La Regione vara il piano: rifiuti a Polla e a Battipaglia

di Andrea Pellegrino

Duemila tonnellate di rifiuti da smaltire nel salernitano nei 35 giorni di stop del termovalorizzatore di Acerra. I rifiuti, secondo il piano approvato ieri dalla Regione Campania, saranno diretti verso Polla e verso lo Stir di Battipaglia. La conferenza dei servizi in Regione Campania ha condiviso e approvato un programma per fronteggiare il fabbisogno complessivo di 82.000 tonnellate di frazione secca sui base regionale. Grazie alle gare espletate dalle società provinciali, dalla A2a e dalla Regione Campania 40.000 tonnellate saranno evacuate fuori Regione nel periodo del fermo del termovalorizzatore. Ecoambiente ne smaltirà 20mila in alta Italia. Le restanti 42.000 tonnellate saranno destinate a depositi temporanei per un periodo non superiore a 90 giorni. I depositi temporanei sono distribuiti nelle diverse province, secondo il principio di prossimità. I siti individuati sono Casalduni, Caivano, San Tammaro, Polla, per un quantitativo complessivo pari al 70% del fabbisogno. Per il restante 30% saranno utilizzate aree ubicate all’interno degli stir esistenti in Regione. «Il cosiddetto “piano” è un maldestro tentativo di scaricare sui territori e sulle Comunità il fallimento della Regione – accusa Giovanni Romano, responsabile regionale del Dipartimento Ambiente e Territorio della Lega – Battipaglia e Polla subiranno le conseguenze più gravi. Di fatto viene confermata la grave precarietà del ciclo dei rifiuti voluto da questa Amministrazione che si basa solo su trasporti fuori Regione e costi altissimi sempre pagati dai cittadini. Il “piano” funzionerà solo se saranno possibili i trasferimenti fuori della Campania: c’è da stare in allarme». Accuse anche dal M5s: «Siamo tornati indietro di 20 anni e ricorrere agli espedienti catastrofici individuati in era Bassolino e di cui ancora paghiamo le conseguenze – dichiara il consigliere regionale del M5s Vincenzo Viglione – Siamo tornati ai trasferimenti fuori regione, con prezzi lievitati fino a 200 euro a tonnellata a spese dei cittadini della Campania, dopo un numero imprecisato di gare andate a vuoto. Soprattutto, torneremo a produrre ecoballe, aggiungendo 42mila tonnellate di rifiuti da stoccare ai circa 5 milioni di ecoballe che portiamo in eredità. Nell’affrettarsi a dire che per le nuove ecoballe è da escludere un rischio stoccaggio in tempi superiori ai 90 giorni previsti per legge, l’assessore Bonavitacola e il suo capo De Luca ci spieghino quali garanzie danno a supporto di questa convinzione, tenuto conto che le vecchie ecoballe, stoccate quasi un quarto di secolo fa e che, negli annunci di De Luca e dell’allora premier Renzi, dovevano essere già da tempo un ricordo, ancora giacciono in bella mostra nella nostra regione».




Emergenza rifiuti in provincia Guzzo: «Non è colpa di De Luca Serve un sub ambito di gestione»

di Erika Noschese

In provincia di Salerno si torna a parlare di emergenza rifiuti. Una possibilità che potrebbe ulteriormente concretizzarsi quando, nel mese di settembre, il sito di Acerra chiuderà per 40 giorni a causa di alcuni lavori di manutenzione. E in un circolo vizioso fatto di responsabilità da scaricare tra Regione Campania e singoli sindaci dei vari comuni si fa largo la proposta del consigliere provinciale del Partito socialista italiano nonché consigliere comunale di Novi Velia Giovanni Guzzo che propone, di fatti, la realizzazione di un sub ambito che gestisca il ciclo integrato dei rifiuti nei 15 comuni appartenenti al Vallo di Diano. «Purtroppo l’emergenza rifiuti c’è e i territori, nonostante tutto, dovrebbero farsi trovare pronti a questo evento già programmato – ha dichiarato il consigliere provinciale socialista –. Credo che la strada più appropriata per superare questo momento di criticità possa sicuramente essere la gestione in proprio, a livello territoriale, dei rifiuti». Intanto, è in programma per il prossimo 2 luglio l’incontro con l’ente d’ambito presieduto da Giovanni Coscia per verificare se ci sono o meno le condizioni per la realizzazione del sub ambito nel Vallo di Diano. La Provincia, presieduta dal sindaco di San Valentino Torio Michele Strianese, ha già indetto le gare – in scadenza il prossimo 16 luglio – per ovviare allo smaltimento di alcuni rifiuti inseriti nei siti; successivamente, si valuterà se affidare lo smaltimento dei rifiuti a ditte o procedere con trattative private come prevede la legge. E su eventuali responsabilità da parte del governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, il consigliere socialista sembra avere le idee chiare: «Non credo che il governatore abbia una qualche responsabilità e non ne faccio una questione di bandiera o di posizione politica ma una questione metodologica, pratica: se il ciclo dei rifiuti, in Campania, non è un ciclo finito non è colpa di De Luca che fa il presidente da 4 anni».




Il trucco dei progetti retrospettivi

Tecnicamente si chiamano progetti retrospettivi. Ovvero opere già realizzate che, grazie a un sistema di certificazione, vengono ammesse ex post a finanziamento e beneficiano così di fondi europei. Questa premessa per illustrare l’operazione che la Regione Campania e in Comune di Salerno hanno messo in piedi in questi giorni. Con il decreto dirigenziale numero 85, a firma del funzionario Giulio Mastracchio, Palazzo Santa Lucia ha assegnato un finanziamento da 22 milioni di euro all’amministrazione del sindaco Vincenzo Napoli. Il 30% della somma, 6.620.795 euro, viene immediatamente trasferito mentre la restante parte, 15.448.523 euro, viene fin da ora impegnata sul bilancio 2019 della Regione. E, presumibilmente, sarà sul conto corrente di Palazzo di Città entro i primi mesi del nuovo anno. Soldi, quelli in arrivo da Napoli, che danno respiro alle casse dell’amministrazione salernitana e che, stando a quanto si legge nel documento dell’ente regionale, dovrebbero essere utilizzati per le opere inerenti il progetto Piu Europa. Attenzione a cosa dice la delibera di giunta regionale numero 626 del 9 ottobre 2017. “La giunta regionale ha stabilito tra l’altro che per gli OI (organismi intermedi, nda) Città Medie le somme non ancora programmate sugli interventi finanziati con risorse rinvenienti dalla certificazione dei cd. progetti retrospettivi, accertate in sede di rendicontazione con atto amministrativo, restino nella disponibilità degli stessi OI che potranno utilizzarle per attività riferite alla valorizzazione delle strategie di sviluppo urbano delle città previa comunicazione alla Regione Campania e senza ulteriori condivisioni in Cabina di Regia”. Un ottimo escamotage per saltare il complesso sistema delle rendicontazioni. La comunicazione di cui sopra arriva alla Regione, dal Comune di Salerno, il 30 luglio scorso (numero di protocollo regionale 0139439). Lo stesso giorno (protocollo 0496125) il dirigente incaricato concede il nulla osta all’utilizzo delle somme richieste. E’ sempre del 30 luglio, un giorno evidentemente fortunato per il Comune di Salerno, la nota 0496171 con cui il dirigente responsabile dell’Obiettivo operativo 6.1. del Por Campania Fesr 2007/2013 assegna il parere di regolarità alla documentazione trasmessa da Salerno e dà il via libera all’iter di liquidazione delle somme. Occhio, però, perché quello sui cui si muovono Regione e Comune è un terreno scivoloso. Il dpr numero 22 del 5 febbraio 2018 stabilisce infatti che non sono ammissibili le spese sostenute per operazioni portate materialmente a termine o completamente realizzate prima della presentazione della domanda di finanziamento. Proprio i progetti retrospettivi.




«L’Asl revochi il bando del 118»

Pina Ferro

Revoca del bando di affidamento del servizio di emergenza territoriale 118. E’ quanto ha chiesto all’Asl il rappresentante del Vopi di Pontecagnano Vincenzo Savarese il quale ha anche lanciato un appello alla Procura di Salerno affinchè dia un seguito alla denuncia presentata alcune settimane fa. Enzo Savarese, ha presentato anche esposti all’Enac ed all’Autorità Nazionale Anticorruzione. Al centro della problematica il bando di affidamento del servizio di emergenza territoriale 118. Un bando che è stato contestato fin dall’inizio. In particolare, era stato evidenziato la partecipazione alla gara di esponenti legati alla malavi Nella denuncia presentata in Procura viene ravvisata l’ipotesi di omissione di atti d’ufficio ed abuso d’ufficio. In pratica nella denuncia Savarese fa la cronistoria circa le richieste inoltrate all’Asl della documentazione inerente le risultanze della gara espletata per l’affidamento sel servizio 118. Gara dalla quale era stata esclusa la Vopi. La documentazione era stata richiesta al fine di poter successivamente approntare un ricorso entro i termini di trenta giorni. “Nonostante, l’avvenuta protocollazione dell’istanza, la Vopi non riceveva comunicazione alcuna tant’è che era costretta a rinnovare la presentazione della suindicata istanza – si legge nella denuncia del Vopi – in data 16 ottobre 2017». Lo stesso 16 ottobre l’Asl inviò “non direttamente alla Vopi, bensì ad una societò che aveva operato su mandato della Vopi per la preparazione della gara d’appalto, la comunicazione ove veniva rappresentato che al fine di ritirare la documentazione richiesta era necessario eseguire in favore dell’Asl Salerno un versamenti di euro 9,40 a mezzo bonifico”. Praticamente la Vopi viene informata della possibilità di ritirare la documentazione richiesta solamente solamente in data successiva allo “spirare del termine per la proposizione del ricorso amministrativo….Tale condotta – prosegue la denuncia censurabile e del tutto singolare ha privato l’associazione del diritto di proporre ricorso avverso l’esclusione dalla gara indetta dalla competente Asl Salerno”. L’Asl avrebbe violato il principio di leale cooperazione istituzionale, omettendo di adempiere ai propri atti. «Il volontariato sano è stato escluso. E, al momento io vedo che i partecipanti sono associazioni che hanno problemi reali». Solo l’altro ieri, infatti è stata confiscata la Croce Azzurra di Roberto Squecco da parte della Dia. Associazione questa che era stata ammessa da parte dell’Azienda Sanitaria Locale al bando per l’emergenza territoriale. Bando attualmente sospeso.




Appalto, assunzioni, ticket per la piscina Le accuse ai Cesaro

Vengono fuori le accuse della Procura a Luigi Cesaro e suo figlio e alla consigliera regionale Beneduce. Promesse di appalti, nomine e assunzioni. Dal piccolo favore alla maxi commessa. E qualche volta sarebbero girati soldi. Sono dodici i casi di voto di scambio che la Procura di Napoli Nord contesta. Dodici capi di imputazione riassunti nelle dodici pagine dell’avviso conclusa indagine firmato dal pm Simone De Roxas e notificato a 29 indagati. Fatti e circostanze risa- lenti alla campagna elettorale delle regionali 2015, quella della cavalcata trionfale di Armando Cesaro, primo eletto in Forza Italia con 27.937 preferenze. Gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere interrogatorio, presentare memorie e illustrare le ragioni delle loro difese e solo dopo il pm deciderà se chiedere il rinvio a giudizio o proporre archiviazione. Ecco l’elenco delle presunte clientele dei Cesaro e dei loro complici. Situazioni che sarebbero avvenute per lo più nel comune di Marano, dove i fratelli Aniello e Raffaele hanno costruito il Piano di insediamento produttivo finito nel mirino della Dda di Napoli che a maggio ne ha ottenuto l’arresto con l’accusa di aver realizzato l’affare insieme alla camorra del clan Polverino. I due fratelli Cesaro sono ancora in carcere (misura confermata dalla Cassazione), e dalle intercettazioni di quell’inchiesta, condotta dai carabinieri del Ros di Napoli agli ordini del tenente colonnello Gianluca Piasentin, sono stati scoperti gli episodi di voto di scambio. In assenza di aggravanti mafiose, questa porzione di indagine è stata stralciata e trasmessa per competenza a Napoli Nord. Si va dalla ‘garanzia’ di un mega- appalto da 10 milioni di euro nell’Area di Sviluppo Industriale del casertano, che avrebbe dovuto procurare un “guadagno netto di almeno 2 milioni di euro” all’imprenditore Antonio Di Guida, ex assessore provinciale e coindagato insieme ai fratelli Cesaro nella ‘inchiesta madre’, alla promessa di far nominare V. C. a direttore del distretto sanitario 38 dell’Asl Napoli 2 grazie all’aggancio di un direttore di dipartimento. A una famiglia sarebbe stato promessa un’assunzione a Poste Italiane in cambio di 30 voti, da documentare con la foto delle schede, una pratica vietatissima che prevede, se il presidente di seggio se ne accorge, la denuncia immediata all’autorità giudiziaria. Ad un altro ‘sostenitore’ di Cesaro jr, L.D.B., fu promessa e poi fatta ottenere la nomina di componente dell’Oiv, l’organismo di autovalutazione interna della Regione Campania. Due capi di imputazione riguardano i nulla osta ottenuti con l’assenso dei vertici politici e amministrativi del comune di Marano per lo spostamento di un dirigente e di un agente di polizia municipale verso altri impieghi, il primo al Demanio e il secondo presso lo staff di un capogruppo consiliare della Campania. I due avrebbero dovuto ricambiare il piacere con il sostegno elettorale a Cesaro jr. A un medico, precario, fu assicurata la stabilizzazione del contratto presso l’ospedale di Giugliano, a un sottotenente di polizia municipale invece furono date rassicurazioni per la figlia dottoressa: un’assunzione all’ospedale San Raffaele di Milano, dove forse i Cesaro vantavano buoni agganci (ma l’assunzione non si perfezionò). Un uomo di Portici, C. G., per portare un po’ di preferenze ad Armando avrebbe ricevuto due abbonamenti gratuiti al Centro Sportivo locale ‘Aquilasport’ amministrato da Aniello Cesaro. E ad una signora, dipendente della partecipata “Armena sviluppo” fu promesso che sarebbe stata promossa da addetta al verde pubblico a impiegata. Due capi di imputazione sono contestati a Flora Beneduce, consigliera regionale di Forza Italia eletta con 14.373 preferenze, indagata anche lei per voto di scambio. Era in ticket con Armando Cesaro. Secondo la prima accusa, in concorso con Raffaele Cesaro, avrebbe consegnato a un uomo, A. S., 2mila euro, “in cambio dell’assicurazione di almeno 300 voti promettendo, ad elezione avvenuta, l’ulteriore remunerazione di 10.000 euro”. Il pm inoltre le contesta di aver partecipato a una trama di Luigi e Armando Cesaro: far assumere un avvocato nello studio legale del nipote della signora Beneduce “in cambio della convergenza di voti a favore di entrambi”. Ovvero far scrivere sulla scheda Cesaro-Beneduce.




Trasporti, “giallo” da un milione di euro E’ scontro tra la Regione e la Provincia

Andrea Pellegrino

Si rischia lo scontro istituzionale tra Regione Campania e Provincia di Salerno sui contributi regionali sui servizi aggiuntivi di trasporto pubblico. Al centro ci sarebbero i rimborsi per l’aumento dei servizi di trasporto, necessari all’indomani dell’introduzione degli abbonamenti gratuiti per gli studenti. Cifre alla mano, si tratta di un finanziamento di milione e mezzo circa di euro che la Regione Campania qualche mese fa ha trasferito alle casse di Palazzo Sant’Agostino. La cifra, secondo gli atti provinciali – anche recentemente prodotti – e i decreti regionali, “ballerebbe” all’interno del già compromesso bilancio della Provincia di Salerno. Infatti, seguendo le delibere prodotte, se da un lato si approva una variazione di bilancio per incrementare i fondi destinati per il trasporto, acquisendo, dunque, il finanziamento regionale, dall’altro il Consiglio provinciale approva un debito fuori bilancio per coprire la somma. Ed il dubbio non è mancato ai consiglieri provinciali che nel corso di una delle ultime sedute hanno chiesto chiarimenti agli uffici preposti. «Non si tratta di un debito fuori bilancio normale», avrebbero risposto Ranesi e Fronda, entrambi dirigenti di Palazzo Sant’Agostino che non avrebbero neppure risparmiato accuse all’amministrazione regionale per i ritardi nei trasferimenti giustificando, così, la mancata posta in bilancio dei fondi. Una giustificazione, questa, che avrebbe con- vinto i consiglieri provinciali ma non gli uffici regionali pronti a chiedere chiarimenti ai colleghi salernitani. Anzi, a quanto pare, sarebbe stato già presentato un vero e proprio esposto.




Il regalo di Natale per gli enti a rischio default

Andrea Pellegrino

Il clima festaiolo che induce tutti ad essere più buoni, è stata l’occasione utile per il Parlamento di consegnare un gradito, quanto atteso, regalo di Natale, l’ennesimo, agli Enti Locali in difficoltà finanziarie e a rischio default. Ovviamente, a trarne i benefici saranno anche gli enti territoriali, quali appunto le Regioni ed in particolare quella campana. Infatti, circa trecento Comuni, tra cui quello di Napoli, grazie a due emendamenti della maggioranza di Governo, potranno rimodulare il Piano di rientro del debito fino ai prossimi 20 anni. Dopo il decreto, denominato “sblocca debiti” o “salva Italia” – che ha consentito, sotto il governo Monti, ai Comuni di potersi indebitare per far fronte ai debiti nei confronti di aziende ed imprese che attendevano da anni di essere liquidate, nonostante vi fosse un formale quanto però discutibile impegno di spesa -, un’altra legge è pronta per spalmare il disavanzo accumulato dagli enti nei prossimi venti anni. Ovviamente, l’indebitamento dei Comuni sarà tale che – tra mutui per investimenti, per la verità pochi, rate per far fronte al disavanzo e alla restituzione delle somme richieste per il pagamento di quanto anticipato dalla Cassa Depositi e Prestiti per pagare le imprese, per i prossimi venti/trenta anni – a farne le spese saranno i cittadini che vedranno ridursi drasticamente i servizi, mentre ai futuri amministratori toccherà l’ingrato compito di dover gestire dei bilanci sempre più ingessati, sovraccaricati dall’obbligo di dover far fronte al pagamento di cospicue rate legate a mutui di varia natura e dal ripiano di disavanzi che, contrariamente a quanto sinora previsto, ovvero nell’arco massimo di dieci esercizi finanziari, compreso quello corrente, (articolo 243 bis del Tuel), con le novelle modifiche disposte dal Parlamento si spalmeranno nel prossimo ventennio. Appare, così, sempre più evidente che l’armonizzazione dei bilanci pubblici, sancita con diverse leggi dello Stato, con la riduzione delle spese e l’introduzione di parametri sempre più restrittivi e stringenti per gli enti locali, resta una mera enunciazione di principi, alla luce dei tanti aggiustamenti che, di volta in volta, intervengono per rimandare, sine die, l’applicazione di quelle normative partorite per evitare sperperi o fenomeni di mala gestio della cosa pubblica. Del resto, se ad essere a rischio default sembra che siano poco più di trecento Comuni sugli oltre ottomila, qualcosa non quadra: vuol dire, cioè, che la stragrande maggioranza degli enti è in grado di rispettare i parametri che la legge sinora imponeva. Certo è che sistematicamente il legislatore interviene per rimodulare, se non rinviare l’applicazione di norme che, soprattutto, in materia finanziaria, dovrebbero assumere il carattere della certezza, per le ripercussioni che i bilanci degli Enti locali hanno sul bilancio dello Stato. Del resto, tra leggi, leggine e continue modifiche, chi può affermare, con estrema certezza che, in caso di future prossime difficoltà, anche le prescrizioni alle quali, secondo il nuovo via libera del Governo, gli enti locali, come il Comune di Napoli, sarebbero, al momento, obbligati ad attenersi, non potrebbero essere oggetto di ulteriori modifiche o slittamenti. Di certo, nell’ultimo decennio, la legislazione in materia di formazione dei bilanci degli enti locali è stata oggetto di continue modifiche, integrazioni e ripensamenti di varia natura. Eppure il vecchio Testo unico della legge comunale e provinciale, approvato con Regio decreto 3 marzo 1934, n. 383, la Bibbia per gli amministratori locali, ha resistito per circa settant’anni essendo stato abrogato dall’art. 274 del T.U. approvato con d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267. Da allora, e sono passati appena 17 anni, la legislazione in materia si è arricchita di una miriade di provvedimenti non sempre concordanti rispetto alle enunciazioni di principio, tendenti al rigore ma che non hanno avuto alcun riscontro nei fatti. Una per tutte, la possibilità che è stata e viene concessa, tuttora, ai Comuni, come alle Province e alle Regioni, di cancellare dal bilancio milioni di euro di residui attivi, ovvero di somme dovute all’Ente da terzi, per lo più sanzioni per violazione al codice della strada, tassa sui rifiuti, Ici, occupazione di suolo pubblico e non incassate, senza che venisse imposto agli enti l’obbligo imperativo di attestarne, in modo puntuale, le ragioni della mancata riscossione. Alla prossima sanatoria, quindi, magari con ulteriori misure nei confronti delle società miste, di recente entrate a far parte dei bilanci consolidati degli Enti locali e che sin dall’esordio hanno posto, in evidenza, non poche criticità.




Intertrade, indagini chiuse: 14 nei guai

Pina Ferro

Gestione Intertrade, attestazioni di spese e rapporti con le banche: il sostituto procuratore Marco Silvio Guarriello ha notificato l’avviso di conclusione indagine a 14 persone. Per l’intera vicenda Intertrade che abbraccia diverse contestazioni sono indagati: Innocenzo Orlando (direttore Intertrade all’epoca dei fatti), Vincenzo Galiano (presidente fino all’ottobre 2015), Antonio Luciani (vice segretario generale della Camera di Commercio), Renato Aliberti (presidente dell’associazione Euromed), Franco Risi (amministratore e legale rappresentante della Ibarico srl), Demetrio Cuzzola (legale rappresentante della Intertrade), Santo Dino Perrone (legale rapprsentante dell’Acai Salerno), Guido Arzano (presidente della Camera di Commercio), Anna Andreozzi (presidente del collegio dei Revisori dei Conti), Alice Sette (componente il collegio dei Revisori dei Conti), Giuseppina Lingetti (componente il collegio dei Revisori dei Conti), Luigia Barra, Caterina d’Onza e Mario Luciani. Tutti e 14 ora hanno a disposizione venti giorni di tempo per chiedere a magistrato di essere ascoltati e per produrre memorie difensive attraverso i legali di fiducia. L’intertrade era un’azienda Speciale della Camera di Commercio costituita per favorire i processi di internazionalizzazione delle imprese della provincia di Salerno. Obiettivo che non si può certamente dire che sia stato raggiunto. L’inchiesta della magistratura ha focalizzato l’attenzione sulla gestione della società camerale e l’utilizzo, negli anni scorsi, dei finanziamenti regionali volti a favorire l’espansione delle imprese locali sul mercato estero. Inchiesta che secondo le indiscrezioni sarebbe nata da una denuncia sull’impiego di alcuni fondi destinati al settore calzaturiero e che poi si è allargata anche a tutte le altre attività della società. Era il 2015 quando i riflettori della Procura di Salerno sono stati focalizzati sull’Intertrade. All’epoca gli uomini della Guardia di Finanza di Salerno acquisirono negli uffici di Intertrade tutti gli atti del progetto “Shoes & leather”, varato nel 2005 per la promozione all’estero del comparto calzaturiero campano. Nel corso degli anni sono stati acquisiti altri documenti su altrettante attività poste in essere dalla società Intertrade.

 

Soldi erogati a mogli e nipoti di dirigenti Orlando indagato anche per peculato

Innocenzo Orlando, infatti, risulta indagato anche per peculato. L`ex direttore, si sarebbe avvalso dell`associazione Euromed, formalmente nella titolarità di altri, ma della quale aveva i poteri di direzione e decisione è utilizzava detta associazione allo scopo di destinare risorse della Intertrade, nella quale ricopriva il ruolo di direttore, per retribuire mediante incarichi fittizi vari soggetti, alcuni dei quali legati da parentela con dipendenti della Cciaa”. Il riferimento è, tra gli altri, al nipote del vice segretario generale della Camera, Antonio Luciani, Mario Luciani, che avrebbe incassato una piccola somma (500 euro) da Euromed rilasciando “una falsa ricevuta per attività contabili”. Cinquemila euro e` la cifra che la procura contesta a Luigia Barra, moglie di Gerardo Milito, responsabile Ufficio Stampa e Cerimoniale della Cciaa che percepiva, secondo la Procura la somma in due tranche, erogazione apparentemente giustificata dalle false ricevute datate 20 febbraio 2014 e 5 maggio 2014″. Anche Caterina D`Onza, secondo il sostituto procuratore, “percepiva la somma di 600 euro dalla Euromed, erogazione apparentemente giustificata da fa falsa fattura”. Tutto nel contesto di un progetto-fantasma, un master chiamato “Italia America Latina Argentina: dinamiche organizzative per un efficace interscambio commerciale e promozionale.

 

Fondi dirottati su “I pellettieri del Bussento”

Truffa aggravata ai danni dello Stato. E’ questa l’ipotesi di reato a carico del legale rappresentante dell’Intertrade Demetrio Cuzzola (gli anni di riferimento dell’inchiesta vanno dal 2004 al 2009). Nel dettaglio l’attenzione è focalizzata su di un finanziamento regionale di cui avrebbe usufruito il consorzio “I pellettieri del Bussento”, di cui lo stesso Cuzzola è stato rappresentante e presidente del consiglio direttivo dall’aprile al dicembre del 2007. Demetrio Cuzzola e Dino Santo Perrone (Acai), secondo l’accusa, traendo in inganno la Regione Campania hanno ottenuto l’ammissione al finanziamento relativo al progetto Shoes and Leather – campagna promozionale europea del settore calzaturiero campano. Un progetto presentato nel 2005 come occasione per conquistare clienti in Gran Bretagna, supportato da Intertrade e finanziato dalla Regione con l’erogazione di fondi europe. I due soggetti con atti falsi avrebbero tratto in inganno la Regione Campania sia in relazione alla volontà di attuare il progetto sia in relazione all’effettiva destinazione dei fondi il cui utilizzo fu anche rendicontato alla Regione che successivamente erogò la somma di 404.800,00 euro. La somma erogata in due tranche dalla regione Campania (18/5/2006 euro 161,916 e 29/01/2009 pari a euro 242.880) transito sul conto corrente della diramazione provinciale della Acai (associazione cristiana artigiani italiani) e da lì sarebbe passata, due mesi dopo, nelle casse consortili dei “Pellettieri del Bussento” di cui lo stesso Cuzzola è stato rappresentante e presidente del consiglio direttivo dall’aprile al dicembre del 2007 e ad altri soggetti giuridici riconducibili a Cuzzola: Interpress di Anna Di Maio, moglie di Cuzzolo (quest’uktimo era delegato ad operare sul conto corrente della Interpress); Unimpresa provinciale di cui Cuzzola era il legale rappresentate.

 

Mutuo Mps nei guai Arzano, Orlando e Galiano La falsa attestazione di spese per un progetto

La Procura ipotizza anche che Vincenzo Galiano, presidente dell`azienda (in realtà con margini di manovra ridotti, almeno rispetto al direttore), Guido Arzano, ex presidente della Camera di Commercio costretto a dimettersi proprio per questa storia abbiano, in concorso, commesso falso materiale in relazione alla documentazione esibita a Mps e alla firma contraffatta del segretario generale Raffaele De Sio, il tutto per incassare il danaro del mutuo, pagare “indebitamente i creditori di Intertrade” scrive Silvio Marco Guarriello ma, soprattutto per “ripianare perdite di bilancio” introitando “somme che venivano indebitamente incassate per non ridursi lo stipendio del 30 per cento. E, ancora, Orlando Innocenzo avrebbe anche falsamente attestato nella relazione delle attività progettuali 2015, riepilogativa delle azioni svolte dalla Azienda speciale della Camera di Commercio, che la Intertrade avrebbe sostenuto delle spese in esecuzione delle attività del progetto “Salerno Incontra Bacco”. Somme mai utilizzate per tale progetto e rimborsate da altro ente erogatore.

 

Necessità di decurtare gli stipendi non segnalata Omissione di verifiche e controlli di cassa

Gli stipendi andavano ridotti ma i revisori tacciono. Anna Andreozzi, Alice Setta e Giuseppina Lingetti in qualità di presidente del collegio dei Revisori dei Conti, la prima, e di compenenti il collegio le altre hanno omesso di segnalare nel corso del 2015, ai vertici della Camera di Commercio la necessità di operare una decurtazione dello stipendio del 30% agli amministratori dell’Intertrade. La somma da decurtare poichè prevista dalla legge, era pari a 32.237,03. Inoltre, le stesse avvrebbero omesso di segnalare che la somma in questione doveva essere recuperata da Innocenzo Orlando in qualità di direttore dell’Azienda speciale della Camera di Commercio. Inoltre, i tre revisori contabili avrebbero anche omesso di effettuare verifiche e controlli di cassa che avrebbero portato alla luce l’accensione di un finanziamento presso il Monte dei Paschi di Siena. Un comportamento, quello dei tre revisori contabile, che a detta del magistrato ha determinato un ingiusto vantaggio patrimoniale a favore di Innocenzo ed un danno sia ad Intertrade che alla Camera di Commercio.

 

L’arresto di Luciani e quei versamenti di trentamila euro

Era il 22 dicembre del 2016 quando l’inchiesta Intertrade portò agli arresti domiciliari Antonio Luciani, vice segretario generale vicario della Camera di Commercio e dirigente dell’area Finanze, affari generali e gestione risorse umane. Fino al 2012, Luciani è stato responsabile amministrativo di Intertrade, è stato accusato di avere pagato con i soldi della società il mutuo per la sua abitazione. Versamenti per un totale di 30mila euro, che si sarebbero susseguiti fino al giugno del 2014 per i quali il sostituto procuratore Silvio Marco Guarriello ritiene che abbia goduto della complicità dell’allora direttore generale di Intertrade, Innocenzo Orlando. Il denaro sarebbe stato attinto da un conto dedicato alla promozione all’estero dei vino. Luciani ha provato a difendersi nel corso degli interrogatori.spiegando che quei versamenti rateali erano una sorta di transazione tra Luciani e Intertrade, che non avrebbe avuto in cassa i soldi necessari per pagare gli arretrati al responsabile amministrativo ma avrebbe accettato di garantirgli il saldo delle rate di mutuo.




Il prof. Olivieri presenta il “report” della Reumatologia 2016 e fissa gli obiettivi per il 2017

i ricercatori Irel

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il prof. Olivieri con il suo staff

il prof. Olivieri con il suo staff

POTENZA – “La Reumatologia in Basilicata, report 2016 e obiettivi 2017” questo il titolo e il tema di un’interessante tavola rotonda tenutasi venerdì 24 marzo presso la sala conferenze della A.O. San Carlo di Potenza, organizzata dal luminare reumatologo, prof. Ignazio Olivieri, past-president S.I.R. (Società Italiana di Reumatologia) titolato direttore la predetta branca specialistica, organizzatore del 17° congresso internazionale sulla malattia di Bechet (svoltosi a Matera dal 15 al 17settembre 2016)  autore di numerose pubblicazioni e articoli di Reumatologia su prestigiose riviste internazionali del settore ha collezionato una serie infinita di attestati e riconoscimenti, non ultimo e a furor di popolo, quello di “Lucano dell’anno” (2016). Ricco ed autorevole il parterre delle Autorità intervenute: il presidente della Regione Basilicata on. Marcello Pittella, il presidente il Consiglio Regionale on Franco Mollica, il sottosegretario al MIUR (Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca) on. Vito De Filippo, il direttore generale della A.O. “San Carlo” dott. Rocco Valletta, il direttore generale del Dipartimento Salute dott. Vito Pafulli, il direttore generale l’ASM di Matera dott. Pietro Quinto, il direttore generale dell’IRCCS CROB di Rionero in Vulture dott. Giuseppe Cugno; assente per malattia il direttore generale dell’ASP di Potenza. Ha moderato i lavori, la dott.ssa Maria Rita Montebelli, medico internista presso la Fondazione Policlinico Agostino Gemelli e autorevole firma del quotidiano Sanità. Questi i numeri del successo: nel 2016 sono stati eseguite 13.500 prestazioni di cui 2.000 prime visite, 291 ricoveri ordinari e 84 DH. Per quanto attiene i ricoveri ordinari, il 42% proviene dalla Basilicata e il 58% da: Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Lazio, Abruzzo, Molise, Piemonte; mentre il 75% dei DH, proviene dalla Basilicata e il restante 25% da: Campania, Calabria, Puglia, Lombardia, ecc. La Reumatologia dell’A.O. San Carlo è dotata di 8 posti letto di degenza ordinaria e 4 di day hospital, si occupa della diagnosi, cura e ricerca di tutte le malattie reumatiche, tra cui le spondilo-artriti (spondilite anchilosante, artrite psoriasica, artrite reattiva, artrite associata a colite ulcerosa e alla malattia di Crohn, forme indifferenziate, malattia di Behcet); ed effettua, le seguenti indagini strumentali: capillaroscopie, ecografie, densitometria ad ultrasuoni, morfometrie. Compongono lo staff  medico che supporta il prof. Olivieri, i dirigenti medici: Maria Stefania Cutro, Salvatore D’Angelo (consigliere nazionale SIR), Vincenzo Giasi, Pietro Leccese, Matilde Magaldi, Gianna Mennillo, Maria Montaruli, Giovanni Peruz e dulcis in fundo la prof.ssa Angela Padula (consorte del prof. Olivieri e medico di alto spessore scientifico e doti umane). Ad introdurre il Report 2016 della Reumatologia, (il tradizionale appuntamento annuale con cui il prof. Olivieri e il suo team, presentano i dati di un intero anno di duro lavoro) è il stato il Presidente della Regione on. Marcello Pittella il quale ha detto: “La firma del contratto da parte dei cinque ricercatori dell’Irel è un segnale di speranza che come Basilicata lanciamo ai giovani. Abbiamo deciso di continuare a investire nell’Istituto reumatologico lucano e in Olivieri perché la Basilicata è competitiva sul fronte della ricerca e grazie anche a questi asset abbiamo potuto riconquistare la posizione di Regione benchmark in Sanità”. Gli fa eco il prof. Olivieri che ha detto “Con l’assunzione di cinque ricercatori, tre medici e due biologi compiamo un ulteriore passo in avanti sul percorso verso l’Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) reumatologico. I tre ricercatori clinici si occuperanno della Malattia di Behçet, un asset strategico delle nostre attività e di sclerosi sistemica; mentre i due ricercatori biologi, lavoreranno in laboratorio sulla Genetica delle patologie reumatiche e l’Immunopatologia”. Altra novità anticipata dal presidente Pittella “l’avvio a breve di un corso di laurea in medicina in lingua inglese al Madonna delle Grazie di Matera in collaborazione col San Carlo; un’occasione di crescita per i due poli, il sistema sanitario lucano e di integrazione con le attività di ricerca che già vi si svolgono”. Tra i ricercatori assunti, Giuseppina Abignano, 41 anni di Atripalda (Avellino), laureata e specializzata a Napoli, nel 2009 trasferitasi a Leeds (Regno Unito), dove ha partecipato per due anni al Programma di Ricerca sulla Sclerodermia ed ha conseguito il dottorato di ricerca in Immunologia poi come ricercatrice clinica dell’Istituto di Medicina reumatica e scheletro muscolare all’Università di Leeds. Ha ricevuto numerosi premi e menzioni nazionali e internazionali, per le sue ricerche, presentate in occasione di vari congressi di Reumatologia. Un valore aggiunto per l’Irel e la Ricerca Clinica Italiana sulla sclerodermia.
Pino Di Donato




Scafati. La protesta delle operatrici sociali: “senza stipendio dall’anno scorso”

Di Adriano Falanga

<<Non sappiamo più a chi rivolgerci, ecco perché facciamo un appello alla commissione straordinaria, che ha già mostrato sensibilità sull’argomento. Abbiamo svolto un lavoro, dateci i nostri soldi>>. Il grido d’aiuto arriva dalle operatrici sociali della cooperativa Emora onlus, da anni gestore di diversi servizi per conto del Piano di Zona, tra cui la gestione del centro disabili “Raggio Di Sole” e la specialistica scolastica a Scafati. <<Stiamo ancora aspettando la retribuzione di dicembre 2015, e di febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno 2016>>. Sono una sessantina le operatrici impiegate dalla Emora, una ventina a Scafati tra la specialistica a supporto delle insegnanti di sostegno e il centro disabili. Molte di queste donne hanno bisogno urgente di quei soldi, unica fonte di sostentamento per chi ha il coniuge disoccupato e una famiglia da sostenere. Sono stanche di aspettare, e nonostante la buona volontà della proprietà della cooperativa sociale per le quali hanno svolto i servizi, la risposta è sempre la stessa: “il Piano di Zona non paga le fatture, senza liquidità non possiamo coprire le vostre spettanze”. Nel frattempo accade anche che il vecchio Piano di Zona viene sciolto a favore della nascita del nuovo Ambito S1. Scafati resta sempre comune capofila, ma la struttura funziona parzialmente ed eroga soltanto i servizi essenziali, quali l’assistenza domiciliare. I problemi giuridici e politici che hanno avvolto la città di Scafati, con il conseguente scioglimento delle Istituzioni e l’arrivo della commissione straordinaria, non facilita le cose. Di fatto la triade intende procedere con il freno a mano tirato, sia per la scarsa liquidità delle casse, sia per verificare attentamente ogni procedura, passata, presente e futura. I Servizi Sociali sono del resto attenzionati anche dall’antimafia, che indaga su assunzioni e nomine sospette. Più volte dalla Emora sono stati inviati solleciti per il saldo del dovuto, l’ultima lettera è una pec del 21 febbraio scorso, a firma del legale Pasquale Villani. Nel documento si diffida il il Comune di Scafati, capofila e beneficiario delle prestazioni, di saldare il dovuto. Decine di fatture per prestazioni svolte dal gennaio 2015 a febbraio 2017. Due anni di insolvenza che hanno messo in ginocchio la cooperativa sociale, lasciando senza paga decine di operatrici. Con ogni probabilità si finirà in un’aula di Tribunale.

Maddalena Di Somma

<<Abbiamo bisogno di quei soldi, abbiamo aspettato già troppo. Facciamo appello alla commissione e ai consiglieri regionali di risolvere il problema – fa eco una delegazione di operatrici – ma la cosa che fa rabbia e che a subire ritardi nei pagamenti siamo noi prestatori dei servizi, mentre risulta che il personale in servizio al Piano di Zona riceve regolarmente le proprie spettanze>>. Insomma, soldi pochi sì, ma non per tutti. <<Mi dispiace molto. Ma la situazione della mancanza di liquidità nelle casse del comune capofila Scafati, dovuta ai mancati trasferimenti regionali, è diventata critica>>. Così la coordinatrice dell’Ambito S1 già alla guida del vecchio Piano di Zona, Maddalena Di Somma. <<Siamo creditori verso la Regione di circa 8 milioni di euro, molti dei quali sono diventati fondi perenti e necessitano di apposite manovre di bilancio per essere sbloccati. Le cooperative dovrebbero coalizzarsi in un’azione forte verso gli uffici regionali>> chiosa la dirigente. Insomma, la responsabilità sarebbe in capo alla Regione Campania. Qui fonti ufficiose però rivelano che il ritardo sia dovuto alla mancata rendicontazione del Piano di Zona. <<Temiamo possa essere solo uno scaricabarile sulle responsabilità, ma a noi non può interessare>> replicano le creditrici. Un’altra delicata questione che finisce sulla scrivania della commissione straordinaria.