Abusata laddove doveva essere protetta Patteggia la pena e risarcisce la vittima

Approfittando della fragilità di una 14enne ne ha abusato sessualmente. Lo ha fatto nella struttura in cui lavorava come operatore e dove l’adolescente avrebbe dovuto trovare un ambiente sicuro che le desse protezione, sicurezza e coccole. T.M.27 anni, salernitano , ha patteggiato la pena a due anni di reclusione, pena sospesa, ed ha offerto alla ragazza un risarcimento di 5000 euro. Soldi che sicuramente non potranno mai cancellare i segni che l’esperienza avuta, nella struttura della zona orientale di Salerno, le hanno lasciato dentro. Lei, oggi quasi diciottenne, non parla dell’episodio, vuole solo dimenticare e guardare avanti. E, attende con ansia di poter lasciare la casa famiglia il Chicco di Grano per rientrare in quella che è la sua casa, laddove, ad attenderla c’è la sua mamma dalla quale, a suo tempo è stata allontanata. La storia del- l’adolescente probabilmente è simile a quella di tanti altri ragazzi che all’improvviso si ritrovano a vi- vere in delle Case Famiglia, gestite spesso da cooperative che ricevono fondi da enti pubblici. Allontanati dai propri affetti perchè qualcuno ritiene che l’habitat in cui si trovano non è adatto ad un minore, perchè non idoneo a farlo crescere in maniera serena o perchè le condizioni della famiglia d’origine presentano svariate problematiche (assenza di soldi, percorso di vita al di sopra della legalità dei genitori….), e così vengono sradicati dalla famiglia e portati in queste strutture dove teoricamente dovrebbero vivere in maniera serena e soprattutto dovrebbero vivere appieno la loro età così come fanno i loro coetanei. Nel caso della quattordicenne questo non è accaduto. I fatti, oggetto del procedimento giudiziario si è consumato nel 2015. L’adolescente dopo essere giunta in casa famiglia aveva instaurato un clima estremamente confidenziale con l’operatore T.M. lei era un’adolescente alquanto fragile anche a causa della sua storia familiare aggravata dall’arresto della madre per per spaccio di sostanze stupefacenti. La ragazzina si fidava di T.M. e si era molto affezionata a lui. Una notte accade ciò che non sarebbe mai dovuto succedere: l’operatore entra nella stanza della ragazzina ed ha con lei un rapporto orale. Sembra che l’operatore, attualmente non più residente a Salerno nè in Campania per quella ragazzina avesse perso la testa. Tra i due si era instaurato un forte legame che di per sè non avrebbe avuto nulla di condannabile se non fosse sfociato in una violenza perpetrata da chi era deputato a proteggere in qualche modo la minore.

L’assistente sociale denunciò

Dopo la violenza sessuale subita la ragazza non ha mai presentato alcuna denuncia e probabilmente non l’avrebbe mai fatto. Su quel rapporto orale consumatosi all’interno della struttura della zona orientale di Salerno è stato aperto un fascicolo a seguito della denuncia presentata da una delle assistenti sociali con cui la ragazza si è confidata. Partite le indagini l’operatore fu licenziato e il Gup dispose l’incidente probatorio tra T.M. difeso da Agostico de Caro e l’adolescente difesa da Giuseppe Denami. Poi la richiesta di rinvio a giudizio. Prima dell’udienza di ieri, è arrivata la proposta di risarcimento danni da parte dell’operatore fissata in cinquemila euro. Proposta che è stata accettata dal tutore della ragazza. La somma è stata vincolata al raggiungimento della maggiore età della ragazza che avverrà tra qualche mese. La somma probabilmente sarà utilizzata per un percorso di formazione e studi della giovane che, così come confermato dal suo legale, a breve potrebbe rientrare nell’abitazione con la madre. La ragazza dal canto suo non ha nessuna voglia di parlare di ciò che è accaduto. Il suo intento è quello di guardare avanti e dimenticare ciò che è successo. Ora ha una vita da vivere ed ha voglia di realizzarsi. La casa famiglia non si è costituita parte civile nel procedimento in quanto è subentrato l’accordo per il risarcimento. Se così non fosse stato vi sarebbe stata la costituzione di diverse parti civili e al termine del procedi- mento penale a quantizzare il “danno” sarebbe stato il tribunale civile.

Troppe segnalazioni di abusi e maltrattamento nelle strutture

Era il 2014 quando Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza, presentò una lunga e dettagliata interpellanza bipartisan, di cui fu prima firmataria: segnalazioni e denunce di sospetti maltrattamenti o abusi su minori, bambini ospitati in case-famiglia dalle condizioni igieniche intollerabili, allontanamenti «troppo facili» dai nuclei familiari, fiumi di denaro pubblico speso senza trasparenza. Nel documento si chiedeva di realizzare un censimento delle case-famiglia, di istituire un registro degli affidamenti temporanei, di monitorare le condizioni dei minori in queste comunità, di render noto il numero di inchieste penali in corso a carico di gestori o operatori di tali strutture e le relative ipotesi di reato, di disincentivare il fenomeno dei cosiddetti «allontanamenti facili» dei minori dalla famiglia d’origine.Pare assurdo che si debbano chiedere queste cose: il fatto è che non ci sono. Ma stiamo parlando di persone, di bambini! «Alla commissione – ha spiegò Brambilla – arrivano continuamente segnalazioni e denunce su allontanamenti di minori dalle famiglie, troppo spesso disposti all’esito di analisi frettolose di separazioni conflittuali o di difficoltà economiche familiari, o sulle condizioni igienico-sanitarie di alcune case famiglia o peggio ancora su casi di maltrattamenti ed abusi in quel con- testo. È tempo di fare chiarezza non soltanto sulle situazioni particolari, delle quali già si oc- cupa la magistratura, ma su tutto un sistema caratterizzato, nel complesso, da poca trasparenza e troppa discrezionalità». «Le residenze protette possono rappresentare una risorsa importante per la tutela del minore in difficoltà, a condizione che la sua permanenza venga gestita, contrariamente a quanto avviene i molti casi, con trasparenza e sulla base di precisi criteri». L’allontanamento del minore dalla sua famiglia dev’essere realmente l’extrema ratio. «Di per sé le condizioni di indigenza non possono impedire o ostacolare l’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. L’allontanamento è la certificazione di un fallimento dello Stato: invece di aiutare, con risorse o servizi adeguati, la famiglia e il minore che ci vive, la mano pubblica rischia di peggiorare le cose negando a un bambino il diritto di crescere tra i suoi, garantito dalle convenzioni internazionali, e creandogli un trauma probabilmente indelebile».




Danni all’auto da parte dei randagi: pioggia di richieste di risarcimento all’Asl

di Marta Naddei

C’è anche chi ha chiesto il risarcimento danni per lesioni all’auto o al motociclo causate da cani randagi. Devono fare i conti con questo presso gli uffici di via Nizza dell’Asl di Salerno nel novero delle denunce di sinistri da parte di utenti e pazienti o loro famiglie. Oppure con dipendenti che chiedono il risarcimento per i danni alla propria auto.
Così il conto presentato all’Azienda sanitaria locale guidata da Antonio Squillante, è piuttosto salato ed ammonta a quasi 50 milioni di euro. Una cifra spaventosa che vien fuori se ai 21 milioni di euro di risarcimento danni (relativi allo screening degli incidenti, circa 200, nel periodo che va dal 30 settembre 2012 al 30 giugno di quest’anno) si aggiungono i quasi 27 milioni di euro inerenti l’arco temporale che va dal 30 settembre 2011 al 30 settembre 2012: nel corso di quei 12 mesi, all’Azienda sanitaria locale di via Nizza sono giunti la bellezza di 272 denunce di sinistri aventi ad oggetto le più disparate cause tra cui diagnosi e cure sbagliate o decessi. Di queste, 25 sono state pagate (per un valore di 201 mila euro), 69 chiuse, mentre 178 sono quelle ancora in piedi per un ammontare di 26 milioni e 944 mila euro).
Cifre importanti sia per quel che concerne il numero di denunce di errori e di richieste di risarcimento danni (che sfiorano le 500) che per le somme richieste.
Ma come si è arrivati a numeri così consistenti ed importanti? Prova a dare una spiegazione il segretario generale della Cisl funzione pubblica di Salerno, Pietro Antonacchio, secondo il quale, in diversi casi «c’è purtroppo anche chi tenta anche di lucrare sulle disgrazie, pur non essendoci gli estremi per chiedere il risarcimento dei danni».
Indubbiamente, però, gli errori ci sono e sono alla base della stragrande maggioranza delle denunce di sinistri pervenuti all’Asl.
«La medicina – prosegue Antonacchio – non è una scienza esatta. Capita di incappare in degli errori, purtroppo, e in alcuni casi le conseguenze sono le peggiori per i pazienti. Questo è dovuto anche alla perenne carenza di organici di cui soffrono le strutture sanitarie pubbliche e private afferenti l’Asl di Salerno: manca il personale praticamente in tutti i settori. I medici, spesso e volentieri, sono costretti a turni massacranti anche di 24 ore consecutive, oltre ogni logica contrattuale e contro ogni buon senso. In tal modo si mettono a rischio i pazienti e gli stessi operatori sanitari che rischiano di incappare in errori e, al contempo, di ammalarsi loro stessi». A tal proposito, infatti, pare sia in dirittura di arrivo per la Regione Campania una sanzione europea proprio per gli sconcertanti turni lavorativi cui è sottoposto il personale medico-sanitario. «I medici e gli infermieri – spiega Antonacchio – hanno bisogno di tranquillità per lavorare».
Intanto, con una nota pubblicata nella giornata di ieri sul sito aziendale, l’Asl ha fatto sapere di aver rinviato a data da destinarsi il termine per la presentazione (inizialmente fissato al 29 agosto) delle offerte per il bando di gara per per la stipula della polizza assicurativa Rct-Rco verso terzi e verso prestatori di lavoro.
Nella nota a firma del direttore della Funzione provveditorato – economato Vanessa Mazziotti si spiega che l’Asl ha necessità di approfondire i dati istruttori relativi proprio alla questione.