circa 18 mila. Di fatto è stato consegnato il solo lotto C: 9 capannoni da 250 mq l’uno. Resta da completare il lotto B: 14 capannoni da 500 mq. Mentre il lotto A, 10 mila metri quadri, è stato posticipato a data da destinarsi, uscendo di fatto dal finanziamento concesso dalla banca. Resta in piedi l’ipoteca bancaria su circa 90 mila mq di superficie, a fronte dei 130 mila totali. Il suolo rappresenta l’unico bene che possiede la Scafati Sviluppo, e che, in caso di fallimento, potrebbe concretamente andare perduto. “Scafati Sviluppo deve cedere al Comune circa 4-5 mila mq di area di parcheggio che deve essere pubblica – aggiunge ancora Santocchio – Non c’è la copertura finanziaria dell’opera perché nelle more la Banca visti i risultati ha ridotto i finanziamenti da 10 milioni di euro a 4 milioni. Bisogna ancora tenere conto che il Comune di Scafati ha fatto alla Scafati Sviluppo finanziamenti gratuiti per circa 1,1 milioni di euro. Contributi illegittimi perché in contrasto con la normativa vigente”. L’unica possibilità di guadagno per la Scafati Sviluppo poteva essere la gestione dei servizi interni all’area, quale la sorveglianza, la pulizia, la aree comuni. Eppure la società paradossalmente si è tenuta fuori, affidando la gestione dei servizi interna al consorzio Conin 2000. Una convenzione dai margini non del tutto chiari, e su cui starebbe indagando la dda di Salerno.