Rissa a Roccadaspide, ragazzo rumeno pestato con una spranga

di Michele Amoruso
Giornata di violenza e follia quella di ieri a Roccadaspide. Due ragazzi, uno del posto ed un rumeno, dopo esser arrivati alle mani si sono presentati presso la caserma locale per denunciarsi a vicenda. All’uscita, ad attenderli, presente il padre del ragazzo italiano che ha aggredito il giovane rumeno con una spranga di ferro, pestandolo a sangue. Immediatamente scattate le manette per il sessantenne, mentre è stato ricoverato in ospedale il ragazzo aggredito.




Sala Consilina: ladro di rubinetti detenuto per sette mesi

di Oreste Vassalluzzo

 

Nella nostra Italia c’è da chiedersi se qualcuno sia “più uguale dinanzi alla legge” degli altri. Prendendo volutamente a prestito le parole dell’avvocato Michele Capano contenute in una lettera denuncia inviata tra gli altri anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per raccontare la storia che lo stesso avvocato ha avuto, dopo mesi di attesa, l’intenzione di raccontare. Si tratta dell’arresto e della vicenda giudiziaria di un rumeno ventenne, Georgescu Adrian Mihaita. Un “ladro di galline” si sarebbe definito in tempi passati ma che ha passato diversi mesi tra carcere e arresti domiciliari dopo il suo arresto, avvenuto nell’aprile scorso, per aver rubato rubinetteria con un suo complice in un’azienda di Teggiano. E’ una storia impregnata di errori, sviste e forse anche di una certa leggerezza che ha coinvolto, e che mai dovrebbe coinvolgere, la struttura della Giustizia di Sala Consilina prima e di Lagonegro poi. Quasi sette mesi tra carcere e arresti domiciliari e poi l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per aver “rubato rubinetteria” da incensurato e dopo aver raggiunto l’Italia da pochi giorni. Una vicenda che in molti casi si sarebbe chiusa con un processo per direttissima è divenuta un “affare” importantissimo per la Giustizia. Il ventenne resta in carcere per diversi mesi anche dopo l’udienza di convalida dell’arresto. Diversi Gip hanno rigettato più volte le richieste di scarcerazione e di arresti domiciliari presentate dal suo avvocato Michele Capano. E solo dopo diversi tentativi si arriva alla condanna, concordata con il patteggiamento, arrivata solo nel novembre scorso al Tribunale di Lagonegro. Da allora non è stata ancora revocata la misura di presentazione alla Polizia Giudiziaria per il ventenne rumeno. Nel mezzo c’è una storia di violenze subita dal giovane ventenne da parte dei carabinieri di Teggiano, regolarmente denunciate alla procura dall’avvocato Capano, giudici che prendono decisioni “discutibili” e anche una scoperta dello stesso avvocato. Dal carcere di Sala Consilina giunge la richiesta alla procura di potere o meno registrare i colloqui telefonici del ventenne con il suo avvocato. Tutto messo nero su bianco dall’avvocato Capano che ha deciso, ora, di rendere nota la storia del suo assistito e dello “sfascio” della Giustizia. L’avvocato Michele Capano è giunto alla richiesta diretta al presidente della Repubblica, alla Consiglio Superiore della Magistratura, all’ambasciata di Romania in Italia e alle altre autorità competenti, dopo il muro di gomma contro cui si è trovato a combattere. Annuncia anche uno sciopero della fame fino a quando non sarà accolta l’istanza di revoca della presentazione alla Polizia Giudiziaria per il suo assistito Georgescu Adrian Mihaita per consentirgli il ritorno in Romani, dalla sua famiglia, dopo aver concordato la pena con i giudici del Tribunale di Lagonegro. Una brutta storia, un pagina deprecabile per la Giustizia.




Camerota, violenza su una 12enne: condannato a 4 anni

CAMEROTA. Condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione il rumeno 22enne residente a Camerota che per diverso tempo tra il 2010 e il 2011 secondo gli inquirenti ha drogato e costretto a prostituirsi una 14enne originaria anch’essa della Romania. Una storia terribile che è venuta alla luce solo quando la minore ha trovato il coraggio di raccontare prima alla madre e poi ai carabinieri della compagnia di Sapri gli innumerevoli abusi subiti. La sera del 25 marzo del 2011 il giovane straniero è stato arrestato dai militari di Marina di Camerota agli ordini del maresciallo Massimo Di Franco dopo un’intensa attività d’indagine condotta dal pm Alfredo Greco. Nel 2010 la ragazzina aveva appena compiuto 12 anni. Secondo le prime ricostruzioni fatte dai carabinieri dopo l’arresto, la giovane avrebbe cominciato a frequentare quella casa, che si trova nella zona centrale del borgo marino in via Armando Diaz, doveva rispondere alle numerose richieste sia del giovane che, presumibilmente dei familiari, sotto minaccia. «Se parli e se non fai quello che ti chiediamo, diciamo tutto». Ovvero avrebbero reso noto il fatto che la ragazzina fumasse. Sotto questa minaccia la piccola non riusciva a sottrarsi alle richieste. Temeva che i suoi venissero a conoscenza del fatto che fumava. Gli episodi si ripetevano, come in una escalation, fino a trasformarsi in una vera violenza sessuale.