Riccardo Canessa: immaginare il pubblico

Il regista napoletano firmerà “La Serva Padrona” e  “La furba e lo sciocco”. Stasera alle ore 20, Paolo Bordogna sarà “Il maestro di cappella”

 Di OLGA CHIEFFI

In una sezione dedicata al Settecento napoletano non poteva mancare il sigillo di Riccardo Canessa. Riccardo firmerà la regia de’ La Serva Padrona, in scena il 28 dicembre, che lo vedrà anche in scena nel ruolo di Vespone. Un debutto assoluto per il maestro Daniel Oren, che questa pandemia ha rimesso in gioco, facendogli riaprire e studiare le partiture di Haydn e Mozart, e confrontarsi con il nostro GiovanBattista Pergolesi. “Un gioiellino delizioso – ha detto Daniel Oren – che solo ora dopo oltre quarant’anni in Italia, ho il piacere di dirigere, avendomi i teatri caricato subito di tutti titoloni, da Verdi a Puccini, opera francese, grande letteratura sinfonica”. “E’ stato un ritorno alle origini un po’ per tutti – ha rivelato Riccardo Canessa – un ri-pensarsi e adattarsi a nuovi spazi e a nuovi mezzi che amplificano incredibilmente un pubblico virtuale da “immaginare”. Canessa dirigerà anche la regia de’ “La furba e lo sciocco” di Domenico Sarro, il 20 dicembre, che vedrà sul podio Ivano Caiazza, con il nostro baritono Filippo Morace e il soprano Giuliana Gianfaldoni, intermezzo dell’ opera seria Artemisia, che verrà citata nell’abito della protagonista Sofia, la sapienza. Stasera, invece, tutti collegati, alle ore 20, sui canali istituzionali https://www.facebook.com/RegCampania, Pagina ufficiale Sindaco di Salerno https://www.facebook.com/vincenzo.napoli.7359,https://www.facebook.com/TeatroVerdiSalerno  https://cultura.comune.salerno.it/ oppure rivedere lo spettacolo su https://www.youtube.com/user/TeatroVerdiSalerno. In scena, “Il Maestro di Cappella” di Domenico Cimarosa, con protagonista assoluto il baritono Paolo Bordogna, che dirigerà anche la Filarmonica Salernitana. Un unico personaggio, il Maestro, per un’azione articolata in un continuum: Egli perde la pazienza (“Qui si manca d’attenzione, no, così, così non va!”) e si vede costretto a canticchiare ogni singola parte strumentale finché ognuno non l’abbia imparata. Infine, l’orchestra trova l’intesa e finalmente il maestro può esibirsi nella sua aria preferita: “Ci sposeremo fra suoni e canti, sposi brillanti pieni d’amor!”. Ma per gli amanti dell’operetta ci sarà il 26 dicembre la possibilità di rivedere l’ultima produzione del Verdi, “La vedova allegra” al Teatro Ghirelli, una vera sfida ed iniezione d’energia per questo periodo.




I segreti di Lucia di Lammermoor

Oggi doppio appuntamento al Teatro Verdi con Riccardo Canessa che alle 11 e alle 21 accenderà i riflettori sul capolavoro donizettiano che inaugurerà la seconda parte del cartellone del massimo cittadino

 

Di OLGA CHIEFFI

 Giornata questa di oggi interamente dedicata all’Opera Talk Show, un format creato da Riccardo Canessa per erudire il pubblico sull’opera che sarà rappresentata di lì a breve. Oggi doppio spettacolo, alle 11 e alle 21, al massimo cittadino, in cui Riccardo supportato dal  pianista Maurizio Iaccarino e dal giovane soprano Francesca Pia Vitale, cadetta dell’Accademia della Scala, rivelerà i segreti della creazione di Lucia di Lammermoor da parte di Gaetano Donizetti, andata in scena al Teatro di San Carlo il 26 settembre del 1835.  Riccardo dirà del periodo napoletano di Donizetti, e diversi aneddoti che ammalieranno il pubblico, soprattutto per come saranno raccontati. Riccardo Canessa si soffermerà in particolare sulle due grandi arie del soprano, “Regnava nel Silenzio” e la celeberrima scena della pazzia. I legami tra le due arie di Lucia vanno comunque oltre il simile trattamento temporale. La scena della pazzia comincia con una melodia affidata alla glassarmonica (o, in alternativa, al flauto) ed è già stato dimostrato come tale melodia sia una citazione trasformata di “Regnava nel silenzio”. L’utilizzo dello strumento solistico, drammaturgicamente, ha spesso una funzione ben definita: segnala l’esistenza di un preciso ‘oggetto di pensiero’ del personaggio, ovvero del fatto che, al di là dell’estrinsecazione generica dello stato d’animo, si instaura una relazione oppositiva fra la realtà presente e il pensiero (il ricordo, l’ossessione, il presagio) di una situazione, di un oggetto puro o persona, di un evento. In questo caso specifico poi il motivo è conosciuto e, dunque, possiamo determinare con certezza la “precisazione semantica”, siamo cioè in grado di stabilire quale sia “l’oggetto di pensiero” di Lucia in quel momento. Lucia, impazzisce dopo essere stata costretta dal fratello Enrico a sposare Arturo al posto dell’amato Edgardo, di famiglia rivale. Si tratta di una delle scene più struggenti dell’opera: Lucia, dopo aver accoltellato Arturo, in preda ai deliri immagina le nozze con Edgardo, accompagnando i vocalizzi del soprano con la glassarmonica, scelta appositamente dal compositore per il suo presunto impatto sulla psiche umana e per il suono estraniante che sembra provenire da un altro mondo. A causa della difficoltà nel trovare musicisti in grado di eseguire la partitura, ma in particolare di pagarli, poiché come oggi a Napoli c’era crisi, Donizetti fu costretto a sostituire lo strumento originale con il flauto. Solo nel 1941 si reinstaurò in partitura  lo strumento originale. Riccardo si soffermerà anche sul nuovo ruolo del tenore, passo decisivo da parte di Donizetti, verso l’affermazione di un canto tenorile ispirato alla virilità, nelle sue varianti e oscillazioni, da eroico a tenero; da appassionato ad elegiaco, protagonista assoluto di un finale d’opera che sembra perfino oscurare il ricordo della divina Lucia. Appuntamento con la prima dell’opera venerdì 5 ottobre, alle ore 21.